Luciano Darderi arriva agli ottavi dello US Open con davanti l’ostacolo più difficile incontrato finora e, allo stesso tempo, la possibilità di dare un’altra dimensione alla propria stagione. Nella sessione serale dell’Arthur Ashe Stadium il numero 21 del seeding affronterà Alexander Zverev, prima testa di serie e numero 2 ATP, per un posto nei quarti di finale. Per l’italiano sarebbe il primo della carriera in uno Slam; per il tedesco l’ennesimo approdo nelle fasi profonde di un Major.
Il punto di partenza, però, è meno scontato di quanto suggeriscano classifica ed esperienza. Zverev ha vinto tutte e tre le partite disputate a New York, ma soltanto nell’ultima ha evitato il quinto set e neppure il netto 6-2 7-6(2) 6-2 contro Alejandro Tabilo racconta interamente la sua serata. Darderi, al contrario, dopo due primi turni lunghi e dispendiosi ha prodotto contro Dane Sweeny la prestazione più lineare del suo torneo.
Darderi prende ritmo, Zverev arriva agli ottavi senza brillare
Darderi ha impiegato 9 ore e 44 minuti per superare i primi tre ostacoli. All’esordio ha battuto il qualificato Harry Wendelken 6-2 3-6 6-2 7-5 in 3 ore e 49 minuti, concedendosi diverse pause durante una partita altalenante. È servita un’altra lunga battaglia contro Dalibor Svrcina: 6-3 6-7(5) 6-4 6-4 in 3 ore e 44 minuti. Un match non sempre pulito, nel quale l’italiano ha però saputo sopravvivere a 20 palle break.
Il salto di qualità è arrivato contro Sweeny. Darderi ha chiuso 6-4 6-3 6-3 in 2 ore e 11 minuti, senza perdere set e mostrando una resa migliore quando la prima è entrata: 72% di punti vinti, oltre al 64% sulla seconda. Ha concesso soltanto otto palle break, salvandone sei, e ne ha trasformate sei su otto. Il dato va naturalmente pesato con il livello dell’avversario – Darderi non ha ancora incontrato un Top 100 nel torneo!
Zverev ha passato ancora più tempo sul campo: 11 ore e 52 minuti. Lorenzo Sonego lo ha trascinato fino al limite al primo turno, prima della vittoria del tedesco per 6-4 3-6 6-7(7) 7-5 6-4 in 4 ore e 53 minuti. Il numero 2 del mondo è arrivato a due punti dall’eliminazione e ha avuto bisogno di 22 opportunità di break per strapparne cinque; ha comunque chiuso con 61 vincenti contro 39 errori non forzati e il 77% di punti vinti con la prima.
Contro Quentin Halys è arrivato un altro cinque set: 6-4 4-6 7-6(3) 6-7(3) 6-3 in 4 ore e 33 minuti. Zverev a New York non ha ancora espresso il suo miglior tennis. Il 6-2 7-6(2) 6-2 inflitto a Tabilo in 2 ore e 26 minuti gli ha finalmente permesso di risparmiare energie, ma sarebbe eccessivo leggerlo come una svolta definitiva. Nel secondo set il tedesco, avanti 4-2, ha rallentato, si è fatto più passivo e ha rimesso in partita il cileno, arrivato a procurarsi due set point prima di cedere al tie-break. Zverev ha comunque accolto con una certa ironia il primo successo in tre set del suo torneo: «Il mio coach è stato piuttosto intelligente: mi ha spiegato che giocare al meglio dei cinque set non significa doverne giocare per forza cinque. Non lo sapevo fino ad ora, è stato piuttosto utile».
Servizio e palle break: i numeri indicano dove può decidersi il match
Il confronto dei primi tre turni evidenzia bene la differenza strutturale tra i due. Zverev ha realizzato 51 ace, Darderi 38; curiosamente entrambi hanno commesso 18 doppi falli. Ma il tedesco ha mantenuto una percentuale di prime molto più stabile – 66%, 66% e 71% nei tre incontri – vincendo rispettivamente il 77%, l’80% e il 74% dei punti quando ha messo la prima. Darderi è passato dal 64% di prime contro Wendelken al 56% contro Svrcina e al 54% contro Sweeny, compensando nell’ultimo incontro con una maggiore efficacia dopo l’impatto iniziale.
Ancora più significativo è il dato delle palle break. Darderi ne ha affrontate 45 in tre partite, salvandone 32; Zverev soltanto 20. Dall’altra parte il tedesco ha costruito ben 55 opportunità in risposta, ma ne ha trasformate appena 16, poco più del 29%. Darderi è stato più efficace, con 23 break su 51 occasioni. È un dato che racconta contemporaneamente un’opportunità e un pericolo: Zverev fin qui non ha capitalizzato tutto ciò che ha costruito, ma concedergli con continuità quattro o cinque occasioni a set sarebbe difficilmente sostenibile per l’italiano.
Roma dice 1-1, ma sul cemento la sfida è ardua
Il bilancio dei confronti diretti è 1-1, ma entrambi i precedenti sono arrivati sulla terra di Roma. Nel 2024 Zverev si impose 7-6(3) 6-2 in un’ora e 48 minuti, senza mai perdere il servizio: salvò l’unica palla break concessa.
Il secondo incontro, nel maggio scorso, ha cambiato prospettiva. Darderi rimontò da 1-6 3-5, salvò quattro match point nel tie-break del secondo set e vinse 1-6 7-6(10) 6-0 in due ore e 25 minuti, conquistando la prima vittoria in carriera contro un Top 10. Per oltre un set e mezzo Zverev aveva controllato il gioco, l’italiano riuscì prima a restare dentro la partita poi a trasformare la pressione del punteggio in un fattore. Roma dimostra che Darderi può costringere Zverev a giocare molti punti delicati e, soprattutto, crederci quando il tedesco non chiude le occasioni: il suo tennis può diventare meno lineare quando una partita che sembrava sotto controllo comincia a complicarsi.
Sul cemento il confronto resta favorevole a Zverev. Il tedesco possiede una prima più pesante e continua, un rovescio nettamente più solido sia in fase neutra sia quando deve cambiare direzione, una risposta più profonda e maggiori garanzie quando lo scambio diventa lungo. La sua mobilità, nonostante i 198 centimetri, gli consente inoltre di trasformare molti punti apparentemente offensivi dell’avversario in scambi supplementari.
Il sito ufficiale dello US Open individua però nel diritto una delle armi principali di Darderi, definendolo “a massive forehand” che l’italiano può caricare di rotazione oppure appiattire da diverse posizioni. E sottolinea come, quando riesce ad avere tempo e spazio per prepararlo, “that shot is lethal on all surfaces”, un’efficacia che in questa stagione ha iniziato a mostrare con maggiore continuità anche sul cemento nordamericano. La crescita sul duro è confermata dal quarto di finale raggiunto a Montreal in agosto, e il suo record 2026 sulla superficie è già sensibilmente migliore rispetto alle stagioni precedenti.
Come può Darderi battere Zverev?
Dato oggettivo. Zverev ha costruito 55 palle break in tre incontri; Darderi ne ha già concesse 45. Il tedesco ha inoltre vinto almeno il 74% dei punti con la prima in ciascuna partita. Al contrario, i suoi 18 doppi falli mostrano che la seconda può ancora diventare vulnerabile nei momenti di tensione. Nella trasferta nordamericana precedente allo Slam, inoltre, Zverev aveva raccolto appena due vittorie: eliminato all’esordio a Montreal e da Tommy Paul negli ottavi di Cincinnati dopo aver mancato un match point.
Lettura tattica. Per Darderi la priorità non dovrebbe essere cercare più potenza possibile con la prima, ma aumentare il numero di punti nei quali il servizio gli permette di comandare subito con il diritto. Variare kick esterno, servizio al corpo e traiettoria centrale può impedirgli di offrire a Zverev una posizione di risposta troppo comoda. Se la percentuale di prime resta intorno ai valori degli ultimi due turni, la pressione sulla seconda rischia invece di diventare eccessiva. Da fondo l’italiano deve soprattutto evitare una partita costruita sulla diagonale di rovescio. Zverev può assorbire velocità e profondità da quel lato per tempi molto più lunghi. La soluzione più interessante è usare il diritto carico per spostarlo, cercando soprattutto il suo diritto in movimento, e poi cambiare direzione quando si apre il campo. Anche la posizione in risposta sarà fondamentale. Sulla prima di Zverev sarà inevitabile concedere campo; sulla seconda Darderi può invece provare ad avanzare, almeno nei momenti in cui il tedesco rallenta. Lasciargli sempre tempo per impostare il primo colpo significherebbe permettergli di entrare troppo facilmente nel suo schema di gioco preferito.
Dal primo ottavo a Melbourne al sogno dei quarti a New York
Per Darderi questa è la seconda presenza in carriera negli ottavi di uno Slam. La prima era arrivata all’Australian Open di gennaio, grazie anche alla vittoria su Karen Khachanov, prima della sconfitta contro Jannik Sinner. A New York aveva invece raggiunto il terzo turno nel 2025, quando fu fermato nettamente da Carlos Alcaraz: il risultato di quest’anno è dunque già il migliore della sua carriera allo US Open. Un successo su Zverev gli regalerebbe il primo quarto di finale Slam.
Il tedesco conosce invece molto bene queste profondità di torneo. Finalista a New York nel 2020, semifinalista nel 2021 e due volte consecutive nei quarti nel 2023 e 2024, arriva allo US Open da campione del Roland Garros e finalista a Wimbledon.
Per Darderi la difficoltà è quindi evidente, ma anche abbastanza precisa da individuare: non può battere Zverev giocando la partita che preferisce Zverev. Deve proteggere il servizio meglio di quanto abbia fatto finora, trasformare il diritto nel colpo che decide la geometria degli scambi e obbligare il tedesco a rispondere, muoversi e scegliere sotto pressione. Roma ha già dimostrato che, se il punteggio resta aperto abbastanza a lungo, Luciano può trovare uno spazio. Sul cemento dell’Arthur Ashe dovrà riuscire a crearselo a tutti i costi.
