Il 2026 è indubbiamente l’anno di Alexander Zverev. Un solo titolo, vero, ma quello più importante e lungamente atteso: lo Slam. A Parigi il tedesco ha approfittato dell’assenza di Alcaraz, dell’uscita precoce di Sinner e di una concorrenza che fatica a dichiararsi credibile quando non ci sono quei due là. E così Sascha, il vero terzo incomodo che tutti cercano altrove senza successo, sta lì nel limbo: più forte, nel lungo periodo, di tutti gli altri, ma ancora distante dai primi due. Che poi, paradossalmente, dovesse trionfare anche a New York Zverev salirebbe al numero 1 della race. Agevolato dalle assenze prolungate di Jannik e Carlitos, certo, ma un po’ di merito a questo ragazzone di quasi due metri va pur dato.
Con la concreta possibilità di raggiungere un’altra finale, se a fine 2025 qualcuno avesse garantito a Zverev che nel 2026 non solo sarebbe arrivato il tanto agognato successo, ma negli altrei tre Slam avrebbe collezionato due finali e una semifinale, è facile credere che avrebbe firmato senza pensarci due volte. Giustamente, però, l’appetito vien mangiando. E così, se per esempio a Wimbledon si è vista una versione di Sascha generalmente più tranquilla, la fame cresce ulteriormente… così come i rimpianti.
Intervistato da John McEnroe poco prima dell’inizio dello US Open, in occasione di un Q&A per HEAD, a Zverev è stato chiesto di analizzare l’esito della finale dei Championships. “Hai vinto il Roland Garros, non avevi mai avuto grande successo a Wimbledon (mai oltre gli ottavi prima di quest’anno), ma hai giocato molto bene a Londra – ha esordito McEnroe -. Come valuti la finale contro Sinner? Io credo tu abbia giocato alla grande, ma dimmi se non sei d’accordo… Per me è stato un match molto competitivo, sei stato molto aggressivo, forse tanto aggressivo come io non ti ho mai visto essere. Penso che, considerando tutti gli aspetti, avresti dovuto essere molto felice anche per il risultato”. La risposta di Zverev è stata, diciamo, particolare.
“Ero felice di aver raggiunto la finale di Wimbledon, ovviamente, ma ero comunque un po’ arrabbiato per aver perso la partita – esordisce Sascha -. Sento che il match mi è un po’ scivolato via: ho vinto il primo set, ho perso il secondo al tie-break, ho avuto chance per andare sopra di un break nel terzo e poi l’ho subito, pur non avendo mai perso il servizio in quella partita fino a quel momento. Sentivo di essere lì, in quello specifico momento percepivo di star giocando meglio di lui, ma poi sono scivolato.
Le mie due ossa nel ginocchio si sono scontrate e ho faticato a servire da lì in poi, non riuscivo più a spingere in alto – ha spiegato Zverev -. Jannik ha iniziato a rispondere molto di più, lavorando di più gli scambi nei miei turni di battuta, e ha poi vinto terzo e quarto set. Però sentivo che avrei potuto vincere quella partita e di conseguenza vincere Wimbledon, che è uno dei più grandi traguardi che si possano tagliare nel tennis. Ma va bene così, avrò altre chance se continuerò a fare le stesse cose e spero riuscirò un giorno a sollevare quel trofeo”. Quantomeno curioso che, da quella finale in poi, dei due non sia stato Zverev quello costretto a fermarsi per un problema al ginocchio.
