Sinner e la vita da globetrotter: “Se potessi porterei sempre con me il mio materasso”

Il tennista azzurro racconta a Condé Nast Traveler le sue abitudini lontano dal campo: il bisogno di silenzio, il desiderio di tornare più spesso in Alto Adige, la passione per la Formula 1 e una qualità molto utile per chi passa buona parte dell’anno in giro per il mondo: riuscire a dormire praticamente ovunque

Di Jenny Rosmini
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Jannik Sinner - Hurlingham 2026 (x @GiorgioArmaniTennisClassic)

Per un tennista professionista viaggiare non significa esattamente andare in vacanza. Aeroporti, camere d’albergo, letti che cambiano di settimana in settimana e valigie da rifare scandiscono una stagione quasi quanto allenamenti e partite. Jannik Sinner, intervistato da Condé Nast Traveler per la rubrica How I Travel, ha raccontato il suo rapporto con questa parte meno visibile della vita nel circuito, lasciando emergere abitudini e piccole manie. L’intervista, pubblicata il 28 agosto, è stata realizzata a bordo della Explora III, nave della compagnia Explora Journeys di cui Sinner è global brand ambassador.

Il vero lusso? Silenzio e tranquillità

Se c’è una cosa sulla quale Sinner non sembra disposto a trattare quando sceglie un hotel è la tranquillità. Niente strutture troppo affollate o ambienti caotici: durante una stagione nella quale gli spazi per recuperare sono ridotti, anche poche ore di riposo acquistano un peso diverso.

Non è soltanto una questione di comfort. Per Sinner il recupero fa parte della prestazione e l’hotel diventa quasi un’estensione del lavoro svolto sul campo. Dopo le partite, per esempio, rimane fedele al bagno nel ghiaccio, seguito quando possibile dalla jacuzzi per sciogliere la tensione muscolare. Anche il tema della longevità agonistica, racconta, è ormai costantemente presente nella vita di un atleta.

Il mare gli ha fatto scoprire però un’altra forma di isolamento. Su una nave, lontano dall’attenzione che normalmente accompagna uno dei tennisti più riconoscibili del mondo, Sinner dice di apprezzare soprattutto la sensazione di poter staccare davvero, spegnere il telefono e sottrarsi per qualche momento alla pressione continua della competizione.

Il problema dei tennisti? Ogni settimana un materasso diverso

Nella sua valigia a mano non c’è molto: iPad, AirPods e poco altro. Film, serie televisive e musica possono aiutare a far trascorrere il viaggio, anche se Sinner possiede probabilmente una delle qualità più preziose per chi vola continuamente: dorme facilmente.

Se potesse portare con sé un oggetto impossibile da infilare nel bagaglio, però, sceglierebbe il proprio materasso. Il motivo è molto concreto: per un giocatore che cambia città e struttura quasi ogni settimana, significa dormire continuamente su letti differenti. Una variabile apparentemente banale che, per chi deve recuperare dopo ore di tennis, tanto banale non è. Eppure il letto non è neppure il vero protagonista delle camere d’albergo di Sinner. Lo è il divano. L’azzurro ammette di avere una particolare predilezione per quelli comodi e di addormentarcisi spesso, fino al punto di rinunciare a trasferirsi sul letto anche quando si trova a pochi metri di distanza. È uno di quei piccoli dettagli che, vivendo quasi sempre fuori casa, finiscono per ricreare una sensazione di familiarità.

A casa solo due o tre volte l’anno

Tra tutti i viaggi possibili, quello che Sinner non si stancherebbe mai di fare ha una destinazione decisamente meno esotica: la casa dei genitori in Alto Adige.

Lasciata la famiglia intorno ai tredici anni per inseguire il tennis, oggi riesce a tornarci soltanto due o tre volte all’anno. Troppo poco, dal suo punto di vista. È lì che associa maggiormente la sensazione di riposo e recupero e dove ritrova anche uno dei suoi comfort food preferiti: la Wiener Schnitzel, la tradizionale cotoletta impanata di origine austriaca. Durante i tornei, invece, la necessità di reintegrare carboidrati conduce verso un classico molto italiano: pasta al pomodoro, possibilmente rigatoni, il formato preferito da Sinner, accompagnati da un po’ di insalata.

E se dovesse scegliere una zona d’Italia da conoscere meglio? La risposta cade sulla Toscana, in particolare sulle colline: Sinner vi è stato soltanto una volta e ne conserva il ricordo della natura, del sole e soprattutto della pace.

In aeroporto come in campo? Non proprio

La puntualità quasi chirurgica che ci si potrebbe aspettare da un atleta del suo livello sembra invece scomparire quando si parla di aeroporti. Alla domanda se preferisca arrivare molto presto o appena in tempo, Sinner non ha dubbi: appartiene decisamente alla seconda categoria. Anzi, talvolta abbastanza tardi da rischiare quasi di perdere il volo.

Una volta a bordo sceglie invece sempre il posto finestrino, perché gli permette di appoggiare la testa e dormire. E se potesse scegliere, viaggerebbe semplicemente con uno zaino; le esigenze del circuito e la quantità di materiale da trasportare lo obbligano però al bagaglio da stiva.

E nel tempo libero, ancora sport: Formula 1

Grande appassionato di Formula 1, nell’intervista ha raccontato di voler vedere dal vivo le qualifiche del Gran Premio di Monaco, appuntamento che paradossalmente non è ancora riuscito a seguire nonostante viva nel Principato.

Intanto però lo abbiamo visto a Monza pochi giorni fa. Sinner è stato infatti tra gli ospiti del Gran Premio d’Italia, arrivando nel paddock insieme al padre Hanspeter e seguendo da vicino anche Andrea Kimi Antonelli, con cui ha stretto un rapporto di amicizia. Una domenica particolarmente fortunata: il numero uno del tennis mondiale ha così assistito dal vivo alla vittoria del pilota italiano sul circuito di casa. Per una volta, quindi, Sinner ha potuto lasciare racchetta e pressione agonistica agli altri e godersi lo sport semplicemente da tifoso.

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