Flavio Cobolli ha tutte le ragioni del mondo per dirsi orgoglioso della partita che ha fatto in finale con Zverev anche se l’ha persa.
E noi le abbiamo per essere orgogliosi di lui e della lotta emozionante che ha saputo ingaggiare per tutto il tempo in cui non aveva ancora avuto i crampi, quindi per quasi quattro ore delle 4h e 13 minuti complessive della finale. Soprattutto dopo che quel brutto primo set perso 6-1 ci aveva fatto temere che non ci sarebbe stata partita.
I crampi li ha avuto anche Zverev, ma forse Cobolli non se ne è accorto. Perché altrimenti avrebbe forse – e dico forse – potuto tentare qualche diversivo tattico. Come cercare di mettere più prime palle in campo per subire di meno e stancarsi di meno. Quando si dice l’esperienza…
Questa esperienza servirà a Flavio, ne sono certo. Se gli ricapiterà di rigiocare un’altra finale Slam (o comunque importante) – e certo glielo auguro – non regalerà il primo set. Non perderà 12 volte il primo punto del game quando deve servire e dovrebbe invece assicurarsi un minimo di vantaggio e serenità. Servirà ben più del 52% di prime palle, senza incaponirsi a cercare l’ace. Meglio mettere dentro più prime a tre quarti di velocità– Sinner docet – e cercare di non subire il palleggio. Come è quasi inevitabile che accada se la seconda palla è troppo morbida e attaccabile.
Ma – comunque sia, a prescindere all’indubbia inesperienza – la partita c’è stata, eccome se c’è stata, e pure incerta fin quasi alla fine anche se magari di livello tecnico non straordinario, con anche qualche piccolo rimpianto per non avere visto Fabio vincere il terzo set che avrebbe potuto essere forse determinante e per avere speso troppe energie per vincere il quarto finendo senza benzina all’inizio del quinto.
Se la partita c’è stata – anche se davvero non paragonabile all’Alcaraz-Sinner di un anno fa – è certamente merito dell’irriducibilità e della garra di Flavio che si è fatto valere. Ma anche – a volere essere obiettivi senza eccedere in sciovinismo patriottico – di quelle amnesie di cui Zverev è stato spesso vittima in un passato ricco di importanti vittorie ma anche di evitabili sconfitte. Zverev è tipo che ha sempre saputo giocare benissimo a tennis, altrimenti non avrebbe battuto cinque volte Djokovic, quattro volte Federer e Nadal.
Però, guerriero teutonico dal cuor fragile, aveva giocato e perso malamente tre finali Slam. Un pochino ha provato a perdere anche la quarta. Si fosse imbattuto in un tennista più rodato, forse sarebbe riuscito a perderla.
Quando accenno alle sue amnesie alludo a quei due game, uno a metà del secondo set e un altro all’inizio del quarto, in cui ha fatto 4 doppi falli, due per game. Ciononostante ha servito il 76% di prime palle!
Dopo che in un primo set giocato alla meno da Cobolli, visibilmente e peraltro comprensibilmente emozionato per il battesimo del fuoco (16 errori gratuiti!), Zverev aveva perso solo 5 punti nei suoi 3 turni di servizio e soltanto 1 nei primi 3 turni del secondo, ecco che sul 3 pari 30-0 il tedesco si distrae, sbaglia una comoda volee, viene passato a rete da Cobolli – bravissimo nell’occasione Flavio! – e concede la prima palla break. La salva dopo uno scambio intensissimo, bellissimo di 23 colpi e approda alla palla del 4-3, ma zac ecco il doppio fallo a tradirlo! Il primo. Poi un ace di frustrazione … ma poco dopo un altro doppio fallo. Avrà ripensato alla finale dell’US Open 2020 persa con Thiem (che era qui in tribuna)?
O non aveva detto che non ne faceva più?
Fatto sta che dopo due game di 28 punti complessivi (e 26 minuti) nei quali intanto Cobolli, rinfrancato, tiene il pallino del gioco con il dritto, regge di rovescio anche su quella diagonale sulla quale Zverev di solito va a nozze, passa in vantaggio, sale 4-3, 5-3, porta a casa il set 6-4 e si riparte da capo, un set pari, per un match due su tre quando è trascorsa un’ora e mezzo.
Nel terzo set al servizio torna Zverev, tiene 4 game su cinque a 15, l’altro a zero. Un solo punto perso quando ha messo la prima, tre a seguito della seconda. Eppure Cobolli fino a quanto serve sul 4-5 e 30-0 sembra in partita. Tranquillo, sembra in grado di vincere quel set, magari al tiebreak. Ma non lo era. Infatti in quel momento rovina tutto, gioca con troppa fretta, con grande impazienza, sparacchia malamente un paio di dritti, va sotto 2 set a uno senza che, per la verità, Zverev abbia fatto granchè, game di servizio a parte. Peccato.
Risalire da sotto due set a uno è dura, soprattutto per un ragazzo che gioca la sua prima finale Slam. Ma nel quarto set ecco che vanno riconosciuti i grandi meriti di Cobolli. Il tennista romano – approfittando di un game con due doppi falli di Zverev – interpreta un tennis di personalità, strappa applausi. C’è stato un momento nel quale ci chiedevamo: riuscirà a farsi dare la Coppa dei Moschettieri da Adriano Panatta, 50 anni dopo il suo trionfo?
Flavio continua però a non essere particolarmente assistito dal servizio. Alla fine del match avrà giocato soltanto il 52% di prime palle, davvero troppo poche – contro il 76% di prime di Zverev. Perché mentre il tedesco gli ha regalato il primo game del quarto set con quei due doppi falli, Flavio i suoi punti se li deve tutti sudare. E lo ha fatto spesso anche bene, a momenti con accelerazioni entusiasmanti, però punti facili non ne ha quasi mai fatti – salvo qualche improvvisa bruciante risposta- e anche se certe sue smorzate strappano gli applausi e i cori Fla-vio Fla-vio. Però due volte in vantaggio di un break due volte perde il proprio game di battuta.
Ecco questa bassa percentuale dei suoi servizi meriterebbe un discorsino. Non sarebbe stato meglio servire più volte prime al 75% della velocità e metterne più dentro, anziché trovarsi a giocare seconde palla a volte inevitabilmente troppo morbide sulle quali Zverev aveva buon gioco a prendere l’iniziativa e a farlo correre? Fino a fargli venire i crampi?
Non ho fatto che sottolinearlo al mio vicino di sedia in tribuna stampa, perché davvero non aveva troppo senso insistere nel cercare un ace – ne ha fatti solo 6 alla fine, e mettiamo pure che abbia fatto altrettanti servizi vincenti, ma in troppi punti ha dovuto rimediare a “seconde” meno incisive.
Ad ogni modo si arriva al tiebreak, specialità per solito favorevole a Zverev in virtù del suo gran servizio. Invece lo vince uno coraggiosissimo Cobolli che risale da 1-3 a 5-3, poi 6-4 quando si mangia un’ incredibile volee alta di dritto per aver tenuto la testa della racchetta troppo verticale, ma si riscatta con un dritto in corsa imprendibile, da circoletto rosso in un punto nel quale al servizio era stato il tedescone. Rossissimo anzi.
Qui Cobolli si ferma 5 minuti, per via dei crampi al polpaccio. I crampi li aveva anche Zverev, ma il tedesco è più esperto anche in quel tipo di gestione. Probabilmente Flavio non poteva fare altro. Chi può saperlo se non lui? Così all’inizio del quinto set c’è subito break, poi un altro per un 3-0 pesante perché ai crampi al polpaccio si aggiungono anche quelli al quadricipite e …buonanotte suonatori.
Zverev corona il suo sogno, è finalmente campione Slam. “Piuttosto che essere il migliore tennista a non avere mai vinto uno Slam, preferisco essere il peggior tennista ad aver vinto uno Slam, ma averlo vinto!”
E’ il primo tedesco a trionfare al Roland Garros, il primo tedesco a vincere uno Slam 30 anni dopo Boris Becker che lo vinse nel ’96 all’Australian Open.
Cobolli ha perso la sua prima finale Slam, ma ne è uscito a testa alta. Questo è solo l’inizio. E non è detto che debba perdere 3 finali Slam, se arriverà a giocarle.
