Il tabellone gli aveva sorriso, soprattutto a fronte delle eliminazioni di Brandon Nakashima e Andrey Rublev – dopo quella di Novak Djokovic – ma non ne ha approfittato Matteo Berrettini, uscito sconfitto contro Mariano Navone in 3-6 6-3 6-4 7-6⁴ al secondo turno dello US Open 2026. Al termine dell’incontro il romano è intervenuto in conferenza stampa per rispondere alle domande dei giornalisti presenti.
Ubaldo Scanagatta – Partita durissima, lui giocava di rovescio benissimo. Ti ho visto molto nervoso, secondo me avevi un atteggiamento negativo, scuotevi sempre la testa: la luce, questo non andava bene, nulla. Era difficile venirne fuori con quel tipo di spirito. Non so se sbaglio a pensarla così. L’ho sentito qualche volta, poi ti dicevi: «Io, se non ci foste voi, andrei via».
Matteo Berrettini: “Ma questo non l’ho mai detto, Ubaldo, anche perché poi lo riporti ed è sbagliato. Ho detto: “Se fossi stato in voi, sarei andato via”, che è diverso. No, sicuramente l’atteggiamento non è stato buono e purtroppo giornate così capitano”.
“Con i se e con i ma sarebbe facile. È stata una partita storta, una giornata storta. Devo ovviamente fare i complimenti a lui: ha giocato, soprattutto dal secondo set in poi, molto bene, molto solido, ha mosso la palla molto bene. Io non sono riuscito a esprimermi né nel gioco né nell’atteggiamento. Purtroppo dispiace, però bisogna accettarlo“.
D: Ti vedevo in difficoltà con la luce: si vedeva male davvero? Perché ti vedevo sempre così …
Matteo Berrettini: “Io non vedevo bene. Però ognuno credo abbia occhi diversi e non mi piace attaccarmi a scuse o cose del genere. Facevo fatica e mi sentivo sempre un pochino in ritardo. Sicuramente le condizioni erano diverse: la palla andava meno rispetto all’altro giorno, c’era più umidità. Però sappiamo che il tennis e il tennista in generale devono sapersi adattare a tutte le condizioni, e io oggi l’ho fatto meno bene di lui. Infatti ho perso”.
D: Matteo, tecnicamente non è comune vederti fare così tanti errori di dritto, più di 50. C’era qualcosa che in particolare non sentivi del colpo, o lo forzavi di più? C’è qualcosa che non funzionava nella tua arma migliore? Come ti sei sentito dal punto di vista tecnico?
Matteo Berrettini: “Immaginavo fossero più di 50, perché non vedevo la palla. Non mi piace dirlo, vorrei dirti un altro motivo, ma mi sentivo proprio che mi mancava la distanza; ero sempre sfasato. Alcune volte mi sentivo troppo appiccicato, alcune volte troppo lontano, non riuscivo a spingere bene”.
“Non sapevo quanti errori fossero, ma lo sentivo. Comunque quello è il mio gioco, quindi dovevo andare avanti nonostante questo. Alcune volte ha funzionato a tratti, alcune volte meno. Soprattutto con un giocatore come lui, quell’arma nello scambio, con cui riesco a cambiare ritmo e a prendere campo, è fondamentale. Non sono riuscito a farlo: che dobbiamo fare?“.
D: Prima hai avuto palle break: una ne hai trasformata, altre no. E hai sbagliato uno smash a un metro dalla rete: lì ho pensato davvero che forse non l’avessi visto, era facilissimo.
Matteo Berrettini: “Lo so. Mi sarebbe piaciuto non sbagliarlo, però è successo ed è difficile da accettare. È stato difficile accettarlo anche in quel momento, perché, come dicevamo l’altra volta, ci sono le giornate storte e poi sembra che una cosa tiri l’altra. Sarà difficile digerire questa sconfitta, però l’ho fatto altre volte. Non è il mio primo torneo, non è la prima sconfitta che brucia: che dobbiamo fare?”.
D: Fino al break del secondo set, comunque, nel primo set fino al 3-2 stavi giocando bene. Cos’è cambiato? Cosa senti sia cambiato?
Matteo Berrettii: “La verità è che non mi sentivo tanto bene neanche quando ero sopra. Sentivo che il feeling non era buonissimo. Poi, quando mi sono ritrovato sotto nel punteggio, si è scatenato un po’ tutto. Sono andato dietro al punteggio, non sono riuscito a tenere botta. Alcune volte ci sono giornate in cui è veramente più difficile fare tutto e giornate in cui è difficile reagire”.
“Ci ho provato: ho provato a stare zitto, a incazzarmi, a parlare, però non ha funzionato. Devo dire che è stato pure bravo lui a non concedermi tantissimo. Un paio di cose sicuramente le potevo fare meglio; ho giocato un paio di palle break in maniera inguardabile. Però è così, ragazzi: lo sport, purtroppo o per fortuna, si decide sugli episodi, su come uno affronta le difficoltà, e oggi lui è stato più bravo di me”.
D: Fisicamente almeno ti senti bene? Almeno una cosa: c’è qualcosa di positivo?
Matteo Berrettini: “Sì, è una lotta continua, però esco dal campo comunque che sto bene. Ma non mi va neanche di parlarne: sto bene”.
D: Questa partita si è decisa per un paio di punti. Quello smash poteva veramente cambiare un po’ la strada della partita; anche il tie-break si è deciso su un paio di punti. Nella peggiore giornata eri comunque lì.
Matteo Berrettini: “Questo me lo devo concedere. Comunque sono riuscito a tirare fuori, secondo me, tutto quello che c’era oggi, che evidentemente non era abbastanza per vincere. Però, alla fine, in qualche modo riesco sempre a tirare fuori qualcosa e a lottare fino alla fine”.
“Mi sarebbe piaciuto godermi questa partita in maniera diversa, stare in campo in maniera diversa. Però devo guardare al percorso di quest’anno, da dove sono partito, ai mesi difficili che ho passato. Gli ultimi mesi sono stati veramente duri per un milione di motivi e non è facile fare questa roba, quindi me lo devo riconoscere. Adesso mi prenderò qualche giorno per smaltire, recuperare e poi si penserà ai prossimi tornei“.
Vorrei farti una domanda idiota, e ti chiedo scusa prima ancora di farla. Ti sarebbe piaciuto incontrare Djokovic invece di Navone? Solo perché, ovviamente, avresti giocato probabilmente sul Centrale e non sul campo 11 o 12: forse lì si sarebbe visto un po’ meglio.
Matteo Berrettini: “No, è ovvio che giocare con Novak è sempre un grandissimo onore e un piacere. Però bisogna anche fare i giusti complimenti a Mariano, che ha fatto miglioramenti impressionanti anche sui campi veloci. Sono sicuro che con Novak troveremo un altro torneo per giocare contro“.
