da New York, il direttore
Tanti preferirebbero che i miei editoriali fossero più corti. Internet lo raccomanda, la gente non ha più il tempo di leggere, brucia tutto in un nano secondo. I ragazzi aprono Instagram e i social. I giornali sono in caduta libera, i siti fanno fatica a mantenere il traffico degli anni scorsi.
Ma come faccio a essere breve se voglio parlare del bilancio azzurro in questi primi due giorni di US Open, di Alcaraz e Tsitsipas (che ha tirato in ballo Kyrgios e la cocaina), dei 70 errori di Djokovic e del suo ranking in discesa, di due americani sconosciuti ai più, Sebastian Grozny e Thea Frodin, della fine di un’era, della caduta di Fils, dei lamenti di Paul, dell’addio di Wawrinka, delle amnesie di Berrettini, dello scoramento dell’acciaccata Elisabetta Cocciaretto, del programma odierno con 6 italiani in gara?
Dovrei essere telegrafico…e non lo sono mai stato. Dei 13 azzurri in gara hanno giocato fin qui 7. Avevano vinto nella prima giornata Paolini e Stefanini (che si affronteranno mercoledì), il giovane Cinà ha finito per perdere con Michelsen dopo il 64 prima della sospensione piovosa sull’1 pari del secondo set, e malamente: non ha più fatto un game. Va bene l’inesperienza, il nervosismo, però nel lasciarsi andare ha esagerato. Tre vittorie in qualificazioni restano una discreta consolazione. Quanti tennisti hanno sognato di giocare una volta in un tabellone dell’US Open e non ce l’hanno fatta? Non è il caso, quindi, di deprimersi.
E se la Cocciaretto, dominata dalla Siniakova, e Arnaldi k.o. in 4 set ma dopo aver mancato 4 setpoint per andare al quinto, spesso non stanno benissimo, c’è poco che io possa dire se non…coraggio, cercate di rimettervi in sesto. Io non ho avuto nemmeno il coraggio di far loro delle domande. Hanno bilanciato le tre sconfitte le due vittorie di Berrettini su Wawrinka e di Darderi su Wendelken che non avevo mai neppure sentito nominare.
Berrettini con Wawrinka ha giocato 6 tiebreak di fila, 4 a Wimbledon e 2 qua prima di infliggere un severissimo 6-0 nel terzo set a Stan the Man che aveva giocato le qualificazioni qua 20 anni fa e aveva vinto il torneo 10 anni fa. Insomma avendo vinto 5 tiebreak su 6, e soprattutto avendo annullato un setpoint nel primo set – sul 5-6 – e 3 setpoint nel secondo, l’annotazione più banale è che Matteo ha giocato meglio i punti importanti, quelli che contano di più (nei due tiebreak lui 14 e lo svizzero 7). Non proprio sempre, a dire il vero, perchè quando ha servito per il primo set sul 5-4 Matteo ha perso il game a zero. Gli poteva costar caro, così il break subito nel terzo game del secondo set, a seguito di una volee messa fuori non si sa come. Però Berrettini ha giocato i soliti servizi e dritti straordinari, questa volta accompagnandoli con dei rovesci slice che finivano a due centimetri dalla riga di fondo e sui quali perfino lo spettacolare rovescio di Wawrinka non riusciva sempre a essere vincente. Sono stati però due set godibilissimi. Grande spettacolo per merito di entrambi. Mi sono proprio divertito, perché Wawrinka ha giocato a tratti come un trentenne e non un quarantunenne. Ora Berrettini trova Navone invece di Djokovic. Credo non gli dispiaccia anche se l’ultima volta ci ha perso. Però lo aveva battuto nelle tre volte precedenti. Navone ributta tutto di là, ma servizi e dritti come quelli di The Hammer non sono facili da …respingere e piazzare.
Il mio pronostico per i 6 duelli con gli italiani in campo oggi? Non credo che i due qualificati, Guerrieri con il metronomo de Minaur e Passaro con de Jong ce la facciano – Passaro ha qualche chance in più – così come Sonego nel match notturno con Zverev. Non conosco Piros, avversario di Bellucci che dovrebbe vincere, come spero che facciano anche Cobolli con Comesana e Musetti con Fery, l’inglese che ha giocato la finale di Winston-Salem e la semifinale di Wimbledon (dopo aver battuto Cobolli). Ma non sono davvero partite facili. Temo soprattutto per Musetti, perché Lorenzo di questi tempi ha poca fiducia in se stesso. O comincia bene, oppure potrebbero essere guai.
Ieri si è rivisto 139 giorni dopo il 14 aprile Alcaraz, nuovo look, capelli più lunghi e barba, una canottiera che a me non piace perché sono anziano e dopo aver visto l’altro giorno a Newport il master elegantiarum Federer, bello in abiti borghesi come lo era vestito da tennis (e mai sudato), il contrasto mi è apparso stridente. Però il suo tennis invece dignitoso, un break all’inizio del secondo set con Safiullin che ha avuto la palla del 3-0, ma insomma non c’è stata tanta gara. Ha un bel tabellone Carlitos, due turni comodi fino a che troverà probabilmente Tommy Paul che in passato lo ha anche battuto, seppure solo due volte su otto. Aspetto quel giorno per dirvi se lo considero il favorito del torneo.
Dico già oggi, e so di non sbilanciarmi, che Djokovic non vincerà mai il 25mo Slam. E stato formidabile, un mostro di atletismo, ma il suo corpo non ne può più. Se avesse superato il primo turno, dopo 4 ore e mezzo e non so più quanti conati di vomito – io non mi permetto di ipotizzare una diagnosi a distanza…ma penso sinceramente che siano stati gli antiinfiammatori presi a profusione ad avergli scassato lo stomaco – avrebbe perso al secondo o al terzo turno. Il troppo è troppo. Se ne deve fare una ragione. Anche se ha un orgoglio smisurato e in effetti quando sta bene è ancora competitivo. L’altra sera, fosse stato un match due su tre, l’avrebbe vinto. E i 70 errori gratuiti in 4 ore e mezzo non vogliono dire pù di tutti i problemi fisici che affiorano match dopo match. Come era inevitabile che fosse. Però ora esce dai top-10 – prima volta dal 2018…allora era stata conseguenza di più infortuni – e dal Roland Garros 2003 non era mai successo che non figurasse al secondo turno di uno Slam nessuno dei Fab-3 (Nadal, infortunato, non giocò proprio).
Nel mio ultimo editoriale avevo accennato alle chance di Tsitsipas contro Fils, anche se il greco a parte Fritz nella United Cup 2026 e de Minaur a Miami con i top-ten aveva rimediato soprattutto figuracce. E poi con Fils aveva perso 5 volte su 5.
Però davanti a lui c’era un Fils che, vinto primo set e avanti 5-2 nel secondo, si è come smarrito e ha ridato coraggio a Tsitsipas che se avesse avuto al suo angolo ancora papà Apostolos si sarebbe talmente innervosito a sentire la sequela delle raccomandazioni paterne che avrebbe perso come è accaduto assai spesso negli ultimi anni. Mouratoglou l’ha invece saputo prendere e incoraggiare nel modo migliore, proprio quest’anno che Stefanos era per la prima volta un outsider e non aveva qui mai battuto un top20.
Mi è tuttavia venuta in mente una statistica fatta per conto dell’ATP a cavallo del 2000 su 531 giocatori che negli anni precedenti avevano vinto un torneo: poco meno di un quarto di quelli, il 23% e spiccioli, aveva perso al primo turno nel torneo successivo. Che per Fils vincere un Masters 1000 alla vigilia di uno Slam fosse stato un carico di pressione notevolissimo non era difficile immaginarlo. Qui qualcuno lo considerava uno dei primissimi favoriti. Pensate in Francia…
Un inciso su Tsitsipas: ero andato a sentire la sua conferenza stampa e lui ha sorpreso un po’ tutti quando, rispondendo a una domanda su Kyrgios e la cocaina ha detto tranquillamente che la notizia era nell’aria, ha detto “Lo sapevo prima che fosse annunciata, devo dir la verità. Era una storia attesa…sapevo che erano cose che accadevano fuori dai campi di tennis, insomma ad essere onesto io me l’aspettavo…”. In effetti immaginarsi un Kyrgios comportarsi in modo discreto se decideva di sniffare…beh no, via.
Cerco di sbrigarmi adesso: l’americano Grozny (n.731 ATP) che ha annullato 6 matchpoint al belga Collignon n.38, mi ha ricordato quello sconosciuto maestro inglese, Nick Brown, n.591 ATP, che nel Wimbledon del 2015, battè Goran Ivanisevic che l’anno prima era stato semifinalista. A volte i miracoli succedono. Non è un miracolo che la Eala, l’atleta più famosa delle Filippine dopo il pugile Pacquiao, abbia 12 milioni di followers e qualcuno qui non esclude che possa vincere addirittura il torneo. Mai dire mai. Quello lo si può dire ormai per Venus Williams che a 46 anni ha giocato il suo ventiseiesimo US Open (ne ha vinti 2) e davvero dopo 15 k.o. di fila dacchè battè la Stearns a Washington nel luglio del 2025…beh non si capisce proprio come faccia ancora a divertirsi a perdere. Oggi qualcuno vedrà in tv alle 17 contro Elena Rybakina una ragazzina di 17 anni di nome Thea Frodin. Verrà a sapere che ha ottenuto una wild card per aver vinto il torneo junior americano di Kalamazoo…ed era stata in semifinale in Australia.
Ma chi riconoscerà in questa diciassettenne di colore la ragazzina di 12 che nel docufilm “King Richard” che racconta la storia della famiglia Williams impersonava Serena?
Era lei, Thea Frodin, ragazzina californiana che ha preso in mano la prima racchetta a 6 anni e che si immedesimò talmente nella parte da copiare tutti i colpi di Serena – “Era il mio idolo ancor prima che mi chiedessero di recitarla bambina. Sono sempre stata una sua fan” – e oggi debutterà in uno Slam: “E’ un sogno che si realizza! Ma il fatto che io sia qui e possa davvero vivere questa esperienza è un vero choc per me”.
