Roland Garros, uomini: Murray disinnesca Karlovic, Nishikori la spunta al quinto. Bene Gasquet e Wawrinka – Ubitennis

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Roland Garros, uomini: Murray disinnesca Karlovic, Nishikori la spunta al quinto. Bene Gasquet e Wawrinka

Stan Wawrinka supera senza problemi Chardy così come Raonic il lucky loser Andrej Martin complicandosi la vita nel primo set. Un Andy Murray finalmente centrato supera Ivo Karlovic in tre set. Albert Ramos-Vinolas elimina Jack Sock al quinto e accede agli ottavi di uno Slam per la prima volta in carriera. Richard Gasquet approfitta di un Kyrgios non al meglio per vincere in tre set, Nishikori suda fino all’ultimo contro un ottimo Verdasco

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[2] A. Murray b. [27] I. Karlovic 6-1 6-4 7-6(3) (da Parigi, Antonio Garofalo)

Stavolta Andy Murray potrà andare a mangiare qualcosa abbastanza in fretta senza fare notte. Dopo le due maratone dei primi due turni contro Stepanek e Bourgue, lo scozzese riesce a stare in campo appena due ore e ad evitare inutili ulteriori dispersioni di energie in vista della seconda settimana del Roland Garros. Ad Ivo Karlovic per la verità non si poteva chiedere troppo: con i suoi 37 anni poteva diventare il giocatore più anziano ad arrivare agli ottavi a Parigi dai tempi di Nicola Pietrangeli (1972) ma la terra rossa del Lengen, oggi peraltro faceva piuttosto caldo, e la proverbiale risposta del numero 2 del mondo hanno di fatto limitato la sua arma impropria.

Alla fine saranno solo quattordici gli ace del gigante di Zagabria, sostenuto a gran voce dalla clacque croata a furia di “Idemo! Idemo!”, a fronte degli otto di Murray che, incamerati rapidamente i primi due set si limitava a controllare i propri turni di servizio (nemmeno una palla break per Karlovic), provando ad avvicinarsi al break solo quando il croato aveva qualche svarione di troppo nei pressi della rete. Il tie-break del terzo set finiva però con esaltare le doti difensive di Murray e con un paio di strepitosi passanti – vi pare facile trapassare l’apertura alare di Karlovic? – il gioco era fatto. Se Gabashvili non dovesse superarsi, al prossimo turno altra gara di tiro al piccione contro Isner: ma il pennuto di Sua Maestà ha tutta l’intenzione di continuare a volare.

[3] S. Wawrinka vs [30] J. Chardy 6-4 6-3 7-5 (da Parigi, Antonio Garofalo)

Nessun problema per il campione uscente Stan Wawrinka che liquida il francese sullo Chatrier senza costringere i poveri inviati – già stremati dall’improvviso forfait di Nadal – agli straordinari notturni. Ci ha provato il pubblico scatenato e piuttosto scorretto del campo centrale a sostenere il loro beniamino ma quello visto oggi è un Wawrinka che pare incamminarsi verso la forma migliore dopo i patemi dell’esordio contro il ceco Rosol.

Nonostante il break subito in apertura lo svizzero è parso molto solido al servizio nonostante l’aggressività in risposta di Chardy che provava subito ade entrare in campo sulle seconde dello svizzero per sottrarsi ai lunghi scambio da fondo che lo vedevano in netta difficoltà. L’unico momento di incertezza della partita si è avuto nel finale quando Wawrinka, chiamato a servire per il match sul 5-4, si faceva strappare il servizio in un game scellerato condito da errori e stecche di rovescio. Mentre ancora i boati dello Chatrier si producevano immaginando chissà quale apocalittica rimonta, Wawrinka manteneva la calma, sparava un paio di rovesci lungolinea dei suoi e zittiva lo scorbutico pubblico parigino, immortalandolo anche con un selfie alla Totti tra il divertito e l’irriverente. 

Al prossimo turno Stanimal è atteso dal vincente del match tra Gilels Simon e Victor Troicki: 4-2 il bilancio in suo favore con il francese, con due vittorie proprio su questi campi, mentre con il serbo ha sempre vinto nei quattro precedenti.

[8] M. Raonic b. [LL] A. Martin 7-6(4) 6-2 6-3 (Federico Carducci)

Milos Raonic è il primo giocatore a qualificarsi per gli ottavi di finale del Roland Garros superando lo slovacco Andrej Martin, numero 80 ATP, in tre set. Il canadese raggiunge per la seconda volta in carriera questo turno, mentre lo slovacco si ferma al terzo turno nel suo primo ingresso in un tabellone del Grande Slam. Non è stato un successo agevole quello del canadese che anche nell’unico precedente tra i due, risalente alle qualificazioni dell’Australian Open 2011, aveva dovuto faticare per avere ragione del tennista di Bratislava. Raonic è apparso infatti molto falloso, sopratutto con il dritto, ed in alcuni frangenti insolitamente lento negli spostamenti. Eppure il primo set si era aperto in maniera davvero positiva per la testa di serie numero 8 che dopo aver tenuto il servizio riusciva a brekkare immediatamente l’avversario e poi a confermarlo salendo 3-0. Nel quarto game lo slovacco si blocca e tiene il servizio, prima di riuscire a rientrare del tutto in partita grazie all’aiuto del canadese: Raonic, infatti, nel successivo turno di battuta si porta sul 40-30 ma si avventura in due discutibili attacchi a rete e concede il contro-break. Sul 4-3 in suo favore Raonic trova il nuovo break che lo porta a servire per il primo set. Il canadese sale 40-15 ma non riesce a chiudere ed anzi, anche grazie ad uno spettacolare passante in recupero su uno smash, Martin trova il nuovo contro-break. Nel game successivo il numero 9 del mondo ha altre tre palle set, ma ancora una volta non riesce a convertirle ed anzi lo slovacco impatta 5-5. Diventa chiaro a questo punto che l’unico modo per decidere la frazione è il tie-break, e cosi accade: nel gioco decisivo il canadese parte ancora una volta forte, portandosi sul 6-2, e dopo essersi visto annullare altri due set point riesce a chiudere il parziale.

Il secondo set è molto meno equilibrato: Raonic scappa subito 4-0 e, salvo concedere una palla break nel sesto gioco, controlla agevolmente la frazione chiudendola per 6-2. La terza partita, invece, ricalca il tema del primo set con i due giocatori che si alternano in parziali a favore prima dell’uno poi dell’altro: parte meglio Raonic che, esattamente come nelle frazioni precedenti strappa il servizio alla prima occasione utile, portandosi poi sul 2-0. Ci si aspetta che da questo momento in poi sia una passeggiata per il canadese, ma Martin reagisce ed infila un parziale di tre giochi consecutivi, compreso il contro break nel quarto gioco. Sotto 3-2 Raonic decide di cambiare marcia ed infila un nuovo parziale, stavolta di 4 game, che gli permette di chiudere il set per 6-3 e l’incontro dopo 2 ore e 44 minuti. Nel prossimo turno l’allievo di Riccardo Piatti e di Carlos Moya, trionfatore a Parigi nel 1998, affronterà Albert Ramos-Vinolas.

[5] K. Nishikori b. F. Verdasco 6-3 6-2 3-6 2-4 6-4 (Giovanni Vianello)

Dopo una battaglia di più di tre ore Nishikori la spunta al quinto set su Fernando Verdasco, già giustiziere di Rafael Nadal al primo turno dell’Australian Open di quest’anno. Il primo set lasciava presagire un incontro più facile per il nipponico oggi; il giapponese infatti si è aggiudicato la prima frazione 6-3 con due break di vantaggio avendo un solo passaggio a vuoto nel secondo game, quando Kei perdeva la battuta immediatamente dopo averla strappata al suo avversario; già nel secondo set ci sono i primi segni di cedimento di Nishikori, con il nipponico che va due volte sotto di un break, ma poi si aggiudica comunque il parziale 6-4.

Nel terzo e quarto set Kei non riesce più a pressare da fondo, complice anche un Verdasco che riesce a spingere con continuità, in particolare col dritto. Nel quinto set, tuttavia, Nishikori sembra nuovamente quello del primo set, ricomincia a comandare le operazioni con entrambi i fondamentali ed a costringere lo spagnolo sulla difensiva, la fase del gioco non esattamente preferita da Verdasco. L’ultima frazione si conclude 6-4, anche se Kei chiude solo al quarto match-point, dopo averne sprecati due sul 5-3 sul servizio di Verdasco ed uno sul proprio servizio sul 5-4. Buona prestazione di Nishikori nel primo e nell’ultimo parziale, da rivedere soprattutto il terzo ed il quarto set. Servirà più continuità per battere i migliori.

[9] R. Gasquet b. [17] N. Kyrgios 6-2 7-6(7) 6-2 (da Parigi, Roberto Dell’Olivo)

C’era molta attesa per la sfida franco australiana di questo pomeriggio sul centrale del Roland Garros.  L’idolo di casa Richard Gasquet è chiamato alla prova Kyrgios. Avanti 4-2 nei precedenti e 2-0 sulla terra battuta, Gasquet aveva perso l’unico match in Francia, nei quarti di inizio anno a Marsiglia. Ma il ricordo indelebile è quello delle due sfide sull’erba di Wimbledon ricche di pathos, nel 2014 vinse Nick 10-8 al quinto, nel 2015 la rivincita di Richard in quattro set. Il francese di Beziers chiarisce subito a tutti quali sono le sue intenzioni. In dieci minuti va 3-0, cercando di variare i colpi, non dare ritmo al suo avversario, cogliendo tutti i vantaggi della diagonale di rovescio cercata troppo spesso da Kyrgios, che, e non è una novità, dimostra di avere ben poca pazienza, vuole chiudere presto gli scambi col risultato di  tirare troppo spesso fuori misura i suoi missili di diritto. La battuta di Gasquet aiuta il francese ad allungare fino al 5-1.  Da registrare qualche punto da applausi,  con alcuni drop, effettuati a turno  da entrambi i giocatori, che danno vita a scambi di scherma, sotto rete, apprezzati dal pubblico del Philippe Chatrier. “Sono stato contento di aver potuto giocare sul centrale anziché sul Lenglen– racconta Gasquet – il centrale è più grande, ha più spazio a fondo campo, che mi permette di utilizzare maggiori angoli, cosa importante nell’affrontare Kyrgios”. Il primo set dura solo 34 minuti, una marcia a senso unico di Gasquet, salvo un unico passaggio a vuoto in battuta per il francese al servizio sul 5-1. C’è il tempo però per il giallo del fisioterapista in campo, chiamato da Kyrgios, per farsi massaggiare la spalla sinistra. Niente di preoccupante, soprattutto niente che non possa fare giocare l’australiano al meglio.

A riprova, il match sale d’intensità. Kyrgios registra un po’ di colpi ed entra finalmente in partita. Gasquet invece non riesce ad affondare, non realizza qualche palla break  e, dal 4-4  in avanti, è chiamato ad arginare gli attacchi dell’australiano, che vive il suo momento migliore, arrivando ad una palla dal 6-5. Il pubblico  trascina Gasquet al tie break. Molto avvincente, ognuno tiene il proprio servizio, tra ace, qualche estemporaneo serve and volley di Kyrgios e scambi lunghi, quelli sempre a vantaggio di Gasquet; bello  in particolare il rovescio lungo linea che chiude il punto del 7-7. Un unico mini break porta Gasquet sull’8-7, che in modo molto deciso conferma immediatamente portandosi in vantaggio di due set. “È stato fondamentale vincere il secondo set  – ammetterà a fine partita il francese –  nel secondo set è diventata tutta un’altra partita, completamente diversa rispetto all’inizio. E Nick stava entrando in confidenza con il suo gioco”. La maturità del francese (29 anni)  che va a contrapporsi alla spavalderia del ventunenne australiano. Gasquet non batte un ciglio, o quasi, anche dopo due violation time; mentre Kyrgios nel rispondere ai servizi del suo avversario scimmiotta canticchiando  il motivetto tipico del Roland Garros appena urlato da alcuni bambini. La testa è ormai negli spogliatoi e Gasquet ha via libera per approdare agli ottavi di finale per la quinta volta in carriera, suo miglior risultato di sempre sul rosso parigino. Incontrerà Nishikori che oggi ha tremato non poco contro Verdasco.  “Ho molto rispetto per il giapponese, uno dei migliori del circuito, ma ho le mie chance si gioca a Parigi sulla terra ed in cinque set. Certo sarà una bella lotta.”

A. Ramos-Vinolas b. [23] J. Sock 6-7(2) 6-4 6-4 4-6 6-4 (Bruno Apicella)

Albert Ramos.Vinolas raggiunge per la prima volta gli ottavi di finale in un torneo del Grande Slam e conquista il suo più importante risultato della carriera sulla terra rossa di Parigi al termine di un match durato più di quattro ore. Lo spagnolo ha battuto al quinto set la testa di serie numero 23 del torneo, lo statunitense Jack Sock (n. 25 ATP). Dopo aver perso il primo set al tie break il numero 55 del mondo è riuscito a vincere il secondo parziale recuperando da uno svantaggio di 4-1. È stato proprio Sock a partire forte all’inizio del match: lo statunitense ha conquistato subito un break ma non è riuscito a mantenere il vantaggio acquisito con il set che viene deciso dal tie break. Qui è Sock a fare la differenza con il dritto e a mettere in difficoltà lo spagnolo che avverte la tensione del momento: il tie break si chiude per 7 punti a 2. Nel secondo set Sock continua a spingere e sale 4-1 ma da questo momento in poi lo statunitense non riesce più a trovare il campo dando l’impressione di avere un calo fisico. Con cinque giochi consecutivi Ramos si aggiudica il set per 6-4.

Il match diventa una vera e propria lotta e nel terzo set non ci sono break fino al 4-4. È lo spagnolo, però, ad essere più solido da fondo e a mettere in difficoltà Sock con le sue traiettorie mancine e a conquistare il break che si rivela decisivo. Anche se, quando Ramos-Vinolas serve per chiudere è più incerto e Sock non riesce a concretizzare ben cinque palle break: lo spagnolo chiude al terzo set point. Nel nuovo set Sock prova a non mollare, continua a spingere e cerca di restare più concentrato nel suo turno di servizio. È il primo ad ottenere il break con la possibilità di chiudere ma si aggiudica il set nel turno di risposta. Il match va al quinto e decisivo set ed è deciso proprio da un break nel nono game. Ramos-Vinolas, dopo la vittoria su Federer a Shangai lo scorso anno, raggiunge per la prima volta la seconda settimana in uno slam.

[15] J. Isner b. T. Gabashvili 7-6(7) 4-6 2-6 6-4 6-2 (Bruno Morobianco)

John Isner vince, rispetta il pronostico, pareggia le vittorie negli sconti diretti contro il russo Gabashvili e si qualifica agli ottavi del torneo parigino dove affronterà uno dei favoriti per la vittoria finale, lo scozzese Murray, ma quanta fatica e quanti pericoli per superare l’avversario odierno visto che a referto risultano 144 punti per entrambi.

Nonostante il divario importante tra i due secondo la classifica ATP, la gara è stata equilibrata, intensa nelle sue tre ore di svolgimento, come nei tre precedenti scontri diretti. La sensazione è quella che Gabashvili abbia gettato al vento un’occasione importante per dare un senso alla sua annata per niente esaltante, caratterizzata da tante eliminazioni al primo turno. Il russo avrà molti motivi per rimpiangere le occasioni perse per vincere la gara di oggi, non ha sfruttato i 2 set point del tie break del primo set, combattuto alla pari, non ha capitalizzato il vantaggio di due set a uno e soprattutto non ha saputo gestire i due game di vantaggio in avvio di quinto e decisivo set, subendone 6 di fila per una clamorosa rimonta che sembrava  poco probabile per Isner visto l’inizio. L’americano ha avuto il merito di costruire la vittoria vincendo in rimonta il primo set senza il quale difficilmente avrebbe potuto vincere oggi facendo leva sul suo punto di forza, 34 ace decisivi contro un avversario tenace, ai quali bisogna aggiungere i 69 vincenti contro i 44 del russo. Difficilmente però Isner riuscirà a superare Murray se gli concederà 66 errori gratuiti come oggi.

[22] V. Troicki b. [16] G. Simon 6-4 6-2 6-2 (da Parigi, Roberto Dell’Olivo)

Dopo Dimitrov, Troicki fa fuori anche Simon, per la prima volta  dopo sei sconfitte su sei match giocati, senza peraltro vincere nemmeno un set.

Viktor approfitta dei cinque set di Simon contro l’argentino Pella (in recupero da 2 set sotto). Che di fatto hanno demolito il transalpino. Gilles si è piano piano spento, ha retto di fatto solo un set, poi ha cercato ugualmente di lottare, ma ha trovato dall’altra parte della rete un giocatore solido, che non si è mai fatto sorprendere.  Questa è sicuramente una buonissima versione di Troicki, che serve bene, sbaglia poco, va  a prendersi i punti  a rete. Insomma  Jack Reader, il suo tecnico australiano, ha fatto davvero un buon lavoro, riportando il suo assistito da oltre la posizione numero 500 – a seguito della sua ormai famosa sospensione – fino a quasi al suo best ranking, numero 12 nel giugno del 2011. Oggi Viktor è n. 24 e per la terza volta raggiunge gli ottavi di finale dello slam parigino. Dopo il primo set chiuso di misura 6-4, ha piegato Simon con un doppio 6-2. Si è giocato  sul Lenglen, campo dove il tifo francese si esalta in modo particolare. Questa sera è stato però ammutolito dalla costanza di Troicki. Ora per il serbo il detentore del titolo Stan Wawrinka.  Ci sono le premesse per un incontro interessante e dal risultato non scontato.

Risultati:

[9] R. Gasquet b. [17] N. Kyrgios 6-2 7-6(7) 6-2
[3] S. Wawrinka vs [30] J. Chardy 6-4 6-3 7-5
[2] A. Murray b. [27] I. Karlovic 6-1 6-4 7-6(3)
[22] V. Troicki b. [16] G. Simon 6-4 6-2 6-2
[8] M. Raonic b. [LL] A. Martin 7-6(4) 6-2 6-3
[5] K. Nishikori b. F. Verdasco 6-3 6-2 3-6 2-4 6-4
[15] J. Isner b. T. Gabashvili 7-6(7) 4-6 2-6 6-4 6-2
A. Ramos-Vinolas b. [23] J. Sock 6-7(2) 6-4 6-4 4-6 6-4

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Roi Rafa XI: praticamente imbattibile

PARIGI – Il Roland Garros ha un solo padrone: Nadal doma Thiem in tre set. 11esima vittoria a Parigi, 17esimo Slam (a meno 3 da Roger Federer). Rafa rimane n.1 del mondo

Antonio Garofalo

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[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep. 29 – Battaglia finale

[1] R. Nadal b. [7] D. Thiem 6-4 6-3 6-2 (da Parigi, il nostro inviato)

 

 

NADAL GARROS – Non c’erano riusciti Roger Federer (quattro tentativi), Novak Djokovic (due), Robin Soderling, David Ferrer, Mariano Puerta, Stan Wawrinka e non ce l’ha fatta nemmeno Dominic Thiem. Nella finale del Roland Garros, Rafa Nadal è semplicemente imbattibile“Ho un piano, so come giocare contro Rafa” aveva detto Thiem alla vigilia. Un piano che può bastare magari a Buenos Aires, a Roma o a Madrid. Ma non qui, nella riserva di caccia di Nadal. Non che non ci abbia provato l’austriaco, ma anche oggi contro uno scatenato Rafa non c’è stato nulla da fare. Arriva così l’undicesimo trionfo parigino per il maiorchino, l’ennesimo senza lasciare nemmeno trasparire la possibilità che il torneo potesse avere un esito diverso. Un dominio imbarazzante, una tirannia spaventosa che consegna  una volta di più Rafa Nadal alla leggenda di questo sport. Uno sport che evidentemente non è per giovani, se è vero come è vero che gli ultimi sette Slam sono stati vinti da ultratrentenni, di cui gli ultimi sei divisi equamente tra Roger e Rafa. D’altra parte stiamo parlando di un signore che ha vinto, con quella di oggi, 111 match su 113 sulla terra rossa al meglio dei cinque set (Soderling 2009 e Djokovic 2015 le uniche “macchie”) e solo quattro volte è stato trascinato al quinto set (peraltro vincendo sempre: finali di Roma 2005-06 contro Coria e Federer, Isner al secondo turno del 2011 e Djokovic in semifinale nel 2013).

Rafa Nadal – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

EQUILIBRIO MA RAFA VA – La partenza è da brividi per il giovane austriaco. Nadal fa capire subito chi comanda in questo campo, mettendo pressione al suo avversario sin dal primo quindici: parziale iniziale di otto punti a uno e set che sembra già in discesa (2-0) e mette i brividi a tutti gli spettatori. Ma Dominic è di tempra dura, incassa senza problemi lo sprint di Rafa e complice qualche inusuale errore dello spagnolo con il diritto (quattro nei primi quattro giochi, di solito li fa in una partita intera) riesce a restituire il break e a riportarsi in parità (2-2). Dopo venti minuti c’è partita. Thiem si ricaccia nei guai nel sesto gioco – durato ben sedici punti – nel quale ferma il gioco sulla palla-game giudicando male un rovescio di Rafa e si trova a dover fronteggiare due palle break, salvate però con grande autorevolezza. Un boato accoglie l’arrivo sullo Chatrier di Zinedine Zidane che ha regalato al tifoso merengue Rafa le ultime tre Champion’s League. La resa per Thiem arriva nel decimo gioco, quando va a servire sotto pressione sul 4-5: volée comoda affossata in rete, tre errori gratuiti di diritto e la frittata è fatta dopo 57 minuti. Un game del genere contro Rafa può essere fatale.

Dominic Thiem – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

DOMI LOTTA MA È SEMPRE RAFA – L’inerzia ovviamente è tutta dalla parte di Nadal e Thiem accusa subito il colpo ad inizio di secondo set. Resiste strenuamente nel secondo gioco annullando con coraggio quattro break point ma è costretto a giocare sopra ritmo per tenere testa allo scatenato spagnolo e finisce con il commettere troppi errori. Rafa trasforma la quinta chance di break con il rovescio di Dominic che vola via insieme alle speranze di rimanere attaccato al dominatore della terra rossa. Uno 0-30 sul servizio Nadal sul 3-1 viene accolto dallo Chatrier con un boato di speranza: il timore che un’altra finale parigina finisca in una mattanza è dietro l’angolo. Rafa si sa, non è tenero di cuore quando si tratta di ammazzare un match e non si lascia minimamente scomporre neanche da qualche spettatore indisciplinato (4-1). Per la verità Thiem è ammirevole: sul 4-2 per Rafa, avanza in risposta portandosi a ridosso della linea di fondo, gioca un game di risposta pazzesco nel quale riesce a issarsi a palla break, ma Rafa è superlativo (neanche un time violation lo turba) nel ribattere colpo su colpo e nell’inventarsi due palle corte consecutive con le quali scampa il pericolo. In tribuna ci si interroga su cosa possa fare di più l’austriaco, se non riesce a portare a casa neppure game come questo nel quale ha fatto miracoli. Probabilmente nulla e infatti, dopo un’ora e cinquanta siamo 6-4 6-3 Nadal. Considerando che Rafa non ha mai perso un match al quinto sulla terra e solo due volte in carriera ha perso da un vantaggio di due set (in finale a Miami nel 2005 contro Federer e a New York contro Fognini nel 2015) si può cominciare a preparare il podio.

Rafa Nadal – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

LA RESA E IL TRIONFO – È bravo a non mollare anche ad inizio del terzo Dominic, quando annulla davvero alla grande quattro palle break nel game di apertura che avrebbero assunto il sapore della resa definitiva. Il disprezzo dipinto sul volto di Nadal su un suo diritto in rete la dice lunga sulla fame infinita del cannibale maiorchino, che non molla di un centimetro dinanzi al suo giovane ma orgoglioso avversario. Nel terzo gioco arriva il break alla seconda occasione che spiana definitivamente la strada. L’unico brivido è un improvviso stop che chiede Rafa sul 2-1 30-30 per un problema (un crampo pare) a due dita di una mano, ma nessuno si preoccupa, al punto che parte immediata la “ola” sullo Chatrier. Imperterrito Rafa continua a martellare con il diritto mostrando i muscoli nel braccio di ferro con Thiem che resiste anche a quattro match point. L’ultimo rovescio lungo dell’austriaco schiude per l’undicesima volta le porte del paradiso rosso di Nadal. Non è ancora tempo di abdicare, probabilmente non lo sarà mai. Forse un giorno tutto questo sarà di Thiem, ma per adesso il monarca assoluto del rosso resta Rafa XI da Manacor.

Rafa Nadal e Dominic Thiem – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

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Roland Garros

Halep corona il sogno: Parigi vale (bene) il primo Slam

PARIGI – Indietro di un set e un break, Simona rimonta Sloane Stephens e conquista il suo primo Slam. Trionfa al Roland Garros 40 anni dopo la connazionale Virginia Ruzici

Laura Guidobaldi

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[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 28 – Finalmente Halep

[1] S. Halep b. [10] S. Stephens 3-6 6-4 6-1 (da Parigi, la nostra inviata)

 

STORICA HALEP – Sulla terra del Philippe Chatrier oggi Simona Halep è in paradiso. Nella sua quarta finale Slam – la terza a Parigi – la numero 1 del mondo vince finalmente il suo torneo dei sogni. Dopo 2 ore e 3 minuti batte una perfetta e quasi ingiocabile (per un set e mezzo) Sloane Stephens, numero 10 del mondo e campionessa dello US Open 2017, con lo score di 3-6 6-4 6-1. Sul 6-3 2-1 il meccanismo della statunitense si inceppa, Sloane perde in precisione e lucidità, forse in preda a un calo fisico, mentre Halep acquista progressivamente fiducia e precisione. E finalmente il trionfo. Simona può stringere a sé la tanto agognata Coupe Suzanne Lenglen, diventando così la seconda tennista rumena a trionfare al Roland Garros, 40 anni dopo l’exploit della connazionale Viginia Ruzici. “Vendica” inoltre Ruzici nel secondo scontro Slam tra una rumena e una statunitense, dopo che Chris Evert vinse contro Virginia nel 1980. Un sogno che si avvera per Simona, che non solo conquista il suo primo titolo major, ma consolida inoltre la prima posizione della classifica mondiale. La vittoria contro Sloane è la sesta su 8 confronti diretti e Simona ha sempre vinto sulla terra. Halep diventa così la 27esima campionessa dello Slam francese (dieci anni dopo aver conquistato lo Slam parigino nella categoria juniores) e la 49esima vincitrice Slam dell’Era Open. Il successo di oggi le regala il settimo sigillo sulla terra, il 17esimo in carriera. Diventa inoltre la giocatrice con più vittorie, finora, del 2018 (35) seguita da Kvitova (32). È la quarta tennista ad aver vinto più partite al Roland Garros (24) dietro Serena Williams (63), Maria Sharapova (56) e Svetlana Kuznetsova (52).

Simona Halep e Sloane Stephens – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

LA CRONACA DEL MATCH – Sono numerosissimi i tifosi rumeni presenti sugli spalti dello Chatrier che cominciano a gridare “Simona! Simona!” venti minuti prima che entrino in campo le giocatrici. L’atmosfera è febbrile sul centrale perché molti in realtà attendono di vedere come reagirà Simona Halep alla sua quarta finale Slam, la terza a Parigi. All’ingresso in campo delle finaliste, scoppia un boato e il nome di Simona risuona fragoroso, ancora e ancora.

PRIMO SETLa rumena parte molto tesa, commette subito tre gratuiti in risposta facilitando il compito a Stephens che sale 1-0. Sloane si dimostra ordinata e lucida, piazzando colpi tesi e angolati, comandando lo scambio e facendo spostare l’avversaria da una parte all’altro del campo. Le due giocano a specchio studiandosi da fondo e ingaggiando un testa a testa sfiancante. Il secondo game è lottato, ma alla fine la spunta la rumena. Nonostante Halep spinga da fondo imperterrita cercando profondità, Stephens ribatte con un palleggio da playstation. Sloane è dappertutto, prende tutto e rimanda ogni palla, inducendo all’errore l’avversaria che si ostina a restare troppo dietro alla linea di fondo, va fuori giri e si ritrova 1-3. Anche i tifosi rumeni sembrano storditi dall’avvio perfetto dell’americana, anche se poi ricominciano fiduciosi a incitare la loro beniamina. La n. 1 del mondo si avvicina sul 2-4 e ora comincia a mettere in campo palle più alte e liftate, cercando di scardinare così la regolarità, il ritmo e le accelerazioni di Stephens. Ma non basta. La statunitense allunga le distanze salendo 5-2; non sbaglia nulla e, chirurgica con cross tesi e lungolinea, è quasi sempre lei a chiudere il punto. Ecco che la rumena, dopo 40 minuti, ha a disposizione la prima palla break del set grazie a una smorzata; palla break che spreca subito cacciando a rete un rovescio. Non tarda ad arrivare un setpoint tutto americano, e dopo 41 minuti una perfetta e quasi ingiocabile Sloane Stephens conquista il primo set per 6-3. Tutti i loro precedenti incontri si sono conclusi in due set. Un segno del destino anche per questa finale?

SECONDO SETStephens corre veloce e strappa il servizio a Simona in apertura di secondo set. La statunitense continua a dominare e gioca come il gatto col topo con Halep, che non trova le giuste posizioni né la tattica per infondere dubbi all’avversaria. La n. 10 del mondo sale 2-1. Ricordiamo che l’anno scorso Halep era avanti di un set e un break contro Ostapenko e ha perso l’incontro. Ora è la sua avversaria ad essere in vantaggio di un set e un break. Che sia anche questo un segnale? Intanto per la prima volta nel match, non solo la rumena strappa la battuta a Sloane e pareggia i conti sul 2-2, ma sale in vantaggio 3-2. Piccolo passaggio a vuoto dell’americana che sembra un po’ più lenta sulle gambe. A questo punto le due hanno conquistato il 50% dei punti, ma ora il vento soffia a favore di Halep che, più accorta e sempre in spinta, allunga il passo sul 4-2. Il braccio però le trema ancora, e dal 4-2 subisce la rimonta di Stephens. Simona spinge e spinge ancora portandosi sul 5-4. E riparte il coro incessante dei tifosi rumeni, indefessi e scatenati nell’incitare la n. 1 del modo. Ora è Sloane ad andare fuori misura, come se il meccanismo perfetto di un set e mezzo si stesse via via inceppando. Arriva il setpoint rumeno, e dopo 1 ora e 25 minuti di gioco la n. 1 del mondo agguanta la seconda frazione per 6-4, facendo esplodere il Centrale in un boato infinito.

Simona Halep – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

TERZO SET – Sloane ha perso lo smalto con cui ha brillato nella prima parte del match. Ora concede più errori all’avversaria che sale in vantaggio 2-0 per la gioia incontenibile del pubblico. Se Stephens sembra in confusione, la rumena è più decisa, più centrata e realizza geometrie più insidiose. Halep pare non fermarsi più e sale rapidamente 5-0. “Il centrale sembra Bucarest!” esclama il nostro Ilvio Vidovich in tribuna. Verissimo. Il Philippe Chatrier si “incendia” per Halep, che ora è a un game dalla storia, dalla gloria, dal paradiso. Stremata e in lacrime Simona Halep alza finalmente le braccia al cielo, pazza di gioia e incredula. La n. 1 del mondo entra nella storia diventando la seconda rumena a vincere il Roland Garros, quarant’anni dopo Virginia Ruzici – presente in tribuna – che vinse nel 1978. 3-6 6-4 6-1 lo score contro Stephens, che si scioglie completamente nel terzo set, in preda alla stanchezza fisica ma soprattutto mentale. Lo Chatrier vibra tutto per Simona.

Ai microfoni di Marion Bartoli e Fabrice Santoro, Halep ha la voce che le trema: “Grazie ragazzi per tutto il sostegno, ho fatto di tutto per conquistare il primo Slam, sognavo questo momento fin da piccola e ho realizzato questo sogno qui a Parigi. Ero in svantaggio ma poi mi sono liberata, volevo gustarmi fino in fondo il match e mi sono detta che potevo farcela“.

Simona Halep – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

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Roland Garros

Roland Garros: Nadal affonda del Potro, 11esima finale a Parigi

PARIGI – Semifinale senza storia. Dal 4-4 del primo set non c’è più partita. Nadal vede il trionfo n.11. Non ha mai perso una finale sullo Chatrier. Trova Thiem

Ilvio Vidovich

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[PODCAST] Alla Conquista della Terra Ep 27 – La finale più giusta

[1] R. Nadal b. [5] J.M. del Potro 6-4 6-1 6-2 (da Parigi, il nostro inviato)

 

RAFA NADAL, SEMPLICEMENTE IMMENSO – Non crediamo ci sia molto da dire, ancora, su Rafael Parera Nadal da Manacor. Il 32enne fuoriclasse spagnolo disputerà domenica l’undicesima finale qui a Parigi e la 24esima a livello Slam. Bastano questi numeri per definire la grandezza di questo giocatore, non serve aggiungere altro. Oggi contro Juan Martin del Potro – che tornava in semifinale a Parigi dopo nove anni – tutto è andato secondo le previsioni. Solo nella prima ora di gioco, quanto cioè è durato il primo set, Nadal ha avuto  problemi a tenere a bada la potenza dell’argentino, sceso in campo con l’intenzione di scambiare il meno possibile e di non dare ritmo al suo avversario. Ma appena i giri del motore del maiorchino sono iniziati a salire e nel contempo si sono ridotti i Watt dei fondamentali dell’argentino, non c’è stata più partita. Vinto il primo set con il break decisivo al decimo gioco, gli altri due parziali sono stati un monologo del n. 1 del mondo. Che ora affronterà Dominic Thiem a caccia dell’undicesima affermazione sul Roland Garros.

Rafa Nadal – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

RIMPIANTI DEL POTRO – Il maiorchino in realtà era partito un po’ lento dai blocchi e si era ritrovato più volte in difficoltà nei suoi turni di battuta. Merito anche di del Potro che spingeva l’impossibile col dritto (letteralmente: certi lungolinea in allungo vincenti erano sottolineati dagli “ooohhh” di stupore del pubblico)  per evitare di cadere nella ragnatela dell’asfissiante pressione da fondo campo del maiochino. Rafa si trovava 0-30 nei primi tre game di battuta e nel terzo gioco doveva addirittura annullare tre palle break consecutive. L’argentino invece non faticava nei suoi game di servizio: il suo obiettivo era quello di scambiare il meno possibile e si affidava alla potenza di servizio e dritto per applicare, inizialmente con grande successo, la tattica studiata a tavolino. La grande occasione per del Potro si materializzava nel nono gioco dove riuscita a conquistare altre tre palle break. Ma nel momento decisivo era proprio la sua arma migliore, il dritto, che lo tradiva: uno lo mandava in tribuna ed un altro lo steccava e Nadal – che comunque già da un paio di game era entrato nella sua classica modalità “devi tirare almeno tre vincenti per farmi un punto” – si salvava. Mai non sfruttare le occasioni, rare, che Rafael Nadal concede sulla terra (“Forse sono stato anche un po’ fortunato sulle palle break, ma comunque sia le ho annullate“) te lo fa pagare subito. Ed infatti, complice un improvviso calo nel servizio dell’argentino e la conseguente maggiore aggressività alla risposta (è incredibile la capacità di Nadal di leggere immediatamente in campo i cambiamenti che avvengono nello sviluppo del gioco), Rafa, che non era mai stato in vantaggio nei game di servizio di del Potro ed era arrivato solo una volta a fare un paio di punti, saliva 0-30 e poi si procurava due palle break. La seconda era quella buona e il primo set era appannaggio dello spagnolo per 6-4.

Juan Martin del Potro – Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

POI SOLO DOMINIO MAIORCHINO – La partita di fatto finiva qui (“Probabilmente sarebbe andata diversamente se avessi vinto il primo set” ha detto l’argentino in conferenza stampa). All’inizio del secondo set Del Potro provava a cancellare il ricordo di quelle due palle break malamente sprecate con il dritto ed iniziava tirando a tutta anche con il rovescio. Ma la potenza non era più quella della prima ora di gioco – e forse aveva ragione il Direttore che nel suo editoriale di ieri aveva ipotizzato che del Potro avrebbe potuto pagare dal punto di vita fisico e mentale le fatiche del tre intensi set giocati ieri contro  Marin Cilic, non avendo un giorno in più per recuperare – e soprattutto Nadal era “on fire”. Era infatti lui a comandare il gioco con le sue rotazioni mancine (“Nel primo set non ho giocato bene, poi sono salito di livello“), ormai quasi infallibili ed adesso anche vincenti (saranno 13 winners e solo 4 unforced alla fine del  secondo parziale). Del Potro cominciava a non saper più che pesci pigliare (“Rafa è salito di intensità con il suo gioco, ha cominciato a farmi muovere tanto.”). Sintomatico in tal senso un suo serve and volley nel quarto game: tattica che la Torre di Tandil usa veramente quando è sull’orlo della disperazione. Ed infatti lo era: in un attimo Nadal saliva 5-0 ed il boato con cui il pubblico dello Chatrier salutava il game dell’1 a 5 di del Potro era sintomatico del fatto che non c’era più partita e il pubblico sperava qualcosa cambiasse. Ma a Nadal la cosa ovviamente non interessava e chiudeva subito dopo 6-1.

Il terzo set iniziava con il break di Nadal e si capiva che si era ormai ai titoli di coda. JMDP cercava di opporsi con orgoglio ed aveva un ultimo sussulto quando riusciva ad arrivare 40 pari sul servizio del maiorchino nel quarto gioco. Ma era inutile, come il “del Po del Po” urlato dal pubblico dopo un tracciante vincente di dritto dell’argentino, colpo che era diventato sempre più raro con il passare dei minuti. Era invece il passante vincente di Nadal sul nuovo disperato ed inutile serve and volley del tandilese sulla palla che dava a Rafa il break del 4-1 il colpo che sigillava il match. Pochi minuti era 6-2 Nadal, che portava così a casa il match dopo due ore e quattordici minuti di gioco. Ora tra Rafa e un ulteriore tassello di leggenda – che solo a dirlo vengono i brividi: l’undicesima vittoria all’Open di Francia – c’è l’unico giocatore ad averlo sconfitto negli ultimi due anni sulla terra rossa, quello che molti considerano il principe ereditario del Re della terra: l’austriaco Dominic Thiem (“La chiave per battere Dominic? Lo so che voi vorreste scrivere molto su questo e ci sarebbero cose da dire. Ma la realtà è che, semplicemente, dovrò giocare bene. Se non giocherò bene contro un grande giocatore come lui sarà dura“). Insomma, domenica sul Philippe Chatrier ci sarà probabilmente la finale più degna.

Juan Martin del Potro e Rafa Nadal – Roland Garros 2018 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Il tabellone maschile

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