Sognare ci tiene vivi. Tiene acceso il fuoco che arde dentro ciascun essere umano. Non ha mai smesso di farlo Andrea Guerrieri, che sino all’età di 27 anni non aveva mai sfondando la barriera della Top 500, né tantomeno partecipato ad un torneo del Grand Slam. Il classe ’98, nato a Correggio, si è approcciato al tennis alla tenera età di 4 anni, ed essendo mancino, non ha potuto fare a meno di ispirarsi ad un ragazzotto che la mano sinistra la usava egregiamente. “Rafa Nadal”, disse ai microfoni dopo il suo trionfo nel Campionato Italiano Under16 nel 2014, rispondendo alla domanda ‘Chi è il tennista al quale ti ispiri?’. In relazione al talento di Andrea – diventato n. 93 del ranking nel circuito Juniores -, la sua crescita e l’ingresso nel “mondo dei grandi” è stata più travagliata del previsto, e soltanto nell’estate del 2026, Guerrieri è riuscito a qualificarsi al suo primo main draw di un Major, in quel di New York.
“Non è un soldatino, è diverso”
“È una persona molto centrata, ma allo stesso tempo brillante”, racconta il coach di Andrea, Giampaolo Coppo, in esclusiva a SuperTennis. “Non è un ‘soldatino’. È diverso. Ho avuto altri giocatori che, dopo essersi qualificati per uno Slam, magari tendevano comprensibilmente a esaltarsi un po’, a telefonare a tutti, a sentirsi arrivati. Andrea invece è molto bravo a restare sul pezzo. La sua non è la fiducia di uno che pensa ‘adesso spacco tutto’. È qualcosa di molto più stabile”. L’allenatore 74enne – che nella sua longeva carriera ha seguito atleti del calibro di Sanguinetti, Santopadre, Galvani e Mara Santangelo – è un tipo di coach che va ben oltre la semplice tecnica e le dinamica di gioco, poiché riesce ad esplorare a fondo anche quelli che sono gli aspetti mentali di un giocatore, grazie alle sue approfondite conoscenze di neuroscienze, oltre ad aver conseguito una laurea in filosofia ed una in psicologia: “Bisogna chiarire una cosa: non ho studiato psicologia clinica per fare colloqui con i giocatori. I miei giocatori spesso non sanno nemmeno di questi miei trascorsi. Mi è capitato di lavorare anche con bambini con quoziente intellettivo zero, cercando modi per trasmettere loro informazioni. Questa esperienza mi ha fatto crescere enormemente”. Lo studio di questa materia ha reso Coppo un coach più completo, e forse anomalo a dispetto dei colleghi: “Come allenatore cerco di allenare il corpo. Penso che la parte più antica, più ‘animale’ del cervello, sia molto più intelligente di quanto crediamo. Per questo faccio molta fatica a spiegare un diritto dicendo semplicemente: ‘Il diritto si fa così’. Preferisco creare una situazione che porti il giocatore a trovare una determinata soluzione. Costruisco le condizioni perché il corpo impari”.
“Non mi pongo mai il problema di dove possa arrivare un giocatore”
Giampaolo – assieme a Riccardo Maiga – ha affiancato Andrea Guerrieri tre anni fa, col quale ha intrapreso un percorso di crescita basato ovviamente sul ‘Metodo Coppo’ che ha sortito gli effetti sperati dopo qualche tempo dall’inizio della partnership: “Quando l’ho visto mi aveva colpito una cosa: dalla parte del rovescio giocava completamente sopra la palla, aveva una prospettiva molto bella di gioco. Dal lato del diritto, invece, secondo me non aveva la stessa logica. Era quasi come se avesse due prospettive di tennis differenti. Mi sono informato su come giocava da bambino, a dieci o dodici anni, e ho scoperto che stava molto vicino alla riga e giocava tanto sopra la palla. Così, insieme a Riccardo, abbiamo cercato progressivamente di creare le condizioni perché si riavvicinasse a quella posizione e, in qualche modo, ‘ricordasse’ il giocatore che era stato da ragazzo”. Coppo, dall’alto della sua grande esperienza e sapienza, abbatte i limiti che solitamente ciascun coach vede, confidando nel duro lavoro e nel problem solving: “Io non mi pongo quasi mai il problema di dove possa arrivare un giocatore. La mia idea è sempre stata un’altra: capire in quella settimana che cosa possiamo migliorare. È lo stesso principio che cerco di trasmettere ai giocatori. Non penso: ‘Questo può arrivare qui’. Mi interessa capire come farlo migliorare. Andrea, secondo me, è ancora a metà del guado”.
“Lo vedo con tutti i margini del mondo”
Un progresso chiaramente giovato dalla presenza di un coach geniale come Giampaolo Coppo, che però, è potuto intervenire sulle notevolissime abilità di Guerrieri: “Andrea ha cominciato a rendersi conto di possedere un grandissimo timing e anche una notevole capacità mentale. Noi abbiamo fatto molto lavoro che potremmo chiamare di meditazione, anche se io cerco di non definirlo così per evitare aspettative strane o… diciamo mistiche”. Più di 350 posizioni scalate in un anno, attualmente n.168 della classifica (suo best ranking) e soltanto 27 anni sulla carta d’identità. L’emiliano può ancora scrivere le pagine più belle della sua carriera, e la fiducia del suo coach non manca di certo: “Andrea lo vedo con tutti i margini del mondo per salire ancora”.
