US Open, il silenzio assordante di Elena Rybakina: la nuova n. 1 vince anche a New York

Il campo conferma i conti del computer: la kazaka è la regina attuale del tennis. Sabalenka si arrende anche a Flushing Meadows

Di Beatrice Becattini
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Elena Rybakina - US Open 2026 (Foto X @usopen)

Sono di poco passate le 18.30 a New York ed Elena Rybakina si appresta a servire per il successo allo US Open. Il braccio trema a intermittenza, con un paio di doppi falli, che non le impediscono di chiudere la partita con il punteggio di 6-4 5-7 6-2.

Se mai ci fosse bisogno di una legittimazione direttamente dal campo per avallare il sorpasso in vetta ai danni di Aryna Sabalenka, si fatica a trovare qualcosa di meglio rispetto a una vittoria in una finale Major. La nuova numero 1 del mondo nega alla bielorussa la tripletta a Flushing Meadows, le strappa lo scettro e suggella il calendario degli Slam con il secondo sigillo stagionale, il terzo in totale nei tornei più prestigiosi del tennis.

Eppure Elena era arrivata a New York con le attese al ribasso. Un infortunio pendente alla caviglia sinistra aveva persino messo in dubbio la sua partecipazione allo US Open, competizione in cui non è mai riuscita a esprimersi ad alti livelli. Eppure, nessuno se la sentiva di togliere la kazaka dal lotto delle favorite. Perché Rybakina è capace di tutto. Di vittorie a fari spenti e di delusioni cocenti.

Rybakina: un successo tra salite e discese

Riavvolgiamo il nastro a una ventina di giorni fa. La stagione tutt’altro che soddisfacente di Sabalenka – ottima fino a marzo con il Sunshine Double, pur con la sconfitta dell’Australian Open – ha riaperto la contesa per il tetto del mondo tennistico.

L’approdo sul cemento statunitense non ha riacceso in Aryna la sacra fiamma agonistica, con due eliminazioni agli ottavi di finale tra Toronto e Cincinnati. Allora alle sue spalle la lotta per la vetta si è fatta incandescente, con un trono in potenza per quattro giocatrici. Rybakina è la più accreditata per scalzare dopo quasi due anni Sabalenka dal numero 1. Dopo l’inizio scoppiettante, con il trionfo a Melbourne, per Elena la l’anno si è fatto più regolare che brillante. Questione di alcune occasioni mancate, prestazioni non sempre al meglio delle opportunità e acuti che faticano a manifestarsi – con la sola eccezione del WTA 500 di Stoccarda.

In più, sono arrivati anche gli infortuni a metterci lo zampino. A preoccupare è stato, in particolare, il problema al tendine d’Achille della gamba sinistra occorsole durante la sfida di quarti a Cincinnati con Iga Swiatek – che l’aveva superata in finale all’Open del Canada pochi giorni prima. L’opportunità di diventare numero 1 era ghiotta, ma, vista la fatica quasi ad appoggiare il piede, il ritiro è stato d’obbligo.

Per questo, Elena sbarca a New York senza certezze. E se le sicurezze non accompagnano e sostengono le aspettative, allora forse è meglio non attendersi niente.
Il dolore è comunque andato svanendo, consentendole almeno di essere ai blocchi di partenza dell’ultimo Slam stagionale. Per andare dove è un’incognita che solo il campo avrebbe risolto.

Fino ai quarti, per Rybakina di problemi non ce ne sono. Esordisce con una netta vittoria sulla giovane Thea Frodin, poi ferma Jessica Bouzas Maneiro e si vendica di Yuliia Starodubtseva, che l’aveva sconfitta a sorpresa al Roland Garros. Meglio di così non sarebbe potuta andare. È, però, contro Naomi Osaka che la kazaka conferma di avere tutti i requisiti per vincere lo US Open. La giapponese non può niente ed è travolta in due netti set.

Se al percorso della numero 2 del mondo manca qualcosa, quell’ultimo tassello è disputare – e vincere – un match conteso, uno di quelli in cui tutti i punti contano. Ecco allora che una ritrovata Qinwen Zheng le offre la prova del nove di cui ha bisogno. Tra l’altro questa sfida assume significati ben più grandi rispetto a dei semplici quarti di finale Slam. Perché vincendo si ufficializzerebbe l’avvicendamento in testa. La cinese lotta, strappa a Rybakina il primo set della competizione, ma cede comunque. Non le basta l’ennesima prova maiuscola a Flushing Meadows per spegnere i sogni dorati di Elena. Arriva la vittoria sofferta, che le vale la vetta del ranking.
In seguito, in semifinale con Coco Gauff, Rybakina si ripete: secondo successo in rimonta e seconda finale in un Major del 2026.

Contro Sabalenka, infine, dimostra perché è lei la nuova numero 1 del tennis femminile. Forse sarebbero bastati i conti fatti dal computer a ratificare la sua posizione, ma lei vuole che sia il campo a parlare. Così, ogni obiezione è davvero vana.

Il silenzio rumoroso della nuova n. 1

Concluso il calendario degli Slam con un 2/4, Rybakina si lancia verso un finale di stagione al cardiopalmo. I punti sono ancora molti e l’eventualità di chiudere l’anno al numero 1 è tutt’altro che scontata, anche se la vittoria dello US Open è un ottimo punto di partenza.

Intanto, però, è il momento di celebrare la nuova regina del tennis. Dall’istituzione del ranking, Elena è la 30esima giocatrice a guidare la classifica, la prima kazaka della storia.
Rybakina è nata in Russia, ma dal 2018 rappresenta il Kazakistan. Una scelta non certo isolata nel mondo del tennis. Già a livello Junior, si è distinta per talento, issandosi fino al numero 3 di categoria. E chissà se quel sogno di mettersi tutte le rivali alle spalle non sia nato proprio sul circuito giovanile, dove lo ha solamente accarezzato. Avrebbe potuto avvicinarsi già tra il 2022 e il 2023, ma la vittoria di Wimbledon non le portò punti – era l’edizione dell’esclusione degli atleti russi e bielorussi.

La sua ascesa non è stata lineare e non è stata certo una campionessa di precocità. La sua crescita ha avuto bisogno di tempo e ci ha insegnato, una volta di più, che i percorsi non sono univoci.
A 27 anni ha 14 titoli in bacheca, di cui tre Slam e un successo alle WTA Finals. Per completare una carriera ormai già di primo piano le mancherebbe il Roland Garros, per il Career Grand Slam. Con tutta probabilità l’ultimo miglioramento passerà proprio dal mantenere una certa competitività sulla terra rossa.

Le controversie di cui si è parlato negli anni che contornano il suo rapporto con Stefano Vukov sono una tematica delicata e hanno rappresentato uno degli snodi cruciali della vita agonistica della 27enne nata a Mosca. Tra licenziamenti, sospensioni da parte della WTA per comportamenti appropriati e riavvicinamenti, Elena ha ritrovato una stabilità dopo tanti turbinii.

Di Rybakina si parla già come una numero 1 del mondo introversa, poco incline a mostrare le emozioni. Lo ha detto anche Coco Gauff in conferenza stampa. “Contro Elena avevo il 99,9% del pubblico dalla mia parte […]. Lei però, non voglio dire che sia nonchalant, ma sicuramente non mostra mai reazioni. Poi quella sarà l’apparenza, perché tutti dentro sentiamo la tensione, ma la sua forza è non farlo vedere“. Forse vi è dietro un tentativo – non da parte di Gauff, ovviamente – di rendere totale la rivalità con Sabalenka, che caratterialmente si trova agli antipodi. Di calcare la competizione in ogni campo.

Tuttavia, probabilmente i confini del terreno tennistico sarebbero da non oltrepassare. Perché anche tennisticamente gli stili delle due sono solo in apparenza vicini. E questo basta a catturare l’interesse.
Rybakina non sarà la numero 1 più espansiva e loquace della storia, ma si è guadagnata la vetta conciliando classe e potenza tennistica. I rovesci dipinti uniti a quel servizio che spesso manda fuori fase la risposta delle avversarie sono le fondamenta del suo tennis e le accelerazioni sono frutto di una fluidità fuori dal comune. Il ruggito della tigre ha momentaneamente lasciato spazio alla compostezza silenziosa di Elena. Con la prospettiva di un’alternanza continua tra suoni fragorosi e silenzi assordanti.

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