Un torneo discusso, impoverito dalle assenze e giudicato da molti al di sotto delle attese, eppure visto come mai prima in alcuni dei suoi momenti decisivi. Lo US Open nella sua versione 2026 ha ricordato che la qualità percepita di un evento e la sua forza televisiva non sempre viaggiano sulla stessa linea. Il forfait di Jannik Sinner, l’eliminazione di Novak Djokovic al primo turno e l’uscita di Carlos Alcaraz nei quarti avevano tolto di scena tre dei protagonisti più attesi; sul campo hanno vinto, tra i singolaristi, Elena Rybakina e Alexander Zverev, ma davanti alla televisione il vero carburante del torneo è stato il tennis americano.
Zverev vince, Shelton porta il pubblico
La finale vinta in quattro set da Zverev contro Ben Shelton ha raccolto su ABC una media di 3,2 milioni di spettatori, con un picco di 4 milioni tra le 17:30 e le 17:45 della costa orientale. È stata la finale maschile dello US Open più seguita da quando ESPN ha cominciato a trasmetterla, nel 2009. Un primato ancora più significativo perché arrivato di domenica pomeriggio, in concorrenza con la prima settimana della NFL, terreno sul quale negli Stati Uniti è difficile sfidare il football.
Zverev ha alzato la coppa, ma è stato Shelton a dare al pubblico di casa un motivo per restare incollato allo schermo. Il ventitreenne di Atlanta ha raggiunto la prima finale Slam della carriera e riacceso il sogno di un titolo maschile statunitense che a New York (e negli Slam in generale) manca dal 2003, quando vinse Andy Roddick; alla fine non ci è riuscito, ma il suo percorso ha trasformato ogni partita in un appuntamento nazionale.
Da Alcaraz a Tiafoe, le notti di Shelton fanno volare ESPN
Il dato più sorprendente riguarda forse la battaglia dei quarti di finale vinta da Shelton su Alcaraz. Il match, durato 4 ore e 28 minuti, si è concluso alle 3:33 del mattino a New York e ha avuto una media di 1,6 milioni di spettatori. Negli ultimi dieci minuti, tra le 3:30 e le 3:40, erano ancora davanti alla tv in 967.000. Quasi un milione di persone nel cuore della notte, termometro reale della presa emotiva conquistata dal giocatore americano.
Due giorni dopo, l’11 settembre, data quest’anno resa ancora più sentita dal 25ennale della tragedia del World Trade Center, è arrivato il derby con Frances Tiafoe. La semifinale tutta statunitense, vinta da Shelton in quattro set, ha fatto registrare 3,1 milioni di spettatori medi e un picco di 3,7 milioni: è la semifinale maschile più vista nella storia di ESPN. Anche Tiafoe, dunque, ha avuto un ruolo decisivo dando al torneo l’evidenza di aver unito un pubblico capace di unire due volti molto diversi, ma tanto simili, del tennis USA.
Gauff e Pegula, l’America corre anche al femminile
La stessa spinta è arrivata dal tabellone femminile, dove Coco Gauff e Jessica Pegula hanno raggiunto entrambe le semifinali. La serata ha ottenuto una media di 2,2 milioni di spettatori, il dato più alto mai registrato da ESPN per le semifinali femminili dello US Open e superiore del 24% rispetto al 2025. Il picco di 2,6 milioni è arrivato nelle fasi conclusive della sfida tra Gauff ed Elena Rybakina.
Né Coco né Pegula sono riuscite ad arrivare all’ultimo atto: la prima è stata fermata in tre set dalla futura campionessa Rybakina, la seconda da Aryna Sabalenka, ma per una sera due americane tra le ultime quattro hanno dato al pubblico di casa un’altra storia da seguire. Anche la finale tra Rybakina e Sabalenka ha poi confermato la crescita, con 2,7 milioni di spettatori medi e un aumento del 13% rispetto all’anno precedente.
Serena e Venus, il passato che continua a valere
Prima ancora che Shelton, Tiafoe, Gauff e Pegula arrivassero in fondo, ESPN aveva già misurato la forza di un altro richiamo americano: Serena e Venus Williams. Il loro ritorno insieme in doppio non si è chiuso con una vittoria, ma la finestra televisiva del venerdì sera che comprendeva il match contro Hao-Ching Chan e Maya Joint ha avuto una media di 1,1 milioni di spettatori, con un picco di 2,2 milioni. Rispetto alla stessa serata del 2025, l’aumento è stato del 17%.
Il risultato conferma quanto il ritorno di Serena Williams continui a essere molto più di un’operazione nostalgia. Serena e Venus sono ormai eventi televisivi prima ancora che giocatrici: intercettano il pubblico occasionale, riattivano quello cresciuto con le loro vittorie e offrono agli sponsor una visibilità che va oltre il risultato. Il punto, per il tennis americano, è trasformare quella potenza del passato in un ponte verso la generazione successiva e a New York il passaggio ha funzionato.
Un torneo americano, almeno davanti alla tv
Nel complesso, le due settimane trasmesse da ABC, ESPN ed ESPN2 hanno raccolto una media di 1,2 milioni di spettatori, il 4% in più rispetto al 2025 e il miglior risultato dal 2022. Non è il record assoluto dell’intero torneo, ma è un dato che acquista peso se letto insieme ai primati ottenuti dalla finale maschile, dalla semifinale Shelton-Tiafoe e dalla serata delle semifinali femminili.
Lo US Open non ha incoronato un campione statunitense, ma ha ritrovato qualcosa che forse vale quasi altrettanto per chi vende e racconta lo spettacolo: protagonisti di casa capaci di generare appartenenza. Le Williams hanno acceso la memoria, Gauff e Pegula hanno tenuto viva la corsa femminile, Tiafoe ha portato il derby fino alla semifinale e Shelton ha trascinato il torneo sino all’ultima domenica. Le coppe dei singolari sono partite per la Germania e Kazakistan, gli ascolti, invece, hanno parlato americano.
