L’abitudine alla vittoria, l’onda lunga dell’entusiasmo, la Coppa Davis: ad Halle, per una volta vestita di cemento e non d’erba, la Germania tennistica abbraccia il suo numero 1. Appena una settimana dopo il trionfo allo US Open, Alexander Zverev ha battuto Dino Prizmic 6-2 6-4 e consegnato alla Germania il punto del 3-1 sulla Croazia e il pass per le Final 8. È questa, secondo Sascha, la fotografia della vera Coppa Davis: una nazionale in casa, il pubblico che la spinge, l’avversario costretto a giocare con avversario, pubblico e in alcuni momenti, anche con una città intera. Tutto ciò che, a suo giudizio, Bologna e le Finals così come sono non potranno restituire.
Zverev: “Halle è stata la vera Coppa Davis”
Il numero 2 del mondo non ha girato intorno al problema. A Bologna andrà la Germania, ma non la Coppa Davis nella quale lui si riconosce. “Quello che giocheremo a Bologna non ha nulla a che fare con la Davis”, ha detto il tedesco, chiedendo alla federazione internazionale di aprire gli occhi e tornare al vecchio sistema.
Il suo riferimento è alle sfide casa-trasferta, al diritto della nazione ospitante di scegliere campo e superficie, a un pubblico interamente schierato da una parte. Sabato erano in ottomila alla Heristo Arena, domenica circa 6.500. Una cornice neutrale, che diventa parte della sfida. “Halle è stata per me la vera Coppa Davis”, ha insistito Zverev, prima di condensare il proprio pensiero in una frase destinata a far discutere: “La Davis è storia, non denaro”.
Parole pesanti proprio perché pronunciate da chi, questa volta, alla nazionale ha dato tutto. Zverev avrebbe potuto concedersi una pausa dopo New York, invece ha rispettato l’impegno e portato il proprio bilancio in singolare nella competizione a 13 vittorie e cinque sconfitte.
Dalla Plaza de Toros alla sede unica
Non si tratta di una conversione dell’ultima ora. Sascha porta avanti questa battaglia da anni e, quando parla della vecchia atmosfera, torna spesso con la memoria al 2018. A Valencia affrontò Rafael Nadal davanti alla Plaza de Toros esaurita: la Spagna vinse quella sfida al quinto incontro, ma per il tedesco quel pomeriggio resta la fotografia di ciò che la competizione dovrebbe essere.
Già alla vigilia delle Final 8 del 2025 aveva definito il nuovo modello una sorta di torneo di esibizione, presentandosi a Bologna soprattutto per esaudire il desiderio dei compagni più anziani. Il punto, del resto, era emerso anche nel dibattito aperto un anno fa su Ubitennis: l’atmosfera resta il capitale più prezioso della Davis, ma in una sede unica quasi sempre appartiene soltanto alla squadra di casa. In questo caso l’Italia.
Un ritorno alle origini rimasto a metà
Il format, in realtà, un passo indietro lo ha già compiuto. Dal 2025 i Qualifiers sono tornati a essere eliminatorie casa-trasferta da cinque incontri, cancellando i gironi in sede unica. La fase conclusiva, però, continua a concentrare otto nazionali in una sola città e a ridurre ogni confronto a due singolari e un eventuale doppio. È una soluzione ibrida che ha restituito identità al percorso, senza risolvere il problema dell’ultimo atto, che poi è il momento clou della manifestazione.
Zverev vorrebbe completare il ritorno alle origini. Dall’altra parte ci sono un calendario soffocante e la necessità di rendere sostenibile economicamente un evento annuale: il rebus della formula giusta nasce proprio dall’impossibilità di tenere insieme storia, presenza dei migliori e conti. Perché è vero che la Davis non può essere soltanto denaro, ma anche la storia deve trovare il modo di pagare le proprie spese, ma cosa da non sottovalutare, il ritorno alla vecchia formula significherebbe non più concentrar era Davis in una settimana ma in un contesto temporale molto più ampio. Questo andrebbe in controtendenza rispetto alle voci che arrivano da parte dei giocatori di giocare meno. Insomma, non una questione di facile risoluzione.
Le Final 8 si giocheranno a Bologna dal 24 al 29 novembre. La Germania inseguirà un titolo che manca dal 1993 e Zverev, pur senza avere ancora confermato ufficialmente la propria presenza, sembra intenzionato a provarci. Potrebbe rappresenatare il paradosso perfetto, conquistare la Coppa Davis in un formato che, secondo lui, di Coppa Davis conserva ormai soltanto il nome. E la cara vecchia “Insalatiera”, ovviamente.
