WTA Istanbul: ancora Svitolina, ora in stagione fanno tre!

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WTA Istanbul: ancora Svitolina, ora in stagione fanno tre!

Elina Svitolina ha ingranato la marcia giusta in questo 2017: a Istanbul arriva il terzo trofeo stagionale. E la top ten è nuovamente ad un passo

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[1] E. Svitolina b. [6] E. Mertens 6-2 6-4 

Continua il favoloso 2017 dell’ucraina Elina Svitolina, numero 13 del mondo, che raggiunge la sua terza finale dell’anno e sulla terra rossa di Istanbul affronta la belga, numero 65 della classifica WTA, Elise Mertens, che a gennaio ha conquistato il torneo di Hobart partendo niente di meno che dalle qualificazioni. Tra le due giocatrici non c’è alcun precedente in carriera.

Svitolina, come sua abitudine, parte concentrata e determinata andando a strappare due servizi consecutivi a una Mertens che non riesce a entrare in partita. In 16 minuti di gioco l’ucraina si trova a condurre 5 a 0 su un’attonita belga. Elise non intende arrendersi, a fatica riesce a tenere il primo servizio del set e, addirittura, a piazzare il successivo break. E’ però solamente un’illusione per la belga che nell’ottavo gioco continua a non essere incisiva con la prima palla e deve così piegarsi davanti alle potenti risposte di Svitolina. Elina, infatti, non vuole soffrire oltre e con un game perfetto strappa nuovamente la battuta all’avversaria e conquista il primo parziale con il punteggio di 6-2 in 31 minuti.

 

Il secondo set ha un avvio piuttosto equilibrato, scandito da lunghi scambi, ma è sempre Svitolina a restare più lucida e a prevaricare nella lotta, conquistando il quarto break del suo incontro. Mertens è consapevole di non poter lasciare che l’avversaria vada in fuga e nel game successivo piazza il contro break della disperazione. Elina continua però a macinare un tennis concreto e, imperturbabile, strappa il servizio all’avversaria nel terzo gioco e vola poi 4 a 1. L’ennesimo parziale in favore dell’ucraina non scoraggia Mertens che si riporta sotto conquistando tre game consecutivi. Tutto da rifare per Svitolina. L’ucraina ritrova la concentrazione e gioca un ottimo nono game in battuta, mandando così Elise a servire per restare nel match. La mano della belga ora trema e Elina ne approfitta andando a chiudere alla seconda occasione con il punteggio di 6-4 in un’ora e 16 minuti di incontro.

Per Svitolina è la terza vittoria in un torneo WTA nei primi mesi di questo 2017. Per Mertens invece, al termine della cerimonia di premiazione, ci sarà l’occasione di riscattarsi provando a vincere la finale del torneo di doppio in coppia con la statunitense Nicole Melichar.

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Australian Open

Barty respinge Riske e ritrova Kvitova ai quarti dell’Australian Open

La numero 1 la spunta solo per 6-4 al terzo, Petra supera Sakkari in rimonta. Lo scorso anno, sempre ai quarti, vinse Kvitova in due set. Poi tre successi consecutivi di Barty

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Ashleigh Barty - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

Dopo due sconfitte con Alison Riske, classe 1990 e n. 19 WTA, la numero 1 del mondo Ashleigh Barty trova la chiave per superare l’americana e accede, per la seconda volta di fila, ai quarti di finale dello Slam di casa dove sfiderà, come nel 2019, Petra Kvitova. La tennista australiana parte col turbo stordendo Riske e andando a prendersi il primo set con lo score di 6-3. Nel secondo perde le misure e il ritmo, subendo il ritorno dell’avversaria che fa sua la seconda frazione con un netto 6-1. Nel terzo set arriva il contro-break di Riske sul 4-2 per Barty, e si riavvicina così all’avversaria sul 3-4 per poi raggiungerla sul 4-4. Ma l’australiana non si scompone e nel nono game conduce magnificamente gli scambi per ritornare in vantaggio. Barty continua a variare e a scambiare in modo solido e, alla fine, dopo 1 ora e 36 minuti il match è suo con lo score di 6-3 1-6 6-4.

Alison Riske – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Credo che Alison (Riske, ndr) sia un’avversaria difficile per tutti, non solo per me. Sa adattare il suo gioco per mettere a disagio l’avversaria. Ha una grande ‘testa’ da tennis per risolvere i problemi sul campo” è l’opinione di Ash sull’incontro appena vinto. Ora l’aspetta Petra Kvitova, per un remake dei quarti di finale dell’anno scorso, quando la ceca si impose con un netto 6-1 6-4. “Ho più esperienza. Ho affrontato Petra diverse volte, nelle ultime occasioni sono stati necessari dei piccoli aggiustamenti tattici. Non è mai un match facile, credo che tutti eccetto uno siano finiti al terzo set. Mi aspetto un’altra battaglia“. Il bilancio è favorevole a Kvitova (4-3), ma dopo aver perso i primi quattro incontri, Barty ha vinto gli ultimi tre giocati tutti sul veloce nel 2019.

PETRA IN RIMONTA – Dopo tre sconfitte consecutive, nel loro quarto scontro diretto Petra Kvitova si impone sulla greca Maria Sakkari con il punteggio di 6-7 6-3 6-2. “All’inizio ero un po’ nervosa, non mi sentivo a mio agio e le palle volavano un po’ ovunque” ha detto Petra. “Ma poi mi sono sentita meglio, più sciolta e anche se ho perso il primo set, ero più fiduciosa. Nel secondo ho continuato ad essere in fiducia e ho servito molto meglio. Anche se non ho giocato al meglio, Maria ha giocato davvero un bel tennis ed è stato bello condividere il campo con lei. Alla fine sono davvero contenta di aver ritrovato le buone sensazioni del mio gioco”. Un commento sui tifosi greci da parte di Petra che, però, pare non l’abbiano particolarmente infastidita: Quando ho stretto la mano all’arbitro, gli ho detto che sembrava una partita di calcio. Da un lato può essere una cosa divertente, dall’altro è un incontro di tennis e non è la Fed Cup. Era una situazione un po’ strana ma non mi ha disturbata affatto”.

Come sono i rapporti di Petra con il proprio team? “Non devo chiedere loro come sia assistere ai miei match, ma lo fanno loro, soprattutto dopo match come questi. Dicono che a volte fanno cose un po’ pazze e sciocche; ma credono che questo possa aiutarmi. Non posso immaginarmi in un box a supportare qualcuno, ma probabilmente farei la stessa cosa. Non è facile da capire perché c’è molto nervosismo ma non possono fare un granché, solo io in campo posso cambiare la situazione. Per loro non deve essere facile, soprattutto considerato il mio gioco(sorride).

 
Petra Kvitova – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

In un commento sull’eventuale remake ai quarti contro Barty (al momento della conferenza di Petra ‘Ash’ era ancora in campo con Riske), Kvitova ammette quanto possa essere pericolosa l’australiana: “Abbiamo giocato tante volte e l’anno scorso qui nei quarti. Mi piace. È una bellissima persona. Ha molta pressione per il fatto di giocare in Australia. Merita di essere la n. 1 e ha vinto uno Slam. Se dovessimo giocare insieme, sarà comunque un gran match. È sempre bello stare in campo con lei, poco importa come sarà lo score, sarà bello“.

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Australian Open

Australian Open: Giorgi a corrente alternata, fuori al terzo con Kerber

Fa e disfa tutto Camila Giorgi. Alla fine la spunta Angelique Kerber con la continuità e la difesa. “Ma credo di aver fatto una bellissima partita”

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Camila Giorgi - Australian Open 2020

[17] A. Kerber b. C. Giorgi 6-2 6-7(4) 6-3(da Melbourne, il nostro inviato)

La Margaret Court Arena, in questo bel sabato mattina, è abbastanza affollata, come il resto dell’impianto di Melbourne Park. Il week-end dell’Australia Day, la festa nazionale che celebra la “scoperta” del continente, invoglia la gente a uscire. Tra gli spettatori che assistono insieme a noi alla prestazione di Camila Giorgi, nella prima parte della partita quella che ha il posto migliore è Angelique Kerber, e l’impressione è che lo svolgimento della vicenda non le dispiaccia affatto. Camila, come sempre, imposta il suo gioco fatto di accelerazioni anticipate entro i primissimi colpi dello scambio. Il problema è che oggi le percentuali tanto positive viste contro Kuznetsova sono scese in modo drammatico, almeno all’inizio.

Il primo set si risolve in 25 minuti
, non ho modo di descriverlo tecnicamente, mi affido quindi ai numeri: per l’azzurra, 8 vincenti e 20 errori (Angie 4/1), un ace e 8 doppi falli, fondamentalmente fa tutto Giorgi. Kerber come detto fa la spettatrice privilegiata limitandosi a respingere le pallate di Camila (quelle che stanno dentro le righe, almeno), e incassa il 6-2 senza che sia necessario spingersi oltre un onesto palleggio difensivo. Da bordocampo, le cosa più evidente è la differenza di “net clearance” tra le due: i colpi di Angie passano un metro sopra il nastro, quelli di Giorgi una spanna. La cosa positiva è che nel momento in cui è l’azzurra a gestire il gioco (nel bene e nel male), basterebbe che le percentuali salissero e potrebbe cambiare tutto. Speriamo.

Il secondo set, infatti, vede un netto miglioramento delle statistiche per l’italiana, il che si traduce immediatamente in un punteggio che procede spalla a spalla, con le ragazze che tengono i servizi senza concedersi nessuna palla break a vicenda fino al 4-4. In questi 8 game, Camila sta a 14 vincenti e 16 errori, 3 ace e altrettanti doppi falli, una bella differenza. Nel gioco, il confronto di stili è chiaro, dal punto di vista tattico Giorgi deve stare attenta alle scelte di traiettoria per le sue accelerazioni. Tende infatti a spingere aprendo il gioco specialmente in lungolinea, e per una semplice ragione geometrica, in quei casi o fai punto o poi ti tocca correre, perchè il campo lo hai lasciato vuoto dal lato della diagonale. Tre vincenti di bella qualità portano Camila in vantaggio 5-4, ora Kerber se vuole salvare il set dovrà fare qualcosa in più che respingere la pressione dell’avversaria attendendo l’errore. Ed è brava a farlo.

Tecnicamente, è da apprezzare la capacità della tedesca di non arretrare davanti al bombardamento di Giorgi, è fenomenale nell’impattare palle che le arrivano nelle caviglie andando letteralmente accovacciata con le ginocchia per terra, spesso in controbalzo, rifiutandosi di cedere metri di campo. Lo faceva alla grandissima la mai abbastanza rimpianta Agnieszka Radwanska, quanto ci manca “Aga la Maga”.

Nel frattempo, finalmente continua nel suo gioco di aggressività totale, Camila sale 6-5, Angie senza tremare pareggia 6-6, e giustamente questo equilibratissimo parziale si risolverà al tie-break. E’ trascorsa esattamente un’ora e un quarto. Un passante da standing ovation manda la tedesca avanti 3-1, tre drittacci imprendibili di Giorgi rimediano e siamo 4-3 con mini-break per l’italiana. Poco dopo, un rovescio lungo di Kerber regala il 6-4 e due set point a Camila, un grandissimo scambio chiuso di dritto decreta il 7-4, ce la giochiamo al terzo set.

“Non ho notato se lei ha rallentato il servizio alla fine, ma credo stesse bene, sennò non corri su ogni palla, non stai giù. Io mi sento bene, il polso è a posto. Il servizio mio lo sentivo bene, andava a 180, 190, non si può dire nulla di quello. Il prossimo impegno sarà la Fed Cup”

 

Due palle break fallite con altrettanti errori per Giorgi nel terzo game del parziale decisivo fanno mettere le mani nei capelli (anzi, nella zazzera) a papà Sergio nel box giocatori. Effettivamente l’occasione era ghiotta, in questa fase la tedesca sembra piuttosto frastornata, e soprattutto ha abbastanza arretrato la sua posizione rispetto al campo. Altra palla break stavolta cancellata da un super-dritto e Angie si salva, 2-1 per lei. Nel game succesivo, una brutta sequenza di gratuiti di Camila le costa una palla break (stava 40-15), il dritto che le vola lungo consegna break e vantaggio di 3-1 all’avversaria, non ci voleva. Rinfrancata dall’omaggio, Kerber tiene il servizio con autorità, 4-1, si fa dura adesso purtroppo. In questi 5 game, i numeri dell’italiana sono ritornati deficitari, con 7 vincenti e 14 errori, a fronte del 4/3 di Angie.

“Ho fatto il mio gioco, sono stata aggressiva per tutta la partita, ho rischiato io, cercando sempre di andare avanti. Se stai a fondo e stai lì ad aspettare l’errore dell’avversaria è diverso, più facile. Io penso a me stessa, credo di aver fatto una bellissima partita”

Rendendosi conto di essere nei guai, Giorgi è bravissima a reagire immediatamente, con una striscia di 8 punti a 1, e contro-break annesso, siamo 4-3. Uno scatto di reni in un momento fondamentale come questo potrebbe essere una chiave decisiva del match, grande Camila. Purtroppo, però, forse pagando lo sforzo di un paio di scambi durissimi, l’azzurra stecca una palla nel game successivo, si trova sotto 15-40, e con un gratuito di rovescio cede ancora la battuta, 5-3 Kerber. Accidenti (e mi limito). Al servizio per chiudere, Angie difende a denti stretti le rabbiose pallate di Camila, va 40-15, e il 65esimo errore dell’italiana (a fronte di 49 vincenti) le dà la vittoria e gli ottavi di finale, dove attende Anastasia Pavlyuchenkova (precedenti 7-6 per Kerber), che ha eliminato Karolina Pliskova. Peccato per Giorgi, quell’ottavo game del set decisivo è stato pagato carissimo.

Soddisfatta Kerber a fine partita: “Ho cercato di muovermi meglio che potevo, e di tenere duro, lei tira fortissimo, è splendido essere agli ottavi qui. Grazie per tutto il sostegno ragazzi, l’Australian Open sarà sempre un torneo speciale per me. Ora devo prepararmi alla prossima battaglia, cercherò di godermi il tempo passato sia in campo che fuori dal campo! Nel primo set lei ha sbagliato tanto, poi però è venuta fuori bene, alla fine del secondo ha preso la partita in mano. Io sono stata un po’ troppo passiva, lei ha rischiato e si è presa il set. Nel terzo, è girato tutto su uno, due punti. All’inizio lei ha avuto le palle break, poi io ho servito bene per salire 4-1, poi lei è rientrata. E alla fine ho solo cercato di lottare e giocare punto a punto. Il suo gioco? Veloce, molto veloce, la avevo già affrontata, non è facile con lei, non sai mai cosa aspettarti. Devi stare attenta fino all’ultimo punto, perché lei continua sempre a giocare pesante e profondo”.

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

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Australian Open

L’Australian Open perde i pezzi: fuori anche Pliskova e una disastrosa Bencic

Belinda vince solo un game contro Kontaveit, mentre Karolina si arrende a Pavlyuchenkova con un doppio tiebreak. Halep, che deve ancora perdere un set, diventa la favorita della parte bassa

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Karolina Pliskova - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Per non essere da meno rispetto ai terremoti di ieri, il day 6 del tabellone femminile australiano ha proposto altre due eliminazioni di grido, quelle della seconda favorita del torneo Karolina Pliskova, che continua a deludere negli Slam, e della N.6 Belinda Bencic, a serio rischio di bicicletta omaggio contro Anett Kontaveit. Simona Halep ha invece convinto, battendo Putintseva, e dovrebbe avere un percorso relativamente agevole per le semifinali.

PLISKOVA KO – Nuovo anno, nuova delusione Slam per Karolina Pliskova, che pur non demeritando ha salutato al terzo turno contro una grande Anastasia Pavlyuchenkova, sempre battuta nei sei precedenti, dopo 2 ore e 25 minuti di battaglia. La russa ha giocato una partita gagliarda, mettendo a segno ben 51 vincenti e spingendo ogni palla, come testimoniato anche dagli 11 doppi falli, ma risultando più fredda nei momenti decisivi, contro un’avversaria tormentata dalla fama di regina senza corona (N.1 WTA senza Slam) che ha accompagnato molte delle sue colleghe, non da ultime Wozniacki e Halep – e dire che Pliskova è arrivata ad entrambi i tie-break con il piccolo vantaggio psicologico di aver rimontato un break: nel primo set era sotto 4-1, mentre nel secondo il passivo iniziale era di 1-3.

Nel parziale d’apertura si è assistito a uno spettacolo inconsueto, ovvero Pliskova costretta a remare contro un’avversaria centrata e potente. Già nel secondo game Pavlyuchenkova ha aggiustato l’alzo del dritto, obbligando l’avversaria a un game di battuta di quasi 19 minuti e 12 deuce con sei palle break non sfruttate. La ceca ci ha messo del suo, con due doppi falli esiziali, ma ha poi servito bene per cavarsi d’impaccio, anche se in alcune situazioni alla russa è mancato il killer instinct. Vinta l’ordalia, Pliskova ha avuto un calo fisiologico, avendo speso molto, e si è trovata sotto 4-1 in un amen, ma è stata brava a rimontare sfruttando gli errori dell’avversaria, non esattamente accorta nelle scelte, che le ha regalato il contro-break con due errori di rovescio.

La ceca ha allora visto le proprie quotazioni salire, e nell’undicesimo gioco ha fatto provare ad Anastasia un po’ della sua stessa medicina, procurandosi cinque palle per servire per il set in un altro game da dieci minuti. Tolta la prima chance sul 15-40, però, la russa non ha dato molte chance alla N.2 del tabellone, pressando il lato del rovescio fino all’errore, e si è salvata garantendosi il tie-break, materializzatosi pochi istanti dopo. Lì Pliskova ha vinto il quinto e sesto punti consecutivi, salendo rapidamente 2-0, ma nulla ha potuto sulla spinta belluina della russa, che si è presa 4 punti di fila, tenendo fino al 5-3. Un suo doppio fallo ha cancellato il mini-break di vantaggio, ma al momento del dunque Pliskova ha perso entrambi i punti con il servizio, regalando il primo set con un errore di dritto dopo un’ora e un quarto.

Anastasia Pavlyuchenkova – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Come detto in apertura, anche nel secondo set la russa ha provato a scappare, sparando vincenti da ogni posizione contro un’avversaria in confusione, e ha breakkato subito grazie a un doppio fallo Pliskova. Sempre un doppio fallo, ma stavolta della tds N.30, ha dato il là al contro-break operato nel sesto game, quando Pliskova ha indovinato due risposte per il 15-40 subito messo a referto. Proprio come nel set precedente, l’undicesimo gioco poteva cambiare tutto per non cambiare niente (parafransando Tomasi di Lampedusa), durando 15 minuti sul servizio Pliskova, brava a tenere a dispetto di quattro palle break concesse ma salvate con autorità.

Pavlyuchenkova ha a sua volta concesso due set point non consecutivi con doppi falli da destra, ma chiaramente la sua autostima doveva essere a livelli Trumpiani oggi, perché non ha mai tremato e anzi ha apparecchiato enfaticamente il tie-break con un ace. Stavolta il game dirimente si è aperto seguendo i servizi fino al 2-2, quando Pavlyuchenkova ha indovinato la risposta per il mini-break, sparando dritti fino al 6-2. Un rovescio vincente ha salvato il primo match point, ma un errore con l’altro fondamentale ha dato il match alla russa.

Pliskova ha commentato così la sconfitta odierna: “Penso che lei abbia giocato molto bene, ma devo dire che oggi sarò stata al 40% delle mie possibilità. Penso che nei momenti importanti lei abbia servito sempre molto bene, ha semplicemente giocato meglio di me. Perché ero così giù di livello? Non lo so, ero così e basta. Ho fatto fatica in particolare con il servizio, le percentuali non erano buone, pochi ace. Sono comunque stata abbastanza vicina in entrambi i set, e penso che sarei stata in grado di vincere questa partita se solo avessi giocato un pochino meglio. Nonostante tutto, 7-6 7-6… questo potrebbe anche essere positivo, ma perdere fa schifo.

All’inevitabile domanda sulle poche partite vinte nei Majors ha invece risposto: “Le differenze tra i tornei settimanali e gli Slam? La più grande è che qui giochi di più. E per qualche motivo non riesco a trovare il ritmo per tutto il torneo, magari gioco una buona partita ma non quattro o cinque di fila. L’ho fatto in passato, ma in questo momento no. Inoltre in uno Slam c’è molta più pressione, la sentono tutti. Non puoi fare a meno di pensarci, ci sarà sempre. Sta tutto nel riuscire a gestire queste cose. Ma ci saranno altre opportunità. Ce ne sono ancora tre da giocare quest’anno, vediamo se riuscirò a fare meglio.

 

SUPER KONTAVEIT – Il punteggio (e i soli 49 minuti spesi in campo) sono talmente perentori da non necessitare esegesi di sorta, se non nell’eventualità di problemi fisici (che peraltro Bencic ha negato) – tale è stata la portata della smerigliatura subita dalla svizzera contro la ventottesima favorita qui a Melbourne. I segnali per un’eliminazione prematura c’erano (aveva perso all’esordio a Shenzhen per poi chiedere una wildcard per Adelaide, dove aveva perso male con Collins), ma certamente non di questa portata. I numeri sono solo una superfetazione dello score a senso unico, in quello che era anche il primo incontro fra di loro: la svizzera non ha avuto palle break (solo 6 punti in risposta su 7 turni di battuta dell’estone), ha vinto solo il 50% dei punti con la prima, e messo a segno solo 11 vincenti contro i 21 dell’avversaria, andando sotto persino sulla diagonale di sinistra.

Anett Kontaveit – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il primo parziale è volato via in 20 minuti, Kontaveit ha subito tirato fuori l’artiglieria con il dritto per salire 15-40 nel secondo game, e Bencic si è sciolta, e non in senso buono, regalando quel break e i 2 successivi, in entrambi i casi con doppi falli in momenti scomodi. “Lei ha chiaramente giocato un grande match, molto solida. Sono stata un po’ sopraffatta, ha detto con fair play. “Non c’è molto che puoi fare in questi casi, provi a lottare, a restare lì. Ovviamente per me oggi non ha funzionato. Non mi sentivo al meglio sul campo, ma lei ha giocato davvero molto bene.

Il secondo set è stato prevedibile e formulaico come quasi tutti i sequel: Bencic ha provato a scrollarsi di dosso lo spleen con un paio di ace per rimontare da 0-30 nel secondo game, ma è stata subito ricacciata indietro dal rovescio di Kontaveit, che non lesina mai spinta da fondo. Se non altro, la rossocrociata è riuscita a tenere il turno successivo, evitando la famigerata bicicletta, ma il desiderio di salvare l’onore l’ha spinta solo fino a quel punto, e Kontaveit ha chiuso su un errore di dritto dell’avversaria, prenotando un ottavo equilibrato con Iga Swiatek, che ha battuto Donna Vekic e che deve ancora perdere un set.

“Se è più facile digerire una sconfitta così netta? Ci ho pensato alla fine della partita, mi sono chiesta: ‘È peggio perdere 7-6 al terzo o 6-0 6-1?’. Non sono sicura. Forse perdere 7-6 lascia maggiormente l’amaro in bocca, perché hai avuto la possibilità di vincere. Ma alla fine penso che una sconfitta sia sempre difficile, in ogni caso”, ha aggiunto la svizzera nel post-partita. “Non penso che il rush finale della scorsa stagione abbia lasciato delle scorie. Io sono una che parte sempre lenta a inizio anno. Ho bisogno di tempo, di giocare partite. Devo solo ritrovare il mio ritmo. Sono sicura che arriverà, con il lavoro e le partite”.

HALEP IN CONTROLLO – Altra vittoria facile di giornata, ma stavolta niente upset, con Simona Halep che si è imposta in un’ora e 18 minuti su Yulia Putintseva, per la verità più pugnace alla distanza. La rumena sembra sempre più a suo agio sui campi rapidi (come testimoniato dalla finale raggiunta qui nel 2018 e dalla vittoria schiacciante di Wimbledon dello scorso luglio), doppiando l’avversaria nei vincenti (26-13), pur con i medesimi 15 unforced, e vincendo il 77% dei punti sulla prima, sebbene dall’altra parte della rete ci fosse un’ottima ribattitrice come la kazaka, che però paga un grande dislivello fisico con tutte le migliori.

Il primo set è stato molto rapido, Halep ha subito impostato lo scambio in pressione, soprattutto sulla diagonale destra, e ha mandato fuori giri l’avversaria, che le ha concesso una palla break sfruttata senza remore con 3 errori di dritto. Putintseva sembrava essersi scossa velocemente, sfruttando la deconcentrazione della N.4 del seeding (tradottasi in un doppio fallo e un paio di errori da dietro) per contro-breakkare, ma il deficit alla battuta causato dal suo metro e 63 di altezza non le ha dato chance per una rimonta bona fide. Halep ha subito breakkato a zero, per poi uscire da due game combattuti con lo scalpo del set in 28 minuti. E proprio quei due game combattuti hanno settato il mood per un secondo parziale più equilibrato: il primo game, in particolare, ha visto la kazaka incenerire qualunque bandiera bianca potesse essere balenata nella sua psiche, annullando tre palle break non consecutive con un gioco propositivo, e mettendo la testa avanti per la prima volta.

Simona Halep – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Halep non si è però scomposta e ha atteso l’occasione propizia, passando nel quinto gioco mettendo spesso i piedi in campo in risposta. Quella che sembrava la breccia decisiva è diventata guerra di trincea però, perché la N.38 WTA non è arretrata di un centimetro: dapprima ha spinto in risposta per procurarsi una prima opportunità, su cui Halep si è salvata con un gran rovescio, per poi prendersi il 3-3 con una sequela di punti giocati con aggressività in seguito ad un ace dell’avversaria. Il sumernage doveva però farsi sentire, data la differenza atletica fra le due, e Halep è salita in cattedra nel gioco seguente, breakkando a 15 con tre vincenti da fondo, per poi rintuzzare l’ennesimo tentativo di rimonta della kazaka (due break point non consecutivi) con dei servizi assertivi che le hanno sempre dato il comando dello scambio. Passato il momento di kleos adrenalinico, Putintseva non ne ha avuto più, e Halep si è presa il quarto turno contro Elise Mertens grazie a una coppia di non forzati.

Interrogata sulla morìa di pretendenti, Simona ha viaggiato a fari spenti come al solito: “Tante favorite già eliminate? Beh, come sapete non penso alle altre giocatrici. So che a questo livello tutto può succedere. Ho delle aspettative, ma allo stesso tempo so che tutto può succedere. È solo un torneo. Sono sicura che per voi sia uno shock quando una top 10 viene sconfitta, ma così è la vita e non possiamo essere al 100% ogni giorno.

Non poteva però mancare un commento sulla vittoria di Gauff contro Osaka: “Quello che sta facendo Coco Gauff in questo momento è una grande cosa. Sono sicura che stia prendendo molta fiducia e presto sarà in grado di vincere uno di questi grandi tornei. Vincere uno Slam è veramente difficile. Quando ci sono riuscita ho pensato: ‘Ok, allora è possibile. Tutto è possibile’. Forse dopo avercela fatta mi sono un po’ rilassata, ho acquisito più fiducia. So che è davvero dura vincere sette partite consecutive, ma so anche che è possibile. E questo mi dà più fiducia.

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