US Open, Shelton: sfuma il primo titolo Slam ma si aprono le porte per le Finals

A 54 anni da Arthur Ashe, Ben Shelton ha riportato un afroamericano in finale allo US Open. Sarà numero 4 del mondo

Di Sabrina Giorgi
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Ben Shelton - US Open 2026 (foto X @usta)

A 54 anni dall’ultima finale disputata da Arthur Ashe contro Ilie Nastase, Benjamin Todd “Ben” Shelton ha riscritto la storia, diventando il primo tennista afroamericano dal 1972 a contendersi il titolo maschile allo US Open. Nonostante la sconfitta subita per mano di Alexander Zverev, il ventitreenne mancino si è definitivamente consacrato come il miglior giocatore statunitense in attività. Archiviata la possibilità di portare a casa il primo Slam in carriera, Shelton può iniziare ad ambire a un posto alle Nitto ATP Finals.

L’ascesa di Shelton

L’ex numero 5 del mondo, Shelton, ha incantato nel professionismo nell’estate del 2022, dopo aver raggiunto il terzo turno al Masters 1000 di Cincinnati. Alle spalle, un solido background familiare e accademico. Allenato dal padre Bryan e figlio di Lisa Witsken (ex giocatori), ha compiuto passi importanti alla finale USTA Under-18 ai Campionati invernali del 2020. Da lì ha dominato la scena NCAA con i Florida Gators, regalando all’ateneo il primo titolo a squadre nel 2021. Poi, si è laureato campione nazionale in singolare da sophomore, incamerando i titoli di MVP e miglior giocatore a livello nazionale e della Southeastern Conference.

Soprannominato “The Mountain“, ha costruito la sua rapida ascesa su un servizio supersonico, ormai suo indiscusso marchio di fabbrica, e sull’imprevedibilità tattica. Patrick Mouratoglou (allenatore di tennis francese) ha riassunto perfettamente la sua essenza: “È difficile incasellarlo o porgli dei limiti. È abituato a rischiare nel suo gioco“. Un’attitudine che trova terreno fertile nelle innovative regole dell’UTS Tour, dove l’americano ha trionfato nell’edizione indoor di Francoforte 2024 piegando Ugo Humbert. Presso la Mouratoglou Academy, Shelton ha peraltro preparato parte della sua campagna sul rosso del 2024, dimostrando la chiara ambizione di evolvere su ogni superficie.

Il suo palmarès riflette l’ascesa di un predestinato. Uscito dagli schemi nel 2023 con i quarti all’Australian Open e la semifinale allo US Open contro Novak Djokovic, nell’aprile 2024 è diventato il più giovane americano in vetta alle classifiche nazionali dai tempi di Andy Roddick (2004). Oltre alla semifinale a Melbourne nel 2025 e a due prestigiosi trionfi nel Masters 1000 del Canada, la bacheca vanta già due titoli ATP a Tokyo (2023) e Houston (2024), una finale a Basilea (2024) e vittorie contro cinque top-10 tutte sul cemento. Tra queste spicca la memorabile battaglia vinta contro Jannik Sinner a Shanghai per 2-6 6-3 7-6, sigillo di un talento cristallino che aspira senza mezzi termini a dominare il tennis mondiale.

Race e classifica ATP

Nonostante l’epilogo amaro, lo US Open appena concluso rappresenta il momento più alto della giovane carriera di Ben Shelton. Questa eccezionale cavalcata a New York ha un impatto dirompente sul suo prossimo futuro agonistico. Pur non essendo ancora aritmeticamente qualificato alle Finals, il nordamericano si candida come assoluto protagonista per l’imminente chiusura di stagione. Da lunedì 14 settembre sarà infatti il nuovo numero quattro del ranking ATP: partendo dalla nona posizione alla vigilia dello US Open, Shelton ha guadagnato ben 5 posizioni salendo da quota 3480 a 4680 punti. Nemmeno il successo nell’ultimo atto gli avrebbe permesso di superare lo spagnolo Carlos Alcaraz, poiché si sarebbe portato a 5380 punti, rimanendo comunque alle spalle dell’iberico. Discorso diverso per la Race to Turin, dove Shelton compie un balzo imperioso dal sesto al terzo posto, scavalcando proprio Alcaraz: incamerando 1300 punti, l’americano sale a quota 4430.

Gioco e futuro

Attuale numero uno del tennis maschile statunitense, nato ad Atlanta nel 2002, rappresenta oggi una delle stelle più luminose, carismatiche e potenti del circuito. Autentico “figlio d’arte”, il suo è stato un inizio sorprendentemente “tardivo”. Da bambino Shelton trovava il tennis noioso, preferendogli di gran lunga il football americano, e ha iniziato a dedicarsi seriamente alla racchetta solamente a 12 anni. Il suo stile esplosivo incarna oggi l’essenza stessa del tennis moderno: un gioco iper-aggressivo, fondato sulla potenza pura e sulla rapidità di esecuzione. Il suo formidabile arsenale tecnico parte dal servizio, di fatto la sua arma principale. Grazie all’impostazione mancina, riesce a generare traiettorie imprevedibili e velocità impressionanti che superano i 230 km/h, unite a un kick devastante. A questo si aggiunge un dritto molto arrotato ma al contempo estremamente veloce, che utilizza magistralmente per aprirsi il campo.

L’intera architettura del suo tennis è supportata da una struttura fisica e da un atletismo imponenti. Shelton è dotato di una grande reattività e di una tenuta invidiabile, che gli consente di uscire vincitore da maratone al quinto set contro i migliori giocatori del globo. Ma ciò che rende il suo profilo particolarmente temibile per il prossimo futuro è la sua versatilità. Ha ampiamente dimostrato di non essere un tennista confinato al solo cemento americano, rivelandosi un atleta completo, capace di imporsi anche sulla terra battuta (come testimoniano il titolo vinto a Houston e gli ottimi piazzamenti nei tornei europei). La finale Slam appena conquistata sul cemento di New York è la prova inconfutabile che è ormai stabilmente insediato nell’élite, ed è pronto a contendersi i palcoscenici più prestigiosi del circuito battagliando ad armi pari con Jannik Sinner e Carlos Alcaraz.

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