Juan Martín Del Potro non ha dubbi su chi sia oggi il giocatore più completo del circuito. Per l’argentino Carlos Alcaraz è il migliore al mondo, anche se vede nello spagnolo e in Jannik Sinner i due uomini destinati a contendersi il numero uno.
Del Potro paragona l’azzurro a Novak Djokovic per stile e caratteristiche: grande rapidità, solidità fisica e capacità di giocare ad altissimo ritmo. Alcaraz, però, secondo lui possiede qualcosa in più sul piano della varietà: una maggiore freschezza nel gioco e la possibilità di cambiare continuamente soluzioni.
«Ha tutti i colpi», è in sostanza il giudizio di Delpo, che si definisce un grande estimatore dello spagnolo.
Parlando invece del tennis argentino, indica Francisco Cerúndolo e Tomás Martín Etcheverry come punti di riferimento della nuova generazione, pur riconoscendo una certa discontinuità nei loro risultati.
La vita dopo il tennis: “Oggi vinco quando non penso al ginocchio”
La parte più personale dell’intervista riguarda però il difficile percorso affrontato dopo la fine della carriera.
Del Potro racconta di aver attraversato momenti di rabbia, depressione, tristezza, angoscia e rassegnazione, perché il ritiro non era una scelta programmata: furono i continui problemi al ginocchio e le numerose operazioni a costringerlo ad abbandonare il tennis.
La svolta arrivò con l’esibizione d’addio giocata contro Novak Djokovic a Buenos Aires nel dicembre 2024. Da quel momento Del Potro è riuscito ad accettare definitivamente la chiusura della carriera agonistica e a iniziare una nuova fase della propria vita.
Oggi anche il suo concetto di vittoria è completamente cambiato. Per lui vincere significa svegliarsi senza pensare immediatamente al dolore al ginocchio, uscire di casa con il sorriso oppure accettare un invito a giocare a padel pur conoscendo i propri limiti fisici.
Il ritorno al tennis avviene ora attraverso il ruolo di commentatore ESPN. In passato guardare una partita da fuori gli provocava frustrazione, perché desiderava ancora essere in campo; adesso invece dice di riuscire a godersi il tennis anche dalla cabina di commento.
Il suo obiettivo è offrire al pubblico una lettura diversa, concentrandosi non soltanto sui colpi ma anche su linguaggio del corpo, tensione emotiva e variazioni tattiche.
“Il mio vero lascito non sono i trofei”
Del Potro riflette anche sulla propria eredità sportiva. Riconosce che vincere durante l’epoca di Federer, Nadal e Djokovic rende i suoi risultati ancora più preziosi, ma non considera i titoli la parte più importante della sua carriera.
Il suo lascito, dice, è soprattutto essere riuscito a ispirare chi affronta difficoltà e tende ad arrendersi.
Per Del Potro questo valore umano conta più di qualsiasi trofeo.
Il rapporto con Djokovic e il consiglio ad Alcaraz
Dell’amico Novak Djokovic sottolinea soprattutto l’amore per la competizione. Secondo Del Potro, finché Djokovic continuerà a presentarsi a un torneo, anche fosse un ATP 250, dovrà essere considerato tra i favoriti.
Racconta inoltre di avere un buon rapporto con Alcaraz e di avergli dato un consiglio molto preciso durante il recente problema al polso.
Quando lo incontrò negli Stati Uniti con il tutore, gli disse sostanzialmente: avere pazienza e non accelerare i tempi di recupero.
Del Potro parla per esperienza personale: durante la sua carriera, per paura di perdere posizioni nel ranking, più volte cercò di rientrare troppo presto. Alcaraz, secondo lui, oggi può permettersi di fermarsi per alcuni mesi senza compromettere seriamente la propria posizione.
Per questo considera intelligente la scelta dello spagnolo di prendersi diversi mesi per recuperare completamente.
Messi e le pressioni dell’Argentina
Nel finale Del Potro parla anche di Lionel Messi, per il quale esprime una profonda ammirazione: secondo lui agli argentini non resta altro che dirgli “grazie”.
Del Potro sente una certa affinità con Messi per le enormi aspettative che entrambi hanno dovuto affrontare. In Argentina, osserva, non basta vincere: si tende sempre a chiedere ciò che manca ancora.
È successo a Messi prima della vittoria con la nazionale e, in misura diversa, anche a lui durante la carriera.
