Jamie Mackenzie e lo straordinario caso della classe 2008 che sta rivoluzionando il tennis tedesco

Il ragazzo, pur sconfitto in finale, impressiona al Challenger di Bonn e assieme a McDonald e Dedura fa sognare una Germania d’importazione.

Di Massimo Gaiba
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Jamie Mackenzie ha appena compiuto 18 anni e se date un’occhiata al sito dell’ATP balza agli occhi un’apparente discrepanza: il ragazzo batte bandiera tedesca pur avendo un nome chiaramente anglo-sassone ed essendo nato agli antipodi, per la precisione ad Auckland in Nuova Zelanda. La responsabilità, come sempre, è della famiglia che fece una scelta drastica per la carriera del ragazzo quando Jamie aveva solo 12 anni. Il bambino aveva già iniziato a giocare nel paese natale ed appariva molto promettente ma, come commenta lo stesso Jamie: “quando ci accorgemmo che in Nuova Zelanda non c’erano più opportunità di crescita la scelta di trasferirsi in Germania apparve inevitabile. Non per niente la maggior parte dei top 10 sono europei”.
La scelta cadde appunto sulla Germania dove Jamie iniziò ad allenarsi al Rochusclub di Duesseldorf, seguito dal babbo che ovviamente era maestro di tennis. La mamma invece, che l’aveva soprannominato ‘Red Rocket’ visto che nelle corse campestri pare corresse come un leprotto, rimase ad Auckland. La Federazione tedesca ne notò i rapidi progressi e le grandi potenzialità e non se lo fece certo scappare, aiutandolo a prendere la nazionalità tedesca. Come non se lo è fatto scappare il TC Bolzano che l’ha tesserato per il campionato italiano di serie B1 e che quest’anno, anche grazie a lui, ha sfiorato la promozione.

MacKenzie nel frattempo vinceva il titolo di doppio al French Open, facendo coppia col connazionale Vincent Reisach e mieteva vittime nel circuito ITF Junior maturando un record di 150/64. Ma in ogni intervista non faceva a meno di ricordare gli anni duri del suo trasferimento in Europa: “l’adattamento alla nuova vita fu molto impegnativo, soprattutto nel dover imparare una lingua sconosciuta, tanto che il corso intensivo cui mi sono sottoposto è stata probabilmente la prova più dura che abbia affrontato in vita mia. E non a caso dopo alcuni mesi volevo tornarmene a casa perché mi mancava molto mia madre”. Ma ovviamente il ragazzo tenne duro (se no che favola sarebbe? Ndr) e acquisì fluidità sia nella lingua che nei colpi.

Tra i professionisti finora non aveva ottenuto grandi risultati anche se esattamente un anno fa al Challenger di Bonn aveva battuto Pucinelli de Almeida diventando il terzo più giovane classe 2008 a riuscire a superare un turno Challenger. Ed evidentemente questo è un torneo che gli piace proprio perché quest’anno ha fatto un incredibile filotto raggiungendo una finale del tutto inaspettata, battendo nell’ordine Gadamauri (n.251), Moller (n.190), Rodionov (n.136) e l’altrettanto sorprendente svedese Max Dahlin, un qualificato che stava fuori dai 1000 e che con questo risultato ha fatto un balzo di 500 posizioni.

La finale contro il britannico Ian Choinski, giocatore esperto e strutturato (n.88 ATP), appariva però proibitiva. E infatti, dopo una partenza in ripida salita, non c’è stata praticamente partita. Sarà che Jamie ha sofferto il sole e gli oltre 30 grandi che hanno gravato sul centrale del Tennis-Club Blau-Gelb e che mal si adattavano ai capelli rossi e all’incarnato bianco pallido del nostro eroe, sarà per il peso delle molte aspettative che aveva creato nel numerosissimo pubblico che gremiva gli spalti del centrale, fatto sta che Jamie si è visto liquidare 6-3 6-2 in poco più di un’ora da un Choinski molto sicuro di sé che ha messo a segno ben 4 break subendone uno solo.
Mackenzie è stato da subito troppo falloso e solo qualche volta è riuscito a mettere in difficoltà l’avversario con la sua maligna palla corta. Vabbè, per Jamie è stata una dura lezione, ma dopo aver sopportato le centinaia di lezioni di tedesco non sarà certo questa oretta agostana a fermarne la corsa. Intanto il ragazzo fa un balzo di oltre 300 posizioni e migliora il proprio best ranking alla posizione n.573 ATP. Per Choinski è il decimo titolo Challenger che gli permette di risalire al n.77, a due sole posizioni dal suo best.

Mentre il pubblico di Bonn lasciava l’impianto facendo trasparire un po’ di delusione noi non possiamo che constatare come la Germania abbia messo assieme un bel terzetto di 2008 perché Mackenzie va a fare compagnia a Niels McDonald (vincitore quest’anno al Roland Garros Junior e in un paio di ITF) e Diego Dedura (recente vincitore al Challenger di Tampere), tutti tennisti d’importazione…se così possiamo esprimerci. Infatti McDonald è nato a Cardiff da padre scozzese e i genitori di Dedura sono lui cileno e lei lituana. Tutti quindi corrono nel solco felicemente tracciato da Sacha Zverev che è nato ad Amburgo ma in casa parla tuttora russo.

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