Con Bologna nuovamente padrona di casa in vista delle Final Eight di Coppa Davis in programma dal 24 al 29 novembre, l’Italia è ancora una volta pronta a fare la sua parte, con l’obbiettivo di una storica quaterna dopo i trionfi del 2023, 2024 e 2025. Un impresa non da poco, riuscita solo agli Stati Uniti 54 anni fa, nel 1972. I ragazzi di Filippo Volandri affronteranno la Corea del Sud il prossimo 25 novembre, prima di un’eventuale semifinale con la vincente di Repubblica Ceca-Canada. E da qui parte capitan Volandri – intervistato da Riccardo Crivelli per La Gazzetta dello Sport -, esigendo calma e prudenza.
Il monito per il coach è ripartire dalla storia, e da un gruppo davvero speciale: “Partire dalla nostra forza, dalla nostra storia, da quello che abbiamo fatto in questi anni. Abbiamo vinto la Davis con tre formazioni sempre diverse, dobbiamo ricominciare da lì”. Volandri non esclude nessuno in vista delle convocazioni, a patto che si rispettino determinati criteri. “Mancano due mesi alle Finali, tutti possono giustamente ambire a un posto in squadra. I ragazzi sanno quali sono i miei criteri: convocherò chi mi darà più garanzie dal punto di vista tecnico, fisico e mentale a ridosso dell’appuntamento. Quando sei campione in carica, hai un bel bersaglio dietro la schiena: dovremo essere bravi una volta di più a gestire la pressione dei favoriti”.
Ovviamente la conversazione non può prescindere dalla questione Sinner: ci sarà o non ci sarà? “Jannik sta seguendo i suoi programmi di recupero per ripresentarsi al top delle sue potenzialità. Si sta allenando già da una decina di giorni, aumentando progressivamente i carichi a cui si sta sottoponendo e quando rientrerà sarà subito competitivo. Sono sicuro che se alla vigilia della Davis sarà convinto di aver ritrovato la condizione ideale, vorrà fare di tutto per esserci”.
Entrano più nel dettaglio della competizione, Volandri avverte di non prendere sotto gamba i prossimi avversari coreani. “Attenzione: non la ritengo la squadra più debole. Secondo me, sulla superficie in cui si gioca la finale di Davis, vale di più dell’Austria (che è andata in sorte alla Spagna, ndr). E in Italia ci ricordiamo bene di Hyeon Chung perché a Milano ha vinto la prima edizione delle Next Gen Finals: ha avuto la carriera rovinata da una serie ininterrotta di infortuni, ma quando è in giornata ha le qualità di un solido top 20. E a ogni modo non è mai una banalità ricordare che in Davis la differenza di valori spesso si assottiglia o addirittura si azzera”.
Passando alla Spagna, la situazione Alcaraz è tutta da monitorare, nonostante il buonissimo stato di forma mostrato a New York. “Di certo, se starà bene sarà sicuramente a Bologna: doveva giocare già l’anno scorso, ma si infortunò proprio alla vigilia. E ha spesso ripetuto che la Coppa Davis è un grande obiettivo di carriera”.
Zverev e la Germania sono una mina vagante: “Lui continua a preferire il vecchio formato con le sfide casa-trasferta, però sa di poter cogliere una grande opportunità. Gli ho parlato un po’ alle Finali dell’anno scorso, mi disse che adesso il clima in squadra è molto positivo e che tutti sono consapevoli di dover sfruttare questa finestra temporale: è un gruppo intorno ai trent’anni e anche qualcosa di più, che ritiene di non avere troppe chance nel prossimo futuro”.
