Roland Garros: Novak corre contro il tempo

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Roland Garros: Novak corre contro il tempo

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TENNIS – Il giornalista americano James Beck analizza gli elementi salienti per la finale di oggi al Roland Garros. Djokovic no può permettersi di mancare anche questa occasione di completare il Career Grand Slam, Nadal glielo permetterà?
Traduzione di Milena Ferrante

Esperti di tennis e osservatori sembrano dare per scontato che la prossima era del tennis maschile apparterrà a Novak Djokovic. Dopo tutto, c’è stata l’epoca del dominio di “Roger Federer”, poi l’epoca “Federer/Nadal”, poi quella di “Federer/Nadal/Djokovic/Andy Murray”, e ora l’epoca “Nadal/Djokovic”. Sembra quindi ovvio che la prossima sarà l’era di Novak Djokovic, dal momento l’unico ad avere possibilità per contrastarlo sembra Nadal. Stan Wawrinka è pericoloso, ma il ventinovenne svizzero, giunto tardi alla ribalta, probabilmente non durerà abbastanza per far parte dell’era di nessuno. Il successo all’Australian Open di Wawrinka potrebbe anche essere stato una sorta di colpo di fortuna o un fuoco di paglia nell’era del dominio Federer.
DJOKOVIC È PIÙ GIOVANE SOLO DI UN ANNO RISPETTO A NADAL

Quindi, perché non un’epoca Djokovic? La risposta sta nel ticchettio delle lancette dell’orologio.
Il ticchettio delle lancette nell’epoca Djokovic è identico a quello di Federer, ed è ora il ticchettio che insidia Nadal. Che ci crediate o no, Djokovic è meno di un anno più giovane di Nadal.
E a giudicare dalla fragilità di Djokovic prima della sua corsa da Superman nel 2011, Novak potrebbe anche non sopravvivere a Nadal. L’usura nelle partite più importanti ha probabilmente segnato Djokovic esattamente come è accaduto per Nadal. Djokovic non potrà andare avanti per sempre nei panni di Superman. Sì, il ticchettio sta insidiando anche Novak.

 

RAFA PUÒ SOGNARE IL RECORD DI FEDERER

Naturalmente, Djokovic potrà rovinare la festa a Nadal nella finale di domenica dell’Open di Francia. Ma non c’è alcuna garanzia che il periodo di massimo splendore di Djokovic duri molto più a lungo. Nadal, almeno, dorme sonni tranquilli, ben sapendo che ha una buona possibilità di raggiungere il record di Federer nei tornei del Grande Slam.
Djokovic non potrebbe raggiungere i 17 titoli nei tornei del Grande Slam nemmeno in sogno. Novak ha compiuto 27 anni poche settimane fa, appena 12 giorni prima del ventottesimo compleanno di Nadal.
Quando gli allunghi laterali da Superman di Djokovic saranno meno efficaci per il sopravanzare di madre natura, Novak probabilmente non sarà così pericoloso come è accaduto al quasi trentatreenne Federer.

IL FINALE SARÀ IDENTICO?

David Ferrer e Murray sembravano avere buone probabilità di battere Nadal a Parigi quest’anno, dopo aver giocato benissimo contro lo spagnolo nei tornei preparatori su terra battuta. Ferrer è riuscito anche a vincere il primo set contro Nadal nei quarti di finale. Ma per il resto, contro i due al Roland Garros è stato un dominio assoluto di Nadal.
In finale vedremo lo stesso copione?
Djokovic ha servito a Nadal una sconfitta a Roma, anche dopo aver perso il primo set.
Ma Nadal, quando ha smantellato le difese di Ferrer e Murray a Parigi, aveva le sembianze del vero Nadal. Anche Djokovic probabilmente non sarebbe riuscito a rinviare i numerosi vincenti di dritto inside-out con i quali Nadal ha inchiodato Murray.
LA PRESENZA DI DJOKOVIC PUÒ ESSERE DECISIVA

Naturalmente, la presenza di Djokovic dall’altra parte della rete potrà incidere anche su Nadal. Nella semifinale di venerdì Djokovic ha fatto fare al grande colpitore Ernests Gulbis la figura dello scolaretto. Gulbis può anche avere il gioco adatto a questa sfida al vertice, ma difficilmente dimostra l’approccio mentale necessario per vincere a lungo termine. Gulbis non temeva Djokovic. Forse avrebbe dovuto.
Ma per la gran parte delle partite importanti nella rivalità Nadal-Djokovic, la presenza di Nadal dall’altra parte della rete ha inciso in modo significativo o ancora maggiore sul risultato di quella di Djokovic.

James Beck scrive per il Post and Courier di Charleston (SC). Contattatelo all’indirizzo Jamesbecktennis@gmail.com

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Editoriali del Direttore

Roland Garros: Meno male che ci sono quattro azzurri in campo oggi, perché match avvincenti come Alcaraz-Ramos Vinolas e Zverev-Baez non me li aspetto

Favoriti Sinner e Sonego. Putintseva un osso duro per Camila Giorgi. Per Hurkacz ci vorrebbe il Cecchinato 2018. Djokovic torna alla carica. L’ATP non rappresenta i tennisti come la PTPA. Arrivano a Parigi i boss di Wimbledon. Saltate 17 teste di serie

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Carlos Alcaraz - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

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Il leggendario, e mai esistito, Nicolas Chauvin, immaginario soldato francese della Grand Armée di Napoleone eponimo dell’esagerato patriottismo – il mito dice che fu ferito 18 volte ma sempre volle tornare a combattere per amor patrio – si sarebbe molto rallegrato a vedere la programmazione iper-sciovinistica del Roland Garros sul Philippe Chatrier per questo giovedì 26 maggio. L’eccezione è il match d’apertura alle 11 che secondo me potrebbe rivelarsi il più interessante della giornata e potrebbe anche portare in sé un esito sorprendente. Rischia abbastanza con il serbo Djere il russo operato recentemente d’un’ernia, Daniil Medvedev secondo tennista del mondo e prossimo scontato n.1 senza neppure bisogno di vincere troppo: gli basterà aspettare che a Djokovic scadano i 2000 punti vinti a Wimbledon 2021 visto che al momento sembra proprio che a seguito della discutibile decisione dell’ATP quei punti gli verranno azzerati.

QUOTE 26 MAGGIO

 

Ma dopo Djere-Medvedev il centrale offre questi incontri: Garcia-Keys, Simon-Johnson e come serale Cornet-Ostapenko. Roba da leccarsi i baffi, che sicuramente aveva, per Monsieur Chauvin.

Detto questo scagli la prima pietra chi non avrebbe peccato: anche a Roma avremmo messo Camila Giorgi sul centrale e Fabio Fognini nel suo ultimo giorno al Foro Italico, anche se dubito che saremmo riusciti ad organizzare una celebrazione come quella che i francesi hanno fatto martedì sera per Jo Wilfried Tsonga e si apprestano a fare per Gilles Simon quando perderà (e non credo che succederà stasera se si sarà ripreso dalla faticosissima rimonta con Carreno Busta).

Va poi detto che mentre nella metà superiore del tabellone i big che hanno giocato lunedì e mercoledì non mancano (Djokovic, Nadal, Zverev, Alcaraz), chi ha avuto la sfortuna di comprare mesi fa i biglietti per il martedì, il giovedì e il sabato della prima settimana, difficilmente assisterà a grandi e memorabile partite dei migliori.

Gli italiani in gara questo giovedì saranno quattro, Sinner, Sonego, Cecchinato e Giorgi (contro Carballes Baena, Sousa, Hurkacz e Putintseva). Tre su quattro sono favoriti. Solo Cecchinato non lo è, a meno che si ricordi di come giocò nel 2018. Dei due in campo ieri… Martina Trevisan ha dominato la polacca Magda Linette lasciandole soltanto 5 game a dispetto dei sette posti di vantaggio nel ranking, mentre Fabio Fognini è stato bloccato da un…doppio infortunio. Prima quello della testa (nel senso di una dovuta concentrazione) che lo ha abbandonato quando era avanti 5-1 nel secondo set con l’olandese Van der Zandschulp. Poi quello muscolare ad una coscia che lo ha costretto al ritiro quando la situazione di punteggio era comunque ormai compromessa per un giocatore di 35 anni: due set indietro e 3-2. Chissà se Fabio si riprenderà in tempo per andare a giocare sull’erba oppure andrà davvero a Formentera…visto che a Wimbledon non ci saranno punti…salvo che l’ATP ritorni sulla decisione presa un po’ troppo precipitosamente e fortemente contestata da Paire e da parecchi giocatori.

Fra questi più critici mi ha dato l’impressione di essere anche Novak Djokovic, sebbene l’altra sera avesse detto testualmente: “Sull’argomento non ho ancora le idee chiare, salvo il fatto che qualunque decisione venisse presa avrebbe inevitabilmente creato degli scontenti”.
Però dopo aver battuto lo slovacco Molcan (“E mi auguro di non ritrovarmi più un avversario che abbia per coach Marian Vajda…!” ha scherzato ancora sul campo rispondendo a Marion Bartoli), in conferenza stampa Nole ha sottolineato ancora una volta la poca informazione che viene data ai giocatori prima di prendere decisioni importanti che li riguardano. Uno spot per la sua PTPA naturalmente.

“La PTPA continuerà a esistere anche c’è un sacco di gente che nei posti di “governo” non vorrebbe che fossimo presenti in questo ecosystem. Ma è un fatto che la PTPA è la sola associazione che rappresenta il 100% dei diritti dei giocatori, uomini e donne. Siamo una organzzazione ancora giovane, ci vorrà del tempo a farci accettare dal sistema. Per ora non è così. Non sediamo al tavolo delle negoziazioni, perchè gli Slam e altri non ci riconoscono. Ho parlato con qualche giocatore, speci quelli che lo scorso anno fecero bene a Wimbedon e sono i più danneggiati. Ci sono lamentele. Sapevamo che qualunque decisione presa dall’ATP in reazione al provvedimento preso da Wimbledon per russi e bielorussi, avrebbe avuto come conseguenza tanti tennisti infelici e insoddisfatti. Non sono più nel Council quindi non so bene come si sia arrivati a reagire a quel modo. So dal presidente dell’ATP (Gaudenzi) che ci sono state conversazioni con la LTA (la federatennis britannica), ma non mi ha detto più di questo. Dubito che l’ATP farà retromarcia. Ma i giocatori vorrebbero discuterne con l’ATP, visto che non possono discuterne con gli Slam. Continuo a ritenere che la struttura dell’ATP (al 50% rappresentante i tennisti, ma per l’altro 50% i direttori dei tornei; n.di UBS) che va avanti da decenni non sia il miglior sistema possibile. E’ un sistema che ha fallito tante, tantissime volte e questa è la ragione dell’esistenza della PTPA, perché quando si arriva a prendere decisioni importanti le voci dei tennisti non sono abbastanza ascoltate. Oggi c’è il problema di Wimbledon, domani un altro problema, in passato un altro ancora, ma sempre ci scontreremo con questo sistema e questa struttura (che non funziona)”.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

In questi giorni sono in corso tante riunioni. Anche quella che dovrebbe decidere ciò che sta tanto a cuore al presidente FIT Angelo Binaghi e adesso pure all’IMG che ha pagato 350 milioni di dollari a quel furbone di Ion Tiriac per comprare il torneo di Madrid: il prolungamento a 10 giorni per la durata dei 2 Masters 1000. Binaghi ha (scherzosamente…) minacciato il licenziamento di Sergio Palmieri in caso di mancato raggiungimento di un obiettivo annunciato da anni. Ma qualche torneo dovrebbe farsi da parte per lasciare una settimana altrimenti occupata. Non è così’ semplice.

Intanto da Wimbledon viene annunciato l’arrivo qui a Parigi per venerdì di Ian Hewitt, il chairman dell’All England Club, e di Sally Bolton, la chief executive. Sono loro due ad aver annunciato di non avere altre opzioni che l’esclusione dei tennisti russi e bielorussi. Ma tanti non sono convinti che non esistessero altre opzioni più blande. Ma le voci che si sono sparse di presunta riduzione del montepremi del torneo secondo quanto mi risulta sarebbero infondate. Anche se circolano insistentemente. La sola cosa che non capisco è perché l’All England Club non si affretti a smentirle. Non ha senso continuare a farle serpeggiare, perché in questo modo si spinge i giocatori – già infastiditi dalla decisione di azzerare i punti quando si potevano invece “congelarli” per una parte come in epoca COVID – a rilasciare dichiarazioni tipo quella di Fognini “Vado a Formentera…” o di Camila Giorgi “Vado in Thailandia”.

Degli emozionanti incontri di questo mercoledì, con Zverev e Alcaraz soravvissuti a un matchpoint ciascuno con Baez  e Ramos Vinolas , avrete letto qui su Ubitennis in altri articoli.

Prima di tutto dico che di Baez sono un grande estimatore. Fin dal Next gen di un anno fa. E lui mi ha sorpreso meno di Ramos Vinolas: è Peque quanto il Peque originale, ma di Schwartzman mi pare perfino più completo. Posso solo aggiungere – ripensando al calo psicofisico di Musetti con Tsitsipas che dal canto suo ha cominciato a servire come sa soltanto da metà del secondo set- che Lorenzo non ha ancora la forza mentale di Carlos Alcaraz e neppure la tigna di Sebastiano Baez. Ma ha una mano altrettanto buona, se non migliore. Ed è dai tempi di Panatta che non avevamo un artista così dotato. Ribadisco quanto detto ieri nel mio editoriale: abbiate pazienza. Lorenzo arriverà in alto.

Forse ci arriverà anche la Raducanu, sebbene il suo tennis così piatto e senza top-spin non mi sembri troppo adatto alla terra rossa. Però ha 19 anni, tempo al tempo.

Segnalo che Djokovic, che si è… allenato con il secondo mancino di fila… in vista Nadal, ha dominato Molchan così come Nadal ha fatto con Moutet a dispetto del pubblico entusiasta di queste fredde serate parigine (ci vuole la coperta e molte signore se la portano) che avrebbe voluto assistere alla prima lotta di Rafa al Roland Garros. Nadal non ha mai perso da un francese e l’unico che lo fece sudare un po’, ma nel 2004!, fu Olivier Mutis.

In Australia sarebbe successo ancora di tutto per il match serbo croato vnto da Krajinovic su Borna Gojo, ma in Europa no.  Ha vinto il serbo, 7-6 6-2 5-7 6-1 e non ci sono stati incidenti di sorta. Chiudo ricordando che venerdì sono curioso di seguire Korda contro Alcaraz. A Milano, finale NextGen, vinse lo spagnolo, a Montecarlo Korda. Dovrebbe venirne fuori una bella partita.

Otto teste di serie sono saltate nel torneo maschile e nove in quello femminile, ma è soprattutto la qualità delle ragazze eliminate a risultare significativa: ben 4 delle prime sei e 5 delle prime 10 sono uscite già di scena, mentre fra gli uomini tutte le prime 12 sono ancora in gara, visto che il più alto in classifica finito k.o., l’americano Fritz, era seeded n.13. Vero, peraltro, che due tennisti dei primi 6, la n.3 Zverev e la n.6 Alcaraz hanno dovuto fronteggiare un matchpoint e in entrambi i casi il loro avversario – l’argentino Baez (28 centimetri più basso, 1m.e 70cm contro 1m e 98 cm) ha sbagliato un dritto per nulla impossibile, anzi, proprio gratuito. Braccino? Forse sì. Più giustificabile nel giovanissimo Baez che nell’esperto Ramos Vinolas. Se Alcaraz avesse perso avrebbe cominciato a credere che il campo Simonne Mathieu gli portasse male: lo scorso anno perse lì, al terzo turn, da Jan-Lennard Struff.

Un breve riassunto su chi sono tutte le 17 teste di serie già eliminate, in quale turno e da chi:

 MASCHILE

13 Fritz (2T Zapata Miralles)

14 Shapovalov (1T Rune)

16 Carreno Busta (1T Simon)

17 Opelka (1T Krajinovic)

19 De Minaur (1T Gaston)

25 Davidovich Fokina (1T Grieekspoor)

30 Paul (1T Garin)

31 Brooskby (1T Cuevas)

FEMMINILE

2 Krejcikova (1T Parry)

4 Sakkari (2T Muchova)

5 Kontaveit (1T Tomljanovic)

6 Jabeur (1T Linette)

10 Muguruza (1T Kanepi)

12 Raducanu (2T Sasnovich)

25 Samsonova (1T Kovinic)

26 Cirstea (2T Stephens)

32 Kvitova (2T Saville)

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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Editoriali del Direttore

Roland Garros: Musetti ci ha fatto ancora sognare finché Tsitsipas ci ha risvegliato bruscamente. Ma Corretja lo vede top5 in quattro anni. Ha ragione?

Sei italiani su dodici al secondo turno. Sinner impressiona, Sonego convince, Cecchinato rimonta, la Giorgi sorprende…per la maglietta. Paire imbastisce un discreto casino. Wimbledon minaccia di ridurre il montepremi in risposta all’azzeramento dei punti ATP e WTA. Una piccola guerra a fronte di quella vera

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Lorenzo Musetti - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

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Ieri su parte del titolo del mio editoriale si leggeva: “Oggi 8 italiani in campo, finirà 4 pari?”.

E’ finita effettivamente 4 pari, perché hanno vinto Sinner, Sonego, Giorgi e Cecchinato, hanno perso Bronzetti, Paolini, Zeppieri e Musetti. Ma i rimpianti per un possibilissimo 5-3, se non addirittura 6-2 ci sono, perché Jasmine Paolini ha servito per il match – ammesso che il servire fosse un vantaggio – e poi ha perso al tiebreak decisivo del terzo set, cominciato bene, 3-1, ma finito malissimo 10-5. E poi perché quando Musetti ha vinto, giocando stupendamente, i primi due set contro Tsitsipas, era certo lecito sperare che non si ripetesse la stessa storia di un anno fa con Djokovic, quando Lorenzo aveva vinto i primi due al tiebreak e poi era letteralmente crollato nei set successivi, 6-1,6-0,4-0 e ritiro.

Invece anche questa volta, e contro il greco che a sua volta lo scorso anno contro lo stesso Djokovic in finale aveva dilapidato anche lui un vantaggio di due set a zero, Musetti fra terzo, quarto e quinto set, non è riuscito che a raccogliere pochi game, sette in tutto, 2-3-2.

 

Questa volta non è stato soltanto un crollo fisico, ma anche un po’ di testa, anche se certamente Tsitsipas dal terzo set in poi è apparso debordante, con una condizione atletica paurosa, una potenza nei colpi impressionante, una concentrazione mostruosa. Proprio il contrario di Lorenzo che invece ha cominciato a guardare sempre più spesso il proprio angolo, come se Tartarini potesse fare chissà quale miracolo. E poi a parlare, a lamentarsi, come quando sul 5-3 15-0 del quarto set lo si è sentito dire “Ma perché – e giù un moccolo – perdo sempre, mi manca anche tanta fortuna, ma non è possibile!”…e quelle sono frasi che un Djokovic, un Nadal e anche uno Tsitsipas non direbbero mai quando, a ben vedere, lui era ancora avanti due set a uno con tutto un quinto set ancora da giocare.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Lorenzo Musetti al microscopio

Lo sfogo del ragazzo di Carrara denoterebbe una certa fragilità di testa, però sembra più giusto osservare che Lorenzo ha 4 anni meno di Tsitsipas e semmai fidarsi di uno che di tennis ha sempre capito molto come Alex Corretja, lo spagnolo ex n.2 del mondo oggi opinionista di Eurosport-Discovery Channel: Musetti è un talento straordinario, da anni non ricordavo un primo turno di Slam di questa qualitàe Alex ha citato un match di Kafelnikov all’inizio del terzo millennio – e il ragazzo italiano è ancora giovanissimo. Secondo me entro pochi anni sarà uno dei primi 5 tennisti del mondo…”.

Beh, mi pare una profezia lusinghiera. Che può consolare Lorenzo per questa sgradita remuntada, peraltro effettuata dal maggior candidato della metà bassa del tabellone ad un posto in finale, nonché –come appena ricordato – già finalista qui un anno fa.

Nello spareggio fra due “rimontati” è normale che la maggior esperienza del greco si facesse valere. Il tennis è forse lo sport più completo che esista, anche se il fatto che lo dica io possa sembrare di parte. Ma nel tennis ci vuole il fisico, la testa, un gran braccio, grandi gambe, l’esperienza e anche quella parola diventata ultimamente un po’ abusata, la resilienza, che però è fondamentale. Lorenzo ha 20 anni, era reduce da un infortunio che ne ha minato la preparazione, ha giocato un secondo set da fenomeno e, sempre contando sul grande talento naturale, ha tutto il tempo necessario per costruirsi fisico, testa, esperienza, resilienza. “Credo di avere il livello per avere un futuro importante e sono contento di essermi battuto fino alla fine“.

Tsitsipas – che ha fatto tanti complimenti a Lorenzo (ma intanto lo ha battuto tre volte su tre) – aveva vinto soltanto due partite dopo aver perso i primi due set, con Munar nel 2020 e con Rafa Nadal nel 2021 in Australia nei quarti, quando poi in semifinale perse con Medvedev. Stefanos è stato bravo, soprattutto a non perdersi d’animo e a tenere i nervi saldi – la testa – e incontenibile da metà del terzo set in poi quando il trend del match è completamente cambiato.

Insomma, alla fine, 4 pari poteva essere e 4 pari è stato. Così, esaurito il primo turno, dei 12 azzurri al via, possiamo ricordare che sei sono approdati al secondo, cioè quelli vittoriosi questo martedì e appena enunciati in aggiunta a Fognini  e Trevisan che giocano il loro secondo turno questo mercoledì, rispettivamente contro l’impronunciabile olandese Van de Zandschulp – la pronuncia me la sono fatta ripetere 3 o 4 volte dal collega olandese del De Telegraph finché ho rinunciato – e la polacca Linette, giustiziera di Jabeur e n.52 WTA, ma abbordabile dalla Trevisan di questi giorni felici. Chi non lo sarebbe dopo il primo torneo vinto, a Rabat il weekend scorso, e 26 posti guadagnati nel ranking che adesso la vede a n.59? La differenza di soli 7 posti nel ranking dice che la vittoria la si può raggiungere. Sono meno ottimista, invece, sul match di Fabio, n.51 e alle prese con l’olandesone di Wageningen che è salito recentemente a n.26. Penso che Fabio possa vincere in 3 set, ma che sia difficile ci riesca in 4, e sia quasi impossibile una vittoria in cinque. [Le quote non lo danno per favorito].

Lo scorso anno qui avevamo portato in tabellone 11 uomini e 4 donne, isnomma 15 contro i 12 di quest’anno. Dieci avevano passato il primo turno: Sinner, Berrettini, Cecchinato, Musetti, Mager, Seppi, Fognini, Paolini, Giorgi e Trevisan.

Al terzo turno erano passati poi Fognini, Sinner, Berrettini, Musetti e Cecchinato (che si sarebbero sfidati nel derby) e nessuna delle ragazze. Agli ottavi arrivarono Sinner (battuto da Nadal), Musetti (da Djokovic) e Berrettini che si sarebbe poi ritrovato nei quarti senza giocare per il ritiro di Roger Federer.

Quest’anno le cose si sono messe meno bene, un po’ per sfortuna – vedi gli infortuni a ripetizione di Berrettini (ma anche di Sinner e Musetti) e i sorteggi tipo quello occorso a Parigi per Musetti – e un po’ perché i ragazzi italiani non hanno ancora ripetuto gli stessi exploit.

Ho fiducia nei progressi di Sinner che contro Fratangelo – di cui ho parlato diffusamente nel video, del suo nome Bjorn, di papà Mario, di quel suo status di top 100 per una sola settimana, dopo che nel 2011 aveva vinto qua il torneo junior …sia pur deludendo gli appassionati del gossip…e rimedio qui: è “fidanzato” con Madison Keys – ha servito molto bene e non ha mai perso la battuta, concedendo solo due pallebreak annullate con grande spavalderia.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Questo Sinner non dovrebbe avere problemi con Caballes Baena che ha sofferto per 5 set prima di eliminare il tedesco Otte. E io penso che vincerà anche con Basilashvili o McDonald. Né lo darei per battuto in ottavi con Rublev o Garin (che ha eliminato Paul, testa di serie n.30).

Cecchinato ha approfittato dei 36 anni del tennista del Park Genova Andujar per dominarlo alla distanza dopo essere stato sotto due set a uno, ma ora de la dovrà vedere con un avversario molto più tosto, Hurkacz, che non ha concesso neppure una pallabreak ne 7-5,6-2,7-5 con cui ha regolato Zeppieri alla prima esperienza, qualificatosi in uno Slam. Con Khachanov a Roma, dopo aver battuto Molcan, e con Hurkacz, Zeppieri non ha sfigurato ma ha dato l’impressione di essere sulla strada giusta insieme al suo nuovo allenatore Fischetti. Immagino il dispiacere di Melaranci, ma la vita è così.

Sonego ha dominato Gojowczyk e è leggermente favorito con il portoghese Sousa. 1 a 1 i duelli diretti, ma la sconfitta di Lorenzo risale a Roma 2016, mentre quella di Joao è di Antalya 2019. Sousa è n.79 ATP e ha recentemente dimostrato un grande stato di forma raggiungendo la finale al torneo di Ginevra dove ha messo alla frusta Casper Ruud cedendo al norvegese soltanto 7-6 al terzo, ma in semifinale aveva battuto Gasquet e prima, a ritroso, Ivashka, Basilashvili e Andujar. Però potrebbe risentire, a 33 anni, della fatica compiuta nella maratona di 5 set e 4h e 23 m.,  per aver ragione del cinese di Taipei Tseng.

Non ci sono state chances per la Bronzetti con la Ostapenko all’inizio. Poi invece qualcuna è affiorata. Ma l’azzurra un anno fa non sognava neppure di arrivare dove è arrivata. Diamole il tempo che merita. Ne ha meno Camila, che mi ha rimproverato perché guardando solo pochi punti del suo match su un monitor non ho fatto caso al fatto – eccezionale mi dicono – che avesse giocato indossando una maglietta e non un abitino disegnato da mamma Giorgi. Chissà se mai mi perdonerà. Con l’ostica e battagliera Putintseva non avrà vita facile secondo me, sia che indossi un’altra magliettina oppure un abitino. La piccola guerriera kazaka (1m e 63cm secondo il media guide WTA ma a me sembra meno) lasciò il…tennis russo perché non le dettero una wild card al torneo di Mosca anni fa. Ora con passaporto kazako potrà giocare tranquillamente a Wimbledon anche se è moscovita. Non si sarà certo pentita della decisione presa a suo tempo per quella impuntatura.

Mettendo da parte il tennis italiano le notizie del giorno sono venute dal danese Rune che ha inflitto una severissima lezione a Shapovalov. A 19 anni questo ragazzino che l’aveva sparato grossa qualche mese fa quando aveva dichiarato di poter battere il record dei 13 Roland Garros appartenente a Rafa Nadal, ha tenuto sempre l’iniziativa aiutando Sciupavalov a sbagliare lo sbagliabile: 53 errori gratuiti sono tanti. Rune si è fermato a 19. Quasi un terzo.

Nella giornata si è parlato molto della decisione di ATP e WTA di non attribuire punti al torneo di Wimbledon, e si dice che Wimbledon – che ha fatto a parer mio un errore clamoroso nell’impedire a russi e bielorussi di partecipare ai Championships –  potrebbe inasprire il conflitto abbassando drasticamente il montepremi. Cosa che spingerebbe un numero ancora superiore al previsto a recarsi altrove. Fognini ha buttato lì Formentera, Camila Giorgi ci ha detto che “potrebbe essere la volta buona che vado finalmente in Thailandia”, mentre Sonego ha fatto capire che dopo lo sbaglio di Wimbledon anche l’ATP è stata forse un po’ troppo precipitosa.

Di quel che ha detto Benoit Paire senza tanti mezzi termini “Ma l’ATP difende la Russia o i giocatori? Il 99% dei giocatori, mai interpellati, sono contrari… e decidendo di concedere lui una intervista che nessuno gli aveva richiesto proprio per attaccare l’ATP che non avrebbe consultato i giocatori che lui ha raccontato essere contrarissimi agli zero punti di Wimbledon per tutti, trovate un ampio servizio in questa home page.

È molto probabile che se Djokovic vedrà scadere i suoi 2.000 punti di Wimbledon 2021 senza poterne sostituire alcuno, chi godrà sarà Medvedev che diventerà n.1 del mondo nel modo ancora una volta più strano. E questa volta potrebbe restarci molto più a lungo della prima.

2.000 punti da conquistare non sono uno scherzo, non sono certo i 180 che Daniil non può recuperare dal Wimbledon 2021.

Commovente il canto del cigno Jo Wilfried Tsonga, ragazzo cui tutti hanno sempre voluto bene. Commossi sono apparsi tutti i giocatori francesi che gli hanno tributato il doveroso omaggio, da Monfils a Gasquet, a Simon che…anche lui aveva annunciato che questo sarebbe stato il suo ultimo Roland Garros e sembrava proprio che anche il suo ultimo giorno fosse lo stesso di quello di Tsonga, era sotto di un break nel quinto set, dopo aver perso nettamente terzo e quarto con Carreño Busta, e invece trascinato da un pubblico entusiasta “Allons enfants de la Patrie” si è concesso almeno un paio di giorni di gloria sciovinista in più.

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ATP

Roland Garros: buona la prima per Medvedev, Bagnis battuto con un triplice 6-2

Il russo approda al secondo turno dello slam francese superando in tre set l’argentino. Al secondo turno Djere o Berankis

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Daniil Medvedev - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Daniil Medvedev - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

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Dopo la sconfitta all’esordio sulla terra rossa in quel di Ginevra contro Richard Gasquet, ritrova il sorriso Daniil Medvedev che in un’ora e 38minuti liquida la pratica Facundo Bagnis, numero 103 del ranking ATP, e approda al secondo turno dello slam parigino, contro il serbo Laslo Djere.

Per il russo il successo è arrivato con un periodico 6-2; ha mostrato buona condizione fisica visti i recenti problemi fisici e l’intervento all’ernia, non cedendo alla fatica anche quando lo scambio si è allungato. Positive anche le statistiche con 35 vincenti messi a referto dal russo a fronte di 19 gratuiti, con ben 12 ace. Punto dolente i 7 doppi falli che con un avversario più ostico di Bagnis avrebbero potuto incidere in ben altra maniera. Dal canto suo l’argentino, anch’egli non al 100% della forma (era reduce dal ritiro al primo turno di Ginevra) ha provato a resistere alla potenza di Medvedev, cercando di muovere il russo. Tuttavia, Bagnis si è dimostrato troppo falloso e poco incisivo col servizio.

 

IL MATCH – Primo set dominato dal russo, che pronti via si procura il palla break. Bagnis ad inizio match è molto combattivo e con un’ottima combinazione servizio e attacco a rete si salva una prima volta, ma due vincenti uno di dritto e uno di rovescio al termine di due scambi durati rispettivamente 16 e 14 colpi regalano il break al numero 2 al mondo.

La seconda di Medvedev è poco incisiva e il russo paga dazio nel secondo game con Bagnis che si guadagna subito due occasioni per l’immediato contro break con un dritto incrociato che trafigge Medvedev a rete. Due aces ad oltre 190 km/h rimettono il game in equilibrio. Un rovescio out del russo e il primo doppio fallo dell’incontro rimettono la sfida in parità.

Da quel momento è un monologo del russo, 92% di punti vinti con la prima (dodici su tredici), 6 aces e una aggressività in risposta che mette in difficoltà un buon giocatore da rosso come Bagnis. A fare la differenza è stata la quantità di errori di Bagnis ben 11 contro i 5 del russo, mentre Medvedev che alterna corsa e potenza non soffrendo neanche gli scambi lunghi. Infatti, quando lo scambio si allungava Medvedev ha vinto 12 punti su 17 scambi andati oltre i 9 colpi.

Il dominio di Medvedev è totale nel secondo set, con il russo che con un doppio break si issa facilmente sul 4-0. Unico passaggio a vuoto il sesto game, con Medvedev che recupera da 0-40, beneficiando prima di un gratuito di Bagnis e poi mettendo a segno tre vincenti di dritto.

Il russo dimostra anche una certa confidenza al gioco sul rosso, sia per l’ottima capacità di lettura dei dropshot tentati da Bagnis, che quasi mai si rivelano pericolosi, sia per la buona capacità nel variare gli scambi con dei dropshot ben eseguiti che spesso trovano impreparato l’argentino.

Anche nel terzo set, così come nei due precedenti, Medvedev piazza il break in apertura approfittando ancora degli errori di Bagnis col dritto. A rimettere in gioco l’argentino ci pensa Medvedev nel corso di un orribile quarto game, nel quale mette in campo solo due prime, commette tre doppi falli e innervosito dalla situazione sparacchia out un dritto che rimette il set in equilibrio.

Bagnis però cede subito alla pressione del russo in risposta, che in un attimo si ritrova 0-40. L’argentino si salva per ben due volte ma poi spreca tutto con un dritto mal eseguito che finisce fuori in lughezza. La fuga di Medvedev viene certificata con il break del 5-2 con l’argentino che prova a correre Medvedev per tutto il campo ma si incarta con una palla corta sulla palla break che finisce in corridoio. Per Medvedev è una formalità chiudere al servizio l’incontro per il 6-2 finale.

Buona prestazione dunque per il russo, ma forse non basta questo match per dire che Medvedev sia tornato al top della forma considerando che in questa prova Slam, prima dello scorso anno aveva uno score di zero vittorie e quattro sconfigge: “Amo il Roland Garros dallo scorso anno, prima non potevo dirlo, non sono mai rimasto molto ha dichiarato il russo a fine incontro spesso la domenica per me era già finito. Quest’anno per fortuna ho iniziato il martedì e sono contento di aver vinto. Ci rivediamo giovedì

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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