Dal nostro inviato a New York
[2] E. Rybakina b. [1] A. Sabalenka 6-4 5-7 6-2
Elena prende tutto. Il primo US Open, il secondo Slam dell’anno, la consacrazione sul campo di quel numero uno del mondo già conquistato e che da lunedì sarà ufficialmente suo. Rybakina sbanca New York e lascia alla tigre Sabalenka più di qualche ferita da leccarsi: il titolo perso, la tripletta sfumata, il numero uno ceduto e un’altra finale scivolata via contro la giocatrice che le aveva negato anche l’Australian Open.
Il 6-4 5-7 6-2 dell’Arthur Ashe premia la lucidità della kazaka, capace di riprendere il comando quando la reazione di Aryna sembrava aver cambiato la direzione della finale. Dopo Wimbledon e Melbourne arriva il terzo Major della carriera, il primo americano: tre titoli distribuiti in tre tornei diversi, con il Roland Garros unico tassello mancante alla collezione. Sabalenka combatte, si riaccende, trascina il pubblico (“mi sentivo americana per il tifo ricevuto” dirà in conferenza stampa) e porta la sfida al terzo, ma alla fine deve arrendersi alla profondità dei colpi e alla calma della rivale. Chiude la stagione degli Slam senza un titolo e lascia New York sapendo di dover cedere anche la prima posizione mondiale. Per Elena, invece, la vetta già acquisita aritmeticamente trova la conferma più autorevole: battere chi l’occupava, nella finale del torneo vinto dalla bielorussa nelle ultime due edizioni.
Rivivi la finale nel live di Ubitennis.
Primo set: Rybakina comanda gli scambi, Sabalenka si innervosisce
Rybakina mette subito sotto pressione la battuta di Sabalenka, costretta già nel terzo gioco a risalire da 15-40 e cancellare tre palle break per tenere la testa avanti. Aryna annulla le prime due con altrettanti dritti vincenti, poi un doppio fallo le complica nuovamente la vita: si salva a rete e chiude con un ace per il 2-1.
Elena non si scompone, recupera da 15-30 nel game successivo e nel quinto torna all’attacco: un rovescio incrociato sul 30-30 prepara la nuova occasione, questa volta trasformata senza nemmeno dover rispondere. Sabalenka commette doppio fallo e cede il servizio, poi scaraventa in tribuna la palla che Rybakina le aveva comunque rimandato: arriva il warning, primo segnale evidente del nervosismo della campionessa in carica.
La kazaka consolida il vantaggio con un turno a zero e continua a mettere pressione in risposta. Nel settimo gioco si procura anche la possibilità del doppio break, che la manderebbe a servire per il set sul 5-2. Aryna reagisce con uno smash e si affida alla battuta per restare in scia.
Il problema della bielorussa è soprattutto sfruttare le tante seconde offerte dall’avversaria: nel game del 5-3 arrivano quattro errori su punti cominciati senza la prima di Elena, che riesce così a proteggere il vantaggio nonostante le difficoltà al servizio.
Sabalenka tiene con autorità per il 4-5 e obbliga la rivale a chiudere con la propria battuta. Dopo 42 minuti arriva il primo set point: Aryna lo annulla entrando in campo e aggredendo con il dritto una palla troppo corta della kazaka. Ai vantaggi, però, Rybakina trova un rovescio vincente che le consegna una seconda opportunità.
Questa volta prende il comando dello scambio, costringe Sabalenka a difendersi dietro la linea di fondo e ne provoca l’errore di dritto, lungo di un metro. Il primo set è di Rybakina, 6-4 in 45 minuti: superiore nello scambio, Elena riesce a imporsi pur mettendo in campo appena il 27% di prime di servizio.
Secondo set: Sabalenka ritrova il dritto, il primo break allunga la finale
Sabalenka ritrova efficacia al servizio, ma anche Rybakina comincia a mettere in campo con continuità quella prima che le era mancata nel parziale d’apertura. La bielorussa deve così affrontare un altro passaggio delicato già sull’1-1: un rovescio in rete concede una palla break a Elena, che spreca rispondendo lungo di rovescio sulla seconda. Sulla successiva occasione Aryna si aiuta con il servizio esterno, prende il comando con il dritto e forza l’errore in rete della kazaka.
Un servizio vincente al centro chiude il game del 2-1, accompagnato dal boato del pubblico: la campionessa in carica si scuote, cerca gli spalti e trova sostegno.
Rybakina risponde con un ace per il 2-2, ma adesso Sabalenka riesce anche a variare: vince uno scambio fatto di avanzamenti e tocchi sotto rete, poi chiude con una smorzata il gioco del 3-2. Le resta qualche rimpianto in risposta, soprattutto per uno schiaffo di rovescio affondato in rete sul 15-15 del sesto game, con il campo aperto. Il servizio, però, la sorregge: tiene a zero per il 4-3 e continua a mettere pressione nel punteggio. Elena non arretra e sul 4-4 ha vinto 13 dei 14 punti giocati con la prima nel set, senza aver ancora concesso palle break.
Le prime arrivano nel decimo gioco e sono già due set point: una risposta vincente lungolinea sulla seconda della kazaka porta Aryna sul 15-40. Sabalenka si lascia però tradire dalla fretta, chiede troppo al dritto senza aspettare la palla giusta e spreca entrambe le opportunità. Rybakina ritrova fiducia e con il dritto completa il salvataggio per il 5-5.
La delusione rischia di pesare nel game successivo, che si allunga ai vantaggi: Aryna sbaglia un dritto comodo su una palla game, ma alla fine si prende il 6-5 con una volée di dritto che pizzica la riga.
Il pubblico vuole il terzo set e la bielorussa torna all’attacco. Nel dodicesimo gioco si fa sentire anche verso il proprio angolo, trova un passante vincente di rovescio e una smorzata, insistendo sulla battuta dell’avversaria. Dopo circa un’ora e quaranta arriva il terzo set point, quello buono: una risposta aggressiva di dritto provoca l’errore in rete di Rybakina. Il primo break di Sabalenka nella finale vale il 7-5 in 56 minuti e rimette tutto in discussione. È un set più combattuto e divertente del primo: adesso Aryna è pienamente dentro la partita.
Terzo set: Rybakina riprende il comando, New York incorona la nuova numero uno
Il terzo set si apre con un primo game lungo undici minuti, nel quale Sabalenka deve cancellare un’altra palla break prima di imporsi con un rovescio lungolinea vincente. Aryna urla, il pubblico risponde, ma Rybakina non si lascia impressionare: tiene a zero, chiudendo con un ace, e torna subito a mettere pressione alla battuta della bielorussa. Nel terzo gioco un rovescio in rete di Sabalenka offre alla kazaka due palle break. La prima, la nona occasione del match per Elena, viene annullata; sulla seconda Rybakina aggredisce la seconda di servizio, comanda lo scambio e costringe Aryna a mandare lungo il dritto.
È il break del 2-1, che la kazaka consolida mostrando sicurezza anche a rete, dove trova una volée vincente di rovescio. Sabalenka prova a restare vicina, chiude con un ace il game del 2-3 e raccoglie ancora l’incitamento dell’Arthur Ashe, ma in risposta non trova spazio. Elena tiene a zero per il 4-2: il servizio adesso funziona e la bielorussa fatica a sottrarle l’iniziativa.
Nel settimo gioco arriva un’altra palla break, dal peso di un match point: convertirla significherebbe andare a servire per il titolo sul 5-2. Sabalenka si salva con una seconda incisiva, provocando l’errore di Rybakina, ma un nuovo rovescio sbagliato la rimette nei guai. Questa volta Elena avanza con coraggio e chiude con una volée vincente di dritto: doppio break e 5-2. È lo strappo che decide la finale. La frustrazione di Aryna esplode vicino al proprio angolo, dove scaraventa la racchetta a terra prima di sostituirla.
Alla kazaka resta da completare il lavoro con il servizio. Il primo match point arriva dopo due ore e diciannove minuti e se ne va con un doppio fallo, un’incertezza che non lascia conseguenze: sul secondo Rybakina piazza l’ace che chiude la finale, 6-4 5-7 6-2. Come in Australia, batte Sabalenka al terzo set. Il numero uno era già suo, adesso lo è anche New York.
