Roland Garros- Kuba Mensik, bel tipo sicuro di sé. La castagna, la batteria e… ”Voglio vincere 10 Slam”

Conosciamo l’avversario di Zverev tramite i suoi genitori, semplici, superstiziosi, non fanatici. La castagna che manda energie al figlio da 20 anni. L’aiuto di Djokovic: “Non sparate a salve!”. La terrificante caduta dal monopattino. Il mental coach a 13 anni. Il fratello autistico che riconosce tutti gli uccelli. Il sostegno di Berdych, Kvitova e Safarova

Di Ubaldo Scanagatta
20 min di lettura 💬 Vai ai commenti
🔒 Ubitennis Paywall
Un messaggio dal direttore
Per molti di voi Ubitennis non è soltanto un sito da aprire quando c’è una notizia. È un’abitudine, un luogo familiare, una voce che accompagna la stagione del tennis. Dagli Slam ai tornei più piccoli, dalle grandi finali alle storie che spesso restano ai margini. Vi sarò grato se vorrete proseguire a leggermi.

Sono lontani dallo stereotipo dei genitori di tennis fanatici. Kateřina e Michal Menšík, cinquantatrenni di Prostějov, hanno cresciuto il semifinalista del Roland Garros a modo loro. Senza pressioni e senza urla. E ora a Parigi stanno vivendo un sogno insieme a lui.

“Il nostro sogno è che Jakub faccia bene e sia felice. Ci piace viaggiare e ci divertiamo a fare il tifo per lui seguendolo dove va”.

Infatti sono anche a Parigi e quando due tifosi tedeschi di mezz’età chiedono loro di farsi una foto assieme, i due Mensik si prestano volentieri e ci chiacchierano in un ottimo tedesco.

“Abbiamo studiato entrambi in Germania”, spiegano i due laureati. Kateřina ha lavorato per venticinque anni come direttrice marketing di una grande azienda, Michal lavora nel settore della telefonia. Mentre guardano le partite di Kuba, papà Menšík sembra un tipo calmo che si gode il match. Sua moglie è nervosa e certi scambi non li guarda proprio. Ma non è quel che si può pensare.

Infatti Kateřina spiega: “Non sono affatto superstressata,  mi sto divertendo tantissimo. Medito e mando energia positiva a Kuba”

Michal assentisce: “È proprio così. Sia mia moglie sia Josefina (la ragazza argentina che sta con Kuba) si preoccupano di mandargli energi, mentre io mi godo la partita. A volte arriva un po’ di tensione, è inevitabile. Ma dopo tutti questi anni passati a viaggiare per tornei con Kuba fin da quando era bambino, avendo vissuto centinaia e migliaia di partite, sono diventato un po’ meno sensibile. O meglio, mi ci sono abituato”.

Kateřina: “Non ci si può abituare. Senti l’atmosfera, l’energia e si crea una certa connessione. È sicuramente meglio che stare a casa davanti alla TV. Eppoi da vent’anni ho la mia castagna portafortuna. Chiedo sempre a Kubík di caricarla. La tiene in mano per un po’ e io poi la stringo durante la sua partita”.

Michal: “All’inizio era rotonda, ma a forza di stringerla ormai è diventata piatta” (sorride)

Kateřina“È stata una castagna speciale fin dall’inizio, aveva una forma insolita. Durante la partita a volte chiudo gli occhi, ma non c’entra nulla con il superstress. È la mia meditazione, il momento in cui gli mando energia

-Sembrate entrambi molto positivi. È un’impressione o la verità?

Michal: “Siamo così. Bisogna sempre crederci. Inoltre, non la viviamo in modo estremo. Noi non abbiamo mai giocato a tennis, Kuba per noi non è mai stato un progetto pianificato per fare soldi. Tutto è venuto naturale”.

-Ha iniziato a giocare a tennis solo perché a Prostějov avete i campi praticamente dietro casa?

Kateřina“Kuba passava spesso il tempo appeso alla recinzione a guardare i bambini che palleggiavano

Michal: “Inizialmente pensavo che avrebbe giocato a hockey. Ma nella scuola di tennis prendevano i bambini già dai quattro anni, il che per l’hockey era ancora presto. Volevamo che nostro figlio si muovesse, così lo abbiamo iscritto lì. Gli è piaciuto tantissimo e poi non ha più voluto fare nient’altro”.

Kateřina: “È stato fantastico anche il fatto che a Prostějov a quel tempo giocassero tennisti come Tomáš Berdych, Petra Kvitová o Lucie Šafářová. Ho appena scritto a Lucie per ringraziarla del modo in cui ha fatto il tifo per Kuba qui durante l’ultima partita contro Fonseca. Le ho mandato una

foto del 2011 in cui è ritratta con Kuba da piccolo. Credo che anche la possibilità di incontrare atleti di così grande successo sia stata un’enorme fonte di ispirazione per lui. A tutti noi piace lo sport e ci piace fare il tifo, che si tratti dei campionati del mondo di hockey, di calcio o di biathlon

-Jakub ricorda spesso il suo primo allenatore a Prostějov, Ivo Müller, scomparso a soli 53 anni. Dice che è grazie a lui se ha sviluppato l’amore per il tennis. Voi come lo ricordate?

Michal: “Con grandissimo affetto. Sapeva relazionarsi con i bambini in modo fantastico e, cosa importante, sapeva farlo anche con i genitori. Molti genitori vedono subito un Nadal o un Federer nei bambini piccoli che hanno successo, ed è necessario ridimensionarli molto. In questo il signor

Müller era eccezionale. Riusciva a trasmettere ai bambini amore per lo sport e allo stesso tempo faceva da guida ai genitori. Ivo Müller, per me era il Maestro. Grazie a lui, Kuba ha dentro di sé quella motivazione interna necessaria per superare i momenti difficili, quando avresti voglia di mollare tutto. È lì che la sua scuola ha dato i frutti”

Avete detto che Jakub non era un progetto. Come è successo, allora, che già dall’età di dodici o tredici anni avesse un mental coach, Dragan Vujovič?-

Michal: “L’idea del mental coach è stata di mia moglie. È arrivata in un periodo in cui Kuba era caduto accidentalmente dal monopattino e aveva avuto la terza frattura in poco tempo. Ha pianto per due giorni pensando che fosse finita e che non avrebbe più giocato a tennis” Kateřina: “Non tutto il male vien per nuocere. Quando Jakub ha avuto il gesso alla gamba per sette settimane, ho contattato Dragan, che una volta avevo invitato a tenere una conferenza da noi al lavoro. Gli ho detto che avevo a casa un giovane tennista con una gamba rotta che ogni tanto si arrabbiava…e gli ho chiesto se potesse provare a lavorare sulla sua mentalità. Jakub aveva tredici

anni e la maggior parte dei mental coach sostiene che l’età ideale per questo lavoro sia a partire dai quindici anni. Dragan ha parlato con lui per due ore e poi mi ha detto: ‘Questo è un campione, lavorerò con lui!’

Michal: “Abbiamo avuto semplicemente una fortuna immensa con le persone intorno a noi. Senza questa non si va da nessuna parte. Come diceva Novak Djokovic, l’importante è non sparare a salve e circondarsi delle persone migliori, di cui sai che fanno le cose nel modo giusto. E poi perseverare

Proprio Novak Djokovic in passato ha aiutato molto vostro figlio.

Michal: “Siamo andati a Belgrado all’epoca per vedere come funzionavano le cose lì. Abbiamo avuto anche noi l’opportunità di stare con lui e fare due chiacchiere. È stata un’esperienza fantastica

Kateřina: “Gli sono grata ancora oggi. Jakub ha potuto fare tutto quello che faceva lui: mangiavano insieme, analizzavano la fisioterapia, il recupero e l’allenamento. Qualsiasi cosa gli chiedesse, Novak rispondeva sinceramente. Quelle informazioni erano inestimabili. Quando le ricevi, o inizi a farci qualcosa o dici si vedrà. Jakub ci si è buttato a capofitto. In questo è fantastico anche il nostro allenatore Tomáš Josefus, che ha assorbito quelle informazioni come una spugna. Le ha colte al

volo e per noi è stata una svolta enorme e la dimostrazione di tutto ciò che si può fare per essere il migliore. Novak è semplicemente straordinario. Quando ci incontriamo oggi da qualche parte, ci abbracciamo”.

-E siamo di nuovo lì: la fortuna di trovare le persone giuste…

Michal: “Crediamo nei progetti a lungo termine. Non si tratta di cambiare allenatore e pretendere di vincere Wimbledon due mesi dopo. La fiducia è fondamentale e noi l’abbiamo sempre rispettata.

Anche nel caso dell’allenatore Tomáš Josefus, un ragazzo giovane che all’inizio tutti guardavano con diffidenza, chiedendosi che senso avesse analizzare numeri e dati quando la base è pur sempre buttare la palla di là dalla rete per venti volte di fila. Oggi sappiamo che non è così. E vorrei menzionare il grande merito del club di Prostějov, dove si fa tennis davvero nel modo giusto”.

-I consigli e le condizioni ideali sono una cosa. Si dice però che campioni si nasca e che bisogna averlo dentro. In Jakub, nelle grandi partite, si vede che ce l’ha. Siete d’accordo?

Michal“Bisogna crederci. Quando ci credi, succede”

Kateřina: “Durante il Covid abbiamo guardato molti film biografici e documentari su figure come Niki Lauda, Cristiano Ronaldo, Lionel Messi, Pelé o Serena Williams. Mostrano da quali contesti provengano queste persone e come abbiano iniziato. Anche questo ci ha ispirato. Mi piace moltoguardare anche il programma “La tredicesima stanza” sulla TV ceca, perché lì vedi che persone di ogni professione, dai medici agli artisti, affrontano problemi identici o ancora più grandi e cercano di superarli. Mi commuovono sempre, ad esempio, le persone in sedia a rotelle che vediamo anche qui a Parigi al torneo di tennis, per come lavorano incredibilmente duro e riescono a

ribellarsi al proprio destino”

-A casa avete anche un secondo figlio, Lukáš, che ha una vita più complessa in quanto affetto da un disturbo dello spettro autistico. Questa esperienza familiare aiuta Jakub a rendersi conto che il tennis è pur sempre solo uno sport e che nella vita ci sono cose più importanti? Lo tiene con i piedi per terra?

Michal: “Sicuramente gioca un ruolo importante. Jakub percepisce che gli è stato dato dall’Alto… più che a qualcun altro, e da questo deriva la sua umiltà. Riesce a immaginare come sia lo stare dall’altra parte

Kateřina: “I ragazzi hanno un bellissimo rapporto tra loro. Il nostro Lukáš ha insegnato a tutti noi un’enorme pazienza. Siamo immensamente orgogliosi di lui perché, se vuole imparare qualcosa, deve dedicarci molto più impegno rispetto agli altri. È affascinato dagli uccelli, conosce quasi tutte le specie e le riconosce dal canto. È una specie di nostro ornitologo dilettante. È diverso, ma la cosa

più importante è che sia felice nella vita.

-Lukáš segue il tennis di Jakub?

Kateřina: “Sì, fa il tifo per lui, anche se non riesce a stare seduto davanti alla TV per tutta la partita. È felice quando vede Jakub o noi nelle inquadrature delle telecamere”

-Riceverete sicuramente molte domande su come si cresce un campione di tennis. Date un consiglio agli altri.

Michal: “Devono coincidere un milione di cose. Fai del tuo meglio e ogni bambino è diverso.L’importante è sostenere i figli in ciò che amano e li appaga. Questo, come genitore, lo capisci. Non puoi pretendere che tuo figlio diventi un giocatore di hockey e costringerlo ad allenarsi se lui stesso

non vuole

Quindi non avete mai detto a Jakub: “Fila ad allenarti?”

Michal: “Mai! Se fosse venuto dicendo che voleva provare il calcio, gli avrei detto di provarlo. Ma il tennis lo ha conquistato fin dall’inizio. Inoltre, ha avuto successo fin da piccolo, il che lo ha motivato enormemente

Kateřina“Kuba era estremamente ambizioso. Alle scuole elementari non è andato al corso di sci, non frequentava i corsi di danza. Ha voluto perdere cose che sono belle nell’infanzia, ma ha sempre dato la priorità al tennis. Grazie al fatto che all’epoca non andò al corso di sci, vinse il campionato nazionale giovanile”;

Michal“Ha sempre avuto coraggio e voleva essere eccezionale”

Kateřina“Voleva sempre vincere ed essere il primo. Da piccolo disegnava coppe e i tabelloni dei tornei. Con il signor Müller guardavamo le grandi partite e scrivevamo le nostre osservazioni”.

-In quale altro modo avete educato vostro figlio?

Michal: E’ molto importante parlare molto con i bambini. Noi sfruttavamo i lunghi viaggi in auto per questo. A volte arrivavano solo risposte brevi, ma cercavamo di capire come sentisse le cose. Quando era piccolo, cercavamo di unire i tornei a gite nei dintorni, affinché gli rimanesse qualcosa di quei luoghi

Kateřina: “A casa poi gli abbiamo fatto un poster  motivazionale: c’era disegnato un campo e le palline da tennis rappresentavano le città in cui aveva giocato. Sopra c’erano gli Slam, i tornei Masters e in cima a tutto le Olimpiadi. Abbiamo ancora quel poster a casa. Ci sono scritti i tornei da Olomouc e Mělník fino ai più grandi eventi. La partecipazione a questi ultimi, in pratica, l’ha già

spuntata”.

-Per far crescere un grande giocatore servono milioni. Come avete gestito l’aspetto finanziario?

Michal: “Siamo stati fortunati perché siamo entrambi laureati e avevamo redditi sopra la media. Potevamo permetterci di finanziare il tennis con risorse nostre. Un grande aiuto è stato anche il supporto del club di Prostějov, che cofinanziava le trasferte, gli allenatori e altre spese per gli juniores. All’inizio ce la siamo cavata da soli e in seguito, quando i costi sono saliti a cifre milionarie, è stato garantito grazie agli sponsor”.

-Jakub parla dei suoi obiettivi apertamente, dice di voler vincere dieci o più Slam. Avete mai avuto problemi con persone che facessero notare che la sua sicurezza è fin troppo ostentata?

Kateřina: “Fin da piccolo abbiamo inculcato a Jakub: “Non avere paura di nessuno e di niente. Questo è alla base di tutto. Allo stesso tempo gli dicevamo di comportarsi con gli altri come vorrebbe che gli altri si comportassero con lui. Il nome si ha uno solo, il rispetto si guadagna a

fatica ma lo si può perdere molto velocemente. Credi in te stesso, provaci al massimo, ma non fingere di essere ciò che non sei. Lo abbiamo cresciuto così. Jakub è un grandissimo lavoratore. E quando crede in se stesso, semplicemente lo dice”.

Michal“Quando a quattordici anni sono arrivati gli americani a Prostějov per i campionati mondiali, si vedeva quanto credessero enormemente in se stessi. Noi qui spesso camminiamo a testa bassa. Una sana autostima non guasta”.

Jakub ha vissuto una grande svolta nella vita nell’ultimo anno e mezzo. Ha iniziato a giocare alla grande, guadagna molti soldi, ha una fidanzata. Questo può destabilizzare un ragazzo giovane. Non notate in lui atteggiamenti da star?

Michal: “Assolutamente no. Però mi ha sorpreso la rapidità con cui è arrivata questa svolta. E ovviamente avevamo paura di cosa potesse fare a un ragazzo di diciotto anni. Jakub però è onesto in tutto, e questo vale anche per i suoi rapporti con le persone”

Jakub ha rivelato che un tempo aveva imparato a fare giochi di prestigio. È in generale abile manualmente?

Kateřina: “Recentemente ci ha montato una sedia per la terrazza. Ha invitato tre amici per farlo,ma ci sono riusciti” (ride)

Michal: “A me disegnava sempre dei biglietti per il compleanno. Dipinge piuttosto bene. Di solito erano motivi di moto”

-Suonava anche la batteria. Si dice grazie a lei, visto che è un vecchio rocker.

Michal: “In questo mi ha superato di gran lunga. Noi da giovani provavamo a suonare nella ex Casa dei Pionieri e della Gioventù, dove c’era la strumentazione. Solo che quando suoni una volta alla settimana e non hai lo strumento a casa, il livello non è alto. Quando invece durante il Covid era tutto chiuso, Jakub passava alla batteria anche quattro ore al giorno”.

Kateřina: “All’epoca, nell’ambito della didattica a distanza al liceo, avevano il compito di preparare qualcosa per l’ora di musica come diversivo. Kuba ha messo una parrucca, si è seduto alla batteria e ha suonato per loro normalmente”.

-Torniamo al Roland Garros. Quanto siete ottimisti in vista della semifinale di venerdì contro Alexander Zverev?

Michal: “Siamo in semifinale di uno Slam, a questo livello si gioca il miglior tennis del mondo. Dipenderà da dettagli infinitesimali. La vedo cinquanta e cinquanta e vincerà il migliore

Kateřina:”Io ci credo. Jakub ha giocato contro di lui di recente a Madrid ed è stata molto tirata. Abbiamo imparato da quella partita e Jakub darà il massimo per farcela

Michal: “È stata una buona esperienza. A Madrid Jakub a volte perdeva la concentrazione perché non era abituato al ritmo di Zverev. Al tempo che impiega a palleggiare con la pallina, a comeminterrompe il gioco e continua a discutere di qualcosa in campo. Allora Jakub non era pronto a

questo, ma adesso lo sarà

E in più non ha paura delle grandi partite. Sinner…

Kateřina: “Lui adora il pubblico e i grandi campi. Si diverte davvero tantissimo

-A Parigi ora sta realizzando un sogno per cui si allena da tutta la vita. Vi commuove questo?

Kateřina: “Siamo felicissimi. Tutti noi stiamo realizzando dei sogni. Il nostro sogno è che Jakub faccia bene e sia felice. Inoltre amiamo moltissimo viaggiare, quindi ci divertiamo a poter fare il tifo direttamente sul posto”.

Ubitennis ringrazia moltissimo il vecchio amico del direttore Jan Jaroch dello Czech Sport Daily per avergli permesso di recuperare tutta questa sua bellissima intervista che consente di scoprire tante cose su Jakib Mensik che ben pochi conoscevano. Siamo sicuri che tanti ne prenderanno spunto. Anche se non citeranno dove l’avranno letto.

🎾 Gioca con noi
Gioca al nostro Fantatennis
Crea la tua squadra per Wimbledon e sfida la community Ubitennis. Scarica la nostra app o gioca dal web!
Leave a comment