US Open – Per la finale femminile vorrei vincesse Rybakina, ecco perchè. Per la maschile meglio Zverev-Shelton

Niente contro la Sabalenka, anzi. Ma è un problema di classifica Wta. Niente neanche contro Khachanov, ma Zverev garantisce più qualità. E così anche Shelton invece di Tiafoe che però è più showman

Di Ubaldo Scanagatta
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Elena Rybakina - US Open 2026 (foto X @usopen)

Saranno dunque le due più forti tenniste del mondo – indiscutibilmente a mio parere – a giocarsi la finale dell’US Open, la n.1 del mondo Aryna Sabalenka con la n.2 del mondo Elena Rybakina che lunedì, a prescindere dal risultato della finale, sarà la nuova n.1 del mondo.

Ed è per questo che io sabato tiferò per la Rybakina sebbene se io avessi la possibilità di scegliere con chi uscire a cena – non capiterà, tranquilli – inviterei Aryna piuttosto che Elena perché la ragazza kazaka mi sembra più fredda, meno allegra, mentre la bielorussa – grande ballerina… e questa per me è una dote  importante – mi sembra più divertente, simpatica, estroversa, viva. Magari non è così eh.

Ma allora perché tiferò Rybakina? Beh perché non mi piace che si ingeneri una terribile confusione nei lettori meno preparati, i quali purtroppo a seguito di una finale di cui scrivono giornali anche politici, mostrano immagini e parlano tv generaliste, sono la stragrande maggioranza.

 Quei lettori e telespettatori – che non frequentano abitualmente, per intendersi, siti per “addetti ai lavori”  come Ubitennis – restano disorientati e increduli nel sentire che  proprio nel giorno in cui il torneo più importante del fine stagione viene vinto da… Aryna Sabalenka (è il mio esempio) già l’indomani però la n.1 del mondo sarà Elena Rybakina, cioè la ragazza che ha appena perso da chi verrà spodestata. Chi ha vinto scende dal trono e diventa n.1 lasciando la corona a chi ha appena perso.

Chi non segue il tennis commenterà: ma che sport è mai questo? E’ una barzelletta?

A questi lettori e telespettatori poco colti in materia tennistica occorrerà allora dare spiegazioni cui non sono minimamente interessati, in quanto il tennis – se si sorprendono – non l’hanno evidentemente mai seguito.

Bisognerà spiegar loro che il computer capisce di numeri ma non di tennis, valuta i risultati di 12 mesi secondo criteri oggettivi (ma non sempre indiscutibili), ragion per cui quel che è appena accaduto è giusto che accada. Ma gli interlocutori meno preparati finiranno con fare spallucce e dire: “Ma quanto è strano questo sport! Se una squadra di calcio vince la Coppa dei Campioni è Campione, non lo è davvero quella che ha appena perso!”

Sapete perché scrivo tutto questo? Perché è già successo più volte che un n.1 in carica abbia vinto la finale d’uno Slam dopo di che il giorno dopo sia sceso a n.2. E la gente non capiva, non se ne faceva una ragione, pensava – sulle prime – che chi lo aveva scritto o detto si fosse clamorosamente sbagliato.

Quando Agassi perse da Sampras a Wimbledon ma diventò numero uno

Avevo avuto l’eccezionale possibilità di invitare un ospite alla finale di Wimbledon ’99. Era il 4 luglio, The Independence Day per gli Stati Uniti, e Pete Sampras batté Andre Agassi in finale 6-3, 6-4, 7-5, conquistando il suo sesto Wimbledon e il 12° Slam.

Ma il giorno successivo, 5 luglio, quando venne pubblicata la nuova classifica ATP, Agassi diventò comunque numero 1 del mondo, scalzando proprio Sampras, che aveva appena battuto nettamente in finale.

Non fu una sorpresa per chi conosceva il meccanismo dei ranking, ATP come WTA: era già matematicamente certo prima della finale. Lo avevamo scritto tutti. Sampras, anche vincendo Wimbledon, sarebbe sceso addirittura al numero 3, dietro anche a Patrick Rafter.

La classifica ATP – da sempre – non era mai una fotografia della partita appena giocata, ma teneva conto dei risultati accumulati nei 52 settimane precedenti e della sostituzione dei vecchi risultati con quelli nuovi.

La situazione era particolarmente paradossale: Sampras era n.1 prima di Wimbledon. Nel 1998 aveva ottenuto risultati molto pesanti che stavano per uscire dal conteggio. Agassi, invece, arrivava da una stagione straordinaria, culminata con la vittoria al Roland Garros (in rimonta su Medvedev) e arrivando in finale a Wimbledon aveva conquistato abbastanza punti per superare Sampras indipendentemente dall’esito della finale. Quindi Sampras vinse il torneo, ma perse il primo posto… anche perché Agassi arrivava da una risalita quasi incredibile. Nel novembre 1997 era precipitato al numero 141 del mondo; meno di due anni dopo, il 5 luglio 1999, era nuovamente numero 1.

Ma perfino quel mio amico che avevo invitato non era al corrente di tutte questi dettagli, e mi ci volle un bel po’ a spiegargli tutto. Mi immaginai allora il disorientamento in cui erano sicuramente precipitati lettori e telespettatori.

Di casi del genere ce ne sono stati diversi, ma visto che in questi giorni non si è fatto altro che parlare dell’ultimo trionfo americano in uno Slam, quello di Andy Roddick nel 2003 – e che 23 anni dopo potrebbe esaltare l’orgoglio USA se a riconquistarlo fosse Shelton o Tiafoe (avversari stasera alle 1 italiane nella seconda semifinale) anziché Zverev o Khachanov (giocano alle 21 italiane nella prima semifinale) – curiosamente non mi pare di aver letto da nessuna parte sui tanti media americani, che all’indomani di quella finale del 2003 Roddick-Ferrero, il n.1 del mondo diventò Ferrero e non Roddick. Fino al giorno prima il n.1 era Agassi.

Elena Rybakina ha vinto due Slam, Wimbledon 2022 (battendo Ons Jabeur in finale) e Australian Open 2026, battendo proprio Aryna Sabalenka 64 46 64. Aryna era n.1 del mondo e non perse lo scettro. Elena era n.5 all’inizio del torneo e dopo la vittoria salì a n.3.

Questa volta invece a New York Aryna – come già detto e ripetuto -potrebbe rivincere il torneo già vinto negli ultimi 2 anni, 2024 e 2025, ma non  potrà evitare di scendere a n.2.

Insomma, non so se sono riuscito a spiegarmi, ma tifo Rybakina per favorire la comprensione generale del pubblico meno preparato. E non dovermi affannare in troppe spiegazioni.

US Open, le semifinali femminili? Le ho viste così

Come sapete alle semifinali erano arrivate le prime quattro teste di serie – e non era più successo da Wimbledon 2009 – dopodichè Sabalenka è arrivata alla sua quarta finale consecutiva (nel 2023 perse da Coco Gauff) con merito, senza concedere che una sola palla break (salvata) alla Pegula – una n.3 che ha il cruccio di non aver mai vinto uno Slam pur essendo top-5 per tantissime settimane (mi ricorda un po’ la …”condanna” di David Ferrer e Tomas Berdych, sempre dietro ai Fab Four) – mentre lei se ne è procurate 8 e ne ha trasformate 3. Ma Aryna ha servito mediamente la prima con 15 km orari in più di velocità e la seconda con 13, pur avendo all’incirca le stesse percentuali. Solo che sulla seconda della Pegula Aryna andava a nozze per prendere l’iniziativa, tant’è che ha fatto 14 punti su 19 (il 74%) mentre la stessa cosa non è capitata alla Pegula che di punti sulla seconda di Aryna ne ha fatti soltanto 7 su 21 (il 33%).

Non ne sono rimasto sorpreso. Mi intrigava più il match Rybakina-Gauff, che si erano affrontate soltanto due volte con la kazaka che aveva vinto quest’anno a Toronto e la Gauff 4 anni fa sempre in Canada.

La partita vinta dalla Gauff sulla Andreeva non mi aveva ben impressionato sul conto della Gauff, 12 doppi falli e un dritto assolutamente da rivedere…ma la Andreeva, salvo essersi messa in testa di giocare continuamente sul dritto – e c’erano stati scambi infiniti ma giocati a bassissimo ritmo –  non aveva mostrato alcun serio progresso tecnico-tattico come mi aspettavo invece che potesse avere dopo 5 sconfitte di fila.

Con la Rybakina ha giocato meglio, ma la Rybakina nel primo set l’ha aiutata giocando proprio male. Nel secondo la Gauff, 2 dritti e un doppio fallo, le ha regalato il break, la kazaka è salita 4-1 e ha vinto il secondo set. Il terzo set è stato quello giocato meglio da tutte e due, però la Rybakina ha approfittato di un rovescio sbagliato da Coco per salire sul 5-3 e andare a servire. Ma …leggete la cronaca. Credo che dopo il break subito dalla tremebonda Rybakina tutti si aspettassero il pieno recupero della Gauff, un possibilissimo tiebreak finale e invece Coco ha riperso il servizio e la Rybakina che  in sette partecipazioni all’US Open non era mai andata oltre gli ottavi si ritrova adesso a giocare la sua prima finale e il diciottesimo duello con la Sabalenka che conduce 10-7 nei testa a testa. E temo – per tutto quello che ho scritto sopra – che possa essere ancora una volta la Sabalenka a vincere anche se in Australia a gennaio invece prevalse Rybakina.

La finale uomini? Mi auguro sia Zverev-Shelton

Per la presentazione delle due semifinali maschili di oggi vi rimando al canale Ubitennis su YouTube. Ma visto che vi ho detto che fra Sabalenaka e Rybakina tiferò Rybakina, vi dirò che per la finale uomini vorrei che la giocassero Zverev e Shelton. Perché penso che sia la finale migliore tecnicamente e la più intrigante. Anche se Tiafoe grantirebbe comunque garra e spettacolo. Ma il suo tennis è meno buono di quello che Shelton ha saputo mostrare contro Alcaraz. A domani.

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