a cura di Isabella Della Gasperina
Ha sconfitto il suo rivale di sempre, Andre Agassi. Ha vinto il suo quinto US Open e il suo 14esimo titolo Slam. Quella finale in quattro set a Flushing Meadows, l’8 settembre del 2002, è stata il coronamento della carriera di un campione. Pete Sampras non lo sa ancora, ma quella è l’ultima partita della sua carriera. Da quel giorno non giocherà più un match da professionista, anche se per l’annuncio ufficiale del ritiro bisognerà aspettare quasi un anno. Il suo ultimo ricordo sul campo, però, è già scritto: un trionfo contro un grande avversario.
Sampras parte da sfavorito, ma impone subito il suo tennis
Il numero uno in classifica l’aveva perso già da molti mesi (dal 20 novembre 2000), per non riagganciarlo più. Ma quello di quel giorno è uno dei suoi match più belli. Anche se “Pistol Pete” parte da sfavorito: non vince un torneo da Wimbledon 2000, si presenta come testa di serie numero 17 (Agassi è la 6 e in semifinale ha eliminato il superfavorito Lleyton Hewitt, numero 1), pochi mesi prima è uscito rovinosamente al secondo turno, sempre a Wimbledon.
In campo però scende un ottimo Sampras. Quello che ha un servizio devastante, che scende a rete senza paura, che sorprende con le sue volée perfette. L’inizio dello scontro è equilibrato fino al 3 pari. E’ Sampras a strappare per primo il servizio e da quel momento la partita cambia. I suoi schemi d’attacco funzionano con una continuità impressionante e la prima frazione è sua: 6-3.
Agassi prova a reagire, ma è l’avversario a continuare a comandare il gioco. Il servizio non lo tradisce e, quando lo scambio si allunga, il suo dritto gli apre il campo per le discese a rete. Il “kid” cerca di resistere, ma fatica a trovare una risposta al tennis superoffensivo del connazionale. La partita sembra a senso unico e il 6-4 sancisce la superiorità di Sampras, che si avvicina sempre di più al suo quattordicesimo Slam.
Agassi riapre la finale, Pistol Pete resiste
Nel terzo set però il match cambia volto, con Agassi che prova a riaprire la partita e ci riesce conquistandosi il terzo set per 7-5. Qualche errore gratuito di troppo e cinque occasioni mancate per arrivare al tie-break da parte di Sampras consegnano al kid di Las Vegas, oltre alla terza frazione, anche la speranza di una rimonta.
Nel quarto set, infatti, Agassi continua a spingere. Sul 2-1 si procura due palle break, entrambe annullate. Si gioca ancora la possibilità del break sul 4-3, ma Pistol Pete resiste e nel game successivo è lui a trovare il break e poi la vittoria: 6-3 6-4 5-7 6-4. Sampras vince la sfida dei servizi, con 33 ace contro 7 e l’80% di prime vinte contro il 67% dell’avversario. I vincenti sono 84 e le palle break annullate 10 su 12.
Il quattordicesimo Slam e il passaggio di consegne a Federer
La carriera di Sampras si conclude nel migliore dei modi: un titolo nel suo Paese, anzi uno Slam, il quattordicesimo in carriera. Con quei numeri Pete Sampras resta sul tetto del mondo, pardon, dei titoli Slam, per sette lunghi anni. Sette anni in cui il suo nome viene spesso accostato a quello di Roger Federer. Perché poco prima del finale di carriera, nel 2001, era stato proprio il predestinato svizzero a interrompere il suo dominio a Wimbledon, agli ottavi (7-6 5-7 6-4 6-7 7-5). Perché Sampras lascia il tennis proprio quando Federer esplode, nei primi anni Duemila. Perché è il campione elvetico, nel 2009, a superare il record Slam di Sampras portando i suoi major a 15. E lo fa vincendo il suo primo Roland Garros, quello Slam che a Sampras era sempre sfuggito.
Un filo rosso lega Sampras a Federer e quindi due generazioni del grande tennis. I record Slam sono passati ormai ai successori. Se Federer si è fermato a 20 Slam, Nadal lo ha superato a quota 22 e Djokovic a 24. Ma quella notte resta soltanto di Pistol Pete. Che lascia il tennis da vincente. Che, dopo quel titolo a Flushing Meadows, non scende più in campo. Che se ne va da campione. Game, set, match Sampras.
