Lo US Open di Lucrezia Stefanini è stato probabilmente il miglior Slam in carriera giocato dall’azzurra, sconfitta da Jasmine Paolini nel derby di secondo turno dopo aver però brillantemente superato le qualificazioni.
Tra i tanti bei ricordi che Lucrezia si è portata via da New York, tuttavia, c’è una macchia non proprio di poco conto che riguarda il test antidoping di routine. La lotta per uno sport pulito va indubbiamente perseguita, a patto però che tutto venga fatto con un certo criterio. Il test eseguito sul braccio di Stefanini, evidentemente, non rientra tuttavia nell’insieme delle cose fatte con buonsenso.
“Una settimana fa allo US Open, durante un controllo antidoping, l’addetta non è riuscita a trovare la mia vena – la denuncia della tennista azzurra su Instagram -. Così, anziché cambiare approccio, ha continuato a muovere l’ago dentro al mio braccio nel tentativo di trovarla. Il risultato? Un bellissimo ematoma che è ancora qua dopo una settimana, che sinceramente mi fa male anche nella quotidianità. Mi domando se è normale che un controllo antidoping si realizzi in questo modo e se, soprattutto, venga riservato lo stesso trattamento a tutte le giocatrici”, ha concluso Lucrezia.
Un episodio decisamente spiacevole che, peraltro, l’ha costretta a rinunciare al WTA 125 di Barranquilla, in programma questa settimana.
