Da New York, Vanni Gibertini
[1] A. Zverev b. B. Van de Zandschulp 6-2 7-5 6-1
C’era un po’ l’atmosfera della “prova del nove” per il match di Zverev contro Van de Zandschulp, anche se non era stato Zverev a realizzare una vittoria importante che doveva essere confermata da una di minor difficoltà tecnica. Ma era comunque il “giorno 1 d.C. (dopo Carlos)”, la giornata nella quale Zverev era diventato il nuovo favorito del torneo, riassumendo quel ruolo di testa di serie n.1 che aveva di nome ma probabilmente non di fatto.
Nessun problema per Zverev
Ma in realtà Zverev non ha mai nemmeno avuto la possibilità di tremare, contro un avversario senza un’arma specifica per fargli male, se non un servizio che nel secondo set lo ha condotto fino alla volata finale, ma non è stato in grado di aiutarlo in occasione del suo unico set point, sul 5-4, fallito con un errore gratuito di diritto.
È stato proprio il diritto che ha segnato gli alti e bassi per entrambi i protagonisti: il primo break dell’incontro è stato figlio di un paio di diritti di Van de Zandschulp sui teloni di fondo (anche se sull’Arthur Ashe sono modernissimi LED walls invece di teloni, ma l’espressione non viene altrettanto bene con la versione moderna degli sfondi), contribuendo a distendere Zverev per il 6-2 iniziale.
L’unico set nel quale c’è stata un po’ di battaglia è stato il secondo, nel quale il tedesco ha avuto qualche tentennamento in risposta continuando la tentennante percentuale di conversione sulla seconda dell’avversario. Poi, una volta passata la paura del set point, che avrebbe probabilmente allungato la partita ma non cambiato il risultato finale, Zverev ha proseguito tranquillo con un parziale finale di 9 giochi a 2 che hanno qualificato Zverev per la semifinale dello US Open.
Il jet-lag stanziale
Si tratta della terza semifinale in carriera allo US Open per Sascha Zverev, dopo quelle del 2020 e del 2021, e di un significativo passo avanti verso la vetta della “Race to Turin” che sarà sua in coabitazione con Sinner in caso di affermazione in semifinale contro Khachanov (6-3 in suo favore i precedenti).
E le 2h16’ che gli sono bastate per chiudere la pratica dei quarti di finale gli consentiranno di iniziare a smaltire il fuso orario accumulato durante il torneo non per essere andato in giro per il mondo tra un match e l’altro, ma per aver sempre disputato i suoi incontri nella sessione notturna, spesso finendo ben oltre la mezzanotte. “Mi sembra di stare disputando l’Australian Open a New York – ha detto a Sam Querrey nell’intervista in campo – mi è capitato di andare a letto anche alle 6.45, e ieri sera ho guardato tutta la partita di Shelton e Alcaraz. Tanto avevo dormito fino all’una del pomeriggio…”
Ora avrà due giorni di tempo per riportare il suo orologio biologico al fuso orario di New York, dove dovrà giocare la semifinale contro Karen Khachanov venerdì pomeriggio molto probabilmente alle 15, ed eventualmente la finale domenica alle 14.
Buon viaggio Sascha. Ti aspettiamo qui.
