Da eccellente tennista a top 10 e finalista Slam, ce ne passa. Al Roland Garros 2026 la realtà di Flavio Cobolli, però, è cambiata. Grazie a un percorso formidabile il 24enne romano si è fatto strada sino all’ultimo atto. Ma nel match valevole per il titolo, Alexander Zverev si è messo di traverso. In cinque set il tedesco è venuto a prendersi il suo primo, desiderato e rincorso sigillo Slam. Come sempre, nel tennis, uno festeggia, l’altro manda giù il boccone amaro. Ma grazie alle parole di chi sta vicino a colui che perde, quest’ultimo riesce senz’altro ad accettare meglio la sconfitta. A metabolizzarla e a superarla.
Bove a Cobolli: “Grazie per avermi fatto sentire parte della tua famiglia”
Tra Flavio Cobolli ed Edoardo Bove c’è un’amicizia che va oltre i campi sportivi nei quali si sono conosciuti quando erano piccoli. Prima nei rettangoli del tennis, poi uno a fianco all’altro nelle giovanili di calcio della Roma, Edoardo e Flavio hanno coltivato il loro rapporto negli anni, fino a diventare migliori amici. Facendo un parallelo con la sua finale di Europa League persa ai rigori vestendo la maglia della Roma, contro il Siviglia a Budapest nel 2023, Bove ha pubblicato un post su Instagram per congratularsi con il suo amico.
“C’è un filo che lega la mia Budapest alla tua Parigi e corre sulla passione, sull’amicizia e sull’amore per lo sport. Ma anche sul senso del sacrificio, sull’orgoglio e sulla consapevolezza di aver dato tutto. Grazie per avermi fatto sentire ancora una volta parte della tua famiglia.
Siamo tanto fieri di te🫶🏻”
Guglielmo Cobolli: “Non ho visto una sconfitta. Ho visto mio fratello in una finale Slam”
Nel “muro azzurro” citato da Flavio durante la premiazione, c’erano tutti: papà Stefano, Edoardo Bove, il capitano della Nazionale Filippo Volandri, l’idolo di sempre Fabio Fognini. E anche il fratello, Guglielmo, che in un bellissimo post su Instagram ha voluto spendere qualche parola per Flavio.
“Flavio, Stamattina, quando sei entrato in campo, ho trattenuto il respiro. Ho pensato a tutto in un secondo solo. A quando eravamo piccoli. A tutte le volte che ti ho visto partire con una racchetta e una valigia, senza sapere quando saresti tornato. A tutte le volte che hai perso e non hai detto niente, hai solo abbassato la testa e sei ripartito. A papà accanto a te, sempre, in ogni angolo del mondo. A quanto avete dato entrambi, in silenzio, senza che nessuno capisse davvero il prezzo. Io lo capivo. Perché ero lì. Perché sono tuo fratello. E stamattina eri in finale al Roland Garros. Sai cosa ho sentito in quel momento? Non eccitazione. Non ansia. Ho sentito qualcosa di più grande, qualcosa che stringeva forte, una cosa che non sapevo di avere dentro finché non ti ho visto lì in mezzo a quel campo. Era amore. Era orgoglio. Era il peso di tutto quello che so e che non vede nessun altro.
Hai perso oggi. E fa un male che non si descrive, lo so. Un male sordo, pesante, che non passa subito. Ma quel dolore è la misura esatta di quanto hai amato questo momento. E tu lo hai amato con tutto quello che avevi. Non ti dico che andrà meglio. Non ti dico le cose che dicono tutti. Ti dico solo quello che so per certo. Ti ho guardato oggi e non ho visto una sconfitta. Ho visto mio fratello, in una finale Slam, che lottava fino all’ultimo respiro. Ho visto l’uomo che è diventato il ragazzo con cui sono cresciuto. Ho visto qualcosa che porterò dentro per tutta la vita. Nessun punteggio esiste che possa toccare quello. Sei il mio fratello. Sei il mio esempio. Sei la persona più coraggiosa che conosco. E ti voglio bene, Flavio. In un modo che non finisce. Grazie”
