US Open, Rybakina: “Ero super nervosa prima della finale, ho fatto la storia”

"Ottenere il Career Grande Slam vincendo il Roland Garros? Per me significa tutto" confessa la neo numero 1 al mondo

Di Sabrina Giorgi
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Elena Rybakina - US Open 2026 (Foto X @usopen)

Con una prestazione di assoluta solidità sul cemento di Flushing Meadows, sabato 13 settembre Elena Rybakina ha conquistato il suo primo titolo allo US Open. La kazaka ha piegato la resistenza di Aryna Sabalenka in una finale intensa e spettacolare, chiusa in tre set con il punteggio di 6-4 5-7 6-2. La vittoria sull’ormai ex leader del ranking le consegna il prestigioso trofeo newyorkese, secondo Slam dell’anno dopo l’Australian Open e terzo in carriera (con Wimbledon 2022), oltre all’affermazione di nuova numero uno del mondo. Ospite in esclusiva negli studi televisivi di CBS Mornings per la sua prima apparizione pubblica dopo la vittoria, Rybakina ha ripercorso a caldo le emozioni, le pressioni e le scelte tattiche di un match destinato a rimanere nella storia. Con la mente al prossimo obiettivo, la campionessa svela il sogno di completare il Career Grande Slam, per il quale le manca solo il Roland Garros.

Rybakina: “Contro Sabalenka è sempre una battaglia”

Rivivendo le emozioni del trionfo, la nuova regina del circuito non ha nascosto il peso psicologico di una sfida così delicata: “Mi passavano per la testa tantissime cose, ero super nervosa ovviamente dovendo giocare per un titolo così importante“. Affrontare un’avversaria del calibro di Sabalenka, capace di dominare la vetta del ranking per lungo tempo – per la precisione ben 99 settimane consecutive – ha reso l’impresa ancora più esaltante, ma non certo inaspettata. “Ho giocato molte volte contro Aryna e sapevo che sarebbe stata una vera battaglia”, ha spiegato Rybakina, rendendo onore alla rivale: “Ha ottenuto risultati incredibili ed è stata molto costante negli ultimi anni. Stavolta è andata a mio favore, ma sono sicura che giocherò contro di lei ancora tantissime partite”.

Oltre alla tenuta mentale, a fare la differenza in campo è stata una precisa scelta tattica studiata a tavolino con il proprio team. La chiave del match, rivela Rybakina, è stata tutta in un fondamentale: “Avevamo una sorta di piano, dato che la conosciamo. Stava tutto nella risposta al servizio, perché è potente anche da parte sua. Quindi si trattava di leggere certi momenti e fare la differenza proprio lì”. Una lucidità strategica che, unita all’entusiasmo impagabile di “vedere il mio box e tutti gli amici saltare di gioia”, le ha conferito sia il trono dello US Open che del tennis mondiale.

Prima kazaka a vincere lo US Open: “É storia”

Il trionfo a New York rappresenta anche un traguardo epocale per un’intera nazione. Rybakina è infatti la prima atleta kazaka – considerando sia il circuito maschile che quello femminile – a conquistare lo US Open. Un’impresa che, unita al nuovo status di numero uno del mondo, ha scatenato un’ondata di entusiasmo in patria. “È storia e ne sono orgogliosa. È una cosa enorme per il Kazakistan”, ha raccontato la campionessa. “Ho già ricevuto tanto supporto e bei messaggi. So che negli ultimi anni tanti bambini si stanno avvicinando allo sport e ora tutti vogliono giocare a tennis“. Un impatto generazionale che la riempie di gioia, al punto da non vedere “l’ora di tornare” a casa per condividere questa vittoria. Tuttavia, la vetta del ranking porta con sé nuove responsabilità. Alla domanda se ora senta di avere un vero e proprio bersaglio sulla schiena, Rybakina ha confermato: “Di sicuro, assolutamente”.

L’aspetto mentale e gli obiettivi futuri

Ma come si gestisce la solitudine in campo nei momenti più critici? Sollecitata dal conduttore con un paragone con l’NFL – sport di squadra che gode molto del sostegno dei compagni – la kazaka ha svelato il suo metodo per scacciare la pressione quando il match rischia di sfuggire di mano e si è soli ad affrontarlo: “Ci sono così tanti pensieri che passano per la testa. Ma onestamente, a volte cerco di isolarmi e di concentrarmi solo su ogni movimento che devo fare. Se è il mio turno di battuta, conto semplicemente nella mia testa perché è anche tutto una questione di tempismo. Mi concentro su questi piccoli dettagli e non guardo troppo in là nello scambio, ma gioco un punto alla volta“.

Una lucidità che ora la proietta verso l’ultima grande impresa che la separa dal completamento del prestigioso Career Grand Slam: il Roland Garros. Un sogno che presto potrebbe diventare realtà: “Vincerlo significherebbe tutto per me. Penso sia un traguardo incredibile riuscire a vincere tutti e quattro i tornei del Grande Slam su superfici diverse“. L’ambizione, unita alla consueta programmazione, traccia già la rotta: “Non so quante persone lo abbiano fatto ma questo è sicuramente il mio prossimo obiettivo. Ed è quello che cercherò di fare con il mio team, faremo di tutto nei prossimi due anni per cercare di ottenerlo“.

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