Facile i favoriti, soffre Nadal. Fognini rischia una multa

Editoriali del Direttore

Facile i favoriti, soffre Nadal. Fognini rischia una multa

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TENNIS WIMBLEDON CHAMPIONSHIPS – Quattro azzurri al secondo turno su undici. Giorgi e Bolelli si aggiungono al duo Pennetta-Fognini. Peccato per la Knapp e la Errani. Brava la Schiavone. Fuori anche la Vinci, con altre 7 teste di serie di secondo piano.

Il commento di Ubaldo Scanagatta e Stefano Tarantino sul day 2 e sul programma del day 3 di Wimbledon

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Roger Federer che domina Paolo Lorenzi per 3 set a zero, con il senese che tifa Fiorentina sconfitto per la tredicesima volta di fila in uno Slam, non può onestamente fare notizia. Ma lo svizzero vittorioso in 7 Wimbledon e qui n.4 del tabellone – cui non dispiace probabilmente di ritrovarsi nella stessa metà tabellone di Rafa Nadal – merita sempre la ribalta qualunque cosa faccia (leggere Stefano Tarantino https://www.ubitennis.com/blog/2014/06/24/wimbledon-day-2-italiani/). Anche se il suo match con Lorenzi non passerà alla storia, perchè non batte nessun record. Nemmeno quello delle sconfitte consecutive al primo turno di uno Slam perchè quello appartiene, come scritto ieri, a Filippo Volandri, battuto per 18. Insomma Lorenzi ne deve perdere ancora cinque. E credo che …sarebbe felice di farlo, paradossalmente, perchè la sua partecipazione ad altri cinque slam è tutt’altro che scontata. A colpi di 32.000 euro a Slam, beh, chi li butterebbe via 158.000 euro divertendosi nei teatri tennistici più belli del mondo?

Poi può anche capitare qualche colpo di fortuna, come è successo due volte a Bolelli proprio qui a Wimbledon: prima lucky loser, per poi affrontare un qualificato al primo turno. Gli era accaduto nel 2010 quando al primo turno sconfisse da lucky loser un qualificato, Fisher, al secondo turno battè Wawrinka e al terzo perse da Richard Gasquet. Trovate cronaca e l’intervista sono di Vanni Gibertini al link https://www.ubitennis.com/blog/2014/06/24/wimbledon-day-2-italiani/.

Stavolta per arrivare al terzo turno dovrà battere il tedesco Kohlschreiber, un osso duro sull’erba. Ma intanto da n.132, dopo essere stato sconfitto nell’ultimo turno delle qualificazioni dall’australiano Groth, ha trovato un ostacolo non insormontabile nel giapponese Ito – che non è comunque così scarso come la sua classifica poteva far pensare, n.129 – e questi sono punti preziosi per uno che mira a rientrare il più rapidamente possibile fra i primi 100 del mondo per evitare le forche caudine delle qualificazioni (visto che gli capita di perderci).

A Roger Federer in conferenza stampa non sapevano che domandare, così si è dissertato a lungo sulla sua famiglia allargata, sui problemi che procurano 4 figli (“E’ molto simpatico avere la famiglia con te il più possibile da padre, da madre, ci piace davvero passare tanto tempo insieme come una grande famiglia”), se gli ultimi due, i gemellini maschi, ora dormono o meno, se le due figlie sanno che lui gioca a tennis per lavoro e non per hobby, se lui è un padre severo o permissivo, e Roger è stato quasi commovente nel dire “Mi mancano quando non sono cone me” e poi più che onesto nel ricordare “Ma abbiamo i mezzi che ci consentono di stare stare insieme”. Insomma, sarà il male di qualche baby sitter in più, ma per un multi-multi-milionario come lui quello è davvero l’ultimo dei problemi.

Più importante, direi, capire se intenderà fare tanto serve&volley come un tempo sull’erba, ora che ad ispirarlo c’è un certo Stefan Edberg campione su questi prati nell’88 e nel ’90: “Ricordo che nel 2001 quando feci qui i quarti (l’anno in cui battè Pete Sampras facendo vedere di quali panni si vestiva il futuro campione) venni a rete l’80 per cento delle volte dietro la prima di servizio e fra il 30% e il 50% dietro la seconda. E feci lo stesso nel 2003 quando vinsi la prima volta. Poi anno dopo anno l’ho fatto sempre meno quando il gioco nel circuito ha cominciato a cambiare”.

Vedremo al prossimo turno come si comporterà Roger: il suo avversario sarà più tosto che non Lorenzi. Il lussemburghese Gilles Muller, classe 1983, non ha paura di misurarsi con i grandi: qui nel 2005 sconfisse Rafa Nadal e tre mesi dopo all’US Open Andy Roddick. Oggi ha dato tre set a zero a Bennetau che pure vantava una vittoria su Federer a Parigi Bercy ed era arrivato sei volte a due punti dal match proprio qui a Wimbledon contro lo stesso Roger.

Come Federer hanno passeggiato anche Wawrinka e fra le donne la Williams e la Sharapova che sono le prime due favorite dei bookmakers, se non fosse che per l’appunto sono capitate nello stesso “quarto” del tabellone.

Insomma l’unico che è apparso in difficoltà fra i big è stato Rafa Nadal, che da un paio di anni non vinceva una partita sull’erba: però alla fine, anche se ha perso il primo set ed ha rischiato qualcosina nei primi games soprattutto del secondo con Klizan, ha vinto contro lo slovacco n. 51 del mondo con lo stesso identico punteggio con cui lo aveva battuto al Roland Garros un anno fa: 4-6, 6-3, 6-3, 6-3. Secondo Gianni Clerici, che però sui numeri non è troppo attendibile, lo slovacco sarebbe scivolato sull’erba almeno 11 volte ben prima della fine del match. Mah, forse avrebbe dovuto mettere le Lotto chiodate da erba.

Ma, dopo la sua vittoria n.700 nel circuito, è stata abbastanza interessante la sua conferenza stampa, soprattutto quando gli hanno chiesto come trovasse quest’anno l’erba – domanda che sento ripetere ogni anno invariabilmente da 41 anni e Rafa dacchè venne a Wimbledon la prima volta nel 2002 – “Se gioco bene mi sembra che l’erba sia lenta, se gioco male che invece sia troppo rapida. Il problema con i giocatori è sempre lo stesso. Nel 2002 giocai Wimbledon junior e ora che siamo nel 2014 non vedo nessuna differenza…”.

Chissà se Rafa scorgerà qualche differenza a secondo turno, quando affronterà per l’appunto quel Rosol che nel 2012 lo rimandò a casa… e ce lo rimandò per 8 mesi. Lì Nadal avvertì il problema al ginocchio, la sindrome di Hoffa. “So che se volgio vincere dovrò giocare molto bene, lui può giocare molto bene su questa superficie”.

Ha giocato più Slam di Nadal Feliciano Lopez: 51. Nessuno spagnolo in attività ha fatto più di lui. Sarà orgogliosa Judy Murray che lo adora. Il suo avversario, il giapponese Sugita era contento lo stesso: aveva provato a qualificarsi per uno Slam ben 18 volte senza mai riuscirsi prima.

Grandi sorprese non ce ne sono state, soprattutto in campo maschile: tali infatti non si possono considerare le sconfitte di teste di serie di retroguardia, Karlovic n.29 con Dancevic, di Tursunov n.32 con Istomin, di Garcia Lopez n.28 con Lajovic.

Più “coronate” le teste di serie eliminate nel femminile, ma anche qui la Jankovic n.7, che non ha mai amato l’erba, può perdere benissimo con la Kanepi che ricordo aver raggiunto i quarti qui 2 volte, con la Kvitova (poi semifinalista) e anche un anno fa, quando si arrese alla Lisicki. I bookmakers avevano preso un abbaglio dando la Jankovic favorita 1 a 4, e pagando la Kanepi vittoriosa quasi a 3, 11/4.

Anche la sconfitta di Sara Errani, n.14, che condivide con la Jankovic pochissimo entusiasmo per il tennis sull’erba, ci sta. E’ vero che Sara aveva avuto il matchpoint e che la Garcia le ha tirato un missile di dritto sul suo servizio (non irresistibile come sappiamo), ma insomma oggi Sara aveva fatto miracoli a rimontare dallo 0-4 al 5 pari, anche se era stata sfortunata nel perdere il terzo interminabile game, 21 minuti con sette pallebreak per la Garcia e non so più quante pallegame per lei. Sara aveva perso al primo turno anche un anno fa, quindi si può consolare con il fatto che non perde punti. Nemmeno ne guadagna però. E negli ultimi slam, salvo che a Parigi, ha davvero raccolto poco. “Voi mi massacrate, ma credo di essere decima nella race, quindi secondo me questo resta ancora un semestre positivo…non è facile vincere tante partite”.

Soprattutto quando si ha la febbre e si prendono gli antibiotici (“Ma io non cerco scuse, non ho perso per quello”). EUna febbre che le ha attaccato la Vinci! E anche Roberta, n.21, ha perso: dalla Vekic, la croata che parla italianO e che vincendo un torneo sull’erba l’anno scorso a Birmingham aveva dimostrato di non essere a disago sui lawns britannici.

Altre teste di serie schizzate fuori la Pavlyuchenkova, n.26 con l’americana Riske (che affronterà al prossimo turno la Giorgi), la Cirstea n.29 k.o. con la Duval, la Kuznetosva n.28 con l’urlatrice portoghese Larcher de Brito.

La conclusione della seconda giornata e del primo turno consente di fare un bilancio del tennis italiano. Non brillante invero: su 11 partenti, soltanto 4 sono approdati al secondo turno.

Dopo la coppia Fognini-Pennetta lunedì, Bolelli e Giorgi questo martedì. Tutti e due soffrendo forse un tantino più del dovuto, ma l’importante è il risultato finale. E in fondo entrambi hanno liquidato la pratica senza arrivare al set decisivo. Ha giocato una gran partita Francesca Schiavone, per nulla intimidita dai cinque precedenti negativi con la Ivanovic. Ma ha dovuto arrendersi e nella cronaca di Roberto Salerno, che consiglio di leggere su https://www.ubitennis.com/blog/2014/06/24/wimbledon-day-2-italiani/, troverete come.

Non finirà mai di piangersi addosso Karin Knapp, avanti 5-2 al terzo con una delle due Pliskova, Karolina, n.50 del mondo, tre posti dietro a lei. A due punti dal match è arrivata la ragazza di Caldaro trasferitasi a Fregene (o Anzio), come a due punti era arrivata anche contro la Sharapova a Melbourne. Non le va bene una. Ma forse ha anche un po’ di braccino al momento decisivo.

Lo scorso anno avevamo avuto sempre 11 rappresentanti a Wimbledon: 5 avevano passato il primo turno, ma soprattutto di quei cinque quattro erano arrivati agli ottavi: Vinci, Knapp, Pennetta e Seppi. Quest’anno quel risultato sarà difficile da ripetersi. Due anni fa la partecipazione azzurra fu ancora più massiccia: 15 rappresentanti, 8 donne e 7 uomini e a raggiungere il secondo turno furono anche lì 5 (Schiavone, Vinci, Fognini, Giorgi, Errani).

Anche se nei match di terzo turno del mercoledì sia Fognini con lo sconosciuto Puetz n.251 del mondo sia la “Penna” contro la Davis dovrebbero potercela fare.

Sul capo di Fabio Fognini però pende il rischio del nervosismo che potrebbe attanagliarlo quando gli verrà comunicata la probabile multa che gli infliggeranno Stefan Fransson e Wayne McKewan per le sue intemperanze nel corso del match giocato contro Kuznetsov. Ho parlato con i due “supervisors” e mi hanno detto che una decisione verrà presa in mattinata. Certe sue frasi, pronunciate in italiano nei confronti di Mc Kewan stesso e anche – parrebbe – forse nei confronti dell’arbitro Keothavong, sono state ascoltate e riascoltate a più riprese nei nastri registrati a bordo campo. E fatte tradurre da un interprete capace di capire l’italiano.

Il coach di Fognini, Josip Perlas, è stato visto da me e da altri sia negli uffici del referee che a lungo nei loro pressi. Appariva chiaramente preoccupato e nervoso, tanto da chiedermi con fare insistente se avessi per caso chiesto qualcosa a Mohammed Layani… come se ciò fosse proibito. Ho cercato di fargli capire che lui fa il coach e io il giornalista, ma credo senza successo.

Insomma la voce di un procedimento nei confronti di Fabio è giunta anche alle orecchie di più d’un collega della stampa americana. L’ITF doveva riunirsi in serata e poi anche in mattinata.

Fransson e McKewan sanno bene che Fognini, al di là delle sue intemperanze, è un personaggio che piace. Non hanno intenzione di infierire, direi, ma non mi sembravano nemmeno particolarmente propensi ad essere troppo indulgenti. Su Fognini può pesare anche il precedente dell’anno scorso quando qui durante il suo match con Melzer successe un po’ di tutto. Gli fu anche comminata una multa di 5.000 sterline. Che non so però se poi sia mai stata esatta. Perchè nel tennis, insomma, non sempre si dà vero seguito ai provvedimenti che vengono annunciati. Non credo che una multa, per quanto pesante, possa innervosire Fabio Fognini più del solito. L’ipotesi di una squalifica, a quanto so, non è stata neppure presa in considerazione. Se una multa arriverà non si verrà mai ufficialmente a sapere con esattezza per quali precise parole – mi hanno detto i due super-referee – sarà stata comminata. Si dirà soltanto, eventualmente, audible obscenities o verbal abuses.

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Australian Open: Jannik Sinner ha più pazienza (e classe) dei suoi fan

Si pretende troppo da lui. Sbaglia chi si dichiara deluso per la sconfitta del tennista altoatesino con Shapovalov. E non era giusto dargli un giorno di riposo in più

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Per dare l’idea delle pesanti, esagerate aspettative che già perfino ieri sono cadute sui riccioli rossi di Jannik Sinner, siamo già al punto che una sconfitta arrivata per 6-4 al quinto set (3-6 6-3 6-2 4-6 6-4) dopo una maratona di quasi quattro ore e una palla mancata per il 5-5 contro il n.12 del mondo Denis Shapovalov, sembra essere percepita da molti impazienti appassionati come una piccola grande delusione.

Niente di più ingiusto. Il ragazzo altoatesino mostra una maggiore maturità rispetto ai suoi fan anche nella sconfitta che resta comunque dolorosa, la seconda al quinto set in uno Slam dopo il 76 s-ubito nel set decisivo con Khachanov a New York, e mi ha detto con grande lucidità e fairplay: “Ho dato quel che potevo, non ci sono scuse. Credo di aver fatto le scelte giuste anche se ho perso. Analizzerò con Riccardo Piatti se avrei dovuto giocare nel game finale lungolinea invece che incrociato, ma “Shapo” ha meritato di vincere perché i punti importanti li ha giocati meglio lui. Se perderò una terza volta al quinto set, magari mi preoccuperò, ma prima o poi vincerò”.

Jannik lo dice stropicciandosi gli occhi, come se non riuscisse neppure a tenerli aperti. Era visibilmente stanco, provato, ma ha rifiutato orgogliosamente di aggrapparsi al minimo alibi. Che tempra.

 

Eppure le attenuanti non mancherebbero. L’inevitabile stress per un torneo appena vinto meno di 24 ore prima, il secondo in carriera e di fila, tutta una serie di battaglie – anche due in un giorno – la “vendetta” consumata con un bel 7-6 al set decisivo in 3h e 10 m di rincorse con Khachanov dopo avergli annullato un match point.

Jannik ha perso la più bella partita del primo giorno d’Australian Open, dando ragione alle attese degli organizzatori che l’avevano programmata match clou nella sessione serale sulla Margaret Court Arena. La sfortuna ha voluto che Jannik si trovasse fra i 64 giocatori della metà alta del tabellone, quelli destinati a giocare il primo giorno.

Pazienza, dice lui. E noi con lui. Io stesso mi ero chiesto se non sarebbe stato più giusto che gli organizzatori consentissero ai finalisti di un altro loro torneo conclusosi domenica un giorno extra di riposo. Mi sono risposto che non sarebbe stato giusto. In fondo la finale del Melbourne 1 (Great Ocean Road) era previsto sulla corta distanza dei due set su tre (tant’è che Sinner ha vinto la finale in due). Perché quindi programmare due partite di fila di Slam, quindi tre set su cinque? Non sarebbe stato neppure conveniente per lo stesso Sinner. Figurarsi per Shapovalov. Non è colpa di Shapovalov se Sinner ha deciso di giocare un torneo che finiva di domenica, pur considerando le complicazioni che sono derivate dal giovedì in cui non si è potuto giocare.

Il neo 32 del mondo ha dimostrato che con il ventunenne mancino canadese non c’è proprio il gap di 20 posti del ranking ATP. Lo ha detto lui stesso in conferenza, a margine dei dei dovuti complimenti all’avversario: “Non c’è tutta questa differenza tra me e lui. Semplicemente, oggi ha giocato meglio di me i punti importanti“. Considerazione lucida e onesta che, mi pare, conti più di qualsiasi altra. Jannik ha 2 anni di meno, ve lo ricordo.

Nella prima ora di gioco, anzi, è stato decisamente superiore. Poi, calato d’intensità, ha perso secondo e terzo set per ritrovarsi sotto d’un break nel quarto. Ma con smisurato orgoglio ha rimontato e vinto il set. Purtroppo all’inizio del quinto ha subito lui il break che non è più riuscito a recuperare pur avendo sfiorato il cinque pari.

Non ha mai mollato insomma. Anzi ha lottato fino all’ultimissima palla, spendendo tutto quello che aveva. Ha perso, non ha accampato scuse, è una sconfitta che va vista in positivo. Forse è perfino più importante di una vittoria, e anche questa considerazione l’aveva fatta lui stesso in conferenza dopo aver battuto Travaglia. Non c’è nessuno motivo per perdere la nostra fiducia nelle sue qualità. Anzi, ce ne sono parecchi per credere ancora di più in lui.

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Australian Open, 6 vittorie azzurre e 8 KO al primo turno: poteva andare meglio, no?

Con le delusioni Cecchinato e Seppi e l’amaro in bocca per Sinner, la risposta è sì. Bravissima Errani, e adesso può sorprendere Venus. Bello il derby Fognini-Caruso

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All’interrogativo posto dal titolo, a seguito di sei vittorie al primo turno e otto sconfitte, mi viene fatto di rispondere che sì, certo che poteva andare meglio.

Chiaro che è facile dirlo, scriverlo stando davanti a un computer, però le vittorie che io pensavo potessero arrivare con percentuali vicine al 50% e non sono venute – premesso che mi sarei accontentato della metà – erano quelle di Mager, Travaglia, Cecchinato, Cocciaretto e…(why not?) Sinner. Cinque speranze svanite.

Di vittorie inattese, comunque arrivate fuor di mio pronostico una sola: quella di Sara Errani sulla Wang. E brava Sara. Dovrei darle a questo punto fiducia anche con Venus Williams, 40 anni, all’ottantottesimo Slam? 73 anni in due, match più “anziani” anagraficamente è difficile ipotizzarli. Se Venus non riuscisse a fare 50 risposte vincenti sulle seconde dal basso di Sara, boh, magari ci scappa un’altra vittoria a sorpresa. Sara vanta un quarto di finale a Melbourne 2012, nove anni fa, ai suoi bei tempi (2012) e Venus ben altri record, compresa due finali (2003 e 2017), ma 40 anni pesano più di 33. Se – vista dalla prospettiva di Sara –  gli scambi si prolungassero e diventasse una gara di corsa, ci potrebbe essere lotta e sorpresa.

 

Tornando al bilancio di primo turno – con 14 azzurri al via: il record di 15 era stato nel ’92 – il primo duro colpo era arrivato dalla prima giornata dell’Australian Open, perché i maschi (che quest’anno eguagliavano il record di partecipazione del ’92 e di un anno fa con 9 presenze) sono schizzati fuori in tre su tre, Mager con Karatsev, seguito da Travaglia con Tiafoe e da Sinner con Shapovalov.

Nella seconda giornata gli altri sei uomini hanno chiuso sul 4-2, con le convincenti vittorie di Berrettini (Anderson), Fognini (Herbert), Sonego (Querrey) e Caruso (Laaksonen), tutte in tre set.  12 set a zero. Onestamente non pensavo che Seppi, ormai purtroppo un po’ in disarmo (anche se continua a battersi) potesse battere Cuevas, ma mi illudevo sul conto di Cecchinato, soprattutto dopo il primo set vinto su McDonald. Invece il Ceck ha perso le uniche due partite giocate qui in Australia (tra Slam e torneo di preparazione): la trasferta nella terra dei canguri è stata un vero disastro. Tant’è che ha dichiarato di essersene pentito. Se non si convince che sul cemento occorre giocare in modo diverso rispetto alla terra, temo che avrà poche soddisfazioni anche in avvenire.

BILANCI, TRA 2020 E 2021

Il bilancio uomini dunque è quattro vittorie, ben vissute, e cinque sconfitte, con quella di Sinner che brucia più delle altre solo perché è arrivato a un soffio dal 5 pari al quinto, quando avrebbe ancora potuto succedere di tutto dopo 4 ore di gioco e tanta stanchezza. Anche il bilancio delle cinque donne è negativo, due sole vittorie (Giorgi su Shvedova e Errani su Wang) e tre sconfitte (Trevisan con Alexandrova, Paolini con Karolina Pliskova, Cocciaretto con Barthel), ma direi che era nelle previsioni, salvo invertire la vittoria della Errani con la sconfitta della Cocciaretto.

Un anno fa il bilancio dei nove uomini si concluse allo stesso modo: quattro vittorie (Berrettini su Harris, Sinner su Purcell, Seppi su Kecmanovic, Fognini su Opelka), cinque sconfitte (Caruso con Tsitsipas, Travaglia con Garin, Sonego con Kyrgios, Cecchinato con Zverev, Giustino con Raonic). Delle quattro donne nel 2020 passò il primo turno solo Giorgi (su Lottner). Persero Trevisan con Kenin, Cocciaretto con Kerber, Paolini con Bunkova.

Insomma, se non è zuppa è pan bagnato.

Un Sinner vittorioso avrebbe fatto la differenza, perché il secondo turno  che adesso è di Shapovalov (Tomic) lo avrebbe visto favorito e al terzo turno con Auger-Aliassime e poi al quarto con Schwartzman poteva esserci partita.

Ma rispetto a un anno fa, quando dei quattro superstiti tre persero (Sinner da Fucsovics, Berrettini da Sandgren, Seppi da Wawrinka) con Fognini che giunse agli ottavi (sconfitto da Sandgren) dopo aver battuto Thompson e Pella, forse stiamo un tantino meglio.

Intanto perché un azzurro al terzo turno c’è di sicuro e cioè il vincente del derby Fognini-Caruso, il cui esito mi incuriosisce non poco. E direi che si può pronosticare quasi sicuro anche Berrettini contro il ceco Machac n.199 ATP. Il quasi quarantenne Lopez, uno degli ultimi panda del serve&volley, ha sempre un tennis fastidioso per uno come Sonego che preferirebbe trovare avversari che gli danno ritmo, però 3 set su 5 dovrebbe far prevalere la sua maggiore freschezza. Insomma tre italiani al terzo turno come nel 2019 (Fognini, Seppi e Fabbiano) è un obiettivo eguagliabile.

Alle donne, il cui record di partecipazione è di nove e risale al 2004 (Garbin, Pennetta, Adriana Serra Zanetti e Grande eliminate al primo turno, Antonella Serra Zanetti, Schiavone e Camerin al secondo, Santangelo e Farina agli ottavi), credo non si possa chiedere che di… sopravvivere alla notte in cui, come detto, Errani affronta Venus Williams e, come non detto, Camila Giorgi sogna di ripetere contro Iga Swiatek il risultato conseguito quando Iga (sempre al secondo turno di Melbourne, due anni fa) non aveva ancora vinto il Roland Garros e… non era la Swiatek.

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Sinner, Travaglia, ATP Cup: una domenica azzurra davvero speciale

Ma neppure bestiale. A Melbourne almeno un titolo non ci sfuggirà, con la settima finale tutta italiana. E battere la Russia di Medvedev e Rublev con Fognini e Berrettini è difficile, ma non impossibile

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ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non era mai successo che sei tennisti italiani si trovassero tutti impegnati, nella stessa domenica, in finale a tornei/eventi ATP, cioè quelli del maggior circuito. Finale tutta italiana fra Jannik Sinner e Stefano Travaglia nel Melbourne 1 (Great Ocean Road), finale di ATP Cup per l’Italia con Matteo Berrettini, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Andrea Vavassori che si troveranno alle prese – contro pronostico – con la Russia di Medvedev e Rublev.

Si tratta quindi di una circostanza che deve essere considerata assolutamente eccezionale. Intanto perché su 167 finali d’epoca professionista con un tennista italiano in gara dalla primissima dell’8 agosto del ’71 – quando Adriano Panatta batté Martin Mulligan a Senigallia – soltanto sei erano state fino a oggi le finali tutte italiane. E l’ultima, per l’appunto al mio circolo delle Cascine e che ricordo benissimo, risale a 33 anni fa! La vinse al CT Firenze, il 22 maggio 1988, Massimiliano Narducci su Claudio Panatta (3-6 6-1 6-4). Trentatre anni sono davvero tanti. Al “mio” torneo fiorentino i quarti furono giocati da Duncan-Mancini (6-2 5-7 7-5), Claudio Panatta-Rebolledo (6-1 7-6), Arraya-Frana (6-4 1-6 7-6) e Narducci-Yzaga (6-2 3-6 6-3), le semifinali Furono Panatta-Duncan (7-6 6-2) e Narducci Arraya (6-4 6-1).

Non ho avuto tempo di andare a ricercare chi fossero le prime teste di serie di quel torneo alle Cascine di 33 anni fa, ma in quello che si conclude oggi del Great Ocean Road Open – a proposito, che meraviglia la Great Ocean Road per raggiungere i “12 Apostoli”, 12 scoglioni pazzeschi al cui confronto i nostri due gloriosi Faraglioni di Capri escono ridimensionati – c’erano due top 20, Goffin n.14 e Khachanov n.20, poi Hurkacz n.29. Direi che questo torneo in cui Stefano Travaglia centra la prima finale in carriera – complimenti insieme al best ranking n.60! – e Sinner la seconda dopo quella vinta a Sofia contro Pospisil (6-4 3-6 7-6), fosse di livello superiore.

 

Jannik resterebbe n.36 se la perdesse, dovrebbe salire di 4 o 5 posti vincendo il torneo scavalcando così Lorenzo Sonego che dovrebbe scendere a 34. Insomma, se questo torneo si fosse potuto giocare una settimana prima, Sinner sarebbe stato testa di serie e avrebbe evitato di dover affrontare Shapovalov al primo turno. Non è per nulla scontato che Jannik debba perdere con il giovane canadese, però temo che possa arrivare ad affrontarlo un po’ stanco per le maratone di questi giorni, due partite venerdì, oltre tre di maratona con Khachanov questo sabato, la finale domenica e magari un tantino scarico prima di ritrovarsi subito già lunedì in campo contro Shapovalov in un duello sulla distanza dei tre set su cinque, dopo che gli organizzatori dell’Australian Open hanno deciso di far giocare i match della metà alta del tabellone maschile nel primissimo giorno, insieme a quelli femminili della metà bassa.

Jannik Sinner – ATP Melbourne 1, Great Ocean Road 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Forse Craig Tiley e il suo team avrebbero potuto (dovuto?) tener conto di chi era in finale questa domenica e dar loro un giorno di riposo in più. Sarebbe stato meglio, anche se poi c’è il rischio di dover giocare due match senza il consueto giorno di riposo. Intanto bravissimi Travaglia e Sinner, con il primo che ha vinto la sua semifinale con Monteiro in due set e con il secondo che ha avuto i nervi saldi e il coraggio per annullare un matchpoint sul 6-5 e ben 12 palle break in una giornata in cui il servizio (cinque break subiti e soltanto il 61% di prime palle) ha funzionato a intermittenza.

Ma bravissimo anche Fognini a vincere contro la sua bestia nera Carreno Busta che lo aveva messo sotto sette volte in sette precedenti duelli. Dopo la prima deludente prestazione di Fabio contro l’austriaco Novak c’era da preoccuparsi. Contro Paire si era tornati a sorridere ma con ancora qualche dubbio perché Paire per tutta la parte iniziale del match era sembrato più fuori di testa del solito. Ma adesso il tabù sfatato con Carreno Busta darà sicuramente ben altra fiducia a Fabio e al suo nuovo coach Alberto Mancini.

Con il suo avversario di stanotte, Rublev, Fabio ha un bel bilancio, cinque vittorie e una sconfitta (a Umago) e poi il suo tabellone all’Australian Open non è semplicissimo, il francese più forte in doppio Herbert e poi il vincente fra Caruso e Laaksonen per arrivare al terzo turno contro “leprotto” de Minaur, ma oggettivamente non è nemmeno così duro come quello toccato a Sinner (Shapovalov) e a Berrettini (Anderson).

E che dire adesso a proposito di Berrettini che dopo Thiem e Monfils ha dominato anche Bautista Agut senza perdere un set in tre partite ad altissimo livello? Beh, i superlativi usati “bravissimo” per gli altri tre tennisti per lui potrebbero risultare quasi “understatement”. Zero set persi contro giocatori di quel livello, sei game persi in totale sia con Thiem sia con Monfils, otto con Bautista Agut. Questo Berrettini ha tutta l’aria di poter essere competitivo anche con Medvedev, anche se è giusto considerarlo sfavorito. Ma per come ha giocato, e per il loro unico e combattuto precedente, Matteo potrebbe pure vincere. E poi c’è comunque il doppio. Non è che i russi siano due doppisti fenomenali. Fognini in Australia ha vinto uno Slam (con Bolelli), a Berrettini non è poi così facile strappare il servizio quando a rete c’è anche un Fognini che può intercettare le risposte. Insomma ragazzi… fiducia!

Si potrà pensare o dire che magari l’ATP Cup, alla sua seconda edizione è ancora una manifestazione di insufficiente tradizione (valore?) anche se dovevano parteciparvi 14 dei primi 16 tennisti del mondo. Si ha ancora la sensazione che i giocatori possano affrontarla con minor convinzione. Nadal che preferisce non giocarla, Thiem che un anno fa la giocò di peste ma poi invece fece un grandissimo Australian Open. Però è anche certamente vero che nessun top-player ha piacere di perdere e scende in campo fregandosene, soprattutto con rivali dello stesso calibro. Semmai si può avere un po’ meno concentrazione nelle fasi di preparazione al match. Anche il fatto che il capitano sia il coach del giocatore toglie un po’ di “stile” alla situazione, e non solo per il n.2 del team. Il capitano di Coppa Davis ha un altro impatto.

Matteo Berrettini – ATP Cup 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Sarà dunque una domenica davvero speciale… Un po’ un peccato – non siamo mai contenti! – doverla vivere fino in piena notte e all’alba, dormendo poco per chi vorrà seguire la finale d’ATP Cup Italia-Russia da mezzanotte e la finale Sinner-Travaglia dalle 4 del mattino. Un programma che darà più ragione del solito a chi disse “la domenica è quel giorno che la mattina hai sonno, il pomeriggio hai mal di testa e la sera hai la paranoia del lunedì”. Un lunedì del tutto particolare, per l’appunto, perché cominciano due settimane di notti insonni per i veri appassionati e di superlavoro per chiunque collabori seriamente a un sito di tennis.

Una domenica speciale, ma comunque non… bestiale. Almeno un trionfo azzurro in un singolo evento siamo sicuri che potremo celebrarlo. E sarà il titolo numero 69 nella storia del tennis italiano Era Open. Gaudeamus.

TUTTI I 68 TITOLI ATP DEL TENNIS ITALIANO

1971 – A. Panatta (Senigallia)
1973 – A. Panatta (Bournemouth)
1974 – A. Panatta (Firenze)
1975 – A. Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A. Panatta (Houston)
1978 – A. Panatta (Tokyo)
1980 – A. Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
1981 – Ocleppo (Linz)
1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
1985 – C. Panatta (Bari)
1986 – Canè (Bordeaux), Colombo (S. Vincent)
1987 – Pistolesi (Bari)
1988 – Narducci (Firenze)
1989 – Canè (Bastad)
1991 – Camporese (Rotterdam), Canè (Bologna), Pozzi (Brisbane)
1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
1994 – Furlan (San Jose, Casablanca)
1998 – Gaudenzi (Casablanca)
2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
2004 – Volandri (St. Polten)
2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
2011 – Seppi (Eastbourne)
2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
2013 – Fognini (Amburgo, Stoccarda)
2014 – Fognini (Vina del Mar)
2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
2017 – Fognini (Gstaad)
2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago), Berrettini (Gstaad)
2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (Montecarlo), Berrettini (Budapest, Stoccarda), Sonego (Antalya)
2020 – Sinner (Sofia)

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