US Open, preview tecnica della finale: cosa devono fare Shelton e Zverev per vincere

Il contrasto di stili fra l'attaccante esplosivo Shelton, e il solidissimo incontrista Zverev, potrebbe regalarci una bella partita. Cosa devono fare Ben e Sascha per vincerla?

Di Luca Baldissera
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Ben Shelton e Alexander Zverev, US Open 2026

NEW YORK – Per quanto fatto vedere finora nel torneo, si può dire che dopo la “sfida tra numeri uno” Sabalenka-Rybakina, anche tra i maschi, quantomeno date le premesse, avremo la miglior finale possibile. Sascha Zverev e Ben Shelton sono arrivati all’atto conclusivo dello US Open 2026 in modi diversi, che a ben vedere, riflettono anche il loro tennis diametralmente opposto. Il tedesco, come sempre, è stato solidissimo, magari non spumeggiante, ma la sua continuità ad altissimo livello ormai è proverbiale.

Lo statunitense, al contrario, ha letteralmente scatenato i fuochi d’artificio (e il tifo dell’Arthur Ashe), mettendo in mostra un’esplosività a tratti entusiasmante, che ha travolto perfino un ottimo e ritrovato Carlos Alcaraz nei quarti. Il famoso contrasto di stili, purtroppo sempre più raro nel tennis tristemente poco vario e omologato tecnicamente di oggi, dovrebbe essere garanzia di un bello spettacolo domenica sera. L’attaccante più in forma del momento contro il miglior incontrista del circuito, ci sono tutte le ragioni per essere ottimisti. Ma cosa devono fare Ben e Sascha per prevalere?

Cosa deve fare Shelton

Mantenere l’iniziativa a tutti i costi, cercando di accorciare gli scambi il più possibile. Lo potrà aiutare la straordinaria capacità di variare il servizio, perchè in tanti, abbacinati dalla “semplice” velocità di palla, si dimenticano che Ben è capace di generare una rotazione in kick, e uno slice a uscire, quasi più letali per gli avversari rispetto alle bombe piatte. Le sue tremende traiettorie mancine vanno anticipate (come ha giustamente cercato di fare Alcaraz, che con notevole sprezzo del pericolo, ma altrettanto notevole lucidità tattica, gli rispondeva con i piedi sulla riga di fondo), perchè se si permette alla palla di “sviluppare” la rotazione e gli effetti dopo il rimbalzo, si può pure avere la miglior risposta del mondo, ma tirandola dalle fioriere laterali non si fa male a nessuno.

A Zverev (se non sei “semplicemente” capace di giocare più o meno come lui, ma assai meglio, vedi Sinner) devi togliere ritmo, aggredendo la palla mentre sale, giocando “sincopato”, andando a rete ma con avvedutezza. Soprattutto, facendo molta attenzione a non affidarsi troppo al dritto diagonale mancino, che potrebbe esaltare il fantastico rovescio del tedesco, il miglior bimane del circuito in coabitazione con Jannik e – quando ancora ce la fa – “nonno” Djokovic. Le possibilità tecniche ci sono tutte, la variabile potrebbe essere la pressione della prima finale Slam, davanti a 24.000 tifosi che lo vogliono campione. Se Ben sarà in grado di gestirla, potrà farcela.

Alexander Zverev e Ben Shelton, US Open 2026

Cosa deve fare Zverev

Tenere a bada la clamorosa eplosività fisica e le accelerazioni dell’avversario, costringendolo a prendersi rischi tali da non essere sostenibili con percentuali accettabili. Sascha non deve trovarsi a giocare una partita troppo rapida (non nel senso della durata, ma di scambi violenti e brevi), perchè nel cosiddetto “serve plus one”, ovvero la tremenda combinazione di battuta più dritto, Shelton dà il suo meglio. Come sempre nel tennis moderno, ma ancora di più per uno come Zverev, che non ha nel suo DNA l’anticipo e la verticalizzazione naturali durante lo scambio, saranno fondamentali i colpi di inizio gioco.

Ben va tenuto lontano a tutti i costi, servendo bene, ed evitando di stare troppo indietro quando si risponde, perchè a quel punto si rischia pure di subire diversi serve&volley, che lo statunitense sa fare molto bene. In generale, e vedendo anche le statistiche del torneo, più lo scambio si allunga, più Sascha esalta le sue doti di palleggiatore, diventando il proverbiale “muro” che ti respinge qualsiasi cosa.

Oltre a questo, ci sono gli aspetti psicologici ed emotivi accennati più su: dando il tempo di pensare a Shelton, invece di permettergli di fare solo “bum bum” velocemente, l’ansia da prestazione, e le difficoltà emotive della prima enorme occasione in carriera, potrebbero avere un peso decisivo. Da questo punto di vista, l’ormai esperto Zverev dovrebbe essere tranquillo: di finali Slam ne ha giocate tante, tante ne ha perse, e si è tolto il macigno del non avercela mai fatta quest’anno a Parigi. Per banale che sia, esserci già passato più volte potrebbe fare la differenza.

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