I tabelloni dei tornei Slam, si sa, sono puzzle imprevedibili, ma il percorso di Alexander Zverev tra le pieghe del circuito ATP sta assumendo contorni quasi surreali. E non certo per colpa dell’atleta tedesco. Raggiungere l’ultimo atto di un Major è un’impresa riservata a pochi eletti, farlo senza dover incrociare le racchette con un solo collega presente tra i primi 20 del mondo è una sorta di bizzarria statistica che ha del clamoroso. Eppure il tedesco ci è riuscito ancora: un cammino spianato dalle cadute altrui, ma al contempo valorizzato da una continuità spietata contro avversari di media o bassa classifica.
Fortuna nel sorteggio o cinismo da campione?
Spesso si tende a sminuire un risultato quando il cammino appare privo di ostacoli insormontabili, bollandolo come mera “fortuna nel sorteggio”. Tuttavia, nel tennis moderno e sui cinque set, le insidie si nascondono dietro ogni turno e l’ecatombe prematura delle teste di serie è la norma più che l’eccezione. Zverev ha dimostrato di possedere la dote dei grandi cinici: non ha concesso spazio ai sogni di gloria degli outsider capitati dalle sue parti, incamerando vittorie su vittorie senza mai perdere il filo del discorso, trasformando l’opportunità offerta dal tabellone in una sentenza implacabile.
Quel precedente illustre del 2008
I numeri, d’altronde, parlano chiaro e lo proiettano direttamente nei libri di storia della racchetta, accanto a nomi che evocano l’eccellenza assoluta di questo sport. Dal 1973 ad oggi — anno in cui è stato introdotto il ranking ATP computerizzato — soltanto Roger Federer nel 2008 era stato capace di arrampicarsi fino a più finali Slam nella stessa stagione senza affrontare nemmeno un Top 20 lungo la strada. Essere il secondo uomo nell’era Open a centrare questo particolare “accoppiamento” dice molto su quanto Zverev sappia farsi trovare pronto quando i pianeti si allineano.
C’è chi la chiamerà fortuna e chi, più propriamente, pragmatismo da purosangue. In fin dei conti, nello sport di alto livello le partite non si scelgono, si vincono e basta; alla fine della fiera, ciò che resta inciso nell’albo d’oro non sono i numeri di classifica degli avversari superati al secondo o al terzo turno, ma i nomi di chi scende in campo la domenica conclusiva per giocarsi il trofeo più ambito.
