ATP Montreal, Tsitsipas sul rapporto col padre: “Sono stato troppo accomodante per troppo tempo”

Stefanos Tsitsipas spiega la sua decisione di aver abbandonato la guida tecnica del padre: "Voglio qualcuno disposto a sanguinare per me"

Di Vanni Gibertini
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Stefanos Tsitsipas - Montreal 2026 (foto Ubitennis)

Seconda vittoria al National Bank Open di Montreal per Stefano Tsitsipas, che dopo aver passato il turno di qualificazione contro il canadese Rice ha superato il primo turno contro un altro qualificato, lo statunitense Martin Damm Jr.

C’era circa un 75% di possibilità, nella mia testa, di non giocare – ha spiegato il greco ad Ubitennis dopo la sua vittoria – Poi c’era una piccola speranza, un 25%, in cui pensavo che magari sarei stato fortunato e avrei ottenuto un posto da alternate in qualificazione. E alla fine è andata così, ed è stato bello vederlo. Non ero molto familiare con il processo, perché non gioco le qualificazioni in un Masters 1000 da moltissimo tempo, o forse non le ho mai giocate. Quindi non sapevo davvero come funzionasse: se, essendo nelle qualificazioni, devi effettivamente fare il sign-in, cosa di cui non ero consapevole. Ma ora siamo qui, sono contento di poter giocare il mio secondo turno, e direi che ho fatto molta strada.”

Con questa affermazione, Tsitsipas ha vinto almeno un incontro in tutti i tornei Masters 1000 in tutte le sedi. “Ma ne voglio di più, ovviamente. Non sono soddisfatto con una sola vittoria.”

Il divorzio dal padre

Il tennista greco sembra aver definitivamente chiuso il capitolo che vedeva suo padre Apostolos come suo tecnico. Dopo un lungo rapporto professionale alla “Ross and Rachel,” ora nel suo angolo è arrivato Thomas Perrin, allenatore nell’orbita dell’Accademia di Mouratoglu, cui Tsitsipas comunque si appoggia in maniera importante.

È un capitolo che sarebbe dovuto iniziare molto tempo fa. Credo di essere stato troppo paziente con il mio tempo e troppo accomodante nel modo in cui gestivo certe cose, e questo ha fatto sì che ci volesse così tanto per procedere al cambiamento. Ma sai, è così che funziona la vita: certe cose arrivano in un determinato momento. Ho una filosofia molto vicina a quella buddista, da questo punto di vista. Ora siamo qui e stiamo facendo le cose nel modo in cui piace a me. Voglio che sia così. Voglio lavorare con un coach con cui sono felice in questo momento. È una persona di cui mi fido. Patrick supervisiona anche lui. Sono persone che sono con me sin dal primo giorno, persone che credono nell’accademia, persone che vogliono il meglio per me, e questo è l’aspetto più importante: lavorare con chi è disposto a ‘sanguinare’ per te.”

In realtà non ci sono molti giocatori allenati dal padre, a dire la verità, soprattutto oggi. Se dovessi contarli, probabilmente sarebbero tre o al massimo quattro, non tanti […] È una relazione pesante, e per alcuni funziona, il che è fantastico: per Zverev e Shelton funziona. A volte, a dire il vero, vedo il padre di Shelton: è un esempio per me di come un padre dovrebbe comportarsi accanto al proprio figlio che gioca a tennis a livello competitivo. È l’esempio perfetto. Lo vedo e a volte vorrei che le cose fossero così anche per me, ma purtroppo non lo sono. Però sono un grande fan di Shelton, un grande fan di suo padre e del modo in cui funziona la loro dinamica. Lo considero un grande esempio.”

Il trionfo di Kitzbuhel

E già da subito la nuova collaborazione ha prodotto una vittoria in un torneo, quello di Kitzbuhel, dopo un digiuno durato quasi un anno e mezzo. “Allenarsi bene, mangiare bene: queste sono cose importanti – ha detto Tsitsipas delle chiavi di quel successo – Non che prima non mangiassi bene, ma ora cerco di curare ogni singolo aspetto della mia vita in modo molto disciplinato e orientato ai dettagli. Ero molto concentrato e molto determinato a fare le cose nel modo giusto. Mi sono allenato duramente in accademia, ore alla Mouratoglou Tennis Academy a lavorare, lavorare, costruire, costruire, e ho cercato di migliorare anche il mio ritmo di sonno, che prima era un po’ un problema. Non sono un tipo da feste, non vado a fare festa o cose del genere, ma mi piace stare sveglio fino a tardi a volte. Le mie più grandi ispirazioni arrivano a tarda notte, sono quel tipo di persona. Ho iniziato a dormire un po’ prima, e questo mi aiuta.”

Ora per Stefanos un affascinante secondo turno contro la testa di serie n. 22 Joao Fonseca.

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