WTA ranking: Simona Halep torna in top 5, sale Gauff

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WTA ranking: Simona Halep torna in top 5, sale Gauff

Serena sale al numero nove, per il resto pochi scossoni al vertice. Gran balzo della giovanissima ‘Coco’

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Le esplosioni, piccole o grandi le riteniate, in effetti si sono verificate: il secondo trionfo Slam di Simona Halep, certo non la più pronosticata o pronosticabile della vigilia; il ritorno di Serena Williams all’altare di una finale Major; la brutale detronizzazione subita dalla campionessa uscente Angie Kerber e infine, forse soprattutto, la corsa a perdifiato della quindicenne Cori Gauff. Molti spunti, ma a livello di smottamenti ai vertici della classifica poca roba.

Top 10 sempre comandata dalla campionessa del Roland Garros Ashleigh Barty e movimenti perlopiù insignificanti con una sola new entry, quella di Aryna Sabalenka: la bielorussa sostituisce la contristatissima Angie Kerber, sconfitta nel secondo turno dei Championships da Lauren Davis e costretta a cedere otto posizioni per assestarsi alla tredici WTA. Guadagna una posizione Serenona, oggi numero nove con la miglior classifica post-maternità ma soprattutto torna tra le prime cinque la neo campionessa Halep, che guadagna tre slot e si piazza ai piedi del podio ancora occupato da Barty, Osaka e Karolina Pliskova, tutte e tre con differente intensità deluse dall’esperienza sui prati.

La giocatrice di Costanza è la più assidua frequentatrice della top 5 vista negli ultimi anni: dai tempi del debutto nell’élite datato marzo 2014, Simona ha abbandonato il gruppo solo per otto settimane tra aprile e maggio 2016, per una settimana nel maggio dell’anno successivo e per le cinque settimane antecedenti l’inizio della trionfante trasvolata londinese.

Allargando gli orizzonti, è opportuno segnalare i nomi di alcune atlete che dalle settimane di Wimbledon hanno tratto una certa soddisfazione: è il caso di Petra Martic, al debutto tra le prime venti dopo gli ottavi raggiunti e ceduti a Elina Svitolina e di Karolina Muchova, per la prima volta nella top 50 e prima giocatrice dai tempi di Na Li 2006 a raggiungere i quarti all’esordio assoluto nel tabellone principale di Church Road. Due settimane di grazia anche quelle vissute da Barbora Strycova, inattesa semifinalista con scalpi di Kiki Bertens, Elise Mertens e Johanna Konta oltreché campionessa in doppio e nuova numero 32 WTA dopo aver guadagnato ventidue posizioni.

L’edizione 2019 di Wimbledon al femminile verrà tuttavia ricordata per la folle corsa di Cori Gauff, probabile simbolo del torneo da tramandare agli anni futuri. Quindici anni compiuti a marzo, “Coco” ha seminato sui prati di Londra alcuni ragguardevoli record: più giovane atleta a qualificarsi per un Major nell’era Open e giocatrice dalla carta d’identità più verde a vincere un match di tabellone principale e a raggiungere la seconda settimana dei Championships negli ultimi ventotto anni, Gauff fa il suo ingresso tra le prime 150 della classifica (da oggi è 143) scalando addirittura centosettantadue posizioni.

 

Piange, come purtroppo è uso negli ultimi tempi, il ranking delle italiane. Capofila e unica nostra rappresentante tra le prime cento è al solito Camila Giorgi, la quale, eliminata all’esordio, cede venti posizioni (da 42 a 62) per non esser stata capace di onorare la pesante cambiale (quarti) emessa lo scorso anno sui prati di Londra. Ci aggrappiamo così allo straordinario momento vissuto da Giulia Gatto-Monticone, brava a qualificarsi anche a Wimbledon dopo aver centrato il tabellone principale del Roland Garros e bravissima a disputare un encomiabile match sul Centrale contro una certa Serena Williams. Nell’anno dei trentadue, Giulia guadagna altre dodici posizioni e debutta tra le prime 150, assestandosi alla 149 WTA. Stupenda è il minimo che le si possa dire.

LE TOP 50
Classifica WTAVariazioneNazionalitàGiocatriceAnniPuntiTornei
10[AUS]Ashleigh Barty23660516
20[JPN]Naomi Osaka21625718
30[CZE]Karolina Pliskova27605522
4△3[ROU]Simona Halep27593317
5▽1[NED]Kiki Bertens27513025
60[CZE]Petra Kvitova29478519
7△1[UKR]Elina Svitolina24463819
8△1[USA]Sloane Stephens26380221
9△1[USA]Serena Williams37341112
10△1[BLR]Aryna Sabalenka21336526
11△1[LAT]Anastasija Sevastova29335624
12△1[SUI]Belinda Bencic22296327
13▽8[GER]Angelique Kerber31287520
14△1[CHN]Qiang Wang27287223
15△3[GBR]Johanna Konta28279022
16▽2[CZE]Marketa Vondrousova20276214
17▽1[USA]Madison Keys24255514
18△1[DEN]Caroline Wozniacki29247818
19△1[EST]Anett Kontaveit23233523
20△4[CRO]Petra Martic28233519
210[BEL]Elise Mertens23230526
22△1[FRA]Caroline Garcia25210524
23△3[USA]Amanda Anisimova17201818
24△1[CAN]Bianca Andreescu19196618
25▽8[GER]Julia Goerges30195524
26▽4[CRO]Donna Vekic23195021
27△1[USA]Sofia Kenin20189525
28▽1[ESP]Garbiñe Muguruza25186520
29△2[ESP]Carla Suárez Navarro30184221
30△2[GRE]Maria Sakkari23179026
31▽2[TPE]Su-Wei Hsieh33177524
32△22[CZE]Barbora Strycova33175023
33△1[USA]Danielle Collins25163821
34△1[UKR]Dayana Yastremska19161922
35△15[CHN]Shuai Zhang30156524
36▽3[UKR]Lesia Tsurenko30155620
37△18[USA]Alison Riske29143724
38△2[BLR]Victoria Azarenka29138018
390[KAZ]Yulia Putintseva24135524
40▽2[CZE]Katerina Siniakova23132726
41▽11[RUS]Daria Kasatkina22132521
42▽6[BLR]Aliaksandra Sasnovich25126021
43△25[CZE]Karolina Muchova22124013
44△5[AUS]Ajla Tomljanovic26121027
45△1[RUS]Anastasia Pavlyuchenkova28118521
46△6[PUR]Monica Puig25117322
47▽4[CHN]Saisai Zheng25115027
48△3[FRA]Alizé Cornet29114025
49▽4[RUS]Ekaterina Alexandrova24113327
50△10[SLO]Polona Hercog28110923

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Italiani

2019, il tennis ad aprile: Fognini punta sul rosso e vince, Berrettini nuova stella

Ad aprile splende il tennis italiano. Fabio vive una settimana magica e conquista il primo 1000 a Montecarlo. Matteo vince a Budapest e non si ferma più. Intanto Torino si aggiudica le ATP Finals dal 2021 al 2025

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Fabio Fognini - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

FABIO PRINCIPE A MONTECARLO – Aprile 2019 resterà per sempre nel cuore di Fabio Fognini. A Montecarlo – a pochi chilometri da casa sua (Fabio è infatti di Arma di Taggia) – il ligure, dopo un inizio di stagione alquanto deludente, centra finalmente la settimana perfetta e conquista il titolo più importante (finora) in carriera, diventando così il primo tennista azzurro a vincere un Masters 1000. Il giusto coronamento per un giocatore dal talento inesauribile e raffinato che, pur avendo conseguito fino a quel momento risultati egregi (non dimentichiamo la vittoria in doppio con Simone Bolelli all’Australian Open nel 2015 e la qualificazione al Masters della stessa categoria nello stesso anno), in singolare non era mai riuscito a realizzare quell’acuto che distingue i buoni giocatori da quelli più vincenti e con una marcia in più.

La consacrazione arriva per giunta sull’amata terra rossa, superficie prediletta da Fabio (ma ha vinto anche un torneo sul duro, in Messico), su cui precedentemente aveva sollevato ben sette trofei (Stoccarda e Amburgo, 2013; Viña del Mar, 2014; Umago, 2016; Gstaad, 2017; San Paolo e Bastad, 2018). Il ligure si era issato fino a quel momento in altre 10 finali (6 su terra e 4 sul duro). Fabio fa brillare di nuovo il blasone del tennis italiano, vincendo a Montecarlo 51 anni dopo Nicola Pietrangeli ed essendo il primo azzurro dell’Era Open a conquistare un Masters 1000 (l’ultimo ad imporsi in un torneo più o meno equivalente fu Adriano Panatta a Roma nel 1976).

Per l’azzurro, testa di serie n. 13, il destino è segnato sin dal primo turno. Contro il giovane Andrey Rublev è sull’orlo del baratro, trovandosi sotto 4-6 1-4 e 15-40 sul proprio servizio. Da questo momento, la svolta, complice un pizzico di fortuna e la volontà di risollevare le sorti di un match cominciato male. Fabio non solo annulla cinque palle per il 5-1 Rublev – la quarta con un inaspettato ace di seconda – ma rimonta e fa suo il secondo parziale, per poi cambiare atteggiamento e diventare così il mattatore del terzo set. Il russo, dal canto suo, rimane frastornato dalle tante occasioni mancate e perde via via la lucidità. Alla fine a vincere è Fognini che, sempre più intraprendente e in fiducia si impone sull’avversario con il punteggio di 4-6 7-5 6-4.

Al secondo round, Gilles Simon dà forfait per infortunio; agli ottavi Fabio liquida la pratica Sascha Zverev in due set mentre contro Borna Coric, ai quarti di finale, affronta e vince un’altra durissima lotta al terzo set. Ora è centrato e in fiducia, il suo tennis è sempre più efficace e solido. E poi Rafa Nadal. Una partita perfetta per un Fognini centratissimo, devastante e sempre in controllo in semifinale contro il campionissimo spagnolo, re (quasi sempre) incontrastato sul rosso che, a Montecarlo, ha trionfato ben 11 volte. Ebbene, non c’è storia. Fabio è semplicemente perfetto, Nadal un po’ meno. Con un perentorio 6-4 6-2 l’azzurro si impone su Rafa per la quarta volta in carriera, la terza sulla terra, e vola per la prima volta in finale di un torneo ‘1000’.

Tra lui e la coppa c’è l’outsider Dusan Lajovic, n. 48 del mondo. Nonostante il serbo sia un avversario ostico e abbia disputato un torneo perfetto fino alla finale senza perdere un set, si tratta per il ligure di un’occasione ghiotta. Gestendo alla grande vento, pressione e tensione, Fognini mette in campo tutta la sua esperienza e savoir faire e, alla fine, si impone su un combattivo Lajovic con lo score di 6-3 6-4. Un trionfo. La consacrazione di un talento che troppo spesso, in passato, era stato condizionato da emozioni e reazioni a volte inappropriate in campo da parte di Fabio.

Ed è un grande regalo, per Fabio stesso, il suo team, i tifosi e la sua famiglia: “Io sono nato qui vicino e vincere questo torneo per me è staordinario. È incredibile. Grazie al mio team. Quest’anno abbiamo iniziato abbastanza male, ma poi ad aprile abbiamo vinto un bel torneino (ride). Grazie ad Arma, agli amici. A Flavia, che mi supporta e mi sopporta. E poi un regalo speciale per la mamma: “La vittoria la voglio dedicare soprattutto a mia madre che domani compie gli anni. Questa coppa è per lei”. Dopo il successo al Principato, Fognini, da n. 18 sale al n. 12 eguagliando Paolo Bertolucci e, di lì a due mesi, taglierà il traguardo della top 10, raggiungendo il (per ora) best ranking della posizione n. 9.

Matteo Berrettini – Budapest 2019 (foto via Facebook, @huntennis)

L’ESPLOSIONE DI MATTEO BERRETTINI – Sulle orme di Fabio Fognini, un altro giovane italiano si mette in luce sulla scena mondiale. Il 23enne romano Matteo Berrettini, allenato da Vincenzo Santopadre, dopo aver vinto nel 2018 il suo primo titolo ATP a Gstaad, continua a fare progressi e, nel mese di aprile 2019, compie quel salto di qualità che farà di lui, a fine stagione, uno dei migliori otto tennisti del circuito. Reduce dalla semifinale a Sofia e dalla vittoria al Challenger di Phoenix, Matteo continua a mettere in campo un tennis sempre più solido e intraprendente, dimostrando di aver acquisito maggiore maturità e consapevolezza dei propri mezzi. A Budapest disputa un torneo pressoché perfetto e, dopo aver superato Kukushkin, Bedene, Cuevas e Djere, in finale contro Kraijnovic, sotto di un set, dimostra personalità e determinazione, alzando il livello nel momento cruciale e andandosi a prendere il secondo titolo (4-6 6-3 6-1 lo score). Entra così in Top 40 (aveva cominciato l’anno da n. 54).

Da questo momento, Matteo non si ferma più. Finale al torneo di Monaco (persa con Garin); percorso netto a Stoccarda (giugno) dove, senza concedere neanche un set, solleva il terzo trofeo nel circuito maggiore; semifinale ad Halle (persa da Goffin). Poi l’ulteriore grande conferma: arrivano le semifinali allo US Open e a Shanghai. Una gioia e una consapevolezza sempre più grandi per Berrettini che, alla fine della stagione, entra in Top 10 ed è, attualmente all’ottava posizione del ranking. Riscrive così la storia del tennis azzurro diventando il terzo italiano a qualificarsi (in singolare) alle ATP Finals dopo Panatta e Barazzutti, ed il primo a vincere un match al Masters grazie alla vittoria contro Thiem (round robin). Ma, ne siamo certi, per Matteo è solo l’inizio…

Torino ospiterà le ATP Finals dal 2021 al 2025 (foto @ATPTour)

TORINO PALCOSCENICO DELLE ATP FINALS DAL 2021 – Ma, in aprile, le belle sorprese per il tennis azzurro non finiscono qui. Il 24 aprile viene ufficializzata la nuova sede del Masters di fine anno: l’ATP sceglie Torino e l’evento si svolgerà al Pala Alpitour (14.700 posti) dal 2021 al 2025; le altre città candidate erano Manchester, Tokyo e Singapore. Vince Torino, vince l’Italia. Il capoluogo piemontese – quindicesima sede delle Finals – è forte non solo di una grande esperienza e tradizione nel mondo dello sport, ma anche del suo ruolo centrale nell’arte, nella cultura e nella storia del paese. L’Italia si inserisce così sempre più nella rosa dei paesi europei all’avanguardia nell’organizzazione di eventi sportivi dove il tennis trova sempre maggiore spazio. Dopo Roma, con gli Internazionali d’Italia, e Milano, con le NextGen, ora sarà la volta del capoluogo piemontese ad accogliere il grande tennis.

 

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Al femminile

WTA, diario di un decennio: il 2014

Quinta puntata dedicata al decennio appena terminato in WTA: gli ultimi Slam di Li Na, Sharapova e Kvitova, e Serena Williams che raggiunge Evert e Navratilova. Ma soprattutto un anno ricco di match indimenticabili

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Simona Halep e Maria Sharapova - Roland Garros 2014

Quinto articolo dedicato agli anni ’10 del tennis femminile, che tratterà del 2014. Per la illustrazione dei criteri adottati, rimando alla introduzione del primo articolo, pubblicata martedì 26 novembre.

ANNO 2014

La fine del triello
Il torneo di Brisbane che apre il 2014 suggerisce assoluta continuità con le stagioni precedenti: Serena Williams supera in semifinale Sharapova e in finale Azarenka. Sono i tre nomi che hanno caratterizzato il 2012 e 2013. In realtà Brisbane è l’ultimo torneo riconducibile alla idea di “triello”. La situazione che ha caratterizzato la WTA nel biennio precedente sta per dissolversi, per ragioni differenti.

Innanzitutto i problemi fisici di Azarenka. La giocatrice capace di dare filo da torcere sul cemento a Serena Williams chiude la fase più alta della sua carriera. Se fra il 2011 e il 2013 negli Slam ha raggiunto 3 semifinali, 2 finali e 2 vittorie, dal 2014 non riuscirà più ad andare oltre i quarti di finale in un Major. Il ranking testimonia le difficoltà: numero 2 a fine 2013, numero 32 a fine 2014. La miglior Azarenka si rivedrà solo all’inizio del 2016, prima dello stop per maternità.

Anche per Williams nel 2014 cambieranno le cose: raddoppierà le sconfitte del 2013 (da 4 a 8) e probabilmente questo la porterà a rivedere la programmazione, concentrandosi solo sui tornei più importanti. Gli effetti si vedranno sulla sua agenda del 2015; è come se da quella stagione cambiassero le rivali: più che con le colleghe in attività, Williams comincia a misurarsi con le grandi giocatrici del passato per superare i loro record, nella virtuale gara fra le più grandi tenniste di tutti i tempi.

Resiste però ancora Sharapova, che nel 2014-2015 vivrà l’ultima grande fase della carriera, prima di andare incontro ai tanti problemi degli anni successivi, caratterizzati da seri infortuni e dalla squalifica della Wada.

Intanto però comincia a farsi avanti una nuova generazione. In particolare, dagli Internazionali di Italia 2013, ha compiuto un improvviso salto di qualità una giovane rumena, nata nel settembre 1991: Simona Halep. Partita dalle qualificazioni, ha raggiunto la semifinale del torneo di Roma e da quel momento ha cambiato marcia. Nel 2013 ha vinto ben sei tornei di livello crescente: prima tre International (Norimberga, s’Hertogenbosch, Budapest); poi due Premier (New Haven e Mosca); infine il “Masterino” di Sofia.

Per via dell’inerzia che caratterizza i meccanismi del ranking, Halep non è ancora arrivata ai vertici, ma è questione di giorni. Nel maggio 2013 era numero 64 del mondo, diventa Top 10 nel gennaio 2014 e da quel momento rimarrà fra le prime dieci della classifica per tutto il resto del decennio (unica a riuscirci).

La stagione dei grandi match
Ogni anno tennistico offre le proprie specificità, anche se rimane la scadenza fissa dei grandi appuntamenti (Slam e Premier Mandatory) e la regolarità dei cambi di superficie: prima il cemento, poi la terra, quindi l’erba infine il ritorno al cemento. Per quanto riguarda questa stagione, nella mia (del tutto personale) visione, direi che la principale caratteristica del 2014 è l’avere offerto molte singole partite di livello altissimo.

Ecco perché forse lo si potrebbe definire come “l’anno dei grandi match”. In vista della fine di questo ciclo di articoli ho provato a selezionare le partite più memorabili del decennio; e mi sono ritrovato davanti ad almeno cinque match del 2014 che proprio non saprei come escludere dalla lista definitiva. Il primo si svolge a Melbourne, durante gli Australian Open.

a pagina 2: Li Na e gli Australian Open

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Focus

Obiettivo Australia per Sinner: rinuncia a Doha per preparare meglio il primo Slam

L’altoatesino era atteso in Qatar, ma insieme a coach Piatti ha preferito concentrarsi sulla prima volta all’Australian Open. Debutto stagionale nel Challenger di Canberra, poi forse Kooyong

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Il 2020, la prima stagione che Jannik Sinner vivrà a pieno regime tra i grandi, inizia con un cambio di programma. L’altoatesino infatti si è cancellato dagli alternates del torneo di Doha, nonostante in Qatar tirasse per lui aria di wild card. Il focus si sposta a questo punto direttamente sull’Australia, dove il campione delle Next Gen Finals non era mai atterrato nella sua precocissima carriera. C’è l’attenta regia di Riccardo Piatti dietro l’agenda del numero 78 del mondo, che prova così a non disperdere energie e a ottimizzare gli sforzi in vista dell’appuntamento con lo Slam che aprirà l’anno (20 gennaio-3 febbraio). È la prima volta che viene in Australia, voglio che si ambienti bene, ha confidato lo stesso Piatti, raggiunto telefonicamente questa mattina da Ubitennis.

TOUR AUSTRALIANO – Nei primissimi giorni dell’anno Jannik raggiungerà così Brisbane insieme al tecnico di Bordighera, per allenarsi sotto i suoi occhi. Piatti infatti sarà presumibilmente da quelle parti al seguito di Maria Sharapova, che potrebbe essere impegnata nel torneo che partirà il giorno dell’Epifania (e che va a sovrapporsi con la prima edizione dell’ATP Cup).

Proprio dal 6 gennaio Sinner si sposterà a Canberra, dove farà il suo esordio stagionale in un Challenger seguito da altri componenti del team (faranno parte della spedizione australiana anche Andrea Volpini, il preparatore fisico Dalibor Sirola e Claudio Zimaglia, fisioterapista e osteopata). Il binomio con Piatti tornerà a formarsi a Melbourne nelle immediate vicinanze dell’Australian Open (il primo Slam, per Jannik, da avente diritto a un posto del main draw. Nello scorso US Open è infatti dovuto passare dalle qualificazioni), con la possibilità di partecipare all’esibizione di Kooyong dal 14 al 16 gennaio: “Forse farà qualche match lì”, ha aggiunto Piatti.

WILD CARD EUROPEE – Archiviata la lunga trasferta nell’emisfero Sud, sarà la volta dei primi tornei europei con le wild card che vengono date già per certe sul cemento di Montpellier, Rotterdam e Marsiglia, in preparazione dell’attesa trasferta negli Stati Uniti per le quattro settimane di Indian Wells e Miami a cavallo tra marzo e aprile.

A 18 anni e pochi mesi, Sinner ha l’opportunità in avvio di stagione di scalare a grandi passi il ranking considerando l’assenza pressoché totale di punti da difendere fino ad aprile. Infatti soltanto a Budapest, in primavera inoltrata, ha vinto il suo primo match nel circuito maggiore (primo nato nel 2001 a riuscirci, in quel momento 314 del mondo). La prospettiva potrebbe essere anche quella della top 50 (qui una riflessione in tal senso del direttore Scanagatta), se i mesi iniziali dell’anno dovessero risultate particolarmente proficui. E se i sorteggi dovessero sorridere.

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