ATP, Joe Salisbury si ritira: “Ho dato tutto”. Saluta il miglior doppista britannico dell’Era Open

L’ex numero uno saluta a 34 anni dopo la semifinale dello US Open giocata accanto a Rajeev Ram. Sei titoli Slam, due ATP Finals e 23 settimane trascorse in vetta al ranking

Di Carlo Galati
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Alla fine, sul Louis Armstrong Stadium, si sono ritirati in due. Per Rajeev Ram la semifinale dello US Open persa contro Kevin Krawietz e Tim Puetz era stata annunciata come l’ultima partita della carriera. Joe Salisbury lo ha rivelato soltanto pochi giorni più tardi: quella sconfitta per 6-3 6-4 sarebbe stata anche la sua ultima apparizione nel circuito. Un doppio addio sul campo nel quale i due avevano giocato alcune delle partite più importanti della loro vita e nel torneo trasformato, per tre anni, in un dominio personale.

Salisbury ha annunciato il ritiro a 34 anni con un messaggio pubblicato sui propri canali social. Una decisione meditata a lungo e ormai accolta con serenità: “Ho dato tutto e so di poter essere orgoglioso e guardarmi indietro senza rimpianti”. Se ne va l’ex numero uno del mondo, vincitore di sei titoli del Grande Slam e considerato il più vincente tennista britannico nel doppio maschile dell’Era Open.

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New York, il regno costruito con Ram

Il nome di Salisbury resterà legato soprattutto a quello di Ram e allo US Open. La coppia britannico-statunitense ha conquistato 14 titoli nel circuito, quattro Slam e le ATP Finals del 2022 e del 2023. A Melbourne arrivò il primo Major, nel 2020; a New York nacque invece una piccola dinastia. Salisbury e Ram vinsero tre edizioni consecutive dal 2021 al 2023, impresa mai riuscita a un’altra coppia nell’Era Open, costruendo una serie di 20 vittorie prima dell’eliminazione al terzo turno del 2024.

L’edizione del 2021 fu il capolavoro di Salisbury. Dopo aver conquistato il doppio maschile con Ram, tornò in campo e vinse anche il misto insieme a Desirae Krawczyk, diventando il primo uomo dai tempi di Bob Bryan a completare la doppietta nello stesso US Open. Con la statunitense aveva già trionfato pochi mesi prima al Roland Garros: quattro Slam nel doppio maschile e due nel misto, ai quali si aggiungono tre Masters 1000 vinti a Toronto, Monte-Carlo e Cincinnati.

Da Memphis al numero uno

La sua non è stata la carriera di un predestinato. Frenato in gioventù dalla mononucleosi e da diversi problemi fisici, Salisbury giocò poco prima di trasferirsi negli Stati Uniti e frequentare l’Università di Memphis dal 2011 al 2014. Il salto definitivo arrivò soltanto nel 2018: prima la semifinale di Wimbledon con Frederik Nielsen, raggiunta grazie a una wild card, poi il primo titolo ATP a Shenzhen con Ben McLachlan e il successo di Vienna insieme a Neal Skupski.

Quando vinse l’Australian Open del 2020 aveva già 27 anni. Due stagioni più tardi, il 4 aprile 2022, raggiunse il numero uno diventando il secondo britannico dopo Jamie Murray a guidare la classifica ATP di doppio. Vi rimase complessivamente per 23 settimane, aggiungendo al proprio palmares due ATP Finals consecutive e chiudendo la carriera con 17 titoli e 286 vittorie nel circuito maggiore.

Il 2025, la pausa e l’ultimo ritorno

Dopo la separazione da Ram, nel 2025 Salisbury formò una coppia tutta britannica con Skupski. Fu una stagione di altissimo livello ma anche di occasioni sfuggite: sei finali disputate e nessun titolo, comprese quelle del Roland Garros, dello US Open e delle ATP Finals. A New York Salisbury e Skupski arrivarono a tre championship point prima di arrendersi a Marcel Granollers e Horacio Zeballos.

Al termine della stagione il londinese raccontò pubblicamente la propria lotta contro l’ansia, che gli aveva provocato palpitazioni, difficoltà nel dormire e una crescente fatica nel vivere serenamente i tornei. Decise di fermarsi per alcuni mesi, tornando nel circuito nella primavera del 2026. In estate ritrovò Ram e con lui raggiunse ancora una volta la semifinale dello US Open. Quello che sembrava il solo congedo dell’americano è diventato, a distanza di pochi giorni, l’ultimo capitolo della loro storia comune.

Rimane una sola grande assenza nel suo palmares: Wimbledon, il torneo di casa e il suo preferito. Salisbury vi ha raggiunto tre semifinali nel doppio maschile e due finali nel misto, senza mai sollevare il trofeo. Una mancanza che non ridimensiona una carriera costruita senza scorciatoie, cominciata lontano dai riflettori e arrivata fino al punto più alto. Il miglior doppista britannico dell’Era Open lascia da numero 35 del mondo, ma soprattutto dopo avere scelto il momento nel quale fermarsi, con consapevolezza.

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