WTA Guadalajara: primo trionfo per Sorribes Tormo

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WTA Guadalajara: primo trionfo per Sorribes Tormo

In una finale non bella ma combattuta, Sara Sorribes Tormo supera in due set Eugenie Bouchard. Per lei prima vittoria e best ranking

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Sara Sorribes Tormo - Guadalajara 2021 (foto Facebook AbiertoZapopan2021)

[4] S. Sorribes Tormo b. [WC] E. Bouchard 6-2 7-5

Giornata trionfale per il tennis femminile spagnolo, che nel corso di questo sabato è riuscito a ottenere ben due successi nel circuito maggiore WTA. Dopo l’affermazione di Garbine Muguruza nel WTA 1000 di Dubai è arrivata anche la vittoria di Sara Sorribes Tormo (n. 70 WTA), che nel WTA 250 Abierto Zapopan di Guadalajara ha sconfitto in finale la wild card canadese Genie Bouchard (n. 143 WTA), alla sua ottava sconfitta in finale in carriera in nove apparizioni.

Il match è stato particolarmente combattuto nel primo set, nel quale sei degli otto giochi disputati sono andati ai vantaggi, ma nei quali Bouchard non è riuscita a sfruttare nessuna delle sette palle break avute, di cui al meno una in ogni turno di battuta dell’avversaria. Innervosita dalla tenuta difensiva di Sorribes Tormo, Bouchard ha finito per commettere ben 22 errori gratuiti nel corso del set arrivando quasi a regalare l’ultimo game del primo set insieme con il primo del secondo nel quale ha ricevuto due ammonizioni nel giro di pochi minuti che le sono costate un quindici. “A un certo punto mi sembrava di star giocando come un Under 12, lei rimandava tutto e semplicemente non sapevo cosa fare – ha spiegato Eugenie dopo la partita – qualche volta è necessario sfogarsi, non è qualcosa che faccio di frequente, ma ogni tanto bisogna far uscire la frustrazione”.

 

La pallata in tribuna e la racchetta fracassata però hanno comunque sortito un qualche effetto sulla canadese, che ha iniziato a giocare in maniera un po’ più solida e grazie anche a un momento di passaggio a vuoto da parte di Sorribes Tormo è riuscita a risalire da 1-3 a 5-3 con un parziale di 17 punti a 3. Ma al momento di servire per il set, una comodissima volée di diritto messa in rete nel primo punto ha fatto di colpo riapparire i fantasmi che sembravano essere stati scacciati e sono riaffiorati gli errori gratuiti del primo set (saranno 39 alla fine per la canadese, contro i 16 della spagnola) che hanno condannato Bouchard alla sconfitta.

La mia idea era di cercare di iniziare lo scambio rimandando i suoi primi colpi che di solito sono molto violenti – ha spiegato Sorribes Tormo in conferenza stampa – e allo stesso tempo farlo senza perdere troppo campo”.

Durante la premiazione la spagnola è stata raggiunta dalla ceca Bouzkova, che è una delle sue migliori amiche nel tour e che l’ha accompagnata questa settimana nella quale Sorribes Tormo non aveva la sua allenatrice, rimasta in Spagna, ma viaggiava solamente con la madre. “[Bouzkova] è davvero una straordinaria persona, sono molto contenta di essere sua amica”.

Con questa vittoria Sorribes Tormo, oltre a conquistare il suo primo titolo in carriera, raggiunge anche il suo best ranking al n. 57 e prepara l’assalto alla Top 50. “Non ho in mente nessun obiettivo, nessun torneo o nessuna giocatrice da battere, voglio solo giocare un poco meglio ogni giorno: questo è ciò che mi fa lavorare ogni giorno”.

Anche Bouchard se ne va da Guadalajara con un buon bottino, nonostante la sconfitta. La canadese risale al n. 116 del ranking mondiale, ha ottenuto uno special exempt per il tabellone principale dell’Abierto GNP Seguros in programma la settimana prossima a Monterrey, sempre in Messico, e il tutto arrivando alla sede del torneo pochissime ore prima del suo primo turno. “Ho giocato la finale del doppio a Lione domenica pomeriggio, poi ho viaggiato per circa 35 ore arrivando nella mia camera d’albergo alle 9 di lunedì sera con la partita di primo turno martedì. Mi sono detta “andrà come andrà”, e sono arrivata in finale. Oggi non sono riuscita a trovare il giusto equilibrio tra essere paziente ed essere aggressiva, finendo per commettere troppi errori, ma ora bisogna solamente continuare a giocare quanti più match possibile. Negli ultimi anni questo è ciò che mi è mancato maggiormente”.

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Lorenzo Sonego racconta le origini del suo singolo, “Un solo secondo”

Il torinese ha registrato un pezzo estivo con AlterEdo, un amico d’infanzia. Non è l’unico tennista ad essersi recentemente dato alla musica sulle orme di Noah e McEnroe: da Shapovalov alla boy band di Federer, Dimitrov e Haas

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Lorenzo Sonego - ATP Roma 2021 (via Twitter, @InteBNLdItalia)

Dopo aver infiammato il Foro Italico con la sua corsa alla semifinali (dove ha fatto soffrire Djokovic dopo aver battuto Monfils, Thiem e Rublev), Lorenzo Sonego ha deciso di dedicare qualche giorno agli amici di una vita con i quali condivide da sempre la stessa passione, vale a dire la musica. Il risultato è stato “Un solo secondo“, pezzo estivo realizzato in collaborazione con AlterEdo (nome d’arte di Edoardo Pepe), classe 1996, palermitano di nascita ma residente a Torino dall’età di due anni.

Intervistato da Ubitennis, Sonego ha detto: “L’abbiamo registrata per gioco perché da piccoli scrivevamo canzoni insieme per divertimento. Poi un amico si è laureato, e gli abbiamo regalato la possibilità di registrare una canzone con una casa discografica. Dopo che ne ha incise un po’ abbiamo deciso di farne una insieme; abbiamo deciso di registrare un pezzo estivo, e questo è il risultato“. Si tratta infatti del terzo singolo di AlterEdo dopo “Bugia” e “Forse non lo sai”, pubblicati nel 2020. Questa è la canzone:

Qui invece una foto dallo studio della scorsa settimana:

 

NOAH, JOHNNY MAC E I LORO NIPOTI

I tennisti che nei decenni si sono dati alla seconda arte sono diversi, da Yannick Noah, che ha raggiunto sei volte la vetta delle classifiche degli album più venduti in Francia (l’ultima nel 2012), a John McEnroe, che nel 1991 ha pubblicato una cover di Rock and Roll dei Led Zeppelin assieme a Pat Cash e con, fra gli altri, Roger Daltrey alla voce. Genius è peraltro sposato con Patty Smith, uno dei tanti intrecci sentimentali fra il gioco e la musica.

Negli ultimi anni, però, il fenomeno sembra essere aumentato, e se da un lato abbiamo Félix Auger-Aliassime e Ugo Humbert, che oltre ad aver raggiunto i quarti ad Halle sono anche dei pianisti di tutto rispetto, dall’altro troviamo produzioni più contemporanee, alcune meno riuscite di altre.

Noti hyphenated fra tennis e rap sono per esempio Denis Shapovalov e Corentin Moutet (scapigliato vero), che lo scorso settembre hanno addirittura collaborato:

Poco prima era uscito il pezzo di Dayana Yastremska, attualmente sospesa per doping:

BLOOPERS

Ora, il parere sui pezzi dei vari Sonego, Shapo e Yastremska è ovviamente soggettivo e legato a preferenze di genere, ma è meno opinabile che si tratti di produzioni di livello professionale. Altre volte, invece, il prodotto può risultare, come dire, meno rifinito; ne è un esempio perfetto questo singolo di Caroline Wozniacki (omettiamo il breve duetto con Radwanska per rispetto di entrambe):

Spostandosi verso la Next Gen, un Rublev adolescente non può non ricordarci schiere di nostri coetanei o compagni di quartiere con un sogno e francamente poco altro:

Altri, infine, hanno quantomeno dell’auto-ironia, per esempio gli “One-Handed Backhand Boys“, trio composto da Roger Federer, Tommy Haas e Grigor Dimitrov e durato lo spazio di una versione accorciata di “Hard to say I’m sorry” con un featuring speciale (bimane):

Questa non è neanche così male, dite? Think again:

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1 x 40 – Ubi Radio: tennis e TV, parabola contro streaming

Una panoramica della situazione dei diritti TV in Italia: chi trasmetterà i prossimi grandi eventi tennistici? Come fare per guardarli in TV?

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Rolex Paris Masters 2018 (Photo: Eric Della Torre / FFT)

Anche se la stagione tennistica è nel pieno del suo svolgimento, la nuova stagione sportiva 2021/22 dal punto televisivo comincerà tra un paio di settimane, il 1° luglio prossimo, e ha in serbo qualche novità anche per gli appassionati di tennis. Sky Italia lancerà un nuovo canale tematico dedicato esclusivamente al tennis, Sky Sport Tennis, i diritti del Roland Garros sono stati rinnovati da Discovery/Eurosport fino al 2026 mentre ci sono dubbi relativi a chi trasmetterà il prossimo Australian Open.

Il conduttore di Ubi Radio Vanni Gibertini fa il punto della situazione televisiva con l’esperto di Ubitennis Luca De Gaspari e spiega come sarà possibile per tutti gli appassionati non perdersi nemmeno un punto del prossimo torneo di Wimbledon e guardarsi per intero le Olimpiadi di Tokyo 2020 in programma tra poco più di un mese.

La puntata precedente

 

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Olimpiadi di Tokyo 2020: le liste provvisorie dei tennisti partecipanti

Chi si è qualificato, chi non può andare e chi non vuole andare alle Olimpiadi di Tokyo 2020. La situazione aggiornata dopo le ultime rinunce di Thiem e Nadal

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Il campione Olimpico in carica, Andy Murray

A poco più di un mese dalla cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi di Tokyo 2020, sono finalmente state pubblicate le classifiche che guideranno l’ammissione diretta dei tennisti nel tabellone del torneo olimpico. Come tradizionalmente accade, infatti, e come era già stato deciso anche per questa edizione dei Giochi, la classifica che fa fede è quella post-Roland Garros, e quindi nel caso di quest’anno quella pubblicata il 14 giugno.

Chi può andare

Per quel che riguarda i tornei di singolare, i criteri di ammissione prevedono 56 ammissioni dirette in base al ranking di riferimento, sei tennisti ammessi attraverso i tornei di qualificazione continentale, a patto che siano tra i primi 300 del ranking e non siano in eccesso alla quota per nazione (che verrà spiegata più tardi).

Per i continenti americano (2 posti), asiatico e africano (1 posto ciascuno) vengono tenute valide come qualificazioni i tornei rispettivamente dei Giochi Panamericani di Lima 2019, del Giochi Asiatici di Jakarta 2018 e dei Giochi Africani di Rabat 2019. Per quel che riguarda invece Europa e Oceania, l’ammissione verrà assegnata al giocatore o giocatrice meglio classificato appartenente alle nazioni non ancora rappresentate in tabellone. Infine ci sarà un posto garantito al Giappone, paese ospite dei Giochi Olimpici, oltre ad una wild card a discrezione dell’ITF Panel per un atleta già campione di Slam o Campione Olimpico a patto che sia incluso tra i primi 300, con il ranking attuale o il ranking protetto nel caso in cui provenga da un infortunio di lunga durata.

 

Inoltre ci sono anche altri due criteri restrittivi che influenzeranno la lista dei partecipanti a Tokyo 2020: nessuna nazione può avere più di quattro rappresentanti in singolare e più di sei in totale per ogni sesso. Quindi le nazioni che hanno un elevato numero di tennisti nei primi 50-60 della classifica dovranno lasciare a casa qualcuno. E infine i partecipanti devono essere “in good standing” con la propria Federazione, ovvero in linea di massima aver rappresentato la propria nazionale tre volte dalle ultime Olimpiadi, di cui almeno una nell’ultimo biennio, anche se ci sono eccezioni a questa regola per giocatori giovani o per chi rappresenta un paese con parecchi atleti di alto livello. In ogni caso, la Federazione nazionale ha l’ultima parola su chi viene nominato.

Il singolare maschile

Tra i ragazzi il n. 56 dell’ultimo ranking è Yoshihito Niskioka, che teoricamente sarebbe l’ultimo ammesso di diritto, tuttavia il taglio è al momento intorno al 74° posto di Emil Ruusuvuori grazie alle varie restrizioni e defezioni.

Innanzitutto il posto garantito ai rappresentanti dell’Oceania non sarà assegnato, dal momento che non c’è nessun tennista sopra il 300° posto che appartenga ad un Paese oceanico non rappresentato, quindi ci saranno 57 giocatori ammessi per diritto di classifica.

Poi ci sono i Paesi con problemi di abbondanza, tra cui c’è anche l’Italia. Sicuramente il Paese con maggiore scelta da questo punto di vista sono gli USA, che hanno Opelka (32), Isner (33), Fritz (36), Paul (50), Korda (52), Querrey (63), Tiafoe (65), Sandgren (68) e Johnson (72), Giron (75). Tuttavia Opelka e Isner hanno detto che non parteciperanno alle Olimpiadi per scelta personale, così come probablmente Querrey, che preferirà raccogliere montepremi e punti nei tornei ATP in Nord America a fine luglio. Qundi la squadra maschile dovrebbe essere un quartetto molto giovane composto da Fritz, Paul, Korda e Tiafoe. Korda in teoria non ha le presenze in Davis o ATP Cup necessarie, ma considerando che all’inizio dell’anno era ben oltre il 100° posto del ranking, si tratta di un criterio che per lui non viene considerato.

Tra gli azzurri ci sarebbero cinque giocatori ad avere la classifica per entrare: Berrettini (9), Sinner (23), Sonego (26), Fognini (29) e Musetti (61), soltanto che Musetti dovrà rimanere fuori per raggiunto limite di giocatori.

Matteo Berrettini – Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

Anche la Spagna dovrà lasciare a casa qualcuno per questo motivo: anche con le assenze dichiarate di Bautista Agut (10) e Nadal (3), Carreno Busta (12), Davidovich Fokina (35), Ramos Vinolas (38) e Feliciano Lopez (64, che però probabilmente non andrà) spingono fuori dal lotto dei partecipanti Munar (69) e Andujar (70), che chiaramente rientrerebbero nella rosa dei quattro in caso di altro forfait.

Altri tennisti che hanno già confermato la loro assenza a Tokyo sono Thiem (5), Shapovalov (14), Ruud (15), Lajovic (40), Delbonis (48) e Kyrgios (58), il quale ha rinunciato a tutti gli ultimi tornei per un infortunio al collo, oltre ad aver manifestato il desiderio di non uscire dall’Australia durante la pandemia.

Non andrà alle Olimpiadi anche Benoit Paire (46), squalificato dalla Federazione Francese per i suoi comportamenti molto al limite durante gli ultimi mesi ma anche durante le ultime Olimpiadi di Rio, anche se la Francia avrà già quattro tennisti in Monfils (16), Humbert (31), Mannarino (42) e Gasquet (54), lasciando Chardy (59) e Simon (71) alla finestra.

Al momento il posto riservato alla nazione ospitante dovrebbe non essere utilizzato, dal momento che ci sono già Nishikori e Nishioka ammessi di diritto, quindi dovrebbe slittare il “taglio” generale di un posto. Dubbi sulla wild card del Panel a un ex campione Slam: quello dovrebbe essere lasciapassare riservato a Juan Martin del Potro, se l’argentino dovesse essere in grado di giocare per difendere l’argento conquistato a Rio, ma al momento non è certo che la cosa possa accadere.

In conclusione quindi, oltre ai tennisti già citati, dovrebbero essere inclusi il bielorusso Egor Gerasimov (76) come miglior europeo da un Paese non rappresentato, l’egiziano Mohamed Safwat (165) per il posto africano, Denis Istomin (186) per quello asiatico, e il brasiliano Joao Menezes (205) e il cileno Tomas Barrios (229) per i posti designati al continente America. Gerasimov potrebbe entrare per diritto di classifica se dovessero esserci alcune defezioni: in tal caso il posto europeo dovrebbe essere preso dal lituano Berankis (84) oppure dal moldavo Albot (93).

Infine ci sono anche tre tennisti inseriti nella lista con il loro “protected ranking”, la cui partecipazione tuttavia è molto in dubbio: il britannico Andy Murray, oro nelle ultime due edizioni, il sudafricano Kevin Anderson e il cinese di Taiwan Yen-Hsun Lu. Murray ha giocato molto poco negli ultimi mesi e potrebbe non voler effettuare il viaggio verso Tokyo, mentre Kevin Anderson non rappresenta il Sudafrica da quasi un decennio a causa di problemi di assicurazione (è infatti in attesa del passaporto americano) e non dovrebbe essere eleggibile per le Olimpiadi per questo motivo.

Il singolare femminile

Nella competizione per le ragazze, la n. 56 dell’ultimo ranking WTA è la ceca Barbora Strycova, che ha annunciato il suo ritiro dal tennis, ma come detto a causa di tutte le restrizioni il taglio si sposterà molto più in basso, probabilmente intorno all’80° posizione.

Partiamo anche qui dai Paesi con problemi di abbondanza: questa volta non c’è l’Italia, che dovrebbe avere la sola Camila Giorgi (76) ammessa di diritto, e grazie alle varie restrizioni. Il Paese con più potenziali partecipanti sono ancora una volta gli Stati Uniti: Kenin (5), Serena Williams (8), Brady (14) e Gauff (2) dovrebbero essere le uniche quattro ammesse a giocare il singolare, con Pegula (26), Keys (28), Riske (31), Rogers (46), Collins (48), Stephens (67), Li (68), Pera (69), Anisimova (79) e Brengle (80) ad attendere alla finestra possibili defezioni, la più probabile della quale è quella della quasi quarantenne Serena Williams, che non ha mai viaggiato senza sua figlia Olympia e che proprio alle Olimpiadi dovrebbe separarsene a causa delle restrizioni della bolla di Tokyo.

Serena Williams e Patrick Mouratoglou – US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Poi c’è la Russia, che in Giappone gareggerà sotto l’egida del CIO e non sotto la bandiera della Nazione a causa dello scandalo doping di Sochi 2014, che presenta Pavlyuchenkova (19), Kudermetova (32), Alexandrova (34) e Kasatkina (35), con in “panchina” nientemeno che Kuznetsova (39), Vesnina (52 con il ranking protetto) ed eventualmente Potapova (82). Anche la Repubblica Ceca deve lasciare a casa qualche rappresentante: Karolina Pliskova (10), Kvitova (11), Krejcikova (15) e Muchova (22) dovrebbero escludere dai Giochi Vondrousova (41), Bouzkova (50), la neo-ritirata Strycova (56) e Siniakova (75). Tuttavia Krejcikova ha appena annunciato la sua presenza agli Internazionali di Sicilia a Palermo che si giocano durante le Olimpiadi, quindi è possibile che alcune delle “riserve” rientrino in gioco. Anche perché Krejcikova è la n. 1 del mondo in doppio insieme con la connazionale Siniakova, e le due hanno ottime chance di medaglia nella specialità.

Rybakina (21) e Martic (25) teoricamente non avrebbero le presenze in nazionale per andare alle Olimpiadi, ma le rispettive Federazioni potrebbero mandarle comunque. Stesso discorso potrebbe valere per Badosa, che solo da poco è diventata giocatrice fissa nella Top 50.

Sarà sicuramente esclusa Yastremska (37), i cui appelli alla squalifica per doping sono stati finora respinti, così come la semifinalista dell’ultimo Roland Garros Zidansek che ha annunciato che non farà parte della squadra slovena a Tokyo. Assente sarà anche la cinese di Taiwan Su-Wei Hsieh, che è stata esclusa dalla ITF per non aver rappresentato la propria nazionale, andandosene da Dubai lo scorso marzo durante un incontro di Billie Jean King Cup.

Il posto dedicato al Giappone è stato riallocato all’entry list in base alla classifica, in quanto Naomi Osaka (2) è abbondantemente qualificata di diritto, così come saranno riallocati il posto riservato all’Oceania (non ci sono giocatrici entro le prime 300 che appartengono a Paesi non rappresentati) e uno dei posti assegnati al continente America: infatti la finalista dei Giochi Panamericani, Caroline Dolehide, è statunitense e gli USA hanno già abbondantemente raggiunto la quota di quattro singolariste.

Dubbi per la wild card del Panel ITF: la destinataria più meritoria sarebbe sicuramente Venus Williams, che chiuderebbe la carriera Olimpica con un’ultima partecipazione, ma per lei il problema rimane ancora il passaporto, in quanto essendo americana è bloccata dalla quota per Paese già raggiunta.

Gli indecisi

Questa la situazione al momento ma c’è da scommettere che le cose cambieranno nel corso dei prossimi giorni. Già la rinuncia di Nadal, che non andrà nemmeno a Wimbledon, è un duro colpo per il prestigio del torneo olimpico, e anche Roger Federer e Serena Williams hanno espresso molte perplessità riguardo la loro partecipazione viste le restrizioni che saranno in vigore a Tokyo. Tutti gli atleti infatti dovranno alloggiare al villaggio olimpico e non potranno portare con loro gli entourage che normalmente li seguono durante la stagione. Inoltre, dovranno sottostare a tutte le norme della bolla cui ormai sono tristemente abituati: niente escursioni fuori da villaggio, campi di gara e allenamento, test quotidiani e così via.

Poi, per chi invece non ha problemi di grandi entourage, potrebbe esserci il problema economico. Alle Olimpiadi non sono in palio punti e non sono in palio soldi, a meno che non si vinca una medaglia. E anche in quel caso i premi dipendono dai singoli comitati olimpici nazionali e potrebbero essere molto inferiori a quello cui i tennisti professionisti sono abituati. Per gli atleti statunitensi, infatti, anche una medaglia d’oro non varrebbe più di una cifra intorno ai 20.000 dollari o poco più, nemmeno la metà del prize money di primo turno di uno Slam. Per gli italiani siamo a circa dieci volte di più, ma si tratta comunque di cifre non in linea con i premi principali dei grandi tornei tennistici.

I motivi “pratici” per non andare alle Olimpiadi non mancano, soprattutto in questa edizione. Rimangono i motivi “patriottici” che spingerebbero ad andare, ma da questo punto di vista ognuno vede la cosa in maniera molto personale e le valutazioni sono inevitabilmente soggettive. Speriamo solo di avere un torneo competitivo.

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