US Open 2018: finale surreale con Osaka campionessa Slam tra le lacrime

La giapponese batte una Serena Williams infuriata in un match segnato da racchette rotte, accuse, liti con l’arbitro e game penalty. E che fece vincere un premio al direttore Scanagatta

Di Redazione
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Naomi Osaka - US Open 2018 - Via X @USOpen

Con l’articolo su questa finale, intitolato “Serena… Ramos aveva ragione! Osaka, che campionessa”, il direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta venne premiato al concorso giornalistico internazionale dell’AIPS (Association Internazional Presse Sportif, fondata a Parigi in concomitanza con i Giochi Olimpici del 1924), prendendosi il podio dopo essere stato selezionato tra 1.270 giornalisti.

di Isabella Dalla Gasperina

Oggi Naomi Osaka è un’ottima giocatrice, è stata numero uno del mondo a gennaio 2019, in bacheca ha quattro titoli Slam e altri tre WTA mentre in classifica è la numero 17. Servizio potente, colpi profondi da fondocampo, la giapponese si è spesso fatta ammirare per il suo tennis esplosivo e aggressivo. Ma nel match che vogliamo ricordare Naomi era “solo” una giovane stella emergente del circuito tennistico mondiale. E a New York, alla finale US Open dell’8 settembre 2018, stava per affrontare la regina del tennis a stelle e strisce, Serena Williams, da poco tornata sui campi dopo la maternità. Inutile dire che la favorita era la più giovane delle sorelle Williams, che puntava al suo ventiquattresimo titolo Slam.

Warning e penalty

Ma il campo racconta un’altra storia: il trionfo della giapponese, vent’anni appena, contro la veterana, sconfitta per 6-2 6-4 in un’ora e 19 minuti. La statunitense comincia malissimo, mentre la giovane avversaria aggredisce con la grinta e la sicurezza di chi non ha niente da perdere. La strategia paga e il primo set è suo. Ma all’inizio del secondo set il match sembra girare, con Serena che va subito avanti 3-1. Peccato che perda immediatamente il break e che si lasci andare a un’esplosione di rabbia spaccando la racchetta. Arriva così il warning, il secondo, che costa a Williams un penalty point: poco prima infatti l’americana si era presa un altro “avvertimento” per coaching dopo un gesto di Patrick Mouratouglu dalla panchina.

Serena Williams contro Carlos Ramos

A questo punto il match racconta una seconda sfida: Williams contro il giudice di sedia, Carlos Ramos. La campionessa non ci sta ad accettare quella punizione, il penalty point, che arriva in una partita già delicatissima per lei. Serena accusa l’arbitro, al cambio di campo, di essere un “bugiardo” e un “ladro”, di averle rubato un punto, di doverle delle “scuse”. Ramos a questo punto la punisce con un penalty game. E’ l’inizio della fine. Sotto 3-5, Serena recupera fino al 4-5 ma poi Naomi chiude i giochi e si guadagna il suo primo titolo Slam.

Trionfo e lacrime

Una vittoria storica per la giapponese, che viene però celebrata in un clima surreale: la campionessa riceve la coppa in lacrime, consolata dall’avversaria, e tra i fischi del pubblico che insorge contro Ramos. E con Serena che interviene: “E’ il momento di Naomi, questi fischi lei non se li merita. Ha giocato un ottimo match e si è guadagnata questa vittoria. Congratulazioni, Naomi”.

Dopo la tempesta

Anche se in un contesto a dir poco burrascoso, questo titolo segna l’inizio della carriera della campionessa giapponese. Oltre che per i suoi successi nel tennis, Naomi si è fatta conoscere infatti anche per le sue battaglie sociali: hanno fatto storia le mascherine con cui è scesa in campo allo Us Open 2020 nel segno del movimento “black lives matter”. Era l’estate della tragica morte di George Floyd (“I can’t breathe”, ricordate?), e così quell’anno, a New York, ogni volta che faceva il suo ingresso sul court Osaka indossava una mascherina con il nome di una delle vittime afroamericane della violenza razziale e della polizia Usa.

Naomi fashion

Ma la campionessa ha fatto parlare di sé anche per motivi molto più futili. Come i suoi ingressi in campo quantomeno originali. Una mise da cerimonia giapponese, abito lungo, total white, a Wimbledon 2026 (dove, per la cronaca, ha eliminato Sabalenka agli ottavi), un abito ispirato alla medusa di una favola per bambini agli Australian Open, un look ispirato al campione Nba Allen Iverson al recente Us Open: sempre più spesso Naomi si fa notare per i suoi abiti eccentrici e le sue apparizioni che difficilmente passano inosservate. Una storia che però, nel lontano 2018, era ancora tutta da scrivere.

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