Non so da chi cominciare. Di solito lo si fa con chi vince. Ma Lorenzo Sonego ha giocato un match così straordinario, contro il n.1 del seeding, il campione del Roland Garros e il finalista di Wimbledon, che secondo me gli onori della copertina li merita lui pur avendo perso. Non si può dire immeritatamente perché Zverev ha combattuto come un leone anche lui. Ma Lorenzo poteva benissimo vincere, in quattro set e anche in cinque. Ha perso soltanto al quinto set dopo 4 ore e 53 minuti e dopo essere stato a due punti dal successo più prestigioso di sempre – sì aveva battuto a Vienna anche Djokovic ma quello era un Djokovic che aveva saputo di restare n.1 del mondo a fine anno e non giocò come poteva – contro uno Zverev che secondo me avrebbe perso questa partita se tre mesi fa non avesse vinto finalmente il suo primo Slam a Parigi e non avesse poi messo in seria difficoltà perfino Sinner nella finale di Wimbledon. Non è insomma più lo Zverev che perse – buttò? – una incredibile finale con Thiem nel 2020 e nemmeno quello che perse la semifinale del 2021 e, sempre qui a New York, un paio di quarti di finale. Un anno fa qui perse al terzo turno. Insomma lo Zverev che qui rischiava soltanto 200 punti gioca con la maturità che per anni non era riuscito a palesare.
Contro Sonego aveva vinto 6 volte su 6 e quindi nessuno si aspettava che Lorenzo potesse metterlo in difficoltà. Invece, altro che difficoltà! Perfino nel quinto set, quando Lorenzo era stato a 2 punti dal match già sul 5-4 30 pari del quarto set. Perdere quel set a quel modo, senza colpe, e lasciarsi andare sarebbe stato più che comprensibile. Invece in quelle occasioni è stato proprio bravo Zverev. Lorenzo non può rimproverarsi nulla. Tanto più che ha lottato da pari a pari con uno dei tennisti più forti del mondo, oggi n.2, ieri n.3, domani chissà, anche nel quinto set, quando è stato lui, Lorenzo, sul 2-1 e dopo 4 ore e 17 minuti di strenua battaglia, a conquistarsi una pallabreak che se trasformata avrebbe forse potuto decidere il corso della partita. Infatti Zverev – quasi sempre insolitamente tranquillo – aveva cominciato a innervosirsi per i ripetuti recuperi impossibili, le risposte brucianti, i servizi salvabreak del torinese: Lorenzo ha annullato ben 17 pallebreak, principalmente grazie al servizio e al dritto ma anche a seguito di coraggiose discese a rete. Davvero strepitoso. Mai visto un n.89 del mondo giocare così. Ma vi assicuro per averlo visto 100 volte – e in tutte le sue 9 partecipazioni all’US Open dove sei volte aveva perso al primo turno – che il Sonego di stanotte era più forte di quello che era salito a n.21 del mondo. Spero che questo match gli dia fiducia per tornare lassù, anche se non è più un giovincello (31 anni).
La pioggia ha rovinato buona parte della terza giornata dell’US Open, prima che i 2 tetti dell’Ashe e dell’Armstrong salvassero la serata fino a oltre le due e un quarto del mattino. Si sono conclusi soltanto 23 incontri, 10 maschili e 13 femminili, 8 sono stati interrotti, 9 non sono neppure cominciati.
Quattro match con gli azzurri in gara sono stati conclusi, i primi 3 vinti (Cobolli con Comesana, Musetti con Fery, Bellucci con Piros), 1 perso (Sonego con Zverev ma che match!), uno sospeso (Passaro con De Jong sul 62 26 64 e 1 pari nel quarto set per l’azzurro), uno neppure cominciato (Guerrieri con De Minaur).
La sola testa di serie caduta è stata Bencic, battuta dalla Putintseva. Non dovrebbe piovere nella quarta giornata che prevede la discesa in campo di Paolini e Stefanini impegnate in un derby tutto toscano, di Berrettini con il giustiziere di Djokovic Navone, di Darderi con Svrcina, ma fino alle due e mezzo del mattino italiano si conosceva soltanto il programma dei due stati principali, quelli con il tetto.
Sull’Ashe Pegula-Kenin alle 17 italiane e a seguire Shelton-Hurkacz, e nel serale alle 2 di notte Sabalenka-Iatchenko e poi Alcaraz-Faria. Sull’Armstrong Medvedev-Gorzny, Kostyuk-Stephens, e di sera USA Sakamoto-Tiafoe e Noskova-Tararudee (non è un refuso, è il nome della tennista thailandese).
Questa terza giornata dell’US Open era stata davvero moscia, sia per colpa di un programma in partenza poco eccitante, sia per la pioggia. Non credo di dirlo per spirito patriottico, ma il solo match del pomeriggio – prima di quello fantastico che ha chiuso la serata fra Sonego e Zverev – che meritava di essere visto è stato quello vinto in rimonta da un bravissimo Flavio Cobolli su un altrettanto bravo Francisco Comesana. L’argentino gioca un bel tennis, vario, pieno di effetti, con una notevole capacità di spingere con il dritto molto carico e liftato alternato al contempo da un rovescio con il taglio sotto alla palla davvero fastidioso da controllare.
La partita è stata particolarmente bella dall’inizio del terzo set in poi, perché nei primi due set Cobolli – dopo aver lottato per più di un quarto d’ora nei primi due game del match, persi entrambi pur avendo avuto la palla game per tutti e due i giochi – ha sbagliato un’infinità di dritti e sembrava proprio fase. Ma non torno sulla cronaca perché l’hanno già raccontata nei dettagli e con grande puntualità Giovanni Pelazzo e Michelangelo Sottili che si sono divisi le 4 ore e 12 minuti di battaglia sull’Armstrong Stadium.
…ma certo quando all’inizio del terzo set ho visto Cobolli sull’1 pari e 15-40 ho pensato che quei due breakpoint fossero due mini matchpoint. La partita si era messa così male che non avevo l’impressione che Flavio potesse riuscire a rovesciarne la tendenza. Invece lì ha giocato coraggiosamente e molto bene 4 punti di fila salvandosi dal precipizio. Come spesso accade l’occasione sfumata ha lasciato uno strascico nella testa dei due giocatori. Cobolli è diventato un altro e Commesana, un po’ frastornato, ha perso subito di seguito il proprio game di servizio a 15. Quello era il secondo break patito dall’argentino, ma molto più grave del primo. Infatti, come avrebbe raccontato poi Cobolli… da quei momenti Cobolli è tornato ad essere il Cobolli che aveva raggiunto la finale a Parigi e i quarti a Wimbledon. La spettacolarità della partita, che io ho seguito sull’Armstrong da fine terzo set con accanto la piacevolissima compagnia di Andrea Petkovic – ricordate la bella ragazza tedesca, classe 1987 di origini serbo bosniache (n.9 del mondo nell’ottobre 2011) che improvvisava divertenti balletti quando vinceva i suoi match? – è stata dovuta sia a una gran quantità di scambi prolungati e intensissimi, sia al fatto che le percentuali delle prime di servizio erano abbastanza modeste, i game combattutissimi con tanti momenti super emozionanti: 33 palle break, di cui solo 12 trasformate (6 per ciascuno), dicono che ci sono stati almeno 33 momenti fortemente emozionanti.
Alla fine ha vinto il giocatore che gioca meglio quando la partita si fa dura – al set decisivo Cobolli ha perso soltanto un paio di partite, quella con Zverev a Parigi e quella con Blockx a Montecarlo…e poi con il belga Flavio si è preso la rivincita rimontandolo nel terzo set da 3-5 e vincendolo 7-5 – e infatti quest’anno ha vinto 13 match su 15 quando la partita si è decisa al terzo o al quinto set. E uno sconsolato Comesana ha risposto proprio a me “Non voglio più incontrare giocatori italiani!…Cobolli ha dimostrato perché è il numero 6 del mondo”.
Ora spero proprio che Flavio non sia vittima ancora una volta della sindrome che lo vede in difficoltà, e spesso battuto, quando gioca un match da gran favorito. Contro l’australiano Schoolgate, n.180 Atp, lo è di gran lunga…ma io non voglio ricordare qui – come si è fatto a Wimbledon quando perse con Fery – tutte quelle partite che lui ha perso con tennisti classificati oltre il cinquantesimo e perfino oltre il centesimo posto in classifica. Però il link esiste…
La vittoria di Musetti è di quelle che ci tranquillizzano un po’, ma che soprattutto dovrebbe tranquillizzare lui perché Fery non lo ha praticamente mai messo in difficoltà. Eppure Fery era apparso in gran forma a Winston-Salem. Mi è sembrato sereno Lorenzo, in conferenza stampa, anche se il trauma di quanto gli era accaduto in Australia quando era avanti due set a zero con Djokovic è stato rispolverato da quasi tutte le domande dei colleghi stranieri.
E Lorenzo tornandoci sopra ha detto, fra l’altro, che secondo lui, “quanto accaduto in Australia è stato più frutto di un problema mentale che fisico”, che è proprio quello che avevo sempre pensato anche io. E che, sempre secondo me, non gli era capitato soltanto in Australia, ma forse anche a Montecarlo con Alcaraz e in altre situazioni.
Ieri su Ubitennis è stato dato ampio spazio alle proteste super giustificate della Kalinskaya per un punto incredibilmente regalato alla Blinkova da un meccanismo elettronico inceppatosi mentre l’arbitro…dormiva. La Kalinskaya alla fine ha vinto, ma per quell’errore sul 2 pari 40-15 nel terzo set ha rischiato di perdere un game importante e era giustamente furibonda.
Ma ora, scusatemi se noni dilungo sulla facile vittoria di Bellucci su Piros e sul 2 set a 1 per Passaro nei confronti dell’olandese n.100 Atp De Jong, ma sono passate le tre del mattino e anche se New York non dorme mai…io invece vorrei andare a dormire.
