Un anno di carriera perso, il 2025, un problema alla spalla destra che lo limita fortemente nella vita di tutti i giorni prima ancora in quella di atleta. E poi il ritorno alle gare, il rientro senza classifica all’inizio della stagione in corso. In gara in questi giorni al Challenger di Tiburon, J. J. Wolf racconta in un’intervista sul sito dell’ATP come ha affrontato i mesi di inabilità tennistica che hanno fortemente condizionato la sua vita di tutti i giorni.
J.J. Wolf: “Sembravo uscito da un incidente stradale”
Il tennista americano si infortunò durante il primo turno del tabellone di qualificazione del torneo di Delray Beach della scorsa stagione; dopo tre giochi con Tristan Boyer, una caduta sul fianco destro gli provoca l’uscita di sede della spalla, la lacerazione di un labbro della stessa e la rottura di tre ossa.
“Sembravo uscito da un incidente stradale più che da un infortunio sul campo da tennis” – ricorda lui. Stagione finita e intervento chirurgico: “Per sei mesi” – continua Wolf – “non ho potuto toccare la racchetta. Mi era consentito camminare sul tapis roulant per cinque minuti, dal momento che la spalla era ancora in movimento e le viti si stavano sistemando. A quelle condizioni fu impossibile mantenere la forma fisica ideale, che era sempre stato uno dei miei punti di forza”.
Wolf perde la sua indipendenza, obbligato a chiedere aiuto per sollevarsi dal letto e impossibilitato persino a lavarsi i capelli. “Avevo perso tutto”. Wolf sa però attendere e il rientro al Challenger di Naples, in Florida, lo scorso febbraio lo vede addirittura vincere nel match clou. Certo, gli avversari sono di modesta classifica e J. J. cede al primo turno nel tabellone cadetto del torneo di Houston.
J.J. Wolf e la ripartenza dal basso
La sua dimensione per ora è il circuito minore e lui non si tira indietro, conscio di aver prima di tutto bisogno di immagazzinare ore di gioco: a metà giugno vince a Tulsa e a inizio agosto trionfa a Vancouver sull’estone Layal, numero 189 del ranking. Wolf conquista il main draw di Cincinnati battendo Shimabukuro, tornando così a battere un top 100 dopo oltre due anni. J. J. Si merita una wild card a New York, ma l’impegno con Bublik è per ora ancora troppo; lui comunque prima della stretta di mano si prende un set.
La sua rincorsa lo ha guidato fino alla posizione numero 246, ma i quarti di Tiburon, risultato ancora migliorabile, gli hanno già garantito altre venti posizioni in alto, mentre la vittoria finale lo porterebbe a ridosso dei primi 150. Wolf non intende fermarsi qui, anche se l’attenzione per l’articolazione offesa non va mai abbassata; inoltre, la pausa forzata gli ha consentito di riflettere sulla sua condizione e sull’importanza della vita al di fuori del tennis.
“La mia vita non è il tennis”
“La mia vita non è il tennis, fortunatamente ho altri interessi, amici e famigliari che mi hanno aiutato a riprendere la condizione ottimale per il gioco. Non sono ossessionato da questo sport, in realtà non ho nemmeno seguito i match durante la sosta. Per chi vive pensando solo allo sport sarebbe stato più difficile, per me non è stato così”.
A inizio estate ha sofferto ancora alla stessa spalla e si è fermato per un altro mese, ma in generale Wolf sta gestendo con cura gli sforzi della spalla. “Voglio trovare il giusto equilibrio tra ampiezza del gesto e forza nel colpo. La potenza è una caratteristica importante del mio gioco e io devo poterne imprimere il giusto per preservare la spalla e nel contempo mantenere l’efficacia della mia azione. Voglio trovare questo equilibrio ed esprimere il mio massimo potenziale, sarei orgoglioso di un traguardo come questo”.
