Alcaraz-Shelton è uno spettacolo, ma non si può finire alle 3.30! “Così si uccide il tennis”

Paolo Bertolucci non le manda a dire: "Finire così tardi è un piano diabolico per distruggere il nostro sport", ed è difficile dargli torto. Servono regole agli Slam per non finire così tardi

Di Pellegrino Dell'Anno
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Carlos Alcaraz - US Open 2026 (x @Usopen)

La partita tra Ben Shelton e Carlos Alcaraz è stata la più bella dell’anno. Difficile trovare delle alternative o non essere d’accordo sulla questione. Un concentrato di energia, dinamismo, punti spettacolari e continui ribaltamenti di fronte ottimo per riconciliarsi con il tennis nei suoi aspetti più puri. Al contempo, però, c’è una nota negativa abbastanza importante: l’incontro è terminato alle 3.30 del mattino di New York, dunque notte inoltrata, con entrambi i giocatori che quasi non si reggevano in piedi. D’altronde, contando che è iniziato alle 23, ce lo si poteva aspettare.

Shelton è riuscito a stare bene fino alla fine, per sommi capi, mentre Alcaraz non ha resistito e durante un cambio di campo ha finito per vomitare. Non si può ignorare una situazione del genere, come non si può ritenere normale che una partita finisca a notte inoltrata. Ed è stata solo una delle tante di questo torneo, molti degli incontri sull’Arthur Ashe sono finiti ben oltre la mezzanotte americana. Un disagio tanto per i giocatori quanto per gli spettatori, ed infatti in Alcaraz-Shelton c’erano vari posti vuoti. Hanno battuto il record dello US Open per partita finita più tardi, Sinner-Alcaraz 2022 finita alle 2.50. Ma si tratta di un primato negativo.

“Hanno deciso di uccidere il tennis”

Il record assoluto in uno Slam per orario di fine di una partita, in realtà, è anche abbastanza lontano nel tempo, trattandosi dell’Australian Open 2008: erano le 4.33, la partita Hewitt-Baghdatis. Ma ai tempi era un caso isolato mentre ora, eccezion fatta per Wimbledon che non prevede la sessione serale, è quasi un’abitudine finire ben oltre la mezzanotte. E allo US Open e (spesso) in Australia, dove c’è la doppia partita dalle 19, è ben comune finire anche nel cuore della notte. Ma non è una situazione tollerabile a lungo. I giocatori avranno sempre più difficoltà a giocare il miglior tennis, oltre a non poter recuperare come dovrebbero tra una partita e l’altra.

Danno personale, danno per lo spettacolo e soprattutto per il futuro del tennis. La direzione presa appare delle peggiori. Come ha sottolineato su X, senza mezzi termini, Paolo Bertolucci: “Hanno deciso di uccidere il tennis. Oltre 4 ore di partita che termina alle 3.30 di mattina. Poi si disperano per le assenze causa infortuni. Vergogna! Chiedere ad un atleta di performare a quell’ora significa perseguire un piano diabolico atto a distruggere il tennis, e veniamo da un anno senza Rune e Draper. Mesi ai box per Alcaraz, Musetti e Sinner. Mi raccomando, continuate così…“.

Parole sicuramente condivisibili da molti appassionati. Di tutte le nazioni e fusi orari, visto che spesso la notte finisce per coincidere con il mattino e diventa scomodo anche seguire le partite in tv. Ma qual è la soluzione al problema? Anche perché spiegare tutto con le richieste delle televisioni vale fino ad un certo punto…davvero chi paga fior di quattrini per i diritti è contento di partite che finiscano a notte fonda, impedendo a moltissimi spettatori di guardarle? Probabilmente no, ma la questione è aperta.

Problema da risolvere

Anche perché si parla di continuo della questione infortuni, dei problemi per i giocatori, delle assenze troppo lunghe dei migliori…ma ha davvero senso farlo? Partite che finiscono così tardi, costringendo il fisico a recuperi quasi sovrumani e che di fatto alterano il ritmo vitale di una giornata normale, sono una chiara fonte di infortuni e ricadute. Davvero è così difficile rendersene conto? Davvero è così difficile capire che far iniziare una partita alle 23, o più tardi, è tragicamente sbagliato?

Causa un danno allo sport, ai tornei, agli organizzatori: nessuno trae vantaggio da questa situazione. Se non chi vende cibo ed è aperto fino a tardi, forse, approfittando della fame notturna di qualcuno. Ma, scherzi a parte, va attuato un piano che possa cambiare tutto. Un regolamento che inserisca una sorta di coprifuoco, quantomeno per l’inizio. Certo, anche iniziare alle 22 un singolare maschile può voler dire molto tardi se la partita va per le lunghe. Ma un evento saltuario non è un problema, né per i tennisti né per gli organizzatori.

Al contrario, se più volte nello stesso torneo, nel giro di dieci giorni, si finisce molto tardi, è chiaro che si tratti un episodio fastidiosamente ricorrente, da arginare, mettendo delle norme (le partite Atp e Wta non possono iniziare più tardi delle 22.30) per contenere i rischi. E fare in modo che tutti possano godere dello spettacolo di Alcaraz-Shelton e che i giocatori non debbano uscire dal campo boccheggianti. Che il tennis possa essere uno sport appetibile e praticabile dai più, senza che risulti devastante. Altrimenti, avrà ragione Bertolucci.

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