Da New York, il direttore
Carlos Alcaraz is back. Ora non ci sono proprio più dubbi. Il problema del polso, almeno per il momento, almeno per questo torneo salvo sviluppi negativi impensabili, sembra proprio superato. Il polso pare tornato quello di prima, quando ancora giocava tranquillamente il torneo di Barcellona ad aprile. Ben tornato!
Gli smash che Carlos ha tirato ieri, i servizi a tutta randa (il più veloce a 130 miglia orarie, significa più 209 km orari, la media a 118, intorno ai 190), certi dritti con strappi e rotazioni violentissime, mi danno questa netta sensazione…
E sì che io dubitavo che Carlos avesse fatto la scelta giusta prima dell’inizio del torneo e dopo che lui non aveva giocato in gara per 4 mesi e mezzo ma si era soltanto allenato con un altro grande infortunato, Holger Rune (tendine d’achille saltato per il danese il 19 ottobre 2025 mentre Rune era in vantaggio,6-4, 2-2, contro il francese Humbert).
A parte il fatto che i social avevano distribuito worldwide più foto di sue presenze in eventi social, e alla World Cup di calcio che sui campi di tennis e di allenamento con sparring partner seri (Rune a parte…), anche l’annuncio della sua partecipazione al torneo vinto un anno fa mi era sembrato così …all’ultimo tuffo che non mi pareva troppo convincente.
Io sono quasi certo che anche lui avesse dei dubbi. Altrimenti non avrebbe aspettato tanto, mica è Wanda Osiris che discende le scale – esempio che vi dà l’idea anagrafica di chi scrive anche se io mai la vidi, ma ne sentii parlare… – ma per sua fortuna il sorteggio gli ha proposto due avversari comodi per i primi due turni e soltanto al terzo con Tommy Paul un giocatore classificato fra i primi 25 del mondo.
Ebbene, la prestazione di Carlos ha spazzato via ogni dubbio, dopo che nei giorni scorsi si era parlato più della sua canottiera marrone da dove spuntavano spesso i capezzoli e i social sui nipples (capezzoli appunto) si sono buttati con la prevedibile ingordigia cui lui ha dato un bell’assist garantendo che la prossima canottiera sarebbe stata più stretta e di bon-ton (!).
Secondo me ha tolto dubbi residui soprattutto a lui visto che la forza con cui ha fatto frustare avambraccio, polso e mano per sparare letteralmente certi dritti esplosivi è andata man mano salendo di velocità pur cercando certe angolazioni rischiose per i movimenti che andavano effettuati. Colpi più piatti gli avrebbero fatto correre meno rischi. Chiaro che a fine match fosse molto soddisfatto. Forse anche perchè, dopo avere battuto 13 americani in 13 duelli – un po’ come Sinner quando gioca contro gli italiani…12 italiani in 19 match, perché alcuni li ha battuti più di una volta …anche se nessuno quante Sonego: 5 volte!– Carlos che è un po’ superstizioso, come lo sono quasi tutti i tennisti abituati agli stessi rituali (Nadal che allineava le sue tre bottigliette, Gerulaitis che non pestava le righe, Panatta che si fermava davanti ai gatti neri finchè non passava qualcun altro, Carlos che vuole fare sempre la stessa doccia negli spogliatoi…), sarà stato contento di aver battuto ancora Paul in uno Slam perché ogni volta che è accaduto ha poi vinto quello Slam (Wimbledon 2024, Parigi 2025, Australian Open 2026).
Le vittorie sull’americano che è stato a ridosso dei top-ten sono adesso 7 a 2. Ma anche se potrà apparire eccessivo sostenerlo, forse questa è la più importante di tutte. Gli altri duelli aveva potuto giocarli a cuor leggero. Questo meno. Tuttavia il fatto che sia sceso a rete 29 volte (con 23 punti fatti) dice che la voglia di essere aggressivo, di attaccare, di spingere, non gli è mai mancata. E’ stato poi abbastanza trasparente, anche se con qualche cautela, quando gli hanno chiesto se dovendo affrontare Tsitsipas o Shelton avrebbe preferito uno o l’altro – domanda che non si dovrebbe mai fare perché i giocatori non rispondono quasi mai altro che frasi diplomatiche(e ipocrite) – lui, dopo aver premesso che “ultimamente Stefanos sta giocando molto bene e quindi sta recuperando fiducia”, ha aggiunto : “Beh, ovviamente gli head ot head con Tsitsipas fanno sembrare che io abbia dominato tutti i match, ma non è mai facile quando ci giochi contro che ho dominato…”. Insomma avrebbe preferito giocare con il greco, dai. Ma gli toccherà ovviamente Shelton che a Tsitsipas (62 63 64) non ha concesso lo straccio di una palla break.
Avrete letto qui su Ubitennis tutto quanto ha detto Carlos, ma la cosa più importante a mio avviso è che dopo la diciottesima partita vinta di fila negli Slam (7+7 fra US Open 2025 e AO 2026, più 4 qui) ha detto “Mi sento molto bene, con il team ci abbiamo pensato bene ma eravamo convinti alla fine di poter partecipare…”.
E probabilmente anche le quote dei bookmakers cambieranno, se prima pagavano una sua vittoria intorneo a 2 volte la posta e quella di Zverev a 3, io credo che dopo questa perfermance con Paul, la sua quota scenderà (nel senso che i bookies pagheranno di meno chi scommetterà sulla sua conferma a campione dell’US Open).
Vedremo come Alcaraz se la caverà con Shelton, un altro americano che come era abbastanza facile prevedere, ha ridimensionato le rinnovate ambizioni di Tsitsipas. A Carlos mi sa che gli toccherà fare come quell’Orazio con i tre Curiazi, perché se dovesse superare anche lui dovrebbe poi affrontarne un altro americano, o Tiafoe che ha battuto 3 set a zero Medvedev o Michelsen che ha riservato lo stesso trattamento a Etcheverry. Nella metà superiore del tabellone, presidiata da Zverev, il solo altro americano in gara è Tien che peraltro – come ha dimostrato con Mensik – sta giocando benissimo ma non credo che arriverà in finale, ma semmai in semi se batterà Khachanov e il vincente di Blokx-Cerundolo (quanti rimpianti per Cobolli ragazzi!). Che Zverev possa perdere da Darderi o da chi vincerà fra Gea e Van de Zandschulp (per quanto l’olandese, come ho scritto l’altro giorno nel mio editoriale sia un giant-killer) mi sembra altamente improbabile. E anche con Tien secondo me vincerà.
Zverev giocherà oggi l’ultimo match della serata sull’Arthur Ashe e per la quarta volta consecutiva contro l’ultimo dei ..Mohicani-Italiani Luciano Darderi. E’ evidente che lo chiede lui, di giocare a quell’orario. E gli organizzatori lo accontentano – anche se non mi pare tanto giusto…- perché probabilmente gli altri top-players invece sono ben contenti di giocare prima senza trascinarsi tutto il giorno a Flushing Meadows. Alcaraz, ad esempio, non ha dubbi. Preferisce giocare di pomeriggio. E se fa troppo caldo…peggio per gli avversari! Non so però se alla lunga queste “nottate” fino alle due e anche alle tre del mattino, giovino tanto all’instancabile tedesco che evidentemente ha un fisico ben diverso dai nostri perché anche lui gioca tutti i tornei e li gioca piuttosto bene se è n.2 del mondo con distacco su quelli dal quarto posto in giù. Sasha potrebbe, visto che vincendo qua o anche solo raggiungendo la finale supererebbe Sinner nella race, anche spodestare Sinner dal trono del tennis. Sempre che faccia bene anche nel finale di stagione, ATP finals comprese. Ovviamente – come per Alcaraz all’ultimo momento della vigilia di questo torneo – sapremo se Sinner tornerà a Pechino solo pochi giorni prima, anche se il mio amico e direttore del torneo cinese Lars Graff è persuaso che Jannik ci sarà.
Qui a Flushing la finale del singolare domenica 13 settembre è programmata per le 14. Secondo me a Zverev potrebbe far comodo giocare almeno un match o due nel pomeriggio…giusto per abituarsi a temperature e condizioni molto diverse. Ci penserà lui semmai…ma ovviamente Darderi spera di sorprendere il tedesco come era andato vicinissimo a riuscirci Lorenzo Sonego. Solo che Sonego ha tutt’altre caratteristiche tecniche. Anche Darderi, come Sonego, ha ormai un bel servizio e un gran dritto, ma Lorenzo fece tanti punti a rete che Darderi non farà.
Qualche riga anche sugli altri incontri: Michelsen con Etcheverry ha rischiato solo nel tiebreak del primo set quando ha dovuto cancellare due setpoint consecutivi sul 4-6, ma vinto quello è andato liscio sui successivi due set (76 64 64 in 2h e 48). Mentre i tre set di Tiafoe con Medvedev sono stati fitti di colpi di scena e rovesciamenti di punteggio: Medvedev ha servito per il match sul 6-5, ma lo ha perso e lo choc è stato tale che nel tiebreak è andato sotto 7 punti a 1. Anche nel terzo set il russo che ha cambiato allenatore dopo tanti anni ha continuato a sciupare occasioni, compreso prima il vantaggio di un break e poi nel tiebreak del terzo anche un setpoint per andare al quarto.
Certo è che Tiafoe quando gioca all’US Open sembra un altro giocatore. Vedi il pezzo che avevamo scritto ieri e che sottolinea le due semifinali da lui raggiunte e il quarto di finale che…ora sono diventati due. E contro Michelsen secondo me…se lo mangia, Perché Michelsen gioca bene, ma è ancora ragazzino.
Tiafoe non ha vinto l’US Open e non credo che lo vincerà neppure quest’anno – perché c’è Alcaraz e pure Zverev – ma mi ha fatto venire in mente tanti giocatori che in un certo torneo facevano miracoli…quasi incomprensibili in rapporto al loro ranking. Si trasformavano letteralmente!
Primo fra tutti il mio amico ungherese Balasz Taroczy – conoscevo bene sua sorella e ci ho pure giocato il misto a Budapest contro Margaret Court e Bob Howe – che a Hilversum si trasformava letteralmente: vinse 6 volte quel torneo, 5 consecutive (1978-1982). Sono meno amico di John Isner che ad Atlanta ha giocato 12 volte, vincendo il torneo 6 volte in 9 finali (lui aveva studiato all’University della Georgia, a poco più di un’ora da Atlanta, e diceva che il torneo “gli sembrava un piccolo pezzo di casa”.
Ben diverso è il caso di un Federer che ha vinto dappertutto tante volte nei suoi oltre 100 trionfi (Wimbledon docet) e quindi non si può dire che aver vinto 10 volte il torneo di casa a Basilea (su 15 finali, anche se 15 finali nello stesso torneo non le ha giocate neppure Rafa Nadal al Roland Garros!)– dove da ragazzino aveva fatto il raccattapalle – o a Halle sia un percorso davvero eccezionale.
E’ certo più soprendente che, chissà perché perché non era un torneo giapponese, non c’era alcuna ragione particolare evidente, Kei Nishikori abbia vinto 4 volte di fila il torneo di Memphis fra il 2013 e il 2016.
Era già di un altro livello, anche se Nishikori vanta una finale all’US Open (perse da Cilic…laddove Del Potro aveva battuto invece Federer nella finale del 2009) il tris di del Potro a Washington, 2008, 2009, 2013.
Fra quelli che giocavano bene quando giocavano in casa, beh come posso dimenticare il mio amico ed ex compagno di doppio (da junior e poco dopo, quando poi mi tradì pepr Panatta eh) Paolo Bertolucci, giocatore di Forte dei Marmi ma tesserato per il CT Firenze, che fra il 1975 e il 1977 vinse tre volte il torneo di Firenze di cui ero il direttore?
Un altro come lui Jo-Wilfried Tsonga che a Marsiglia vinse3 volte 2009, 2013 e 2017 e se non ricordo male perse anche qualche finale.
Vabbè, mi fermo qui, ma ci sarebbero altri casi interessanti. A domani. Iscrivetevi al canale YouTube di Ubitennis se foste così masochisti da voler ascoltare i miei video quotidiani da New York. Se vi iscriveste vi arriverebbe la notifica di quando li mando on line, sia i miei in italiano, sia quelli in inglese con l’hall of famer Steve Flink.
