[1] A. Zverev K. Khachanov 6-3 7-6(7) 7-6(6)
Alexander Zverev raggiunge la sua seconda finale allo US Open, sesta Slam e terza consecutiva, in virtù della vittoria su Karen Khachanov per 6-3 7-6(7) 7-6/6) in 2 ore e 58 minuti, annullando due set point consecutivi nel terzo set. Il numero 2 del mondo raggiunge così Jannik Sinner in vetta alla Race. Essendo entrambi già da tempo qualificati alle ATP Finals, i punti verso Torino forniscono piuttosto un quadro immediato della corsa al numero 1 di fine anno.
Zverev aspetta che Khachanov gli vada sopra. E aspetta, aspetta…
Uno Zverev nei panni di sé stesso, tanti punti con la prima battuta (un po’ sotto media nel secondo set), con il bimane lungolinea solo se interrogato, soprattutto rimasto fiducioso a guardare quello che succedeva. E a ragione, sicuramente, nelle prime fasi, perché il piano (teorico) di Khachanov di un’aggressività oculata ha presto fatto acqua sia dal sostantivo sia dall’aggettivo.
Ma l‘atteggiamento è stato premiato anche nelle fasi finali perché, tamponate le falle, il n. 50 è anche stato superiore a Sascha in certi momenti, ma non è riuscito a capitalizzare e la tensione si è fatta sentire su pochi ma pesantissimi punti. Un esempio sopra tutti: i due set point annullati sono stati gratuiti di Khachanov. Che valgono uguale, sia chiaro, e anzi se l’altro non la vuole vincere sarebbe poco furbo rischiare e perderla, però il mito che il campione va a prendersi il match magari lo teniamo per un’altra volta.
Sascha non ha rinunciato a qualche discesa a rete (9 punti su 9 nel primo set), naturalmente quando era ben coperto, vale a dire dietro quei colpi che, se non forzano l’errore, restituiscono una palla comoda da mettere nel campo libero. Secondo le valutazioni di TDI Insights non c’è gara tra i due dritti, così come pure negli altri altri colpi, tutto a favore di Zverev. Tuttavia, dal lato destro Karen colpisce generalmente con maggiore sicurezza del tedesco, usa quel colpo per aprirsi il campo e fare male, sempre che gli si lasci il tempo di farlo – e Zverev di solito lo lascia nello scambio incrociato.
Non manca il tempo per sbagliare
Il problema per Khachanov è stato quando si è preso quel tempo per sbagliare da solo. Così è arrivata la svolta dell’ottavo gioco: il servizio non gli ha portato punti, anzi il doppio fallo ne ha tolto uno, e il dritto si è perso il campo compromettendo irrimediabilmente il primo set.
Il calo del n. 50 ATP è proseguito all’inizio del secondo set e tanto bastava a dare l’idea che anche quel parziale fosse già indirizzato, ma è stato sufficiente che Khachanov tenesse dentro qualche palla per creare dubbi a Sascha. Non abbastanza cinico da piazzare l’allungo, Karen si è messo a spingere con continuità mentre il livello di gioco saliva, salvo poi cedere il tie-break, nonostante un set point annullato con uno dei migliori scambi del match (non tantissimi, diciamolo), ma alla fine la remata tedesca ha sigillato il parziale riscuotendo il sedicesimo errore di dritto.
Un paio di drittoni per dimostrare ciò che potrebbe fare
Terza partita con zero palle break e circa altrettante emozioni (non che fino a quel momento un turbinio, eh), altro tie-break. Zverev ha giocato diversi punti alla velocità di Cerundolo da under 12 (Juan Manuel, chiaro) e non inganni lo schiocco dei due dritti irraggiungibili a beneficio degli highlights. Due set point per Khachanov giocati in spinta e sbagliati, sedicesimo ace tedesco, altro errore di Karen e sorrisone di Sascha, più che giustificato dalla sua terza finale Slam consecutiva, un signor risultato, come prova l’elenco di chi è riuscito nell’impresa di metterne almeno tre in fila: Federer (10 la sua striscia migliore), Djokovic (6), Nadal (5), Sinner (5), Alcaraz (4), Murray (3). Domenica sera Zverev tenterà di vincere il suo secondo trofeo Slam. Ben Shelton o Frances Tiafoe proveranno a mettersi di traverso.
