PREMIUM US Open, Sinner tra i big che pensano al boicottaggio: a rischio il doppio misto

Anche Jannik Sinner potrebbe partecipare al boicottaggio allo US Open, colpendo il doppio misto (a cui anche nel 2025 non aveva preso parte)

Di Fabio Barera
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Jannik Sinner - US Open 2025 (foto X @usopen)

All’inizio ufficiale dello US Open 2026 manca poco più di un mese – si partirà il 24 agosto – eppure emergono già importanti notizie in merito a uno degli eventi che aprirà il torneo e che sarà inserito nella Fan Week. Trattasi del doppio misto, che nel 2025 ha cambiato pelle con l’introduzione delle coppie di singolaristi (insieme ai pochi sodalizi composti da soli specialisti), che aveva l’obiettivo di rendere quanto più attrattiva per i tifosi questa disciplina. Ebbene, giusto per immergerci subito nella vicenda, secondo quanto riferito dal ‘The Athletic’, tramite un lungo articolo pubblicato sul proprio sito ufficiale, alcuni big dei circuiti ATP e WTA starebbero pensando al boicottaggio.

Andiamo, però, con ordine. Il 4 luglio, in quel di Londra e durante Wimbledon 2026, i leader del gruppo promotore del boicottaggio, tra cui figura principalmente Jessica Pegula, hanno incontrato Brian Vahaly (presidente della USTA) e Eric Butorac (nuovo direttore del torneo). La loro richiesta è molto semplice: una maggiore percentuale dei ricavi dello US Open destinata ai premi in denaro per i giocatori e una certa voce in capitolo nella programmazione e nell’organizzazione dell’evento in questione. Sebbene si siano fatti progressi, a detta di alcuni portavoce della United States Tennis Association, non ci si è ancora spinti abbastanza in là da soddisfare quanto voluto dai tennisti coinvolti. Tra questi spiccano Coco Gauff, Ben Shelton, Aryna Sabalenka ed Elena Rybakina.

US Open, anche Sinner boicotta il doppio misto?

La ‘tecnica del boicottaggio’ era già stata adottata al Roland Garros 2026 e a Wimbledon 2026 tramite la riduzione del Media Day a soli 15′ di conferenza stampa, ma a Flushing Meadows a rischio c’è il doppio misto. Sempre secondo quanto riferito dal ‘The Athletic’, tra l’altro, lo stesso Jannik Sinner starebbe valutando di intraprendere questa azione colpendo un evento a cui per altro non aveva preso parte – causa infortunio – neanche allo US Open 2025. Avrebbe dovuto giocare al fianco di Katerina Siniakova, ma il ritiro dopo 20′ nella finale del Cincinnati Open contro Carlos Alcaraz compromise la sua integrità fisica.

Il principale ostacolo per i tennisti, che li sta facendo ragionare sul boicottaggio del doppio misto, riguarda ancora una volta il montepremi. Quello che chiedono è una quota garantita dei ricavi totali, mentre il torneo non ha ancora adottato una formula di ripartizione degli introiti. C’è da dire, però, che Brian Vahaly ed Eric Butorac avrebbero confermato la volontà di aumentare in modo significativo il prize money, il che permetterebbe allo US Open di mantenere lo status di Slam più redditizio dal punto di vista economico. E se questo dovesse accadere si andrebbe oltre i 100 milioni di dollari totali. Una mossa che, in ogni caso, non avrebbe sortito alcun effetto tra i promotori del boicottaggio, intenzionati ancora a mantenere la propria posizione.

US Open, l’aumento del montepremi rischia di non bastare?

Lo US Open, c’è da essere sinceri, già nel 2025 aveva aumentato il montepremi del 21% passando da 70 a 85 milioni di dollari. A quanto si apprende, però, se anche dovesse superare i 100 milioni – innalzandosi di un ulteriore 20% – non basterebbe a soddisfare le richieste dei giocatori, che vorrebbero il 16% delle entrate totali. Allo stesso tempo c’è da dire che l’organizzazione ha intenzione di ristrutturare l’Arthur Ashe Stadium e di costruire un nuovo centro di allenamento e ristorazione per i tennisti che sia adiacente al complesso già presente a Flushing Meadows. Un esempio di reinvestimento che è alla base del riutilizzo dei ricavi dei Grand Slam, ma che – a quanto pare – non sarebbe abbastanza per chi usufruisce di questi servizi.

Detto che da parte dei promotori del boicottaggio non sembra esserci questa grande apertura, come dimostra la volontà di Jessica Pegula di non commentare la vicenda, c’è da riflettere ancora una volta sul senso dell’azione. Nel caso di Roland Garros e Wimbledon la scelta era ricaduta su una parte degli ‘impegni lavorativi’ che pesa a tennisti e tenniste.

Ridurre il tempo dedicato al Media Day voleva dire finire quanto prima un momento vissuto come fastidio o noia. Per altro non mostrando chissà quale rispetto per chi fa il nostro lavoro e in questa ‘faida’ non c’entra in alcun modo. E anche la scelta di colpire il doppio misto allo US Open, da parte di Jannik Sinner e compagnia, è la riconferma di quanto detto in precedenza. Si sceglie di saltare un evento che porta via energie inutili e che, alla fine della fiera, rischia di non ridarti indietro nulla. Per ora le ‘minacce’ sono solo a parole, vedremo se e come si passerà ai fatti.

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