Nella notte italiana che ha visto Roger Federer ufficialmente introdotto nella Hall of Fame, i riflettori – pur certamente meno luminosi – erano accesi anche sul Centrale di Monterrey, dove andava in scena l’ultimo atto del ‘500’ messicano pre US Open. Elise Mertens, testa di serie n. 2, e Diane Parry si contendevano 500 punti preziosissimi e oltre 180.000 dollari che comunque non fanno mai male, soprattutto per giocatrici non di primissima fascia.
La francese, che ha posto fine alla carriera di Petra Kvitova lasciandole solo un game allo US Open di un anno fa, ha “preso il posto” in tabellone della n. 6 del seeding Vekic (sconfitta all’esordo) e si presenta in finale con un solo set perso, proprio contro la croata. Partita decisamente meglio – subito 3-0 con due turni di battuta convincenti e il sempre più raro rovescio a una mano – Parry ha contenuto la reazione di Mertens (risalita fino al 4-4), trovando l’allungo decisivo e chiudendo 6-4 la prima frazione. Da lì in poi, però, l’inatteso blackout: la transalpina si spegne completamente e la n. 2 del seeding infila un game dopo l’altro, archiviando addirittura 6-0 il secondo parziale senza dover fronteggiare neanche una palla break.
Anche in avvio di terzo set la musica sembra la stessa, ma questa volta Parry riesce a cancellare altri due break point e a partire meglio, proprio come nel primo set. Di nuovo avanti 3-0, la francese questa volta non si fa riprendere, anzi: doppio break, 5-1 e servizio, un po’ di braccino servendo per il primo titolo in carriera ma la seconda chance è quella buona. In un match altalenante Parry si impone 6-4 0-6 6-3 dopo due ore e mezza e si iscrive anche lei all’albo delle campionesse WTA, portandosi fino al n. 31 del mondo.
