da New York, il direttore
Mancano ormai solo pochi giorni alla conclusione di questo US Open, ma certe considerazioni si possono già fare.
La prima è che il livello del torneo femminile è stato non solo più rispettoso delle gerarchie, ma anche decisamente superiore rispetto a quello maschile sotto il profilo tecnico.
Non a caso sono giunte alle semifinali odierne tutte le prime quattro tenniste del mondo, Sabalenka (1) e Pegula (3) nella metà alta del tabellone, Rybakina (2) e Gauff (4) in quella bassa. Non accadeva in uno Slam da Wimbledon 2009.
Mentre nel torneo maschile se “the Giant-Killer” Van de Zandschulp avesse battuto anche Zverev – come Alcaraz due anni fa e de Minaur quest’anno – questa sarebbe stato il primo Slam di sempre a non avere in semifinale neppure uno dei primi 4 tennisti del mondo, dopo essere stato questo anche – lo scrivo a beneficio dei lettori disattenti – il primo anno della storia in cui nessun giocatore con il rovescio a una mano è riuscito a piazzarsi nelle semifinali di uno dei quattro Slam.
Insomma Zverev, che al prossimo turno affronterà il n.50 del mondo Khachanov (attenzione: ci ha perso 3 volte in 9 incontri), ha salvato la rispettabilità del tennis maschile che comunque ha offerto anche match palpitanti e conclusi al quinto set, a cominciare proprio da quel primo turno Zverev-Sonego con il tedesco favorito n.1 e tuttavia giunto a due passi dal baratro. E i due quarti di finale della giornata di martedì, Tiafoe-Michelsen e in particolare Shelton-Alcaraz hanno offerto emozioni e grande spettacolo in dosi massicce, anche se non sempre continue. Mentre non sono stati davvero appassionanti i due quarti inediti di ieri, né Khachanov-Blockx con il belga costretto al ritiro dopo aver perso i primi due set e a metà del terzo – crescono i rimpianti per la mancata presenza a questo traguardo di Flavio Cobolli che avrebbe potuto fruire di un gran bel corridoio – né Zverev-Van de Zandschulp, perchè, a dispetto di un setpoint conquistato dall’olandese nel secondo set, non c’è mai stata davvero suspence.
Ben diversa era stata la storia – già raccontata – di Shelton-Alcaraz. Gli highlights di quest’ultimo match di 4 ore e 28 minuti andrebbero conservati in una cineteca del tennis, perché forse oggi non ci sono altri giocatori capaci di fare quei colpi, quei recuperi, quei vincenti. Molti. Dopo di che io ho battezzato il match come uno di quelli che andrebbero messi in corsa per il premio simbolico da assegnare al match più bello dell’anno (fatte salve alcune pause).
Come se la sarebbe cavata Sinner contro Alcaraz o Shelton?
Alcuni lettori mi hanno chiesto: ma quando Alcaraz e Shelton giocavano quegli scambi forsennati, a ritmi impossibili da sostenere per i tennisti normali, come se la sarebbe cavata il miglior Sinner? A tutti ho risposto che, in assenza di un test vero e proprio, la sola cosa che si può sostenere è che Sinner serve meglio di Alcaraz e molto probabilmente avrebbe potuto mettere Shelton molto più in difficoltà nei propri game di servizio, togliendogli quindi serenità anche quando avrebbe dovuto servire. Un conto è battere dopo aver conquistato un break, un altro è battere non potendosi permettere di cedere il game di servizio.
Altri hanno chiesto: ma allora il bilancio del tennis italiano è stato disastroso, visto che sono passati 3 anni da quando non avevamo piazzato neppure un nostro giocatore nei quarti di finale? La risposta, ricordando che Darderi è giunto in ottavi (sia pure senza battere alcun top-100) è che hanno certo deluso Berrettini, Cobolli e Musetti – citati in ordine alfabetico – perché proprio in un torneo in cui si sono affacciati alle fasi finali outsiders del tipo di Gea n.87 del mondo, Khachanov n.50, Van de Zandschulp n.70, Blockx n.34, Michelsen n.46, almeno un dei tre poteva fare deciamente meglio. I nostri hanno tutti perso da giocatori peggio classificati di loro. Mancava Sinner e la sua assenza l’abbiamo parecchio sofferta. Ma poiché da qualche anno abbiamo scritto e letto ovunque che la base del tennis italiano si era parecchio allargata, beh questo US Open è stato indubbiamente un passo indietro.
Di cosa avrebbero bisogno i nostri tennisti con il miglior potenziale?
Per carità, non è il caso di drammatizzare, ma credo che tutti e tre i nostri tennisti più considerati dovrebbero riflettere su loro stessi e capire il da farsi perché certi risultati deludenti non si ripetano. Dal mio angolo visuale direi che Musetti avrebbe bisogno della consulenza di un bravo mental coach, perché il suo problema – e lo ha fatto capire lui stesso – sembra più mentale che fisico, anche se gli infortuni di vario tipo paiono perseguitarlo proprio quando Lorenzo vorrebbe performare meglio. Ma il suo problema, quale che sia, si trascina da gennaio, davvero un po’ troppo a lungo. Cobolli, dal canto suo, dovrà imparare a gestire meglio la sua attività agonistica. Non ha bisogno di giocare certi tornei – tipo Umago – certe esibizioni qua e là (Laver Cup e anche di minor prestigio) né di arrotondare il proprio conto in banca andando in Germania a giocare in Bundesliga i match interclub. E Berrettini, che sa di non avere la fortuna di possedere un fisico alla…Djokovic, deve decidere se ha ancora voglia di sacrificarsi duramente pur di avvicinarsi – nonostante i suoi 95 chili – alla condizione atletica e alla resistenza della maggior parte dei suoi colleghi. Meno feste, meno special events, meno mondanità anche se capisco bene che un bel ragazzo come lui riceve tante di quelle proposte che è difficile rifiutarsi di prenderle in considerazione. L’unica nota confortante delle ultime 48 ore era venuta qui nella serata di martedì dal duo Vavassori.Bolelli che avevo visto giocare proprio bene contro Mektic-Krajicek, due ex n1 del mondo. Ma purtroppo, una volta raggiunti i quarti, invece contro Harrison e Skupski che i “nostri” avevano battuto quest’anno sia a Miami sia a Roma -e gli aveva portato pure bene perché poi avevano vinto il torneo sia a Miami sia a Roma – stanotte invece sull’Arthur Ashe Bolelli e Vavassori ci hanno perso molto male, 63 62. Tutto è conseguito, stranamente, dopo che un’invasione millimetrica di Vavassori con il piede sulla palla del 4 pari – e una lunga ma civile discussione con l’arbitra Asderaki – ha spezzato completamente ritmo e concentrazione agli azzurri che hanno perso ben sette game di fila, subendo da quel punto in poi ben 14 punti consecutivi. Peccato. Il bicchiere resta mezzo pieno perché Bolelli e Vavassori non avevano mai raggiunti i quarti all’US Open. E poi sono in piena corsa per le finali ATP di Torino e spero che ci arrivino ancora una volta.
Jasmine Paolini deve risolvere problemi fisici e forse anche psicologici che all’interno del suo attuale clan non riescono ad affrontare e risolvere, mentre Elisabetta Cocciaretto, quasi in lacrime dopo la netta sconfittacon la Siniakova, ha soprattutto bisogno di trovare una continuità agonistica che se non esce dall’impasse fisico non potrà raggiungere.
Se il tennis maschile italiano è incappato in un torneo storto, quello femminile è ormai costantemente in grave difficoltà qualitativa e quantitativa. Alle spalle delle due ragazze citate e della Bronzetti, non sembra ci sia proprio nessuna figura che si stagli. Magari avessimo noi una Lilli Tagger (e non solo perché ha un magnifico rovescio a una mano).
Ma Alcaraz è gia quello che conoscevamo?
No. Il suo successo sull’ostico Tommy Paul aveva fatto pensare che la risposta fosse affermativa, ma non poteva essere così. E il suo tennis brillantissimo, ma acceso ad intermittenza contro Shelton, ha detto quel che era giusto dicesse. Quattro mesi e mezzo senza prendere una racchetta in mano non potevano umanamente non avere conseguenze.
Un americano vincerà finalmente lo US Open dopo 23 anni? Oppure Zverev…
Non si era mai parlato tanto di Andy Roddick neppure quando vinse quel torneo! La presenza di 5 americani in ottavi, con un presidio importante nella metà bassa del tabellone con l’accerchiamento di Alcaraz fra Paul, Shelton, Tiafoe e Michelsen, ha spinto i media americani a fare titoli a ripetizione sulla possibilità concreta di sfatare quel tabù. Naturalmente con Shelton che ha battuto Alcaraz, e con l’assenza di Sinner, lo scontro in semifinale fra Shelton e Tiafoe che garantisce un finalista americano – 2 anni fa ci fu Fritz in finale contro il vittorioso Sinner, ma l’ultimo finalista americano, stavolta sconfitto, fu di nuovo nel 2006 lo stesso Andy Roddick – ha sollevato parecchio entusiasmo, anche se Shelton ha perso 5 volte su 5 con Zverev e Tiafoe 9 su 10 con il tedesco, quindi è difficile non considerare il tedesco come il favorito n.1 che quest’anno ha raggiunto almeno le semifinali in tutti e 4 gli Slam e non a caso è il giocatore più vicino a insidiare il trono di Sinner. Tutto ciò anche se 1) con Khachanov Zverev ha perso 3 volte su 9, due in Canada (l’ultima nel 2025) e uno a Parigi Bercy, 2) lo Shelton visto l’altra notte è uno Shelton ben diverso da quello battuto da Zverev quelle 5 volte. Inoltre qui Shelton avrà tutto l’Ashe Stadium a tifare per lui, a caricarlo ancor più di quanto sappia caricarsi abitualmente lui. Si sa che ogni partita fa storia a sé, come si è visto: anche Tiafoe, pur sconfitto da Zverev 3 volte su 4, ma salito almeno a n.8 virtuale nell’ATP ranking, potrebbe benissimo battere uno Shelton meno continuo di quello visto contro Alcaraz.
Se il torneo non sarà vinto da Zverev vorrà dire che i 4 Slam hanno avuto 4 vincitori diversi (dopo Alcaraz in Australia, Zverev a Parigi, Sinner a Wimbledon…) e l’ultima volta che ciò si era registrato era stato nel 2014 quando vinsero Wawrinka, Nadal, Djokovic e Cilic.
Le quattro regine in semifinale
Non sembra invece sfuggire al solito copione quello fra Coco Gauff, 22 anni e Mirra Andreeva,19: la russa aveva perso 5 partite su 5 e ha perso pure la sesta nonostante due matchpoint a favore. Ma li ha giocati in modo troppo conservativo, troppo prudente. Così la Gauff, due volte campionessa Slam fra US open 2023 e Roland Garros 2025 e la semifinale raggiunta a Wimbledon pochi mesi fa, giocherà la semifinale contro la Rybakina. In mattinata la Rybakina aveva rimontato la Zheng 36 61 64 e raggiunto la sua prima semifinale all’US Open nonché il primo posto in classifica mondiale detronizzando Aryna Sabalenka. Rybakina e Gauff sono 1-1 nei confronti diretti. La kazaka ha vinto quest’estate a Toronto 57 62 62 in semifinale. Aveva perso dalla Gauff sempre a Toronto ma 4 anni fa. Sabalenka e Pegula stanno 9-4 per la bielorussa, ma l’ultimo duello, sull’erba di Berlino, lo ha vinto la Pegula.
Penso che assisteremo a due belle semifinali. Comunque vada decisamente i due quarti femminili di ieri sono stati molto più interessanti dei quarti maschili.
