US Open, Gauff: “Rybakina non mostra mai niente, è la sua forza”

"Contro Elena avevo il 99,9% del pubblico dalla mia parte, ma non riesci a vedere che cosa lei provi - dice Coco Gauff -. Mio papà si è complimentato per quest'estate, ma a me non interessa"

Di Giovanni Pelazzo
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Coco Gauff - US Open 2026 (foto X @usopen)

Dopo essere sopravvissuta a Mirra Andreeva nei quarti di finale dello US Open, Coco Gauff non riesce a vincere un’altra battaglia al terzo set e viene rimontata da una grande Elena Rybakina, prossima n. 1 del mondo da lunedì. Non basta alla statunitense l’enorme spinta dell’Arthur Ashe, uno dei temi affrontati in conferenza stampa dalla 2004 di Delray Beach. Di seguito quanto evidenziato.

La sconfitta contro Rybakina

“Elena ha giocato molto bene. Credo sia stata una buona partita, si è risolta in un paio di miei turni di battuta nel secondo e nel terzo set che non sono riuscita a difendere. Lei è stata molto brava a stare lì ogni punto e a mettere pressione in risposta. A volte capita di giocare meglio all’inizio del match anziché alla fine, lei ha iniziato a commettere meno errori e io, di conseguenza, di più. Forse la selezione dei colpi non è sempre stata ottimale. A Toronto secondo me abbiamo giocato entrambe una prima parte di match un po’ disordinata, quindi l’obiettivo era iniziare meglio di così. Penso di aver iniziato giocando un tennis decisamente migliore, sentivo molto meglio la palla. L’obiettivo era cercare di non giocare troppo in difesa: chiaramente dovrai farlo contro Elena, ma ecco, non troppo. Penso sia stata quella la differenza, ha funzionato meglio. Avrei dovuto fare meglio in alcuni di quei game di servizio verso la fine degli ultimi due set”.

Il rapporto con il pubblico

“È sempre un peccato alla fine, non è che sia una delusione completa ma comunque mi dispiace non essere riuscita a conquistare la vittoria per loro, mi hanno aiutato tantissimo in molte partite qui. Ho percepito il loro affetto fino all’ultimo punto, è davvero difficile poter vivere un’esperienza simile in uno sport individuale. Forse è più facile provarla in uno sport di squadra o comunque in eventi collettivi (tipo la BJK Cup, ndr), mentre contro Elena avevo il 99,9% del pubblico dalla mia parte. È un’esperienza e un ambiente che apprezzerò sempre moltissimo. Lei però, non voglio dire che sia nonchalant, ma sicuramente non mostra mai reazioni. Poi quella sarà l’apparenza, perché tutti dentro sentiamo la tensione, ma la sua forza è non farlo vedere. Non riesci mai a vedere che cosa lei provi in un determinato momento”.

Sui risultati di quest’estate e sui miglioramenti futuri

“Mio papà è venuto da me e si è complimentato per i grandi risultati che ho raggiunto quest’estate, ma gli ho detto scherzando che non mi interessasse di quello che era successo prima. Però, in ogni caso, l’obiettivo è essere una giocatrice continua, voglio darmi quante più opportunità possibili per sollevare un trofeo. Ora fa male, perché la giocatrice che è in me voleva vincere questo torneo. Sicuramente però è un’esperienza da cui imparare qualcosa, spero di continuare a mettermi in questa posizione. Guardando anche alle altre semifinaliste, sono tutte quattro o cinque anni più grandi di me. Considerando il lavoro che ho fatto in questi anni, non vedo l’ora di continuare a lavorare e vedere dove arriverò a 24/25 anni“.

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