Le avvisaglie di guerra in Medio Oriente, un conflitto che, nonostante i ricorrenti annunci di tregue o anche della sua fine, perdura dallo scorso 28 febbraio generando distruzione e caos sulle più importanti rotte del petrolio, non potevano non investire anche gli eventi sportivi organizzati in quella parte di mondo.
Il primo, importante riflesso della crisi mediorientale sul mondo del tennis riguarda l’annuncio dei primi di luglio con il quale la WTA salutava con la dovuta gratitudine l’organizzazione saudita per informare in merito allo spostamento dell’evento finale della stagione a Indian Wells (e poi a Charlotte per tre anni).
La scelta del cambio di sede non rima peraltro con la situazione delle casse dell’associazione giocatrici, che, stando alle nuove circolate negli ultimi mesi, sarebbero vicine alla bancarotta, come aveva ventilato la federazione kazaka tre anni fa. Dietro le formule burocratiche del comunicato, la decisione dei vertici WTA non ha più potuto ignorare la situazione bellica di quelle latitudini.
Ora il ragionamento inizia a comprendere la totalità dello swing asiatico di febbraio 2027, quello che segue l’estate australiana. Proprio da lì James Gray su i Paper riferisce che ATP e WTA stanno discutendo su come rimuovere dal calendario gli appuntamenti di Dubai e Doha per le gravi problematiche di sicurezza che potrebbero porre agli atleti e a tutto il personale che verrebbe coinvolto nelle manifestazioni.
Problemi che peraltro alcuni di essi hanno già sperimentato al termine della ultima edizione: al termine del torneo di Dubai, quaranta giocatori, inclusi Daniil Medvedev e Andrey Rublev, rimasero bloccati all’aeroporto per via dell’attacco missilistico negli Emirati Arabi Uniti durante gli ultimi giorni dell’evento.
Le soluzioni al vaglio e il caso Six Kings Slam
Secondo iPaper l’Australia e Singapore sono le possibili soluzioni di accoglienza dei tornei sopracitati, anche se per ora non ci sono proposte ufficiali e sebbene in seno all’ATP una soluzione europea, comunque tutta da definire, sia vista di buon occhio. Il tempo per definire le destinazioni e fare i debiti preparativi non è molto, soprattutto per la WTA, che si troverebbe a cambiare casa a due tornei di livello 1000, con tabelloni a 56 giocatrici invece che a 28.
Nell’incertezza generale rimane, almeno per ora, ancora un punto saldo nel panorama tennistico autunnale del Vicino Oriente: il Six Kings Slam. Giunta alla terza edizione, la ricchissima esibizione di Riad, vinta sia nel 2024 che nel 2025 da Jannik Sinner in finale su Carlos Alcaraz, prevede la partecipazione, oltre ai già citati, di Novak Djokovic, Alexander Zverev, Taylor Fritz e Alex De Minaur. Tutti e sei riceveranno, solo per la partecipazione, un compenso di circa un milione e mezzo di dollari.
Il numero uno del mondo ha raggranellato, per ognuna delle vittorie finali, circa sei milioni; da un lato quindi la federazione araba conta sul successo della nuova edizione per aumentare le possibilità di trattenere le manifestazioni di febbraio, dall’altro si pensa a come abbandonare i luoghi dove l’instabilità è in questo momento la regola. Per ora solo i Sei Re non cedono alla paura: quanto durerà?
