US Open, Cinà: “Non ho lottato come avrei dovuto”

Federico Cinà chiude la sua avventura allo US Open con la netta sconfitta contro Michelsen. Rimane comunque la bella prestazione delle qualificazioni

Di Vanni Gibertini
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Federico Cinà - US Open 2026

Non ha digerito bene l’interruzione per pioggia e lo slittamento al giorno successivo Federico Cinà, che ha conquistato solamente un game nella prosecuzione del match contro Michelsen sospeso domenica sera.

Il suo US Open si chiude quindi con una sconfitta piuttosto dura al primo turno, ma che viene dopo un’ottima settimana di qualificazioni durante la quale è riuscito a conquistare il suo secondo main draw in un torneo dello Slam.

“Mi sono lasciato andare”

Che cosa è andato storto oggi a un certo punto? È salito lui, sei sceso tu, oppure è stato un insieme di cose?

FEDERICO CINÀ: “Sì, sicuramente c’è stata molta differenza rispetto a ieri. Purtroppo devo ancora migliorare tanto nei giorni in cui non mi sento molto energico: devo avere la forza di lottare, perché quest’anno ho perso un po’ di partite così, nelle quali non riesco a lottare come avrei voluto e mi lascio un pochino andare. Stiamo lavorando veramente tanto su questo, quindi sono dispiaciuto che sia successo oggi e spero che mi ricapiti il meno possibile. Però dobbiamo vedere anche il lato positivo: ho fatto due bei match e questo aspetto è stato molto buono. Oggi è successo questo, sì, però bisogna vedere anche il lato positivo.”

Il fatto che il secondo e il terzo set li perdi peggio del primo da cosa dipende? Dal fatto che perdi fiducia? Pensi che sia una questione di esperienza, oppure che lui giochi meglio?

FEDERICO CINÀ: “Secondo me lui ha giocato meglio, ma io sono sceso un pochino. Come ho detto, devo migliorare quando le cose non vanno bene. Magari nel primo game ho avuto quelle palle break, nel secondo game ho fatto quattro errori: devo restare lì. Invece mi sono lasciato un po’ andare. Sto lavorando su questo: lottare anche quando non sento buone sensazioni nei colpi o sto facendo tanti errori. Devo continuare a lottare, perché poi alla fine qualcosa può uscire.”

“Alzando il livello si vede dove bisogna migliorare”

Tecnicamente che giocatore ti senti di stare diventando? Si vede che c’è ancora lavoro in corso: per esempio il servizio sta crescendo, ma si notano ancora alcune cose. Chi vorresti diventare?

FEDERICO CINÀ: “Ovviamente il mio gioco sarebbe quello di uno che prova a spingere e a fare gioco. Il problema è che, quando giochi con questi giocatori ancora più grandi fisicamente e più abituati a tenere un livello alto durante tutta la partita, si vedono di più le cose che devo ancora migliorare. Sul servizio sto lavorando tanto e devo anche cambiarlo durante il corso della partita, perché lui a un certo punto rispondeva sempre, anche quando servivo bene. Però, di base, sono un giocatore che prova a spingere.”

I ricordi con il padre e con Roberta Vinci

Una curiosità: mi ricordo di te nel 2016, sul campo laggiù in fondo, con tuo padre e Roberta. Eri piccolino, facevate due palle. Tu hai sempre vissuto questi ambienti, anche seguendo Francesco. Come ti fa sentire? Pensi: “Adesso ce l’ho fatta, adesso ci sono io in campo, non sono più quello che guarda suo padre, la sua giocatrice e gli altri”?

FEDERICO CINÀ: “Sicuramente sono molto felice, perché sono tornei ai quali venivo da piccolo e arrivarci insieme a mio padre è molto bello. Mi fa veramente piacere tornare in questi tornei dove sono stato da piccolo, che ho visto da piccolo e nei quali oggi gioco io. Questa è una bella emozione.”

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