Il tempo vola: De Minaur a Washington sfida Hewitt jr tra passato, presente e futuro

All'ATP 500 di Washington si incrociano i destini di Alex de Minaur e Cruz Hewitt, entrambi cresciuti sotto l'egida dell'ex numero 1

Di Beatrice Becattini
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Alex De Minaur, Cruz Hewitt (x @TennisAustralia)

Il tennis non racconta mai solo di sé stesso. Non può essere una meta narrazione che parli solamente di sport. Le storie si intrecciano e traggono la loro forza da quel quotidiano che spesso rimane fuori dalle luci della ribalta agonistica.

Alex de Minaur e Cruz Hewitt si sfideranno per la prima volta in carriera. E no. Questa non è una notizia dato che il figlio d’arte è un classe 2008 alle prime esperienze sul circuito maggiore. L’intrigo dietro questa partita coincide con la figura che ha cresciuto entrambi i protagonisti. La storia nella storia.
Lleyton Hewitt è ciò che unisce con un filo sottile, ai limiti dell’invisibile, i due connazionali.

Da una parte il mentore. Dall’altra il padre. L’ex campione australiano si divide da sempre tra i due ruoli. Sovrapponendoli.

Hewitt e de Minaur, fratelli contro

“Per poter approfittare delle prime wild card nel circuito maggiore (qualificazioni di Brisbane, Sydney e appunto Australian Open), ha dovuto trovare una sistemazione nel suo paese d’origine. A provvedere per il mesetto è stato niente meno che Lleyton Hewitt, che lo ha fatto alloggiare con lui a Sydney e ora lo ospita nella sua casa di Melbourne, dove vive con la moglie Bec e ai tre figli si legge in un vecchio articolo di Ubitennis datato 2017.

Torniamo indietro di qualche anno. De Minaur sta escogitando la sua carriera a livello ATP. Per lui che è australiano – è nato a Sydney – ma ha insito in sé sangue di vari Paesi del mondo – il padre è dell’Uruguay, mentre la madre è spagnola – il trasferimento in Spagna con la famiglia ha significato allontanarsi e perdere la base in Oceania. È qui che entra in scena Hewitt, che ha ospitato un Alex nemmeno maggiorenne nella sua casa di Melbourne. In quelle mura dove Cruz si gode l’infanzia dorata. Con l’inseparabile racchetta in mano, sulle orme di papà. Un dettaglio all’apparenza insignificante che alla vigilia del confronto tra i due si fa candido.

De Minaur sfida il passato e il futuro

L’importanza di Lleyton Hewitt nel percorso tennistico di de Minaur lo ricorda sempre l’attuale numero 6 del mondo. Una guida tennistica che non si è mai sottratta quando il percorso di Alex vive fasi di stallo. Un appoggio su cui contare quando le delusioni colorano di nero la visione del mondo dell’australiano.

De Minaur ha ormai raggiunto uno status incontrovertibile. Pur avendo ancora una bacheca parca di big titles, il best ranking di numero 5 del mondo dice tutto senza sprechi di parole. La costanza che negli anni sarebbe dovuta essere la base su cui muovere i passi futuri appare a volte una condanna, però. Perché essere stabile significa evitare i bassi, ma anche non avere quegli alti che svoltano le carriere.

“Ci sono momenti nella carriera in cui senti che ci sono opportunità da cogliere, per fare il passo successivo, per salire di livello, per diventare una versione migliore di te stesso. E quando continui a mancare questi traguardi, inizi a dubitare di te stesso”. Queste le parole, lucide e malinconiche, pronunciate dal 27enne di Sydney dopo la sconfitta con Flavio Cobolli a Wimbledon.Inizi a dubitare se riuscirai davvero a fare il salto di qualità. Probabilmente è un mix: da una parte sono duro con me stesso, dall’altra sono realistico. Per quanto sia in una buona posizione, il fatto che voglia di più e non riesca a ottenerlo è una battaglia che affronto ogni giorno”.

Il classe 1999 sa di essere parte di quei ragazzi nati negli Anni Novanta rimasta schiacciata tra incudine e martello. Tra un’epoca di leggende e la nouvelle vague del tennis, che ha riempito gli spazi lasciati bianchi dai Big Three. Una generazione che non ha potuto ambire alla vetta prima e non ha saputo farlo dopo.
Gli obiettivi, le convinzioni, i sogni che hai iniziano un po’ a svanire o sembrano più lontani rispetto a prima. Mi sembra che un paio d’anni fa fossi decisamente più vicino. Ora sembra che mi stia allontanando un po’ da quei sogni”.

Con questo velo di tristezza e rimpianto, de Minaur ha lasciato l’All England Club con la promessa di allontanarsi per qualche settimana dal Tour. Il matrimonio con Katie Boulter, festeggiato in due atti tra l’Inghilterra e la Toscana, ha rimesso in riga la testa di Alex, smarritasi sui prati londinesi. Perché la vita non è solo palline gialle e racchetta.
Con uno stato d’animo trasformato, l’australiano è volato a Washington per difendere il titolo. Il sorteggio avrebbe potuto riappesantire la sua mente, facendo riaffiorare le sensazioni peggiori. Quei rimpianti per una vita agonistica soddisfacente, ma a cui manca la chiusura del cerchio. Perché con Stefanos Tsitsipas de Minaur aveva perso 12 sfide su 13 – più due sconfitte a fronte di una sola vittoria sul circuito cadetto.
A volte, però, all’appuntamento con il destino non si può mancare.

Hewitt è pronto a diventare grande. Ma senza fretta

Lo stesso si può dire per Cruz Hewitt. A quell’incontro non poteva certo sottrarsi.
A poco meno di tre settimane dalla finale di Wimbledon Junior, il 17enne di Sydney prova ad anticipare il suo compleanno, diventando adulto prima del compimento della maggiore età a dicembre.
Sul cemento di Washington il figlio d’arte ha rammentato a tutti che buon sangue non mente. Con l’ausilio della Dea Bendata, Cruz si è garantito un posto nel tabellone principale del Citi DC Open, approfittando del doppio ritiro di Dusan Lajovic e Zachary Svajda. L’approdo agli ottavi, però, è tutto merito suo. All’esordio assoluto nel tennis dei grandi, Hewitt si è sbarazzato in due set di Marcos Giron. Come si diceva, c’è un appuntamento con il destino a cui presentarsi.

Alex de Minaur è l’altro figlio di Lleyton. Un discepolo putativo e tennistico in cui il due volte campione Slam ha creduto sin da subito. I due prossimi sfidanti si sono allenati insieme più volte e adesso saranno protagonisti della partita delle prime volte. La prima volta contro, la prima di Cruz contro un top 10. Il giovane Hewitt è avvisato. De Minaur non perde un derby dall’agosto del 2022, quando Nick Kyrgios lo ha sconfitto al Masters 1000 del Canada. E Demon è sulla strada per ritrovarsi. Non tanto per migliorare obiettivi di classifica – live ranking alla mano è al numero 7, se dovesse confermarsi campione a Washington eguaglierebbe il best ranking alla quinta posizione – ma per scacciare i pensieri affioranti durante i Championships.

“Credo che vada mostrato molto rispetto perché non è affatto semplice essere il figlio di un ex numero uno del mondo. Fin dall’inizio, anche quando giocava nei tornei juniores, le aspettative, tutti gli sguardi e i riflettori erano già puntati su di lui. Non è facile quando hai quel tipo di peso sulle spalle” ha detto de Minaur al giornalista Ben Rothenberg, rammentando come ogni carriera abbia le proprie criticità lungo la strada che porta verso la vetta.

A Washington si incrociano storie, destini e futuri che sono più presenti che mai. Sia de Minaur che Hewitt ripartono dopo Wimbledon. Alex per togliersi di dosso la rassegnazione all’eterna incompiutezza. Cruz per dimostrare di sapersi concedere del tempo. Con un’unica certezza inamovibile. Lleyton saprà cosa dire al vincitore e allo sconfitto.

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