US Open: Shelton, una notte da leone! Batte Alcaraz al 5° e infiamma New York

Dopo 4 ore e 28 minuti di battaglia, l’americano elimina il campione in carica al super tie-break e firma la prima vittoria in carriera contro un Top 3. In semifinale sarà derby USA con Tiafoe.

Di Jenny Rosmini
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Ben Shelton - US Open 2026 (x @Usopen)

[2] C. Alcaraz b. [8] B. Shelton 7-6(5) 1-6 3-6 6-1

Una notte folle, di quelle destinate a rimanere nella storia dello US Open. Alle 3:33 del mattino, dopo 4 ore e 28 minuti di tennis giocato per lunghi tratti a velocità quasi irreale, Ben Shelton completa l’impresa e detronizza Carlos Alcaraz: 6-7(5) 6-1 6-3 1-6 7-6(7). L’Arthur Ashe è una bolgia e il ventitreenne americano firma finalmente la vittoria che gli mancava: la prima della carriera contro un Top 3, dopo 17 sconfitte consecutive in altrettanti tentativi dal primo incrocio con il n.3 Casper Ruud nell’aprile 2023.

Non è l’unico dato che rende eccezionale la notte newyorkese. Alcaraz, n.3 del mondo e campione uscente, aveva perso soltanto una delle precedenti 16 partite della carriera arrivate al quinto set: contro Matteo Berrettini all’Australian Open 2022. Shelton gli infligge la seconda, portando il bilancio dello spagnolo a 15-2, e diventa inoltre appena il secondo giocatore nell’Era Open a eliminare il campione in carica di uno Slam attraverso un tie-break del quinto, dopo Petr Korda contro Pete Sampras proprio a New York nel 1997.

Alcaraz esce sconfitto ma sorridendo, al termine di un torneo comunque notevole considerando il lungo stop che lo aveva tenuto lontano dalle competizioni da aprile. Shelton può invece continuare a sognare: in semifinale affronterà Frances Tiafoe in un derby tutto americano, e dunque gli Stati Uniti avranno certamente un loro giocatore in finale.

E inevitabilmente torna la domanda che accompagna il tennis americano da oltre vent’anni. L’ultimo statunitense a vincere uno Slam resta Andy Roddick allo US Open 2003; da allora gli americani hanno perso tutte le sei finali Major disputate, cinque contro Roger Federer e l’ultima, quella di Taylor Fritz a New York nel 2024, contro Jannik Sinner. Proprio Fritz superò Tiafoe nell’ultima semifinale Slam tutta americana, prima di fermarsi contro l’italiano. Questa volta Sinner non c’è e la porta, almeno sulla carta, sembra decisamente più aperta.

Primo set: potenza e spettacolo, Alcaraz vince il braccio di ferro

Ritmi elevatissimi per l’ultima sfida – la più attesa – prevista sull’Ashe. La qualità degli scambi, sin dai primi “15”, è eccelsa. La velocità fulminea applicata da Shelton si somma all’altrettanta ferocia tennistica del fenomeno di El Palmar. È già un miracolo che la pallina non prenda fuoco. Il servizio del mancino statunitense si rivela immediatamente una delle chiavi principali dell’incontro – come preventivato; in base al suo rendimento, la sfida può prendere una determinata direzione. Ben usa la sua arma principale alla grande, variando tra kickoni saltellanti e prime alla “T” da oltre 230 km/h.  Quando Carlitos riesce a intercettare la traiettoria del potentissimo servizio dell’avversario, tenta di arginare parando il colpo, per far partire lo scambio ed avere la propria chance.
Ma non sembra proprio esserci varco in questi primi giochi.

Anche da fondo campo, il ragazzone di Atlanta mette alla prova Carlitos, che tira fuori dei vincenti di dritto paranormali che fanno scattare in piedi l’Ashe. Nel nono game, si presenta una mini-opportunità di break per Carlitos, che si porta sul 15-30 in un turno di risposta grazie a due giocate stellari. Shelton è sotto pressione, e non mette nemmeno in campo la prima di servizio. Ma sprezzante del pericolo, si fionda a rete seguendo la seconda. Lo spagnolo è relegato nelle retrovie dell’Ashe in risposta, e il suo rovescio soffoca a rete.  Il numero 8 del seeding non sfigura nemmeno nel braccio di ferro da fondo campo – affatto scontato, quando giochi contro il murciano -, sopravvivendo ad un game al servizio un filo più complesso.

L’equilibrio sembra inscalfibile, ma dall’altra parte della rete milita uno dei talenti più cristallini della storia del tennis. E in un battibaleno, Shelton viene travolto dalla furia Alcaraz, che sposta agli angoli il rivale, inducendolo all’errore. Tanta profondità, Ben non regge, cedendo il break sul 5 pari.

Il murciano sorride, certo di aver ormai messo in tasca il primo parziale. Ma al ritorno in campo, Carlos esagera, andando più volte fuori giri col dritto. Inaspettatamente, Alcaraz consegna con estrema facilità il controbreak al padrone di casa.

Si arriva al tiebreak, e qui il testa a testa s’infiamma. Shelton mette in cascina uno scambio a dir poco spettacolare, galvanizzando gli spalti casalinghi. E nel contempo, Carlitos subisce una strana involuzione, perdendo sensibilità sul dritto, col quale commette gravi errori. Rimedia però col bimane, rimarginando la ferita. Il suo colpo migliore, singhiozzante, torna a dargli una mano sul 5-5, momento in cui tira una sassata allucinante che lo manda a set point. Altro punto sovraumano, questa volta, però, terminato tra le mani di Carlitos (7-6).

(Scritto da Pietro Sanò)

Secondo set: Shelton alza la pressione, Alcaraz perde ordine

Il secondo parziale si apre nel segno di una sfida sempre più muscolare, con entrambi disposti a spingere al massimo. Alcaraz prova però a cambiare geometrie: quando riesce a giocare profondo nei piedi dell’americano e a muoverlo rapidamente da un lato all’altro, Shelton perde terreno. Nel secondo game lo spagnolo si procura quattro palle break, la prima neutralizzata anche con un coraggioso serve&volley sulla seconda, ma Shelton le cancella tutte. Una reazione importante dopo aver ceduto un primo set nel quale aveva avuto le sue occasioni.

È invece Alcaraz a cedere per primo. Nel game successivo un doppio fallo contribuisce ad aprire la porta a Shelton; lo spagnolo si salva inizialmente con la consueta ferocia agonistica, poi alterna soluzioni spettacolari a errori frettolosi. Un tentativo di smash finisce fuori, quindi un diritto lungo consegna all’americano il break del 2-1. Shelton consolida a zero e il parziale cambia rapidamente volto.

Alcaraz sembra meno lucido nella costruzione del punto. Continua a cercare velocità contro un avversario che proprio sulla potenza trova uno dei suoi terreni preferiti, aumentando così il margine di rischio. Shelton, al contrario, sbaglia pochissimo e sfrutta la profondità dei propri colpi per togliere tempo allo spagnolo. Un altro turno di battuta complicato di Alcaraz vale il doppio break e il 4-1, quindi l’americano tiene con autorità per il 5-1.

Lo spagnolo avrebbe bisogno di rallentare almeno mentalmente, senza rinunciare alla velocità di palla ma costruendo con maggiore pazienza. Non ci riesce: nel settimo game arriva un altro doppio fallo nel momento più delicato e Shelton completa un set quasi perfetto, strappando per la terza volta consecutiva il servizio ad Alcaraz. 6-1 in 50 minuti, e quarti nuovamente in perfetto equilibrio: un set pari.

Terzo set: Shelton non arretra, Alcaraz sotto pressione

Shelton riparte con la stessa intensità: game a zero e subito pressione in risposta. Tiene benissimo da fondo, assorbe la velocità di Alcaraz e appena può cambia direzione con il diritto. Lo spagnolo recupera dallo 0-30, ma sulla palla break manda lunga una difficile volée: 2-0. Nel game successivo Alcaraz ha due occasioni per rientrare, ma Shelton le cancella con coraggio, trovando anche un ace di seconda, prima di chiudere il 3-0 dopo uno scambio spettacolare concluso da un rovescio lungolinea.

Alcaraz interrompe finalmente una serie di otto game consecutivi dell’americano con un turno di battuta a zero e un urlo liberatorio. La partita è ormai una battaglia di nervi e Shelton continua quasi a rispondere alle prodezze dello spagnolo con un “anything you can do, I can do too”: non soltanto potenza, ma anche pazienza, variazioni e grande ordine tattico.

Sul 5-2 Alcaraz prova a riaccendersi e con un punto spettacolare risveglia anche l’Arthur Ashe, ma Shelton non perde lucidità. Accetta gli scambi, assorbe la pressione e aspetta il momento giusto per accelerare. Dopo aver perso il primo set in maniera dolorosa, l’americano non ha accusato il colpo: sbaglia poco e sembra esaltarsi con il passare dei minuti. Chiude 6-3 in 48 minuti e sale due set a uno, costringendo Alcaraz alla prima vera situazione di grande difficoltà del suo torneo.

Quarto set: Alcaraz reagisce da campione, 6-1 e tutto al quinto

Sotto pressione, Alcaraz non perde però la capacità di creare tennis: salva due palle break nel game d’apertura, evitando una partenza che avrebbe potuto essere devastante, e subito dopo è lui a colpire. Shelton cancella la prima occasione con una splendida difesa a rete, ma sulla seconda manda lungo il rovescio: break Alcaraz, il primo dal primo set, e 2-0.

Lo spagnolo ritrova progressivamente velocità, profondità e aggressività, mentre Shelton paga inevitabilmente qualcosa dopo le energie spese nei due parziali precedenti. Alcaraz sale 3-0 e, anche quando l’americano prova a rientrare, mantiene altissima l’attenzione: in una partita così tirata nessuno dei due può permettersi un momento di pausa, perché l’altro è immediatamente pronto ad approfittarne.

Sul 4-1 Carlitos torna impressionante per intensità e profondità dei colpi. Un altro errore di Shelton gli consegna il doppio break, poi lo spagnolo chiude con un urlo il 6-1. Sono ormai le due di notte a New York, l’Arthur Ashe è on fire e Alcaraz manda il quarto di finale al quinto set.

Quinto set: Shelton si prende la notte di New York

L’atmosfera è ormai delirante, ma nessuno dei due arretra. Alcaraz ha superato l’offuscamento del secondo e terzo set ed è tornato a muoversi e colpire con una velocità impressionante; Shelton, però, continua a reggere anche negli scambi più duri. Per due volte recupera dallo 0-30 nei propri turni di battuta, affidandosi al servizio ma anche a un diritto capace di cambiare continuamente angoli e accelerazioni.

Il momento più delicato arriva sul 4-3 Shelton. L’americano si procura tre palle break, ma Alcaraz le cancella trascinando nuovamente il pubblico dentro la partita. Shelton potrebbe accusare le occasioni mancate, invece tiene immediatamente il servizio a zero: è la fotografia della sua serata. Nessuno concede più nulla e si arriva inevitabilmente al 6-6 e al super tie-break.

Anche lì l’equilibrio resta sottilissimo. Alcaraz infila quattro punti consecutivi e sale 5-3, ma un grave errore di diritto rimette tutto in discussione. Sul 6-6 Shelton trova nuovamente la prima, continua a spingere e prende il controllo degli ultimi punti. Sul 9-7 arriva il match point e l’americano lo trasforma con un ace. Esplode l’Ashe: Shelton batte Alcaraz per la prima volta in carriera e firma la vittoria più importante della sua vita. La chiave, oltre al servizio, è stata soprattutto la risposta e una tenuta sul lato del rovescio raramente vista a questi livelli: non ha semplicemente resistito alla potenza di Alcaraz, per lunghi tratti l’ha assorbita e restituita con gli interessi.

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