Arthur Fils è indubbiamente uno dei protagonisti di questo 2026. Dopo un’annata avara di soddisfazioni e soprattutto condizionata dai problemi fisici, il 22enne di Courcouronnes è ripartito alla grande in questa stagione. Prima la finale persa al Qatar ExxonMobil Open di Doha con Carlos Alcaraz, poi il titolo al Barcelona Open Banc Sabadell di Barcellona contro Andrey Rublev e infine il successo al Cincinnati Open contro Frances Tiafoe. Il primo trionfo in un Masters 1000, arrivato a tre mesi dalla rinuncia al Roland Garros, è uno dei temi che abbiamo toccato con Lapo Becherini, preparatore atletico italiano del classe 2004, che ci ha concesso un’intervista esclusiva.
Gli inizi, gli studi e l’esperienza nel calcio
D: Innanzitutto partiamo da te, raccontaci un po’ il tuo background: cosa ti ha portato a lasciare Firenze e a girovagare per il mondo?
Lapo Becherini: “Ho avuto la fortuna di conoscere in giovane età, a 15 anni, una persona che mi ha sempre motivato e inspirato. Stimolando la mia voglia di imparare e di apprendere dai migliori, in qualsiasi ambito della vita. Dopo 22 anni di fidanzamento nel 2024, all’età di 38 anni, ho sposato questa persona: Valentina. Questo per dire che nella vita, come disse una volta mia madre che di professione era insegnante al liceo, ‘è necessario animare la naturale ed istintiva curiosità dei ragazzi’. Durante i miei anni di formazione accademica ho cercato di ascoltare ed imparare da quelli che ritenevo essere i migliori preparatori atletici per CV e successi ottenuti nei vari sport”.
“Negli anni alcuni sono diventati amici, altri colleghi dopo averli avuti come docenti all’università di Firenze o nei Master in Spagna che ho effettuato. In maniera particolare ricordo sempre con immenso piacere il Master biennale c/o INFEC a Barcelona. Ed il corpo docente di cui Professionisti come Paco Seirul-lo, Joan Forcades e Julio Tous facevano parte. Non nascondo che tanti viaggi e sacrifici siano stati necessari durante gli anni di apprendimento e specializzazione nel mondo della performance. Viaggi che hanno portato ad altrettante collaborazioni con squadre di calcio nella massima serie spagnola tra le quali Levante, Siviglia, Cordoba. Oltre ad esperienze di studi di 10 mesi in India per esplorare lo Yoga e avvicinarmi ad un approccio globale della visione di quello che mi piace definire ‘atleta umano'”.
“Ricordo sempre con orgoglio i voli last minute su cui mi imbarcavo appena un preparatore rispondeva positivamente ad una mia richiesta di incontro conoscitivo. Non era importante in quale paese europeo si trovasse. Ho preso voli notturni, dormendo in aeroporto, con qualche euro a disposizione. Solo per avere la possibilità di avere pochi minuti di colloquio con preparatori atletici che ammiravo. Sempre fiducioso che non sarebbero state energie sprecate in maniera vana. Parallelamente volendo essere indipendente a livello economico dal primo giorno che ho scelto questo percorso di vita, ho dovuto anche considerare l’aspetto dei costi tra voli, hotel e spostamenti. Il che mi ha portato sempre a cercare nuove possibilità professionali che mi permettessero di affrontare i vari costi”.
“Ho avuto chiaro fin da subito che si trattava di una scelta di carriera strettamente personale. E che se avessi voluto provare ad arrivare a lavorare nel mondo sportivo professionistico, non avrei avuto altre soluzioni. Avendo infatti ricevuto un’educazione di stampo classico, lo sport non ha trovato molto spazio nella mia infanzia, nemmeno nel tempo libero. Mio padre medico e mia madre professoressa consideravano infatti lo sport con una semplice attività ludica. Questa mia continua curiosità, insieme alla voglia di apprendere e migliorarsi e cercare piccole sfide quotidiane che mantengano acceso il fuoco che è in ognuno di noi, è in parte ciò che cerco di trasmettere agli atleti con cui lavoro, da quando ho iniziato a lavorare nel mondo dello sport 20 anni fa presso il Match Ball Firenze Country Club”.
“Agli ‘atleti umani’ con cui ho avuto il piacere di collaborare e con cui collaboro dico sempre che l’obbiettivo deve essere quello di migliorarsi ogni giorno. Tramite sfide continue, piccole o grandi che siano. E apprezzare il raggiungimento dell’obbiettivo prefissato assaporandolo giusto il tempo per creare una nuova e stimolante sfida personale. Prima che questa avvenga in un campo contro un avversario”.
D: Nella tua carriera hai seguito, tra gli altri, Alexei Popyrin, Holger Rune e Arthur Fils. Con chi ti sei trovato meglio e perchè?
Lapo Becherini: “Ho avuto la fortuna di allenare tanti tennisti con grandi qualità, tra i quali anche Ugo Humbert, Jerry Shang, Robin Montgomery e altri. E devo ammettere che da ciascuno di loro ho imparato qualcosa. C’è pero un fattore comune che considero prioritario quando valuto la possibile collaborazione con un atleta e si tratta dell’età anagrafica. La giovane età dell’atleta è un fattore che ritengo indispensabile. Riporto spesso la metafora del foglio di carta. Se dovessi scrivere un tema ed avessi la possibilità di scrivere su un foglio totalmente bianco, questo mi risulterebbe semplice. E qualsiasi cosa che io scrivessi sarebbe la prima che verrebbe impressa su quel foglio”.
“Se invece dovessi iniziare a scrivere lo stessa tema su un foglio di carta su cui già è stato scritto, dovrò impiegare tempo ed energie per cancellare gran parte (se non tutto a volte) di ciò che è stato impresso. E solo allora mi sarà possibile iniziare a scrivere il tema (considerando oltretutto che a volte la rimozione del contenuto che già era presente non sarà perfetta e quindi qualcosa di ciò che già c’era in precedenza potrà ancora emergere)”.
“La possibilità di lavorare con atleti giovani è stata per me sempre la priorità. Creare un atleta e avere un impatto nello sviluppo e vedere la crescita umana e professionale di un individuo dai 10-12 anni in poi è qualcosa di estremamente stimolante. E i rapporti migliori che ho creato con gli atleti nel passato sono proprio quelli dove ho iniziato in giovane età. Anche quando la mia collaborazione con loro é terminata per vari motivi. Questo indubbiamente è uno dei motivi di maggiore orgoglio personale. E che permette ancora oggi di avere un ottimo rapporto con la maggior parte degli atleti con cui ho lavorato”.
Lapo Becherini e le esperienze con Rune e Fils
D: Ho visto che comunque è stato un ‘tira e molla’ sia con Holger Rune che con Arthur Fils: ci puoi spiegare come mai?
Lapo Becherini: “Con Rune ho iniziato un percorso nel 2019, quando aveva 16 anni, quando ho iniziato a lavorare presso l’accademia Mouratoglou in Francia. Da quel momento abbiamo lavorato insieme fino a febbraio 2024, raggiungendo un best ranking di 4 al mondo, vincendo Bercy e partecipando alle ATP Finals. A Febbraio 2024 interrompendo la collaborazione con l’accademia interruppi anche il lavoro con Holger ed il mese successivo venni contattato dall’entourage di Arthur. Iniziammo ad aprile conquistando il suo primo 500 ad Amburgo e lavorammo fino ad agosto, quando decidemmo di terminare la collaborazione per visioni differenti”.
“Si aprì quindi la possibilità di riprendere un lavoro che consideravo ‘in sospeso’. Iniziammo con Holger quindi nuovamente durante la sua partecipazione alla prima edizione del Six Kings Slam, e nelle settimane successive ottenemmo buoni risultati raggiungendo le semifinali a Basilea e Bercy. Dopo qualche mese, nel 2025 dopo il successo di Barcellona è stato deciso che non continuassimo più a collaborare. Ho preso quindi un periodo di riflessione da maggio a settembre, durante il quale ho avuto il piacere di constatare interesse da parte di giocatori e giocatrici nel circuito. Oltre ad essere ricontattato dal team di Arthur. Dopo un incontro con il giocatore capii che c’erano le condizioni per lavorare su un progetto stabile dando una certa continuità come team, elemento chiave nel percorso di un giovane tennista”.
“Penso che a volte nella vita semplicemente non sia il momento giusto perché qualcosa avvenga. E con Arthur abbiamo avuto la fortuna di ritrovarci dopo 2 anni dalla prima collaborazione con un infortunio che lo ha costretto a maturare velocemente. Scoprendo anche alcuni aspetti del suo carattere di cui probabilmente non era completamente a conoscenza, come una grande resilienza mentale”.
“La prima cosa che ho voluto dire ad Arthur quando ci siamo incontrati per parlare e discutere la possibilità di collaborare nuovamente fu che dovevamo considerare questo momento di lontananza forzata dai campi da tennis per infortunio come un’opportunità per lavorare e migliorarsi. Considerando che il periodo più lungo di allenamento durante una stagione tennistica si limita a poche settimane al termine della stagione competitiva. Questo ritengo sia stato il segreto che ci ha permesso di allenarci mantenendo alta la motivazione durante 5 mesi, da ottobre a febbraio. Prima di iniziare ufficialmente la stagione durante l’ATP 250 di Montpellier”.
D: Quanto è complicato recuperare da un’infortunio come quello di Rune e secondo te quali potrebbero essere i tempi di rientro a questo punto?
Lapo Becherini: “Oltre all’aspetto fisiologico e quindi i dubbi che potranno esserci sulla condizione fisica e di tenuta del tendine, ritrovare il ritmo partita e la capacità di performare ai massimi livelli settimana dopo settimana saranno gli elementi più importanti per Holger. Con Arthur abbiamo deciso di prenderci il tempo necessario. Per tornare solo quando ritenevamo che fosse effettivamente pronto a competere e poter mantenere un livello soddisfacente per più partite e settimane”.
“E penso lo abbia dimostrato ottenendo dopo poco dal suo rientro risultati positivi. Quali la finale a Doha, i quarti a Indian Wells oltre alla semifinale a Miami e la vittoria di Barcellona, a solo 3 mesi dal rientro. Una corretta e lungimirante programmazione della stagione è fondamentale, per permettere che l’atleta possa allenarsi in più momenti durante l’anno. Anche a condizione di non partecipare ad alcuni tornei. Mi auguro di vedere Holger presto in campo, penso che il suo rientro sia prossimo. È indubbiamente un atleta di cui si percepisce la mancanza nel Tour, capace di tutto. Possiede delle qualità fisiche e tecniche fuori dal comune. Sono sicuro che tornerà ai massimi livelli e gli auguro il meglio per il futuro“.
Lapo Becherini: “Scelta saggia e matura saltare il Roland Garros per Fils”
D: Passiamo ad Arthur Fils, che rappresenta la tua collaborazione attuale: ci siamo sentiti pre Roland Garros e poi Arthur lo ha saltato per infortunio. Tre mesi dopo vince il suo primo 1000 in carriera. Tu che ti occupi del suo corpo, ci puoi spiegare come è stato possibile tutto ciò?
Lapo Becherini: “Arthur, successivamente al lungo infortunio che ha avuto, ha sviluppato una maggiore capacità di ascoltare il proprio corpo rispetto al passato. Questa sua maggiore consapevolezza ci permette di ricevere feedback che valutiamo sempre insieme allo staff medico. Sfortunatamente, durante le settimane precedenti al Roland Garros, a causa di alcuni piccoli fastidi che ha lamentato, non siamo riusciti a svolgere i volumi di allenamento che riteniamo necessari per essere competitivi ad uno Slam, giocato su una superficie come la terra che richiede qualità fisiche eccezionali”.
“Nonostante Arthur stesse esprimendo un ottimo livello di tennis e fosse fresco vincitore di Barcellona e semifinalista a Madrid, abbiamo deciso di comune accordo di non prendere alcun rischio per non compromettere il continuo della stagione. Penso sia stata una decisione saggia e matura, oltre che non facile vista anche la sua nazionalità, che ci ha permesso di lavorare per prepararci al meglio per la seconda parte della stagione”.
D: In questi primi anni di carriera Arthur ha avuto diversi infortuni: come te lo spieghi? Come mai è così fragile?
Lapo Becherini: “Sfortunatamente Arthur in età giovane ha sofferto di un infortunio alla schiena che già lo costrinse a un periodo di pausa. Nel 2025 si è manifestato nuovamente questo problema. E quindi si è pensato di approfondire la situazione integrando uno staff medico che possa supportare la crescita negli anni e mantenere Arthur in salute, parallelamente ad un lavoro con una nutrizionista. Insieme al lavoro fisico che svolgiamo e a una buona programmazione tornei ci auguriamo che i momenti di stop forzato si riducano rispetto al passato. Ma come ci dimostra il tennis odierno, la piaga infortuni è qualcosa che non guarda in faccia in nessuno. E indipendentemente dalla professionalità degli staff e dalle caratteristiche individuali di ogni giocatore, condiziona molti atleti“.
“Siamo ben consapevoli di come Arthur sia un giocatore che, quando in salute, sia sempre un possibile pretendente per le fasi finali dei tornei ai quali partecipa. La possibilità di giocare più partite possibili dei tornei a cui parteciperemo da qui a fine stagione rimane il nostro obbiettivo principale. La continuità, che Arthur ha dimostrato di avere avuto da febbraio ad oggi, dovrà diventare la chiave per migliorarsi ulteriormente e alzare il livello”.
Arthur Fils e Goran Ivanisevic visti con gli occhi di Lapo Becherini
D: Quali sono gli aspetti più interessanti del lavorare con Arthur? Magari se ci racconti qualche aneddoto sul suo carattere …
Lapo Becherini: “La continua voglia di migliorarsi sicuramente rappresenta l’aspetto professionale più determinante. Arthur ha sempre dichiarato di apprezzare la sincerità delle persone che gli sono vicine, in campo e fuori. Questa sua richiesta di onestà da parte nostra rende il nostro lavoro più facile. Permettendoci un confronto diretto e continuo riguardo aspetti tecnici, tattici ma anche di gestione delle situazioni. È inoltre una persona estremamente generosa, cordiale, con un grande cuore, qualità che gli sono state trasmesse dai genitori, figure determinanti nel suo percorso”.
“Spende sempre una buona parola verso il prossimo e trova sempre tempo per una foto o un autografo. E penso che questa sua umiltà e semplicità si percepisca anche se non si ha la fortuna di conoscerlo. La sua grande qualità penso sia quella di mantenere un livello di competitività ed agonismo molto alto ma al contempo essere una persona molto socievole e generosa al di fuori della competizione. Ci capita a volte di ridere ricordando lo scambio di battute animato con il nostro box avvenuto durante il tie break contro Felix ad Indian Wells. O quello avvenuto durante il primo turno contro Buse a Madrid. È possibile che il giocatore abbia necessita di un confronto in un momento delicato durante una partita. Ed è importante che lo staff sappia quali parole utilizzare e in che modo comunicarle“.
D: Com’è lavorare a stretto contatto con Goran Ivanisevic? Tanti dicono che abbia un carattere difficile ad esempio.
Lapo Becherini: “Goran dal primo giorno che è entrato a far parte del team di Arthur si è rivelato essere un professionista incredibile. Nonostante il suo CV di giocatore e coach lo precedesse, non avevo mai avuto occasione di parlare a lungo con lui prima che iniziasse a collaborare con Arthur. Ho avuto il privilegio e la fortuna di poter lavorare a fianco di persone e coach incredibili che hanno scritto pagine del tennis. Tra questi Severin Luthi, Boris Becker e da qualche mese Goran. Come dico spesso, coach di questo calibro hanno la capacità di alzare il livello non solo del giocatore. Ma di tutto il team anche grazie alla loro esperienza e la loro conoscenza”.
“Riguardo Goran, lo ritengo una persona molto sincera, e questa sincerità non viene apprezzata da tutti. A differenza di molti giocatori, con Arthur abbiamo la fortuna di poter parlare apertamente ed onestamente. Sia quando si tratta di fare un complimento sia quando abbiamo una visione differente. Senza aver timore di poter creare un possibile conflitto o una discussione. È ciò che il giocatore ci ha sempre richiesto. E penso che apprezzi che tutti noi facenti parte del suo staff manteniamo la sincerità come cardine del nostro rapporto con lui, riguardo qualsiasi aspetto”.
“Sfortunatamente a volte capita che i membri di uno staff di un giocatore pur di non creare possibili tensioni o discussioni con il giocatore stesso non siano sinceri con lui. E semplicemente concordino con le sue scelte, pensieri, visioni ecc… Ciò fa si che i giocatori negli anni si abituino a circondarsi di persone che si comportano come ‘yes man’ a qualsiasi loro richiesta o considerazione. E si disabituino ad un possibile confronto/scontro che a volte risulta necessario, come in un qualsiasi percorso di crescita. Questa non capacità di ascolto e messa in discussione da parte dei giocatori complica notevolmente la comunicazione con lo staff. E a volte crea situazioni ed incomprensioni che non sono risolvibili se non con il termine del rapporto di collaborazione“.
L’importanza dello yoga e l’importanza dei giovani
D: Ho visto che sei anche un insegnante di Yoga. Pensi che possa servire nel tennis di alto livello anche lo yoga e, in caso di risposta positiva, quali possono essere i benefici? Con Arthur hai provato a praticarla?
Lapo Becherini: “Assolutamente. Attività come yoga e pilates le ritengo molto utili nello sport professionistico indipendentemente dall’età o dal livello. Dopo il corso di studi effettuato presso The Yoga Institute a Mumbai, in India, negli anni ho ottimizzato una proposta che include lo yoga nell’attività quotidiana in palestra con l’atleta. Rispettando le sue caratteristiche fisiche e caratteriali”.
“Durante una delle mie prime esperienze calcistiche in spagna in Liga ebbi un confronto molto interessante con l’allenatore. Mi fece notare come fosse importante ottimizzare la proposta in base alla persona che si ha di fronte. Evitando di voler imporre un ‘metodo’ già strutturato. In uno sport di squadra non è una considerazione banale, essendo un preparatore atletico obbligato a lavorare con più calciatori contemporaneamente. E senza possibilità di personalizzare la proposta in maniera quotidiana”.
“Questa capacità di adattare la proposta allenante al singolo comporta evidentemente anche un certo livello di umiltà ed ascolto da parte del preparatore atletico. Che dovrebbe mettere da parte il proprio ego, ‘ricamando’ intorno all’atleta uno stimolo allenante che valorizzi i suoi talenti e migliori quelli che possono essere identificati come i suoi ‘limiti’. Nel caso di Arthur integriamo quindi i principi della pratica dello yoga quotidianamente a ciò ci permette di migliorare aspetti come l’intelligenza corporeo-cinestetica. Che risulta essere fondamentale per le caratteristiche intrinseche del suo tennis”.
D: Con quale professionista, in futuro, ti piacerebbe collaborare?
Lapo Becherini: “Con un giovane atleta che sogni in grande. Che abbia voglia di imparare e che voglia fidarsi ed affidarsi. Ho guardato recentemente la serie televisiva su Rafael Nadal e il documentario su Novak Djokovic. E nonostante fossero molto giovani quando hanno iniziato ad allenarsi e competere, possedevano già un idea chiara ed una visione di loro stessi come campioni in futuro. Avere la possibilità di intraprendere un progetto a lungo termine con un atleta di giovane età, raggiungendo i massimi obbiettivi nel professionismo, ritengo sia una delle soddisfazioni maggiori che un preparatore atletico possa sperimentare nella propria carriera“.
