E così Alexander Zverev ha vinto lo US Open. Glielo hanno dovuto dire perché non se n’era accorto, pensava mancasse un altro game. O forse un altro set. Fino a tre mesi fa, non pochi tra commentatori e appassionati credevano che Sascha non avrebbe mai vinto uno Slam e, infatti, ne ha vinti due. Per adesso.
Un successo che sa di rivincita, una sorta di risposta a chi accomunava i nati nella seconda metà degli anni ’90, gli Originale Next Gen, ai tennisti della precedente Lost Generation, rispetto ai quali hanno già vinto il triplo di titoli major. Numeri non altissimi in assoluto considerando che la Lost ne vanta solo uno, quello di Dominic Thiem nel 2020. Peraltro in finale proprio a New York su Zverev, che così finisce per prendersi quel trofeo che sei anni fa aveva visto scivolargli via tra le dita da due set sopra e 5-3 nel quinto. Da grandi titoli derivano grandi somme di denaro (5 milioni e mezzo di dollari in questo caso), ma anche tanti punti validi per la classifica, duemila. Andiamo allora a vedere cosa comporta questa vittoria per il ranking e non solo.
Si ricomincia da 1.810 punti di vantaggio per Sinner
Jannik Sinner è tornato in campo ad allenarsi, non poteva più esimersi dopo che era stato segnalato in fuga dai giornalisti di Sky Sport rapido come un coguaro. Nel frattempo, il suo primo posto del ranking resiste, anche perché Zverev ha ottenuto solo 2.110 punti sui 4.000 disponibili nella sua trasferta nordamericana. Siamo però moderatamente sicuri che avrebbe firmato per questo esito.
Lunedì 14 settembre, Sinner inizia la sua 89^ settimana complessiva in vetta al ranking, ma il vantaggio sul tedesco, primo inseguitore, si è ridotto. Con Jannik fermo dalla riconferma del titolo di Wimbledon a quota 11.500, Zverev toccherà i 9.690 punti, con un distacco di 1.810. Il rientro dell’azzurro è previsto a Pechino, così come quello di Zverev, almeno per quanto riguarda i tornei che distribuiscono punti, perché il prossimo weekend giocherà in Coppa Davis ad Halle contro la Croazia nel turno decisivo delle Qualificazioni e poi in Laver Cup.
ATP 500 Pechino: il trono regge
Prendiamo necessariamente in considerazione il Bestfall-Szenario, l’ipotesi migliore dal punto di vista del tedesco: Sascha l’inseguitore che vince tutto e Sinner il detentore (del trono) che perde sempre all’esordio. Nell’ultimo spicchio di stagione, Jannik è andato benino, prendendosi 3.550 punti (quattro titoli su cinque tornei disputati), mentre il classe 1997 di Amburgo ne ha guadagnati 1.080. Ma facciamo un passo alla volta anche per preservare il ginocchio. A Pechino Sinner difende i 500 punti del titolo e Zverev i 100 dei quarti. Lo scenario peggiore per il nostro significa un guadagno netto di 900 punti per chi insegue, riducendo lo svantaggio a 910 punti (11.000 contro 10.090)
ATP Masters 1000 Shanghai: sorpasso, ma fino a quando?
Si va poi a Shanghai per il Masters 1000 dove entrambi avevano perso al terzo turno, 50 punti. L’azzurro ne guadagna 10 e il tedesco 950, strappando il numero 1 con 11.040 punti contro 10.960. Alexander Zverev è numero 1 del mondo. A questo punto, invertiamo lo scenario per vedere quando Jannik potrà ritrovare la vetta. Spoiler: non serve tantissimo. L’anno scorso a Vienna fu finale tra i due vinta da Sinner che dunque resterebbe a 10.960, a fronte dei 10.710 di Sascha battuto al primo turno. Jan di nuovo sul tetto del mondo.
Chi arriva “1” a fine anno?
Mentre a questo punto della stagione il ranking si guarda solo per contare le settimane in vetta di Sinner (e altre bazzecole come seeding, ammissioni ai tornei, bonus degli sponsor…), per la corsa al numero 1 di fine anno ci viene in soccorso la Race, la classifica che tiene conto solo dei risultati della stagione in corso. Arrivando in finale, Zverev aveva raggiunto Jannik; vincendola ha ora 700 punti in più, un margine che potrà essere colmato – e naturalmente ribaltato – a Shanghai. E il tutto, ipotesi migliore per lo spettacolo, tutto potrebbe rimanere in bilico fino alla finale delle ATP Finals.
Dietro i primi due, invece? Ben Shelton è a 4.430: anche se i punti massimi in palio sono 5.000, un recupero da 4.420 punti non è uno scenario verosimile, a maggior ragione quando gli avversari da superare sono due. E Carlos Alcaraz? Lo spagnolo è a 4.050 punti, 4.600 meno di Sascha e solo per l’aritmetica è ancora in gara. Insomma, da quando si parla di “terzo incomodo”, il terzo non c’è mai.
A proposito di terzi incomodi: cosa significa la finale
La finale non può riaprire la peraltro mai chiusa ricerca del terzo incomodo, lo smantellatore del duopolio Sinner-Alcaraz, con l’allegata lista di pretendenti al ruolo talmente lunga che si fa prima a nominare gli assenti. A proposito di assenti (da quell’elenco), anche alcuni dei presenti sono più o meno spesso assenti (per infortunio).
Zverev aveva affermato di essere sempre stato lui, ma finora i risultati mostrano che è il terzo quando deve affrontare gli altri due, mentre rimane molto più che incomodo per tutti gli altri. Certo, è arrivato in finale senza battere un top 20, ma non è colpa sua se quei fenomeni, dal n. 11 Fils al 19 Lehecka (Ruud, n. 20, ha dato forfait), hanno perso prima – i due citati pure da uno Tsitsipas che non stava esattamente spaccando il circuito. Gli avversari sono quelli anche quando vincono Jannik e Carlos che, tuttavia, hanno due grossi vantaggi: sono un gradino (bello alto) sopra tutti e possono trovarsi ad affrontare, rispettivamente, solo Alcaraz o Sinner.
