Mentre sul campo Elena Rybakina ha conquistato il n. 1 del ranking, spuntandola sulla triade composta da Aryna Sabalenka, Jessica Pegula e Coco Gauff, la WTA si trova costretta a dover risolvere problemi economici. La notizia lanciata in esclusiva dal ‘The Telegraph’ è decisamente preoccupante. Secondo quanto riferito dal collega Simon Briggs, che si è occupato di approfondire questa inchiesta, la Women’s Tennis Association rischierebbe di rimanere senza fondi nel 2027, soprattutto se le perdite dovessero proseguire con questo ritmo.
Questo è quanto emerso da alcuni incontri tenutisi a New York durante lo US Open 2026, dove la WTA avrebbe presentato la possibilità di rimanere con soli 15 milioni di dollari (11 milioni di sterline) a fine anno. Le perdite operative previste per questa stagione ammonterebbero a circa 23 milioni di dollari – peggior situazione dal 2020 a questa parte – e se la tendenza dovesse continuare a essere così drastica si avrebbero conti in rosso nell’autunno del 2027.
WTA, le ragioni del crollo
Il deficit di cassa di questo 2026 ha due principali ragioni. Innanzitutto c’è da considerare la rescissione anticipata dell’accordo triennale con l’Arabia Saudita per la disputa a Riyadh delle WTA Finals, che infatti si terranno a Indian Wells. In tal senso la nuova presidente Valerie Camillo – che ha già destato comunque buone impressioni – sarà chiamata a risanare una situazione non semplice. Se è vero che l’appuntamento di fine anno attirerà più pubblico e più introiti, data anche la scelta del mercato statunitense come tentativo di risollevare la situazione economica, l’evento probabilmente sarà finanziato dalla WTA.
In secondo luogo non è da sottovalutare la fine dei finanziamenti provenienti dalla società di private equity CVC. Nel 2023, infatti, la WTA aveva ceduto all’azienda in questione il 20% delle proprie attività commerciali in cambio di 150 milioni di dollari distribuiti in tutto il quinquennio. Il 2027 rappresenta però l’ultimo anno di contratto e porterà in dote 30 milioni. Non abbastanza, al momento, per garantire una stabilità duratura alla Women’s Tennis Association. In tutto questo pesa sicuramente la disparità salariale che alcuni tornei –Slam a parte – continuano a portare avanti, con la WTA spesso chiamata a colmare di tasca propria la differenza. La realtà dei fatti, comunque, è che il circuito femminile rischia grosso. E, in qualche modo, per il bene di questo sport, va salvato.
