La polemica di Fritz: “Le palline della Wilson in commercio sembrano quelle per i bambini”

Fritz in polemica aperta con la Wilson: "Dicono che le palline siano le stesse, ma in allenamento mi sembrano quelle da bambini. Ma nessuna scusa per la sconfitta"

Di Matteo Beltrami
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Taylor Fritz - US Open 2026 (foto X @ATPTour_ES)

L’americano Taylor Fritz arrivava allo US Open come possibile outsider per la vittoria finale, specie dopo la conquista del Citi Open all’inizio di agosto. Ma nonostante un tabellone favorevole, ha sprecato un vantaggio di due set contro l’argentino Francisco Cerundolo, facendosi rimontare e uscendo di fatto al terzo turno.

Dopo la prematura uscita, la testa di serie n.9 si è lanciato in una pesante arringa – attraverso i suoi account social – nei confronti della Wilson, il fornitore delle palline da tennis dell’evento. Secondo l’azienda, le palline utilizzate durante il torneo, così come quelle impiegate nella stagione americana sul cemento che precede lo US Open, sono le stesse palline vendute online e nei negozi per gli allenamenti. Peccato che Taylor Fritz non sia dello stesso avviso.

“Dopo aver giocato a Washington, Cincinnati e allo US Open, oltre a un’intera settimana di allenamento a New York prima del torneo, ho acquisito una conoscenza MOLTO precisa delle palline Wilson dello US Open che stavamo usando e so ESATTAMENTE come dovrebbero rispondere quando colpite dalla mia racchetta”, ha scritto. “Erano buone palline e non ho alcuna lamentela riguardo a quelle con cui abbiamo giocato in quei tornei quest’estate.”

Tuttavia, Fritz ha un problema con la mancanza di uniformità nella produzione delle palline. Soprattutto considerando che Wilson sostiene che siano tutte identiche, anche quelle riservate ai consumatori.

“Ma da quando sono tornato a casa gli ultimi due giorni di allenamento con le palline Wilson dello US Open sono stati pessimi. Vengono vendute, pubblicizzate ed etichettate come le stesse palline, ma il modo in cui escono dalla mia racchetta e la sensazione che trasmettono non potrebbero essere più diversi”.

Fritz esclude possa trattarsi di un discorso di superficie, dato che si sta allenando su campi con velocità simile. “Dopo averle usate per così tante settimane durante i tornei, so esattamente come reagiscono. Le palline con cui mi sto allenando sembrano letteralmente palline verdi per bambini: incredibilmente morbide, “morte” e incapaci di andare da nessuna parte. Inoltre, mi sto allenando su un campo con una velocità simile a quella dei campi dello US Open, giusto per essere chiari”

Inoltre, sembra aver avuto lo stesso riscontro anche parlando con alcuno colleghi. “Ho provato palline provenienti da diverse confezioni per escludere la possibilità che si trattasse semplicemente di un lotto difettoso e, purtroppo, il problema è stato lo stesso in tutti i casi. Anche altri giocatori con cui ho parlato dopo lo US Open hanno descritto la stessa situazione”

Ma il problema, sembra non riguardare esclusivamente Wilson. “Nell’ultimo anno e mezzo, però, ho notato una differenza così significativa tra le palline vendute al dettaglio sia da Wilson sia da Dunlop (fornitore delle palline dell’Australian Open) e le loro equivalenti utilizzate nei tornei, che dovrebbero essere identiche, da cambiare completamente il modo in cui vuoi costruire i punti, assumerti rischi nei colpi e, in generale, giocare gli scambi. Non sto esagerando: a livello professionistico fa davvero una differenza enorme”.

Fritz: “Non sto giustificando la sconfitta”

In un secondo commento, poi, Fritz redarguisce chi crede che stia cercando una scusa per la sconfitta contro Cerundolo.

“Inoltre, chiunque stia cercando di collegare tutto questo alla mia sconfitta o di dire che sto cercando una scusa per una sconfitta, per favore si faccia aiutare” si legge. “Mi dispiace dirvelo, ma siete proprio analfabeti. Come ho già detto, mi sono piaciute molto le palline del torneo. E questo sfogo nasce dal fatto che avrei voluto avere anch’io quelle palline quando torno a casa per allenarmi dopo il torneo”.

Insomma, Taylor ne ha per tutti.

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